Giudice Dell’esecuzione – Cassazione Penale 11/01/2016 N° 591

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 11/01/2016

Numero: 591

Testo completo della Sentenza Giudice dell’esecuzione – Cassazione penale 11/01/2016 n° 591:

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SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
1) Perez Henriquez Ruyman Rauche, nato il 26/01/1980;
Avverso l’ordinanza n. 1001/2013 emessa il 15/04/2014 dalla Corte di
appello di Roma;
Sentita la relazione svolta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;
Lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Ciro
Angelillis, che ha concluso per l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata;
RILEVATO IN FATTO
1. Con ordinanza emessa il 15/04/2014 la Corte di appello di Roma, quale
giudice dell’esecuzione, rigettava l’istanza formulata nell’interesse di Ruyman
Rauche Perez Henriquez, finalizzata a ottenere l’applicazione della disciplina della
continuazione ai sensi dell’art. 671 cod. proc. pen., in relazione alle sentenze
irrevocabili emesse il 15/04/2011 e il 04/07/2012 dalla stessa Corte territoriale,
con conseguente rideterminazione della pena tenuto conto dei parametri
ermeneutici affermati nella sentenza della Corte costituzionale 11 febbraio 2014,
n. 32.
Si ritenevano, in particolare, ostativi all’applicazione della continuazione
invocata l’ampiezza dell’arco temporale in esame e l’eterogeneità dei fatti
delittuosi presupposti, ancorché afferenti a vicende delittuose riguardanti la
detenzione di sostanze stupefacenti.
Si riteneva, infine, di sospendere la decisione sulla rideterminazione della
pena in attesa della pronuncia delle Sezioni unite di questa Corte –
genericamente citata – sugli effetti processuali dell’applicazione della sentenza
della Corte costituzionale n. 32 del 2014.
2. Avverso questa ordinanza il Perez Henriquez, a mezzo del suo difensore,
ricorreva per cassazione, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, in
relazione all’omesso riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, che si
imponeva tenuto conto della correlazione tipologica e temporale dei fatti
delittuosi valutati dalle sentenze presupposte, che era stata valutata dalla Corte
di appello di Roma con un percorso motivazionale contraddittorio e
manifestamente illogico.
Si deduceva, in particolare, che l’incongruità motivazionale del
provvedimento impugnato conseguiva alla mancata acquisizione delle
dichiarazioni rese al magistrato di sorveglianza dal Perez
Henriquez, la cui acquisizione era stata sollecitata all’udienza del 15/04/2014 dal
difensore di fiducia dell’esecutato, senza che a tale richiesta era stata data
esecuzione, inficiando l’intero percorso motivazione della decisione in esame.
Queste ragioni processuali imponevano l’annullamento dell’ordinanza
impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
Deve, in proposito, rilevarsi che, come correttamente dedotto dal ricorrente,
nel verbale di udienza del 15/04/2014, l’istante aveva chiesto l’acquisizione delle
dichiarazioni precedentemente rese al magistrato di sorveglianza, che si
ritenevano indispensabili ai fini della decisione e che erano state erroneamente
inserite nel procedimento esecutivo n. 825/13 I.E., già definito. Di tali
dichiarazioni non vi è riscontro nel fascicolo processuale, né risulta che sia stata
disposta l’acquisizione da parte della Corte di appello di Roma, procedente quale
giudice dell’esecuzione, pur espressamente richiesta dal Rauche Perez
Henriquez.
Ne discende la fondatezza della doglianza difensiva, atteso che, nel caso di
specie, il giudice dell’esecuzione aveva deciso il merito della questione sottoposta
alla sua cognizione, senza acquisire e valutare le dichiarazioni precedentemente
rese al magistrato di sorveglianza dal Rauche Perez Henriquez, con un
incontestabile pregiudizio delle sue prerogative difensive, legittimamente
esercitate nell’udienza camerale del 15/04/2014, rilevante nel caso di specie ai
sensi dell’art. 179 cod. proc. pen., conformemente alla giurisprudenza di questa
Corte che occorre ribadire (cfr. Sez. 2, n. 29602 del 27/06/2006, Scarcia, Rv.
235313).
2. Per queste ragioni processuali, l’ordinanza impugnata deve essere
annullata con rinvio alla Corte di appello di Roma, affinché provveda a un nuovo
esame.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Roma per un
nuovo esame.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 25 novembre 2015.

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