Impugnazioni – Cassazione Penale 29/09/2016 N° 40798

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 29/09/2016

Numero: 40798

Testo completo della Sentenza Impugnazioni – Cassazione penale 29/09/2016 n° 40798:

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SENTENZA Sul ricorso proposto da: FOGLIO EMANUELE nato il 18/05/1987 a AVELLINO avverso la sentenza del 04/02/2014 della CORTE APPELLO di SALERNO Visti gli atti, la sentenza e il ricorso Udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/09/2016 la relazione fatta dal Consigliere Dott. IGNAZIO PARDO; Udito il Procuratore Generale dott.CIRO ANGELILLIS che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso RITENUTO IN FATTO 1.1 Con sentenza in data 4 febbraio 2014 la Corte di Appello di Salerno, in riforma della pronuncia del G.U.P. dello stesso Tribunale del 9-11-11 che aveva mandato assolti Foglio Emanuele e Papalino Dario dai reati loro ascritti di rapina, porto abusivo di oggetti atti ad offendere e tentate lesioni personali, condannava i predetti alla pena di anni 1, mesi 6 di reclusione ed euro 400,00 di multa ciascuno. 1.2 Riteneva il giudice di appello che gli elementi probatori acquisiti nel giudizio abbreviato fornissero adeguata prova della esatta individuazione degli imputati quali autori della condotta illecita posta in essere il 3 febbraio del 2010, quando gli stessi avevano agito in danno della parte offesa Lamberti Matteo sottraendogli un borsone sportivo sotto la minaccia di alcuni 1 bastoni che poi scagliavano al suo indirizzo al momento della fuga della vittima. 1.3 Proponeva ricorso per cassazione il solo imputato Foglio, tramite il proprio difensore, lamentando, con unico motivo, violazione di legge e vizio di motivazione poiché la sentenza di condanna in riforma, pronunciata in sede di appello, aveva valorizzato indizi privi del carattere della precisione e concordanza. Evidenziava poi come nel corso dell’istruzione svoltasi dinanzi al G.U.P., nel corso del giudizio abbreviato condizionato all’esame della persona offesa e del teste presente all’accaduto, entrambi avessero escluso che gli imputati si identificassero negli autori dell’episodio criminoso. CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è fondato e deve pertanto essere accolto. 2.1 Ed infatti per costante interpretazione di questa Corte in caso di sentenza di condanna in grado di appello che riformi la pronuncia assolutoria di primo grado il giudice non può ritenere inattendibile la dichiarazione testimoniale che abbia scagionato l’imputato senza procedere ad una audizione delle fonti orali altrimenti violandosi i fondamentali canoni dell’immediatezza e dell’oralità che regolano il processo penale sulla base del disposto degli artt. 111 Costituzione e 6 CEDU. Al proposito, infatti, è stato affermato ripetutamente che il giudice di appello che intenda riformare “in peius” la pronuncia assolutoria di primo grado ha l’obbligo – in conformità all’art. 6 CEDU, come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (sent. Dan c/ Moldavia) – di disporre la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per escutere le prove orali di cui valuti diversamente l’attendibilità rispetto a quanto ritenuto in primo grado, sempre che si tratti di prova avente carattere di decisività (Sez. 5, n. 6403 del 16/09/2014 Rv. 262674). Ancor più recentemente detto fondamentale principio, che mira ad assicurare il canone dell’immediatezza tra il giudice e la prova orale decisiva, è stato ribadito dalle Sezioni Unite di questa Corte (Sez.U. n.27620 del 28-4-2016, Dasgupta) secondo cui il giudice di appello può vedersi attribuita la legittimazione a ribaltare un esito assolutorio, sulla base di un diverso apprezzamento delle fonti dichiarative assunte dal primo giudice solo a condizione che nel giudizio di appello si ripercorrano le medesime cadenze di acquisizione in forma orale delle prove elaborate in primo grado, e ciò perché la percezione diretta (della prova e del suo esito e contenuto) è il presupposto tendenzialmente indefettibile di una valutazione logica, razionale e completa. La suddetta pronuncia a sezioni unite ha ancora stabilito che nel caso di appello contro sentenza assolutoria fondata su prove dichiarative la rinnovazione istruttoria si palesa assolutamente necessaria ai sensi del canone stabilito dall’art. 603 comma terzo cod.proc.pen., ed il giudice deve procedervi anche d’ufficio e senza distinzione alcuna tra testimoni e testimoni assistiti, coimputati ed imputati di procedimento connesso rilevando solo la decisività della rispettive dichiarazioni come poste a fondamento del giudizio assolutorio di primo grado (Sez.U. Dasgupta cit.). Pur non sussistendo quindi alcun vincolo rispetto al principio del libero convincimento, rimanendo il giudice di appello libero di dare la propria valutazione alla prova orale posta a fondamento del giudizio assolutorio a seguito della sua riassunzione, tuttavia il procedimento di appello prevede in tali casi quale scansione necessaria la rinnovazione della 2 prova orale dichiarativa già assunta nel corso del giudizio di primo grado. Ne deriva che riassunta la prova orale solo a quel punto il giudice di appello potrà pervenire ad un giudizio di riforma e di condanna motivando adeguatamente per quali ragioni ritenere l’inattendibilità della deposizione posta a fondamento del primo giudizio assolutorio ovvero l’attendibilità di dichiarazioni svalutate dal primo giudicante, sulla base delle considerazioni conseguenti l’assunzione diretta del mezzo di prova e che possono permettere all’organo di appello di procedere a considerazioni dirette in relazione agli esiti della prova orale e non fondate esclusivamente su supporti cartolari. Va ancora aggiunto che nell’ottica del rispetto dei ruoli assunti dalle parti nel procedimento di gravame, sarà onere dell’organo del pubblico ministero che rappresenta l’accusa in appello, ovvero della parte civile impugnante, chiedere al giudice di ufficio l’assunzione della prova; se è difatti vero che secondo il citato insegnamento giurisprudenziale delle stesse Sezioni Unite il giudice deve procedere anche d’ufficio a tale riassunzione, non può però negarsi che incombe sull’organo che rappresenta l’accusa e che è legittimato a proporre gravame avverso una pronuncia assolutoria di primo grado (ovvero sulla parte civile appellante), l’onere di accompagnare la richiesta di riforma con l’istanza di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale al fine di procedere alla riassunzione delle prove già acquisite. E tale onere seppure non configura alcuna causa di inammissibilità dell’appello deve essere posto in rapporto al fondamentale principio dell’onere della prova valido anche per il giudizio penale e secondo cui la parte che intenda provare un fatto, nella specie l’inattendibilità delle dichiarazione dei testi posti a fondamento della decisione assolutoria, ha l’onere di dedurre la prova relativa allo stesso. 2.2 L’applicazione dei sopra esposti principi al caso in esame comporta l’accoglimento del ricorso; posto infatti che a seguito dell’audizione del Lamberti e del teste Imperato dinanzi al G.U.P. che procedeva in sede di abbreviato condizionato, i due testi hanno espressamente escluso che i due imputati fossero tra gli autori dell’aggressione avvenuta il 3 febbraio 2010, come inequivocabilmente risultante dalla pronuncia di primo grado, il giudice di appello non poteva limitarsi a ritenere inattendibili dette deposizioni escludendole dal materiale probatorio valutabile a fini della ricostruzione del fatto ed affermare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, senza procedere alla rinnovazione della prova orale all’esito della quale valutare la credibilità o meno di quei soggetti presenti la notte dei fatti. Lo stesso pubblico ministero che ha proposto appello, fondato sulla valutazione di completa inattendibilità delle due dichiarazioni testimoniali che scagionavano l’imputato, avrebbe dovuto richiedere la rinnovazione della suddetta prova per sostenere la richiesta di condanna in riforma della pronuncia assolutoria o in sede di gravame ovvero in sede di richieste di prova dinanzi al giudice di secondo grado dopo la costituzione delle parti. Alla luce delle suesposte considerazioni pertanto il ricorso deve essere accolto e la sentenza annullata con rinvio alla Corte di Appello di Napoli che si atterrà al principio sopra esposto. k 3 I l it Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Napoli per nuovo giudizio. Roma, 9 settembre 2016

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