Guida In Stato Di Ebbrezza – Cassazione Penale 18/05/2016 N° 20545

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 18/05/2016

Numero: 20545

Testo completo della Sentenza Guida in stato di ebbrezza – Cassazione penale 18/05/2016 n° 20545:

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SENTENZA sul ricorso proposto da: PELFINI DEMIS SIMONE N. IL 08/09/1977 avverso la sentenza n. 2516/2014 CORTE APPELLO di TORINO, del 18/09/2015 visti gli atti, la sentenza e il ricorso udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/02/2016 la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. che ha concluso per I pu,..stui.,(As—>AL fjr 4.) Vetn/t. Udito, per la e ci e, l’Avv Udit i d’ v RITENUTO IN FATTO 1. La Corte d’appello di Torino, con sentenza del 18/9/2015, confermò quella emessa dal GIP del Tribunale di Verbania in data 13/2/2014, con la quale Pelfini Demis Simone venne giudicato colpevole del reato di cui all’art. 186, comma 2, lett. b), e comma 2sexies, cod. della strada, per essersi posto alla guida di autoveicolo in stato d’ebbrezza alcolica (1,49 g/I – 1,56 g/l), con l’aggravante dell’ora notturna. 2. Avverso la predetta statuizione l’imputato propone ricorso per cassazione corredato da quattro censure. 2.1. Con il primo ed il secondo motivo il Pelfini deduce violazione di legge e vizio motivazionale in ordine alla sussistenza del fatto: l’imputato aveva ammesso di aver bevuto alcolici, tuttavia sussisteva dubbio a riguardo del tasso alcolico, in quanto «inspiegabilmente» la prima prova spirometrica aveva dato un risultato inferiore alla seconda; inoltre non si era considerato il margine di errore del 4%; si era, infine, tenuto, ingiustamente conto anche dei decimali. Da ciò conseguiva, per il ricorrente, che, violata la regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio, si era dato luogo ad una «presumptio contra rerum». 2.2. Con il terzo ed il quarto motivo, sempre allegandosi i medesimi vizi, il Pelfini lamenta l’omessa prevalenza delle attenuanti generiche, l’omessa conversione della pena ai sensi dell’art. 53 della I. n. 689/1981, l’omessa sospensione condizionale; nonché, infine, l’omessa messa alla prova. CONSIDERATO IN DIRITTO 3. Il primo ed il secondo motivo denunziano, in sintesi, l’insussistenza del fatto, o, comunque, l’insufficiente prova dello stesso. La prospettazione è destituita di giuridico fondamento. 3.1. In primo luogo deve escludersi che abbia pregio di sorta l’apodittico asserto, frutto di mera soggettiva congettura, secondo il quale il tasso alcolico misurato per primo debba essere necessariamente superiore a quello misurato per secondo. Senza necessità di addentrarsi in disquisizioni scientifiche, che non competono a questa Corte, è del tutto incontroverso che la percentuale di alcol nell’organismo, nel tempo successivo all’assunzione, varia, secondo una curva di assorbimento, che non ha affatto sviluppo decrescente. 3.2. Quanto al preteso margine di errore, basta osservare che nel caso in esame i risultati sono tali da rendere ininfluente una simile inferenza, quantificata apoditticamente dal ricorrente nel 4%. Peraltro, è bene soggiungere che l’allegato al d.m. 22/5/1990, n. 196 del Ministero dei Trasporti, di concerto con quelli della Sanità, dell’Interno e dei Lavori Pubblici, descrive analiticamente le caratteristiche dell’etilometro in uso alle forze di polizia, in particolare prevedendo il margine d’errore tollerato in default: «Gli errori massimi tollerati su ogni risultato, in più o meno, sono: – 0,016 mg/1 per concentrazione inferiore a 0,40 mg/1; – 4% in valore relativo per concentrazione fra 0,40 mg/1 e 1 mg/1 inclusi; – 8% in valore relativo per concentrazione superiore a 1 mg/1 e fino a 2 mg/1 incluso; – 16% in valore relativo per concentrazione superiore a 2 mg/1 e fino a 3 mg/1 incluso. 4.1.2 Arrotondamenti Gli errori massimi tollerati sono arrotondati al valore intero del gradino di verifica più vicino. Nel caso di uguaglianza assoluta fra i due limiti, si prenderà il valore inferiore». 3.3. La pretesa, poi, di non tenere conto dei decimali risultanti dalla misurazione contrasta inesorabilmente con il contenuto dell’art. 186, cod. della str., il quale non pone una simile preclusione (Cfr., Cass., Sez. 4, n. 22364 del 672/2015, dep. 27/5/2015; Sez. 4, n. 4967/14 del 27/11/2013, dep. 17/1/2014, non massimate). 