Ingiuria – Cassazione Penale 23/06/2016 N° 26312

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 23/06/2016

Numero: 26312

Testo completo della Sentenza Ingiuria – Cassazione penale 23/06/2016 n° 26312:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CORRENTI SANDRO N. IL 07/12/1943
avverso la sentenza n. 22903/2010 TRIBUNALE di ROMA, del
30/01/2015
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/05/2016 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIACOMO ROCCHI
RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza indicata in epigrafe, il Tribunale di Roma dichiarava
Correnti Sandro colpevole della contravvenzione di cui all’art. 660 cod. pen. e lo
condannava alla pena di euro 200 di ammenda, con il beneficio della sospensione
condizionale della pena, nonché al risarcimento dei danni in favore della parte
civile Correnti Claudio.
Secondo l’imputazione, Correnti Sandro aveva arrecato molestia e disturbo a
Correnti Claudio inviando numerosi SMS sul telefono cellulare in uso allo stesso.
Tra i due fratelli erano insorte gravi questioni relative alla gestione del
patrimonio familiare e una forte conflittualità. Il Giudice rilevava che gli SMS
erano molti, ma non erano in grado di incutere timore nei confronti del
destinatario, mentre le offese erano reciproche: assolveva, pertanto, l’imputato
dalle imputazioni di minaccia e ingiurie per insussistenza del fatto.
2. Proponeva appello – trasmesso a questa Corte – il difensore di Correnti
Sandro, deducendo l’avvenuta revoca della parte civile: in effetti, la parte civile
costituita non aveva quantificato i danni, rimettendosi alle determinazioni di
giustizia, in violazione dell’art. 523, comma 2, cod. proc. pen., con conseguente
effetto di revoca della costituzione.
In un secondo motivo l’appellante deduceva l’insussistenza del reato di
molestie: in primo luogo l’invio di SMS non può integrare il reato; in secondo
luogo la condanna era contraddittoria con il riconoscimento della reciprocità delle
offese.
In un terzo motivo l’appellante lamentava la mancata delimitazione
temporale della condotta contestata.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.
1. Preliminarmente occorre dar conto che la prescrizione del reato
contestato non è maturata alla data odierna.
In effetti, l’imputazione, nell’indicare l’epoca di commissione del reato “dal
18/10/2008 a tutt’oggi”, lo contesta proseguito fino al 4/5/2010, data di
emissione del decreto di citazione a giudizio; né emerge la cessazione della
condotta contestata in epoca precedente, tenuto conto che, in una querela
presentata successivamente, 1’8/6/2010, la persona offesa denunciava che le
condotte moleste erano proseguite anche successivamente.
Nel calcolo della prescrizione si deve tenere conto di una sospensione della
durata di anni uno e giorni sei: da essa discende la tempestività della pronuncia
del Giudice di merito, emessa prima della decorrenza del termine e la non
maturazione durata massima di prescrizione ai sensi dell’art. 161, comma 4, cod.
pen..
2. Il primo motivo di ricorso è infondato. Si deve rimarcare che la parte
civile ha presentato le conclusioni scritte davanti al Giudice del merito, pur non
quantificando con precisione il danno per il quale ha chiesto il risarcimento.
La giurisprudenza costante di questa Corte insegna che l’omessa
quantificazione, nelle conclusioni scritte, dei danni richiesti dalla parte civile a
titolo di risarcimento, non produce alcuna nullità, né comporta la revoca implicita
della costituzione, ben potendo il giudice pronunciare condanna generica al
risarcimento (Sez. 6, n. 27500 del 15/04/2009 – dep. 06/07/2009, P.C. in proc.
Morrone e altri, Rv. 244526; Sez. 5, n. 20475 del 14/02/2002 – dep.
24/05/2002, Avini, Rv. 221906); in effetti, l’esercizio dell’azione civile ha come
unica condizione essenziale la richiesta di risarcimento, la cui entità può essere
precisata in altra sede dalla stessa parte o rimessa alla prudente valutazione del
giudice (Sez. 4, n. 13195 del 30/11/2004 – dep. 12/04/2005, Dorgnak ed altri,
Rv. 231212).
3. Quanto ai motivi concernenti il merito dell’imputazione, l’invio di SMS può
integrare la condotta di cui all’art. 660 cod. pen., come più volte ribadito da
questa Corte: si tratta, infatti, di molestia commessa col mezzo del telefono e gli
SMS non possono essere assimilati a messaggi di tipo epistolare, in quanto il
destinatario di essi è costretto, sia “de auditu” che “de visu”, a percepirli, con
corrispondente turbamento della quiete e tranquillità psichica, prima di poterne
individuare il mittente, il quale in tal modo realizza l’obiettivo di recare disturbo
al destinatario (Sez. 1, n. 30294 del 24/06/2011 – dep. 29/07/2011, Donato, Rv.
250912; Sez. 1, n. 10983 del 22/02/2011 – dep. 16/03/2011, Posti, Rv. 249879;
Sez. 3, n. 28680 del 26/03/2004 – dep. 01/07/2004, Modena, Rv. 229464).
4. Il ricorrente censura la motivazione come contraddittoria in quanto, pur
riconoscendo la reciprocità delle ingiurie tra imputato e persona offesa, tanto da
assolvere il primo dall’imputazione di ingiuria ex art. 594 cod. pen., applicando la
