Impugnazioni In Materia Penale – Cassazione Penale 28/03/2017 N° 15544

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 28/03/2017

Numero: 15544

Testo completo della Sentenza Impugnazioni in materia penale – Cassazione penale 28/03/2017 n° 15544:

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. CONTI Giovanni – Presidente –
Dott. CRISCUOLO Anna – Consigliere –
Dott. CALVANESE Ersilia – Consigliere –
Dott. BASSI Alessandra – Consigliere –
Dott. D’ARCANGELO Fabriz – rel. Consigliere –
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Pubblico Ministero;
nel procedimento nei confronti di: S.C., nato in (OMISSIS);
avverso la ordinanza del 27/10/2016 del Tribunale di Bari;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Fabrizio D’Arcangelo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.
ANGELILLIS Ciro, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio della
ordinanza impugnata;
udito il difensore, avv. Pietro Asta, che ha concluso associandosi alle conclusioni del
Sostituto Procuratore generale.

Fatto
1. Il Pubblico Ministero del Tribunale di Foggia ricorre avverso l’ordinanza del
Tribunale di Bari che ha dichiarato inammissibile l’appello dal medesimo interposto
avverso il rigetto della richiesta di applicazione della misura coercitiva della custodia
cautelare in carcere nei confronti di S.C., sottoposto ad indagine per i delitti di
maltrattamenti in famiglia, di violenza privata e per plurimi delitti di lesioni ai danni
della convivente e dei figli minori.
2. Secondo il provvedimento impugnato, infatti, l’appello interposto dal Pubblico
Ministero era pervenuto tardivamente nella Cancelleria del Tribunale di Bari in data 26
settembre 2016, essendo ormai decorso da due giorni il termine, previsto a pena di
inammissibilità, dall’art. 309 c.p.p., comma 4.
3. Il Pubblico Ministero ricorre avverso tale ordinanza e, con unico motivo, deduce la
inosservanza della legge processuale e, segnatamente, delle disposizioni dell’art. 310
c.p.p., comma 2, art. 309 c.p.p., commi 1 e 4, e art. 583 c.p.p., commi 1 e 2; l’atto di
appello era, infatti, stato spedito a mezzo di posta assicurata in data 23 settembre 2016
e, pertanto, prima del decorso del predetto termine. Tale mezzo di spedizione dell’atto
di impugnazione è, peraltro, ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità pienamente
idoneo a radicare il giudizio di impugnazione ed, applicandosi nella specie l’art. 583
c.p.p., comma 2, il referente temporale per valutare la tempestività dell’opposizione era
costituito dalla data di invio e non da quella di ricezione dell’atto.
Diritto
1. Il ricorso deve essere accolto in quanto fondato.
2. La questione di diritto sulla quale si incentra integralmente il presente giudizio verte
sulla ammissibilità della spedizione a mezzo di lettera assicurata dell’atto di appello ex
art. 310 c.p.p..
3. In relazione al procedimento di appello, infatti, l’art. 310 c.p.p., comma 2, richiama
espressamente l’art. 309 c.p.p., comma 4, che, a sua volta, a seguito della modifica
introdotta dalla L. 8 agosto 1995, n. 332, art. 16, comma 2, rinvia alle forme previste
dall’art. 583 c.p.p..
4. Tale norma consente alle parti ed ai difensori di proporre l’impugnazione con
telegramma ovvero con atto da trasmettersi a mezzo di raccomandata. Il comma 2, di
tale disposizione, inoltre, prevede espressamente che in tali casi “L’impugnazione si
considera proposta nella data di spedizione della raccomandata o del telegramma”.
5. La previsione dell’art. 583 c.p.p., comma 1, è univocamente interpretata dalla
giurisprudenza di legittimità nel senso che la dichiarazione di impugnazione
costituisce un atto a forma vincolata e, pertanto, le modalità di presentazione e
ricezione della stessa costituiscono requisiti di forma inderogabili. In questa
prospettiva interpretativa le modalità di spedizione dell’atto di impugnazione
contemplate da tale norma sono ritenute tassative e non già esemplificative e, pertanto,
non ammettono equipollenti.
6. L’atto di impugnazione, pertanto, non può essere inviato a mezzo di telefax (sez. 4, n.
47959 del 27/10/2004, Iannello, Rv. 230288), poiché se è vero che tale strumento tecnico
garantisce la ricezione, esso non è idoneo ad assicurarne la provenienza (Sez. U, n. 15
del 5/10/2014, Tibaldi, Rv. 199096; Sez. 1, n. 45711 del 7/11/2011, Maiocchi, Rv. 220370;
con riferimento specifico all’impugnazione proposta dal pubblico ministero, Sez. 1, n.
44324 del 18/04/2013, Stasi, Rv. 258319). E’ stata, inoltre, ritenuta inammissibile la
richiesta di riesame proposta mediante telegramma dettato per telefono, trattandosi di
una modalità di trasmissione che non garantisce certezza in ordine all’autenticità della
provenienza ed all’identità dell’impugnante, a differenza della spedizione del
telegramma da un ufficio postale (Sez. 2, n. 10404 del 14/01/2011, Vallelonga, Rv.
249712).
7. Analogamente è stato ritenuto inammissibile l’atto d’impugnazione proposto dal
pubblico ministero (nella specie, nei confronti di un provvedimento in materia di
misure cautelari personali) mediante spedizione tramite posta elettronica certificata
(Pec), poiché tale mezzo, non consentendo la trasmissione dell’atto scritto in originale e
non garantendo la sicura riferibilità dell’atto alla persona fisica legittimata ad adottarlo,
non soddisfa i requisiti di forma prescritti, a pena di inammissibilità, per la
proposizione e la spedizione dell’atto di impugnazione. Si tratta, infatti, di strumento
che, come il fax, garantisce solo la riferibilità della provenienza dal servizio
amministrativo che lo spedisce (Sez. 4, n. 18823 del 30/3/2016, Mandato, Rv. 266931;
Sez. 5, n. 24332 del 05/03/2015, Alamaru, Rv. 263900).
8. Parimenti è stata esclusa la ammissibilità della spedizione a mezzo del servizio
internet di “posta raccomandata online” (Sez. 3, 31/01/2014, n. 7337, Fazi, Rv. 259630), in
quanto lo stesso non consente la trasmissione dell’atto scritto in originale, ed anche a
mezzo della posta ordinaria (Sez. 2, n. 26850 del 23/05/2013, Faenza, Rv. 257330; Sez. 5,
n. 22858 del 27/03/2003, Cito, Rv. 225372), in quanto solo la raccomandata offre la
garanzia di accertamento in ordine alla data di spedizione qualora non pervenga a
destinazione.
9. E’ stata, tuttavia, ritenuta legittima la impugnazione presentata a mezzo di servizio
postale privato, regolarmente autorizzato dal Ministero dello sviluppo economico,
anche se limitatamente alle spedizioni successive al 30 aprile 2011, epoca di entrata in
vigore del D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261, art. 4, posto che solo sulla base di questa
disposizione è stata sottratta al gestore del servizio universale identificato in Poste
Italiane s.p.a. la riserva dei servizi di invio e recapito delle raccomandate “attinenti alle
procedure amministrative e giudiziarie” (Sez. 3, n. 45697 del 27/10/2015, Chessa, Rv.
265269; Sez. 3, n. 20380 del 06/11/2014, Panichi, Rv. 263643; Sez. 3, n. 2886 del
28/11/2013, dep. 2014, Padovano, Rv. 258397).
10. Secondo l’unico precedente rinvenibile sullo specifico tema oggetto del presente
giudizio, deve, tuttavia, ritenersi valida la spedizione dell’atto d’impugnazione
effettuata, anziché con raccomandata, come espressamente previsto dall’art. 583 c.p.p.,
comma 1, con lettera assicurata, atteso che tale mezzo è potenzialmente ancor più
idoneo dell’altro al conseguimento dello scopo voluto dalla legge (Sez. 6, n. 43167 del
30/09/2004, Magnabosco, Rv. 230200).
11. Il principio enunciato da tale sentenza merita integrale condivisione. La posta
assicurata, infatti, è ascrivibile all’ambito applicativo dell’art. 583 c.p.p., comma 1, in
quanto costituisce un servizio accessorio che si affianca alla raccomandata nel caso in
cui alla tracciabilità di quest’ultima si intenda aggiungere anche la possibilità di
assicurarne il contenuto. Pertanto, non solo la corrispondenza “assicurata” equivale a
quella “raccomandata”, ma, anzi, la prima conferisce al contenuto spedito una
maggiore garanzia.
12. Al pari della raccomandata, infatti, la posta assicurata è idonea a soddisfare i
requisiti di forma prescritti, a pena di inammissibilità, dall’art. 583 c.p.p., in quanto
garantisce la autenticità e la effettiva riferibilità dell’atto alla parte impugnante ed, al
contempo, consente compiutamente l’accertamento in ordine alla data di spedizione,
anche qualora non pervenga a destinazione.
13. La posta assicurata non può, pertanto, ritenersi inutilizzabile per il solo fatto che
non sia espressamente contemplata dall’art. 583 c.p.p., comma 1, essendo un mezzo di
spedizione ascrivibile alla categoria della raccomandata ed anzi potenzialmente più
idoneo della stessa a realizzare le finalità di tutela perseguite dalla norma.
14. Declinando tali principi nel caso di specie, deve rilevarsi come la ordinanza
impugnata abbia erroneamente ritenuto tardiva la impugnazione proposta ex art. 310
c.p.p., dal Pubblico Ministero.
15. Stante, infatti, la piena legittimità della presentazione dell’atto di appello a mezzo di
posta assicurata, l’impugnazione presentata dal Pubblico Ministero del Tribunale di
Foggia in data 23 settembre 2016 non era tardiva.
16. L’ordinanza di rigetto emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale
di Foggia, infatti, era stata comunicata al Pubblico Ministero in data 14 settembre 2016,
come risulta dalla attestazione di ricezione vergata in calce, e, pertanto, il termine di
dieci giorni per la impugnazione della stessa scadeva il 24 settembre 2016.
17. Il Pubblico Ministero ricorrente ha, peraltro, dimostrato di aver spedito, a mezzo di
posta assicurata, l’atto di appello in data 23 settembre 2016, producendo la distinta di
Poste Italiane n. (OMISSIS).
18. Applicandosi nella specie l’art. 583 c.p.p., comma 2, e, pertanto, rilevando la data di
spedizione e non quella di ricezione, l’appello proposto non può, tuttavia, essere
considerato tardivo.
19. Alla stregua di tali rilievi l’ordinanza impugnata deve essere annullata e deve
disporsi la trasmissione degli atti al Tribunale di Bari per nuovo esame.

P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al Tribunale di Bari per
nuovo esame.
Così deciso in Roma, il 10 febbraio 2017.
Depositato in Cancelleria il 28 marzo 2017

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