Guida In Stato Di Ebbrezza – Cassazione Penale 04/09/2017 N° 39881

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione feriale

Data: 04/09/2017

Numero: 39881

Testo completo della Sentenza Guida in stato di ebbrezza – Cassazione penale 04/09/2017 n° 39881:

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Penale Sent. Sez. F Num. 39881 Anno 2017
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: PAVICH GIUSEPPE
Data Udienza: 29/08/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PIZZOLLA NICOLA nato il 03/01/1994 a CIVITANOVA MARCHE
avverso la sentenza del 21/02/2017 della CORTE APPELLO di ANCONA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE PAVICH
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PERLA LORI
Il Proc. Gen. conclude per l’annullamento con rinvio
Udito il difensore Siciliano Pietro Antonio
il difensore presente si riporta ai motivi e ne chiede l’accoglimento

RITENUTO IN FATTO
1. Nicola Pizzolla, per il tramite del suo difensore di fiducia, ricorre avverso
la sentenza con la quale la Corte d’appello di Ancona, in data 21 febbraio 2017,
ha riformato unicamente in ordine alla sanzione amministrativa accessoria
(applicazione di 8 mesi di sospensione della patente di guida, anziché della
revoca della patente stessa), confermandola nel resto, la sentenza di condanna
emessa a suo carico dal Tribunale di Fermo il 13 aprile 2015 in relazione al reato
di guida in stato d’ebbrezza, aggravato dall’aver provocato un incidente e
dall’essere soggetto neopatentato (art. 186-bis commi 1 lettera A, 3 e 4, Cod.
Strada, in relazione all’art. 186, commi 2, lettera B e 2-bis Cod. Strada); reato
commesso in Sant’Elpidio a Mare il 9 settembre 2012.
2. Il ricorso si articola in tre motivi di lagnanza.
2.1. Con il primo, l’esponente lamenta violazione di legge e vizio di
motivazione in relazione alla questione dell’utilizzabilità delle analisi del sangue
effettuate sulla persona del Pizzolla presso il Pronto soccorso, dopo il verificarsi
del sinistro nel quale fu coinvolto l’imputato, senza che gli fosse dato avviso di
tale prelievo (e quindi della possibilità di opporsi ad esso) e della facoltà di farsi
assistere da un difensore di fiducia: contesta il ricorrente che si trattasse di un
prelievo ematico effettuato nell’ambito di protocolli sanitari, deducendo che tanto
non risulta comprovato da alcun elemento probatorio, non essendo stato
accertato il significato del codice 91.011 apposto sulla documentazione relativa
all’accertamento.
2.2. Con il secondo motivo l’esponente censura violazione di legge e vizio di
motivazione in riferimento alla mancata effettuazione di analisi di secondo
livello: il referto riportava una dicitura dalla quale si desumeva che il test era
stato effettuato su plasma utilizzando fattore di correzione e non era valido a fini
medico-legali, in quanto doveva essere verificato con test di conferma. Ora,
poiché le prove assunte (in specie la deposizione del teste Liberatore e lo schizzo
riproduttivo dei luoghi) non consentono di accertare se la condotta alla guida del
Pizzolla fosse anomala e alterata, e vi é difetto di elementi sintomatici
dell’ebbrezza, vi é un deficit probatorio che i giudici di merito hanno ritenuto di
colmare attraverso una motivazione incongrua.
2.3. Con il terzo motivo si denunciano violazione di legge e vizio di
motivazione in relazione al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche,
negate dal Tribunale e poi dalla Corte d’appello sul rilievo della condotta
pericolosa alla guida da parte del Pizzolla, in una zona ove vi erano diverse
abitazioni, come provato dall’indicazione dei numeri civici riportati sullo schizzo
planimetrico: é quest’ultima circostanza a formare oggetto di contestazione da
parte del ricorrente, il quale osserva che in realtà sullo schizzo vi é solo
l’indicazione di un passo che conduce a un’abitazione e il tratto stradale si pone
al di fuori di qualsivoglia centro abitato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso é manifestamente infondato.
E’ opportuno premettere che, in tema di guida in stato di ebbrezza, il
prelievo ematico compiuto autonomamente dai sanitari in esecuzione di ordinari
protocolli di pronto soccorso, in assenza di indizi di reità a carico di un soggetto
coinvolto in un incidente stradale e poi ricoverato, non rientra tra gli atti di
