Impugnazioni In Materia Penale – Cassazione Penale 11/05/2017 N° 23065

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 11/05/2017

Numero: 23065

Testo completo della Sentenza Impugnazioni in materia penale – Cassazione penale 11/05/2017 n° 23065:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 23065 Anno 2017
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: CALVANESE ERSILIA
Data Udienza: 04/04/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Tanou Adama, nato in Costa d’Avorio il 05/05/1994
avverso la ordinanza del 14/06/2016 della Corte di appello di Roma
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Ersilia Calvanese;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Pietro Gaeta, che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio del
provvedimento impugnato, con restituzione degli atti.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Adama Tanou chiede l’annullamento della ordinanza in epigrafe indicata
con la quale la Corte di appello di Roma ha rigettato la richiesta dallo stesso
presentata per la rimessione nel termine per proporre l’appello avverso la
sentenza di condanna pronunciata il 24 ottobre 2015 da Tribunale di Roma nei
suoi confronti.
La Corte di appello dava atto che in primo grado l’imputato era stato difeso
da due difensori di fiducia (con dichiarazione del 20 novembre 2015, l’imputato
aveva confermato uno dei difensori di fiducia al quale riservava i motivi di
appello), che in data 14 dicembre 2015 avevano rinunciato al mandato difensivo;
che il 29 dicembre 2015 l’imputato, al quale era stato nominato nel frattempo un
difensore d’ufficio, aveva nominato un nuovo difensore di fiducia (confermato il
18 febbraio 2016); che pertanto era compito dell’imputato, sempre assistito
dall’inizio del procedimento da un difensore fiduciario, vigilare sul difensore
fiduciario perché presentasse l’appello.
Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione: la Corte di
appello, con una motivazione illogica e carente, avrebbe respinto l’istanza in
esame, non considerando il dies a quo per proporre l’appello, non valutando che
all’imputato non era stata comunicata la nomina del difensore di ufficio, che il
difensore di fiducia non era stato avvisato della intervenuta nomina (della quale
apprendeva in via casuale solo in data 16 febbraio 2016) e che il ricorrente è
rimasto per un lasso di tempo privo di difensore.
2. Il ricorso non è fondato.
Questa Corte ha già affermato il principio, che il Collegio intende ribadire,
secondo cui la dichiarazione di avvenuta nomina del difensore di fiducia,
effettuata dal soggetto in stato detentivo nelle forme previste dall’art. 123 cod.
proc. pen., deve essere comunicata dal direttore dell’Istituto penitenziario
soltanto all’Autorità giudiziaria, ma non anche al professionista designato,
incombendo tale onere informativo esclusivamente all’imputato, con la
conseguenza che il mancato intervento del fiduciario determinato dalla
negligenza del nominante non può costituire causa di invalidità degli atti
processuali (Sez. 1, n. 23611 del 04/04/2014, Perillo, Rv. 259646; Sez. 2, n.
7673 del 03/11/2015, Gjoshi, non mass.; Sez. 1, n. 18243 del 19/02/2015;
Emmanuello, non mass.).
Va precisato che l’autorità giudiziaria non aveva a sua volta alcun onere di
comunicare al difensore di fiducia la nomina pervenuta dall’imputato: in effetti,
tale obbligo non è previsto da alcuna norma e l’incombente di informare il
difensore è proprio della sfera di autonomia gestionale dell’imputato (cfr. Sez. 6,
n. 23114 del 07/06/2011, Palombella, Rv. 250511).
Pertanto, risultando il ricorrente assistito dal difensore di fiducia nella
pendenza del termine per proporre appello, non può ritenersi ricorra il caso
fortuito o la forza maggiore per farsi luogo alla restituzione nel termine.
Per completezza deve aggiungersi che, secondo la prospettazione del
ricorrente, dal 29 dicembre 2015 (data della nomina) al 16 febbraio 2016 (data
in cui il difensore avrebbe appreso casualmente della nomina fiduciaria) – quindi
quasi per due mesi – il Tanou non si è attivato in alcun modo per contattare il
difensore di fiducia, ne’ con telefonate, ne’ con lettere, ne’ chiedendo un
colloquio in carcere con il legale.
Basta ricordare che grava sull’imputato l’onere di vigilare sul corretto
svolgimento dell’incarico conferito al difensore (Sez. 4, n. 11173 del 27/02/2014,
Zanoni, Rv. 262087; Sez. 4, n. 20655 del 14/03/2012, Fenoli, Rv. 254072; Sez.
5, n. 43277 del 06/07/2011, Mangano, Rv. 251695; Sez. 2, n. 12922 del
09/03/2007, Rosati, Rv. 236389).
Principio che è stato ribadito anche dalla Corte europea per i diritti dell’uomo
(Grande Camera, 18/10/2006, Hermi c. Italia, § 96), avendo stabilito che non si
può imputare allo Stato la responsabilità di tutte le lacune di un avvocato
nominato d’ufficio o scelto dall’imputato, essendo previsto un obbligo di
intervento solo se la lacuna dell’avvocato d’ufficio sia manifesta o venga portata
a conoscenza delle autorità in qualsiasi altro modo. La stessa Corte ha di recente
ribadito che la condotta della difesa è essenzialmente una questione tra
l’imputato e il suo difensore, sia che questi sia stato nominato in base ad un
programma di gratuito patrocinio sia che sia remunerato privatamente (Corte
EDU, 01/09/2015, Giorgini c. Italia, § 66).
Nel caso in esame, viepiù va rilevato che l’imputato non ha mai portato
all’attenzione delle autorità eventuali difficoltà che egli stava incontrato nella
preparazione della sua difesa.
In definitiva, il ricorso deve essere rigettato con le conseguenze di legge.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 04/04/2017.

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