Infermità Di Mente – Cassazione Penale 10/03/2017 N° 11574

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 10/03/2017

Numero: 11574

Testo completo della Sentenza Infermità di mente – Cassazione penale 10/03/2017 n° 11574:

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La Corte di cassazione sui poteri del giudice in tema di accertamento dell’incapacità
dell’imputato di partecipare al processo
(Cass. Pen., Sez. III, 2 febbraio 2017 – 10 marzo 2017, n. 11574)
In tema di accertamento dell’incapacità di partecipare coscientemente al processo il
giudice del merito può non procedere ad un approfondimento specialistico, poiché
l’espletamento di tale attività rientra nell’alveo dei poteri discrezionali del giudice, il
quale deve a tal fine valutare se gli elementi dei quali dispone siano sufficienti, o non,
ai fini dell’accertamento dello stato mentale dell’imputato.
***
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SAVANI Piero – Presidente –
Dott. RAMACCI Luca – rel. Consigliere –
Dott. LIBERATI Giovanni – Consigliere –
Dott. DI STASI Antonella – Consigliere –
Dott. MACRI’ Ubalda – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
C.G., nato il (OMISSIS);
avverso la sentenza del 26/06/2015 della CORTE APPELLO di MILANO;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 02/02/2017, la relazione svolta dal LUCA
RAMACCI;
Udito il Procuratore Generale in persona del LUIGI CUOMO, che ha concluso per
l’annullamento con rinvio;
Udito il difensore Avv. G. Criscuolo in sost. Avv. R. Garolla.
1. La Corte di appello di Milano, con sentenza del 26/6/2015 ha parzialmente riformato,
riconoscendo all’imputato le circostanze attenuanti generiche e rideterminando la pena
originariamente inflitta, la decisione con la quale, in data 14/7/2009, il Tribunale di
Pavia aveva affermato la responsabilita’ penale di (OMISSIS) in ordine al reato di cui
all’articolo 609 bis c.p., comma 2, n. 1 (in (OMISSIS)).
Avverso tale pronuncia il predetto propone ricorso per cassazione tramite il proprio
difensore di fiducia, deducendo i motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente
necessari per la motivazione, ai sensi dell’articolo 173 disp. att. c.p.p.
2. Con un unico motivo di ricorso deduce la violazione di legge ed il vizio di
motivazione in relazione al mancato accertamento della capacità di stare in giudizio
dell’imputato.
Osserva, a tale proposito, che la difesa aveva documentato, nel corso del giudizio di
appello, la sussistenza di una “demenza di Alzheimer con disturbi del
comportamento” producendo documentazione medica che induceva la Corte
territoriale a rinviare l’udienza la fine di accertare le condizioni dell’imputato.
Lamenta, però, che, alla successiva udienza, la Corte del merito avrebbe deciso di
procedere in assenza dell’imputato sulla base del fatto che, dagli accertamenti espletati,
“le intemperanze umorali dell’imputato erano sufficientemente compensate dal
trattamento farmacologico ed erano notevolmente diminuite”, senza tuttavia
specificare quali accertamenti sarebbero stati effettuati, non essendo presente agli atti
altra documentazione medica oltre a quella depositata dalla difesa.
I giudici dell’appello avrebbero dunque fondato la loro decisione sulla base di una
mera presunzione.
Insiste, pertanto, per l’accoglimento del ricorso.
1. Il ricorso è fondato nei termini di seguito specificati.
L’articolo 70 c.p.p., dispone che, quando non deve essere pronunciata sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere e vi è ragione di ritenere che, per infermità
mentale, l’imputato non sia in grado di partecipare coscientemente al processo, il
giudice, se occorre, dispone, anche di ufficio, una perizia. Se la necessità di provvedere
risulta durante le indagini preliminari, detta perizia è disposta dal giudice a richiesta di
parte e con le forme previste per l’incidente probatorio, restando sospesi i termini per
le indagini preliminari e consentendosi al pubblico ministero il solo compimento di atti
che non richiedono la partecipazione cosciente della persona sottoposta alle indagini.
Se vi è pericolo nel ritardo possono anche essere assunte le prove nei casi previsti
dall’articolo 392 c.p.p.
La disposizione è stata interpretata dalla giurisprudenza di questa Corte nel senso che,
per escludere la possibilità di una cosciente partecipazione dell’imputato al processo,
non è sufficiente la presenza di una patologia psichiatrica, anche grave, essendo
necessario che egli risulti in condizioni tali da non comprendere quanto avviene e da
non potersi difendere e ciò in quanto risulterebbe altrimenti impossibile procedere al
giudizio nei confronti di soggetti infermi o seminfermi di mente (Sez. 6, n. 25939 del
17/3/2015, Zanetti, Rv. 26380701; Sez. 1, n. 14803 del 7/3/2012, Condello, Rv. 25226701;
Sez. 6, n. 2419 del 23/10/2009 (dep.2010), Baldi, Rv. 24583001; Sez. 1, n. 19338 del
11/5/2006, Santapaola, Rv. 23422301).
Quanto all’accertamento dell’incapacità, si è ulteriormente specificato come il giudice
possa non procedere ad un approfondimento specialistico, poiché l’espletamento di
tale attività rientra nel potere discrezionale del giudice, il quale deve a tal fine valutare
se gli elementi dei quali dispone siano sufficienti, o non, ai fini dell’accertamento dello
stato mentale dell’imputato (cfr. Sez. 6, n. 31662 del 26/2/2008, Nereo e altri, Rv.
24110501; Sez. 5, n. 13088 del 07/12/2007 (dep.2008), PG. in proc. Boccaccini e altri, Rv.
24000901; Sez. 2, n. 44624 del 8/7/2004, Alcamo ed altri, Rv. 23024601; Sez. 6, n. 3886 del
23/1/1997, P.M. in proc. Tolone, Rv. 20891701), affermando, in altra occasione, che alla
luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’espressione “se occorre”,
contenuta nella previsione dell’articolo 70 c.p.p., comma 1, il giudice può non
procedere ad approfondimento specialistico se si convinca autonomamente dello stato
di incapacità, mentre, a fronte di un “fumus” di incapacità, non può negare l’indagine
peritale senza rendere idonea e convincente motivazione (Sez. 5, n. 29906 del 8/4/2008,
Notaro, Rv. 24044301).
2. Nel caso di specie la Corte territoriale ha ritenuto la capacità dell’imputato sulla base
degli accertamenti disposti – come la citata giurisprudenza, assolutamente prevalente,
gli avrebbe consentito – ma la motivazione posta a sostegno della decisione non appare
al Collegio sufficiente, in quanto non fornisce alcuna indicazione sulla natura e le
modalità dei non meglio precisati accertamenti che avrebbe disposto e, pur dando atto
della circostanza che l’imputato risulterebbe affetto da “una forma di Alzheimer”,
valuta positivamente la compensazione farmacologica delle “intemperanze umorali” e
la loro diminuzione, facendo quindi riferimento a condizioni che, in mancanza, anche
questa volta, di ulteriori specificazioni, paiono riferite più al comportamento che alla
capacità di partecipare coscientemente al processo.
Un simile apparato argomentativo è del tutto inadeguato ed impone pertanto
l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte di
appello affinché’ venga posto rimedio alla lacuna motivazionale rilevata.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte di Appello di
Milano.

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