polizia giudiziaria urgenti ed indifferibili ex art. 356 cod. proc. pen., di talché non
sussiste alcun obbligo di avviso all’indagato della facoltà di farsi assistere da un
difensore di fiducia ai sensi dell’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. (Sez. 6, n.
43894 del 13/09/2016, Virdis, Rv. 268505) né, in tale ipotesi, assume alcun
rilievo la mancanza di consenso dell’interessato (Sez. F, n. 52877 del
25/08/2016, Ilardi, Rv. 268807).
Ciò posto, l’asserto sostenuto dal ricorrente, in base al quale non vi é
certezza che il prelievo ematico sulla sua persona fosse stato eseguito
nell’ambito di normali protocolli terapeutici resta relegato al rango di mera
congettura, disancorata da elementi di prova e non suffragata da alcun dato
oggettivo (cfr. Sez. 2, n. 43923 del 28/10/2009, Pinto, Rv. 245606). Di vero
(vds. pag. 3 motivazione sentenza impugnata) vi é che il Pizzolla ebbe un
incidente, dovuto alla perdita di controllo della sua autovettura mentre egli era
alla guida; e, in conseguenza di ciò, fu immediatamente trasportato al pronto
soccorso, ove venne sottoposto a una serie di esami: il prelievo ematico riguardò
non solo la ricerca di etanolo, ma altresì una pluralità di accertamenti correlati
alla diagnosi e alla cura del paziente (ricavabili dallo stesso estratto del referto
allegato in copia al ricorso), dato questo ampiamente dimostrativo delle finalità
terapeutiche nelle quali si inquadrava il prelievo.
2. E’ infondato il secondo motivo di ricorso.
La mancata effettuazione di analisi di secondo livello non inficia il dato
offerto dal referto richiamato nella sentenza impugnata, dato che – in assenza di
prove legali – ben può essere letto ed interpretato alla stregua delle ulteriori
circostanze acquisite al sapere processuale.
Nella specie, la Corte di merito evidenzia la portata sintomatica del
comportamento alla guida da parte del Pizzolla, caratterizzato dalla perdita di
controllo del proprio automezzo e dal percorso seguito uscendo di strada per poi
rientrarvi dopo 28 metri di scarrocciamento.
Ora, deve rilevarsi che – in modo del tutto analogo alla sentenza impugnata
– viene attribuita alla condotta alla guida una valenza sintomatica dell’ebbrezza
“di assoluto rilievo” anche nella stessa sentenza Sez. 4, n. 11637
dell’11/02/2016, ric. Taormina, richiamata dall’odierno ricorrente (pag. 9
ricorso), ove pure tra le doglianze vi era quella della mancata esecuzione di
analisi ematiche di secondo livello (nel richiamato precedente si legge che il
conducente “ebbe a perdere il controllo del veicolo, urtando il pedone in fase di
attraversamento in area non distante da impianto semaforico, determinando la
proiezione dello stesso a distanza di 25 metri dal punto di impatto e finendo per
collidere con un palo della pubblica illuminazione”).
3. E’, infine, infondato il terzo motivo di ricorso.
La pericolosità della condotta di guida del Pizzolla, in base alla quale la Corte
di merito ha rigettato la richiesta di un più favorevole trattamento sanzionatorio,
trova riscontro, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, nello schizzo
planimetrico richiamato dalla sentenza impugnata: l’indicazione della posizione di
un numero civico (il 4960) rende evidente che la traiettoria del veicolo nel suo
scarrocciamento fu molto ravvicinata a tale insediamento.
Ma, a parte tale aspetto, la Corte di merito, nel motivare la mancata
concessione delle attenuanti generiche in mancanza di elementi positivamente
valutabili a tal fine, si é attenuta all’orientamento espresso dalla Corte
regolatrice, in base al quale la concessione delle attenuanti generiche deve
essere fondata sull’accertamento di situazioni idonee a giustificare un
trattamento di speciale benevolenza in favore dell’imputato; ne consegue che,
quando la relativa richiesta non specifica gli elementi e le circostanze che,
sottoposte alla valutazione del giudice, possano convincerlo della fondatezza e
legittimità dell’istanza, l’onere di motivazione del diniego dell’attenuante é
soddisfatto con il solo richiamo alla ritenuta assenza dagli atti di elementi positivi
su cui fondare il riconoscimento del beneficio (Sez. 3, n. 9836 del 17/11/2015 –
dep. 2016, Piliero, Rv. 266460).
4. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, il 29 agosto 2017.

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