3.4. Consegue all’esposto doversi considerare una mera infondata illazione l’asserita violazione della regola dell’oltre ogni ragionevole dubbio e ancora più l’asserita affermazione di penale responsabilità sulla base di una irragionevole presunzione contra rerum. Sul punto val forse la pena ricordare che con la formula, introdotta con l’art. 5 della I. n. 46 del 2006, ad integrazione dell’art. 533, cod. proc. pen., dopo essersi chiarito che così non si era varato un diverso e più rigoroso criterio di valutazione della prova, quanto piuttosto proceduto a dare valore normativo alla consolidata affermazione giurisprudenziale secondo la quale la condanna è possibile solo in presenza di certezza processuale della penale i responsabilità dell’imputato (Cass., Sez. I, n. 20371 dell’11/5/2006, Rv. 234111), si è con maggiore puntualità, precisato che il dato probatorio acquisito deve essere tale da lasciar fuori soltanto eventualità remote, pur astrattamente formulabili e prospettabili come possibili in rerum natura, ma la cui effettiva realizzazione, nella fattispecie concreta, risulti priva del ben che minimo riscontro nelle emergenze processuali, ponendosi al di fuori dell’ordine naturale delle cose e della normale razionalità umana (Cass., I, n. 31456 del 21/5/2008, Rv. 240763). Sicché, in caso di prospettazione di un’alternativa ricostruzione dei fatti, occorre che siano individuati gli elementi di conferma dell’ipotesi ricostruttiva accolta, in modo da far risultare la non razionalità del dubbio derivante dalla stessa ipotesi alternativa, non potendo detto dubbio fondarsi su un’ipotesi del tutto congetturale, seppure plausibile (Cass., IV, n. 30862 del 17/6/2011, Rv. 250903). Con la conseguenza dell’apparire del tutto conseguente l’ulteriore approdo di legittimità (Cass., I, n. 41110 del 24/10/2011, Rv. 251507) che ha sintetizzato il principio nella cogenza di un metodo dialettico di verifica dell’ipotesi accusatoria secondo il criterio del “dubbio”, con la conseguenza che il giudicante deve effettuare detta verifica in maniera da scongiurare la sussistenza di dubbi interni (l’autocontraddittorietà o l’incapacità esplicativa) o esterni (l’esistenza di una ipotesi alternativa dotata di razionalità e plausibilità pratica). Una tale lettura del principio in rassegna ben si concilia con l’altro che impone al giudice di legittimità di astenersi dal valutare nel merito il percorso motivazionale, in quanto in questa sede non è consentito sostituire la motivazione del giudice di merito, pur anche ove il proposto ragionamento alternativo apparisse di una qualche plausibilità. Sull’argomento può richiamarsi, fra le tante, la seguente massima, tratta dalla sentenza n.15556 del 12/2/2008 di questa Sezione, particolarmente chiara nel delineare i confini del giudizio di legittimità sulla motivazione: Il nuovo testo dell’art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., come modificato dalla I. 20 febbraio 2006 n. 46, con la ivi prevista possibilità per la Cassazione di apprezzare i vizi della motivazione anche attraverso gli “atti del processo”, non ha alterato la fisionomia del giudizio di cassazione, che rimane giudizio di legittimità e non si trasforma in un ennesimo giudizio di merito sul fatto. In questa prospettiva, non è tuttora consentito alla Corte di cassazione di procedere a una rinnovata valutazione dei fatti ovvero a una rivalutazione del contenuto delle prove acquisite, trattandosi di apprezzamenti riservati in via esclusiva al giudice del merito. Il “novum” normativo, invece, rappresenta il riconoscimento normativo della possibilità di dedurre in sede di legittimità il cosiddetto travisamento della prova, finora ammesso in via di interpretazione giurisprudenziale: cioè, quel vizio in forza del quale la Cassazione, lungi dal 4 procedere a un’inammissibile rivalutazione del fatto e del contenuto delle prove, può prendere in esame gli elementi di prova risultanti dagli atti onde verificare se il relativo contenuto sia stato o no “veicolato”, senza travisamenti, all’interno della decisione. Nel caso di specie, invero, dal certo dato derivante dalle prove spirometriche, dalle stesse ammissioni dell’imputato e dalle univoche risultanze sintomatologiche (ricorda la sentenza d’appello che gli operanti riscontrarono che l’uomo presentava occhi lucidi, eloquio sconnesso e difficoltà di deambulare) non si ha ragionevole motivo di dubitare della penale responsabilità del ricorrente. 4. Le critiche mosse al trattamento sanzionatorio non possono essere prese in considerazione poiché sul punto i Giudici del merito hanno reso puntuale motivazione, esente dai lamentati vizi: l’imputato, che, ha ammesso, in conformità all’evidenza, di aver bevuto alcolici prima di essersi posto alla guida (per questo gli sono state riconosciute le attenuanti generiche), annovera plurimi precedenti penali specifici ed uno per rissa. 4.1. Per quel che concerne la richiesta di probation processuale deve osservarsi che la pretesa è stata correttamente disattesa dalla Corte territoriale, poiché dedotta per la prima volta con i motivi aggiunti, non potendosi l’istituto, nelle more introdotto, qualificarsi come lex mitior, in assenza di disciplina transitoria e considerato che il beneficio dell’estinzione del reato, connesso all’esito positivo della prova, presuppone lo svolgimento di un iter processuale alternativo alla celebrazione del giudizio (Cass., Sez. Feriale, n. 35717 del 31/7/2014, dep. 13/8/2014, Rv. 259935; Sez. 2, n. 18265 del 16/1/2015, dep. 4/5/2015, Rv. 263792; Sez. 2, n. 26761 del 9/3/2015, dep. 25/6/2015, Rv. 264221; Sez. 5, n. 35721 del 976/2015, dep. il 26/8/2015, Rv. 264259; Sez. 4, n. 43009 del 30/9/2015, dep. 29/1072015, Rv. 265331). 5. L’epilogo impone la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso in Roma il 19/2/2016.

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