Impugnazioni – Cassazione Penale 29/05/2017 N° 26867

Impugnazioni – Cassazione penale 29/05/2017 n° 26867 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 29/05/2017

Numero: 26867

Testo completo della Sentenza Impugnazioni – Cassazione penale 29/05/2017 n° 26867:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 6 Num. 26867 Anno 2017
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: D’ARCANGELO FABRIZIO
Data Udienza: 28/03/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto dal
Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Catania
nel procedimento a carico di
Sciammacca Orazio, nato a Nissoria il 03/03/1959
avverso la sentenza del 5/06/2015 del Tribunale di Catania
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Fabrizio D’Arcangelo;
udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale Agnello Rossi, che
ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio;
RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata il Tribunale di Catania ha assolto Orazio
Sciammacca dal delitto di evasione posto in essere in Aci Sant’Antonio in data 8
marzo 2015, per essersi allontanato senza autorizzazione della abitazione ove
era ristretto agli arresti domiciliari, perché non punibile per la particolare tenuità del fatto
2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione la Procura generale
della Repubblica presso la Corte di Appello di Catania deducendo, con unico
motivo, la erronea applicazione della legge penale e la illogicità della
motivazione.
Il Tribunale di Catania, ricorrendo a clausole di stile, aveva, infatti,
obliterato la sussistenza nella specie dell’elemento ostativo costituito dal
comportamento abituale.
Se, infatti, le modalità concrete dell’episodio giudicato, (e, segnatamente,
l’allontanamento dal luogo degli arresti domiciliari nei pressi dell’abitazione ed in
pigiama), inducevano a ritenere la particolare tenuità del fatto avuto riguardo
alla entità dell’offesa, non altrettanto poteva ritenersi avuto riguardo alla
valutazione in ordine alla non abitualità della condotta.
L’imputato era, infatti, un soggetto gravato da plurimi precedenti penali, uno
tra l’altro anche specifico, ed il più recente risalente al 2013, tanto da aver
determinato la contestazione della recidiva, reiterata, infraquinquennale e
specifica.
A fronte del numero dei precedenti penali, del breve lasso di tempo decorso
tra l’ultimo episodio per il quale lo Sciammacca era stato condannato e l’episodio
di evasione per cui si procedeva, non poteva escludersi ragionevolmente un
comportamento abituale da parte di un soggetto che, di contro, aveva
manifestato seria proclività a delinquere.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso deve essere disatteso in quanto il motivo nello stesso dedotto si
rivela infondato.
2. Nessuna violazione di legge è, infatti, ravvisabile nella sentenza
impugnata.
Secondo il principio di diritto enunciato dalle Sezioni Unite, dal quale non vi è
ragione per discostarsi, ai fini della configurabilità della causa di esclusione della
punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis cod. pen., il
giudizio sulla tenuità richiede una valutazione complessa e congiunta di tutte le
peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell’art. 133,
primo comma, cod. pen., delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza
da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo (Sez. U, n. 13681 del
25/02/2016, Tushaj, Rv. 266590).
Il giudizio di tenuità del fatto richiede, pertato, una equilibrata considerazione
di tutte le peculiarità della fattispecie concreta e non solo di quelle che attengono
all’entità dell’aggressione del bene giuridico protetto.
L’esiguità del disvalore è, infatti, l’esito di una valutazione congiunta degli
indicatori afferenti alla condotta, al danno ed alla colpevolezza nel contesto della
quale ben potrà ben accadere che si sia in presenza di elementi di giudizio di
segno opposto, da soppesare e bilanciare prudentemente.
Nella specie, pertanto, la Corte territoriale ha legittimamente e, comunque
non illogicamente, argomentato che la minima offensività del fatto è desumibile
dalle concrete modalità delle condotta, atteso che l’imputato era stato colto in
pigiama nell’atto di gettare la immondizia nei pressi della propria abitazione.
3. Infondata è, inoltre, la interpretazione del requisito della non abitualità
prospettata nel ricorso.
4. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella sentenza Tushaj, hanno,
tuttavia, precisato che la nozione di “comportamento non abituale” è frutto del
sottosistema generato dal 131 bis cod. pen. ed al suo interno deve essere letto.
E’, pertanto, fuorviante riferirsi, nella interpretazione della stessa, alla categoria
della recidiva.
L’intento del legislatore è stato, infatti, quello di escludere dall’ambito della
particolare tenuità del fatto condotte “seriali” ed il tenore letterale della
disposizione lascia intendere che l’abitualità si concretizza in presenza di una
pluralità di illeciti della stessa indole (dunque almeno due) diversi da quello
oggetto del procedimento nel quale si pone la questione dell’applicabilità dell’art.
131-bis cod. pen.
Solo il terzo illecito della medesima indole dà, pertanto, legalmente luogo
alla serialità che osta all’applicazione dell’istituto.
I reati ben possono, inoltre, essere successivi a quello in esame, perché si
verte in un ambito diverso da quello della disciplina legale della recidiva, fondata
su un distinto apprezzamento.
5. La sentenza impugnata ha, pertanto, fatto buon governo dei principi di
diritto enunciati dalle Sezioni Unite escludendo nella specie la condizione ostativa
del comportamento abituale, in quanto l’imputato, al momento della
commissione del fatto (8 marzo 2014), era sottoposto alla misura coercitiva degli
arresti domiciliari dal 3 agosto 2013 e non risultavano essere state poste in
essere altre violazioni. L’unico precedente penale a carico dello Sciammacca per
evasione, del resto, risaliva al 1995 e, pertanto, non sussistevano le condizioni
minimali per ravvisare la condizione ostativa del comportamento abituale, che,
peraltro, non può essere confusa con la recidiva o con una generica proclività a
delinquere dell’imputato.
6. Alla stregua di tali rilievi il ricorso deve essere disatteso in quanto il motivo
nel medesimo dedotto risulta infondato.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso.
Così deciso il 28/03/2017.

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine