Indennità Per L’ingiusta Detenzione – Cassazione Penale 18/01/2016 N° 1856

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 18/01/2016

Numero: 1856

Testo completo della Sentenza Indennità per l’ingiusta detenzione – Cassazione penale 18/01/2016 n° 1856:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Cardinale Emiliana n. il 23/8/1983
avverso l’ordinanza n. 2/2014 pronunciata dalla Corte d’appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, il 18/11/2014;
sentita nella camera di consiglio del 7/1/2016 la relazione fatta dal
Cons. dott. Marco Deii’Utri;
lette le conclusioni del Procuratore Generale, in persona del dott. L. Riello, che ha richiesto l’annullamento senza rinvio dell’ordinanza impugnata
limitatamente alla statuizione concernente la liquidazione degli interessi
legali.
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza resa in data 18/11/2014, la corte d’appello di Trento,
sezione distaccata di Bolzano, giudicando in sede di rinvio a seguito di due
precedenti sentenze di ·annullamento pronunciate dalla corte di legittimità, ha
disposto la liquidazione, in favore di Emiliana Cardinale, della somma di euro
672,21, oltre agli interessi legali dalla data del provvedimento al saldo, a titolo di
riparazione per l’ingiusta detenzione subita dall’istante in relazione a
un’imputazione per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, rispetto
alla quale la posizione della Cardinale era stata archiviata.
2. Avverso il provvedimento della corte territoriale, ha proposto ricorso per
cassazione il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dolendosi della violazione
di legge e del vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il giudice a quo nel
condannare l’amministrazione ricorrente al pagamento degli interessi sulla
somma capitale liquidata, nonostante la mancata impugnazione, da parte della
Cardinale, dell’ordinanza di accoglimento dell’istanza di riparazione del 12-
28/12/2012 (successivamente annullata dalla Corte di cassazione) che, pur
avendo condannato l’erario al pagamento dell’indennità in favore della Cardinale,
aveva omesso di riconoscerne gli interessi; con la conseguente violazione, ad
opera della corte territoriale, del giudicato (o del divieto di reformatio in peius a
danno dell’amministrazione debitrice), dovendo ritenersi non più ritrattabile – a
seguito della sostanziale acquiescenza della Cardinale, attestata dalla mancata
impugnazione sul punto della prima ordinanza – la questione concernente il
dovere dell’erario di corrispondere gli interessi sull’indennità riparatoria liquidata.
Sotto altro profilo, l’amministrazione ricorrente censura il riconoscimento
degli interessi sulla somma capitale liquidata in favore della Cardinale, non
avendone quest’ultima mai rivendicato il pagamento (con la conseguente
violazione del principio di necessaria corrispondenza tra ‘chiesto’ e
‘pronunciato’), ed avendo in ogni caso la corte territoriale erroneamente fissato
la decorrenza del calcolo di detti interessi dalla data del provvedimento di
liquidazione, anziché dalla data di passaggio in giudicato di quest’ultimo, in
conformità al conforme (e consolidato) insegnamento della giurisprudenza di
legittimità.
3. Con nota depositata in data 25/6/2015, il Procuratore generale presso la
Corte di cassazione ha concluso per l’annullamento senza rinvio del
provvedimento impugnato, limitatamente alla statuizione relativa alla
liquidazione degli interessi legali.
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4. Con memoria depositata in data 23712/2015, il Ministero ricorrente ha
insistito per l’accoglimento del ricorso
CONSIDERATO IN DIRITTO
S. Il ricorso è fondato.
Osserva il collegio come, secondo il consolidato orientamento della
giurisprudenza di legittimità, gli interessi legali dovuti sull’indennità riconosciuta
a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione subita assumono, non già natura
moratoria, bensì corrispettiva, e devono essere corrisposti solo a partire dalla
data del passaggio in giudicato del provvedimento attributivo, atteso che solo da
tale momento il credito – avente natura non risarcitoria – può ritenersi certo,
liquido ed esigibile (cfr., ex plurimis, Sez. 3, Sentenza n. 45706/2011, Rv.
251595).
Con specifico riguardo al debito per interessi corrispettivi, in conformità
all’insegnamento della giurisprudenza civile di questa Corte, varrà in via generale
evidenziare come la domanda di pagamento di detti interessi ben possa
sopravvenire all’originaria introduzione del giudizio (eventualmente anche in
appello), atteso che gli interessi corrispettivi sui crediti liquidi ed esigibili hanno,
ai sensi dell’art. 1282 c.c., natura accessoria rispetto al credito vantato, per cui
la relativa statuizione, a differenza da quella riguardante il maggior danno ex art.
1224 c.c., non presuppone un’indagine autonoma rispetto a quella concernente il
credito stesso e, pertanto, non può considerarsi tardiva la domanda di interessi
corrispettivi sulla somma capitale, proposta per la prima volta in grado di
appello, posto che, una volta riconosciuta detta somma capitale, gli interessi
decorrono ex lege (v. Cass. Civ., Sez. 3, Sentenza n. 5913/2001, Rv. 546146).
Viceversa, l’obbligazione di corrispondere gli interessi moratori costituisce
obbligazione distinta da quella relativa al capitale e deve, perciò, formare
oggetto di un’autonoma domanda espressamente proposta nel corso del giudizio
di primo grado, indipendentemente dalla domanda di pagamento del capitale; da
tanto conseguendo che deve ritenersi improponibile la domanda degli interessi
moratori proposta per la prima volta con le conclusioni del giudizio di appello
(Cass. Civ., Sez. 2, Sentenza n. 4188/1979, Rv. 400702).
Ciò posto, benché la domanda di riconoscimento degli interessi legali
sull’indennità a titolo di riparazione per l’ingiusta detenzione ben possa
sopravvenire nel corso del giudizio (attesa la relativa natura corrispettiva e non
moratoria), deve ritenersi comunque indispensabile, ai fini del ridetto
riconoscimento, che l’istante proponga formalmente la corrispondente domanda,
diversamente dovendo ritenersi che l’eventuale pronuncia di riconoscimento del
giudice avvenga inammissibilmente ultra petita, in violazione del principio
generale di diritto processuale sancito dall’art. 112 c.p.c., ai sensi del quale “il
giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa”.
Nel caso di specie, non risultando che la Cardinale abbia mai formalmente
avanzato, nel corso del giudizio, alcuna domanda diretta al riconoscimento degli
interessi legali sull’indennità riparatoria rivendicata, il corrispondente
riconoscimento operato dal giudice a quo deve ritenersi avvenuto ultra petita e
dunque illegittimamente.
Da tale premessa, discende – in accoglimento dell’impugnazione proposta
dall’amministrazione ricorrente ~ l’annullamento senza rinvio del provvedimento
impugnato, limitatamente al punto concernente la statuizione relativa alla
liquidazione degli interessi legali (fermo il resto), non comportando, detta
determinazione, l’esercizio di alcuna discrezionalità da parte di questa corte di
legittimità.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata senza rinvio, limitatamente al punto
concernente la statuizione relativa alla liquidazione degli interessi legali;
statuizione che elimina.
Così deciso in Roma il 7/1/2016

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