Giudizio Direttissimo – Cassazione Penale 10/03/2017 N° 11833

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 10/03/2017

Numero: 11833

Testo completo della Sentenza Giudizio direttissimo – Cassazione penale 10/03/2017 n° 11833:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 11833 Anno 2017
Presidente: ROTUNDO VINCENZO
Relatore: RICCIARELLI MASSIMO
Data Udienza: 14/02/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
P.M. presso il Tribunale di Caltanissetta
nei confronti di
Sambu Eberiheminato il 17/01/1993 in Gambia
avverso l’ordinanza del 19/09/2016 del Tribunale di Caltanissetta
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Massimo Ricciarelli;
letta la requisitoria depositata dal Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Felicetta Marinelli, che ha concluso per l’annullamento
senza rinvio.

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 19/9/2016 il Tribunale di Caltanissetta non ha
convalidato l’arresto di Sambu Eberihem, eseguito il 17/9/2016, ore 12,50,
rilevando che in conseguenza dei ritardi dovuti alla necessità di tradurre in
udienza l’arrestato erano ormai decorse 48 ore dall’arresto.
2. Ha presentato ricorso il P.M. presso il Tribunale di Caltanissetta,
deducendo inosservanza dell’art. 558, connma 2, e dell’art. 391, comnna 4, cod.
proc. pen. agli effetti dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.
Ha in particolare rilevato che ai fini della tempestività della convalida si
sarebbe dovuto tener conto del momento della presentazione dell’arrestato con
la richiesta della convalida e della fissazione di un’udienza entro il termine di 48
ore, ciò che era avvenuto, non potendosi attribuire rilievo al momento
dell’effettiva presenza dell’arrestato al cospetto del giudice.
3. Ha presentato requisitoria scritta il Procuratore Generale, che ha concluso
chiedendo l’annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato.
2. L’assunto fondamentale del ricorrente è che il provvedimento impugnato
viola l’art. 558, comma 2, cod. proc. pen., alla cui stregua, quando il giudice non
tiene udienza, gli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito
l’arresto o che hanno avuto in consegna l’arrestato gliene danno immediata
notizia e presentano l’arrestato all’udienza che il giudice fissa entro quarantotto
ore dall’arresto: ciò dimostrerebbe che entro le 48 ore deve intervenire la
richiesta della convalida e la fissazione dell’udienza da parte del Giudice.
Ma si tratta di affermazione che non può essere condivisa.
3. Il presupposto fondamentale perché possa svolgersi l’udienza di convalida
dinanzi al Tribunale, in vista del successivo giudizio direttissimo, è costituito
dall’effettiva presenza dell’arrestato in udienza, in assenza di qualsivoglia
impedimento che lo riguardi o che precluda comunque quella presenza.
D’altro canto l’art. 558, comma 2, cod. proc. pen. prescrive la fissazione
dell’udienza entro le 48 ore, nel senso che entro quel termine l’udienza deve
aver luogo.
Va aggiunto che le norme devono essere interpretate in modo da non
determinare alcun vulnus a garanzie di rango costituzionale, poste a presidio
della libertà personale.
E proprio in tale prospettiva deve rilevarsi come nel caso in cui potesse darsi
rilievo al mero fatto della fissazione dell’udienza, per quanto la stessa non possa
aver luogo per l’assenza dell’arrestato, finirebbe per mancare qualsivoglia
parametro di riferimento per il computo del termine, visto che a quel punto
l’arrestato potrebbe in teoria essere condotto in qualsiasi ora successiva.
Al contrario non è necessario che nel termine di 48 ore intervenga il
provvedimento di convalida, allorché possa dirsi che è stata assicurata la
presentazione dell’arrestato in udienza e che la stessa è stata effettivamente
tenuta senza soluzione di continuità.
Solo in questi limiti va inteso il principio desumibile da Cass. Sez. 6, n. 21
del 26/11/2013, dep. nel 2014, Demnna, rv. 258555, secondo cui non rileva il
momento in cui il giudice prende cognizione dei fatti o il momento in cui
interviene la convalida: tale pronuncia fa invero riferimento alla trattazione del
caso riguardante l’arrestato, peraltro tempestivamente condotto in udienza, dopo
che il giudice aveva esaminato senza soluzione di continuità altri casi simili.
Ed invero ciò implica che entro il termine di 48 chi è gravato dal relativo
obbligo debba assicurare l’effettiva presenza dell’arrestato e che un’udienza
debba essere tenuta, anche se non ancora dedicata alla trattazione dello
specifico caso, purché lo stesso venga poi esaminato senza soluzione di
continuità, principio che risulta invero conforme a quello affermato da Cass. Sez.
6, n. 3741 del 26/11/2013, Cannariato, rv. 258770.
4. Sulla scorta di tale analisi dunque non rileva che fosse stata chiesta la
convalida e che fosse stata fissata l’udienza entro il termine di 48 ore, giacché
non era stata nel contempo assicurata tempestivamente la presenza effettiva
dell’arrestato.
Di qui l’infondatezza del ricorso e il suo conseguente rigetto.
. Q. M.
Rigetta il ricorso.
Così deciso il 14/2/2017

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