causa di non punibilità di cui all’art. 599 comma 1, cod. pen., ha ritenuto tuttavia
sussistente la contravvenzione contestata.
Il ricorrente invoca un precedente di questa Corte, secondo cui “non è
configurabile il reato di molestia o disturbo alle persone di cui all’art. 660 cod.
pen. allorché vi sia reciprocità o ritorsione delle molestie, in quanto in tal caso
non ricorre la condotta tipica descritta dalla norma, e cioè la sua connotazione
“per petulanza o altro biasimevole motivo”, alla quale è subordinata l’illiceità
penale del fatto” (Sez. 1, n. 26303 del 06/05/2004 – dep. 10/06/2004, Pirastru,
Rv. 228207); anche in quel caso, si era di fronte a reciproci messaggi e
comunicazioni scambiati per mezzo di apparecchio di telefonia mobile.
La prospettazione non può essere accolta.
In effetti, se si ritenesse che, in caso di reciprocità delle ingiurie effettuate
con il mezzo telefonico, venga sempre a mancare “la petulanza o altro
biasimevole motivo” richiesto dalla norma incriminatrice delle molestie, si
opererebbe di fatto un’estensione della causa di non punibilità in questione ad
un’altra fattispecie incriminatrice, contro l’evidente volontà del legislatore che,
appunto, ha limitato la previsione eccezionale al reato di ingiuria.
Soprattutto, l’estensione della causa di non punibilità al reato di molestie
sembra non cogliere la natura della previsione normativa: un caso eccezionale di
rinunzia alla potestà punitiva da parte dell’ordinamento in ragione della
considerazione che, data la lieve entità del fatto, in seguito alla ritorsione la
partita tra i contendenti può ritenersi chiusa e la pena non appare più
giustificata.
Non si tratta, quindi, di scriminante che presuppone la legittimità delle
ingiurie reciproche e, non a caso, la sua applicazione è rimessa alla valutazione
discrezionale del giudice, sulla base di una considerazione del fatto che è
insindacabile davanti a questa Corte.
Tale natura comporta, quindi, che la condotta non punita rimanga illecita:
cosicché la previsione di cui all’art. 652 cod. proc. pen. – per la quale la sentenza
di assoluzione ha efficacia di giudicato nell’ambito del giudizio civile di danni
relativamente all’accertamento che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo
ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o
nell’esercizio di una legittima facoltà – non è applicabile nel caso in cui la
sentenza di assoluzione sia pronunciata per il riconoscimento della causa di non
punibilità di cui all’art. 599 cod. pen., la quale, escludendo la punibilità dei reati
di ingiuria e diffamazione, non ne esclude la natura di illecito civile e l’esistenza
dell’obbligazione risarcitoria, ove ne sia derivato un danno, che può essere fatta
valere innanzi al giudice civile (Sez. 5, n. 11090 del 07/01/2015 – dep.
16/03/2015, P.C. in proc. Decarli, Rv. 263037).
In effetti, la giurisprudenza di questa Corte in sede civile – anche se riferita
all’ipotesi della provocazione – afferma che tale esimente esclude la punibilità dei
reati di ingiuria e di diffamazione, non anche la natura di illecito civile del fatto e
la conseguente obbligazione risarcitoria del danno subito dal soggetto leso (Sez.
3, Sentenza n. 23366 del 15/12/2004, Rv. 579084; Sez. 3, Sentenza n. 8911 del
17/08/1995, Rv. 493680), ricordando che “non è vero che per la sussistenza
dell’obbligazione di cui all’art. 2043 cod. civ. sia in linea generale necessaria la
ravvisabilità di un reato nel fatto illecito in questione; né che l’esistenza di una
scriminante penale basti ad escludere la configurabilità della fattispecie di cui
all’art. 2043 cod. civ.” e richiamando “la più recente giurisprudenza di questa
Corte secondo cui il danno non patrimoniale conseguente alla ingiusta lesione di
un interesse inerente alla persona, costituzionalmente garantito, non è soggetto,
ai fini della risarcibilità, al limite derivante dalla riserva di legge correlata all’art.
185 cod. pen., e non presuppone, pertanto, la qualificabilità del fatto illecito
come reato, giacché il rinvio ai casi in cui la legge consente la riparazione del
danno non patrimoniale ben può essere riferito, dopo l’entrata in vigore della
Costituzione, anche alle previsioni della Legge fondamentale, ove si consideri che
il riconoscimento, nella Costituzione, dei diritti inviolabili inerenti alla persona
non aventi natura economica implicitamente, ma necessariamente, ne esige la
tutela, ed in tal modo configura un caso determinato dalla legge, al massimo
livello, di riparazione del danno non patrimoniale”.
Quanto fin qui esposto dimostra che l’autore delle ingiurie – anche se esse
sono reciproche – può senza dubbio agire “per petulanza o per altro biasimevole
motivo”, rilevante ai sensi dell’art. 660 cod. pen..
Il giudice del merito ha ritenuto che tale motivo fosse sussistente, mentre il
ricorrente – esponendo in questa sede i motivi che lo avevano indotto ad inviare
i numerosi SMS molesti – avanza considerazioni in fatto che questa Corte non
può valutare.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 5 maggio 2016

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