Furto In Abitazione – Cassazione Penale 22/06/2017 N° 31345

Furto in abitazione – Cassazione penale 22/06/2017 n° 31345 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: sezioni SSUU

Data: 22/06/2017

Numero: 31345

Testo completo della Sentenza Furto in abitazione – Cassazione penale 22/06/2017 n° 31345:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

ATTO D’APPELLO ex art. 593 c.p.p.

Ecc.ma Corte di Appello di Bologna

Il sottoscritto Avv. … del foro di … con studio in … alla via …, fax n. …, pec … .

propone appello

nell’interesse del sig. Tizio, nato a … il …, residente in …, alla via …, C.F. … imputato nel procedimento penale n. … R.G.N.R.

avverso tutti i capi

Indicazione del provvedimento impugnato – della sentenza n. …, del …, depositata in data … con la quale il Giudice monocratico presso il Tribunale di Modena, dott. …, condannava Tizio alla pena della reclusione di anni 3 mesi 2 di reclusione e alla multa di euro 500, per il reato ex art. 624 bis c.p., aggravato ai sensi dell’art. 625 co. 1 n. 2 c.p.

Motivi di ricorso –
per i seguenti MOTIVI

Riqualificazione del fatto ai sensi dell’art. 624 c.p.
Con il presente atto di appello questo difensore pone all’attenzione di codesta Ill.ma Corte di Appello come il Tribunale monocratico di Modena, nel pronunciare sentenza di condanna nei confronti del sig. Tizio, per l’ipotesi di furto in abitazione, sia incorso in un’errata interpretazione del dettato codicistico.

Tale affermazione, invero, prescinde da qualsiasi valutazione inerente la condotta materiale posta in essere dall’imputato poiché si fonda su una considerazione di diritto: l’impossibilità di ascrivere al sig. Tizio la responsabilità per il reato di cui all’art. 624 bis c.p.
Ed invero, la fattispecie in esame punisce chiunque si impossessi della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante l’introduzione in un edificio o in altro luogo destinato “in tutto o in parte a dimora o nelle pertinenze di essa”.
Occorre premettere che il sig. Tizio ha sottratto oggetti d’argenteria ed un telefono cellulare introducendosi, in orario notturno, nel “Ristorante Leone d’Oro”. In tale orario il locale risultava chiuso al pubblico e privo di personale al suo interno.
A parere di questo difensore occorre focalizzare l’attenzione sull’elemento specializzante della fattispecie introdotta dal legislatore dall’art. 2, comma 2, l. 26 marzo 2001, n. 108, ovvero la nozione di “privata dimora”.
In giurisprudenza si è lungamente discusso circa la configurabilità del reato di furto in abitazione qualora il soggetto attivo si introduce in locali commerciali ovvero adibiti allo svolgimento di un’attività lavorativa, sempre con esiti contrastanti, pervenendo a dilatazioni di significato che talvolta valicavano il limite dell’interpretazione estensiva. Invero, taluna giurisprudenza minoritaria è giunta a ricomprendere nell’alveo della nozione di privata dimora ogni luogo non pubblico che serva all’esplicazione di attività culturali, professionali e politiche (Cass. Sez. IV, n. 18810/03).

Argomentazione alla luce della pronuncia delle Sezioni Unite del 23 marzo 2017 – Le incertezze che permeavano l’applicabilità del reato di furto in abitazione sono peraltro state portate alla luce dalla V sezione della Corte di Cassazione, la quale con ordinanza n. 625/2017 ha posto all’attenzione delle Sezioni Unite il mancato raggiungimento di un’uniformità di interpretazione sul concetto di “privata dimora” in grado di unificare non solo l’applicazione dell’art. 624 bis c.p. ai vari casi concreti, bensì di tutte le fattispecie delittuose che richiamano tale requisito.
La Cassazione a Sezioni Unite ha recentemente stabilito, all’udienza del 23 marzo 2017, i canoni per qualificare un luogo, diverso dall’abitazione, quale luogo ove si svolgono atti di vita privata, stabilendo che si configura il reato ex art. 624 bis c.p. in tutti quei casi in cui il furto interessi un luogo, anche se in una struttura lavorativa o produttiva, che sia inaccessibile al pubblico o a terzi con autorizzazione del proprietario e in cui si svolgano in maniera costante o ripetitiva nel tempo atti di vita privata.

Conseguentemente, gli elementi richiesti dalla Corte al fine di qualificare un edificio come “privata dimora” sono: a) la non apertura al pubblico; b) il necessario consenso del titolare per l’accesso di terzi eventuali; c) lo svolgimento non occasionale di atti di vita privata.
Ne deriva che la fattispecie giunta all’esame del Giudice di primo grado non può essere inquadrata nell’ipotesi di furto in abitazione bensì deve essere ricondotta entro la fattispecie di furto semplice ex art. 624 c.p. per due ordini di ragioni.
In primo luogo la porzione di locale entro il quale il sig. Tizio si è abusivamente introdotto non è adibita, nemmeno occasionalmente, allo svolgimento di atti di vita privata poiché trattasi dell’area, antistante all’ingresso, dedita all’accoglienza dei clienti ed al successivo pagamento delle consumazioni.
Secondariamente il locale de quo rientra nella categoria dei luoghi privati ma aperti al pubblico, in cui un numero indistinto di persone può accedervi, anche con consenso del titolare, ma col solo intento di fruire di un servizio o di una prestazione.
Da qui, necessariamente, la richiesta di riforma nel senso della riqualificazione del fatto ai sensi dell’art. 624 c.p.

Minimo della pena
In via subordinata, in caso di rigetto dei precedenti motivi di impugnazione sopra formulati, si ritiene che la pena da irrogare, alla luce dei criteri dettati dall’art. 133 c.p.,. Tizio debba essere contenuta nell’ambito del minimo edittale previsto dal legislatore.

Conclusioni –

Per i motivi suesposti,

Si chiede che l’ecc.ma Corte di Appello adita, in riforma della sentenza impugnata,

Voglia, riqualificato il fatto riconducendolo all’ipotesi di cui all’art. 624 c.p., rideterminare la pena in senso favorevole all’imputato, nella misura minima;
in via subordinata, Voglia condannare l’imputato contenendo la pena nei minimi edittali.
Con osservanza.

…, lì …

Avv. … (firma)

Nomina del difensore e procura – Il sottoscritto Tizio, nato a …, il …, residente in …, via …, domiciliato ai fini del presente procedimento in …, via …, imputato nel procedimento penale n. …. RGNR e condannato con sentenza n. … del Tribunale di Modena, per i reati previsti e puniti dagli artt. 624 bis e 625, comma 1, n. 2, c.p.
nomina

difensore di fiducia l’Avv. …, del foro di …, con studio in …, via …, conferendogli ogni più ampia facoltà di legge, compresa quella di nominare sostituti processuali e farsi sostituire, ed espressamente ad impugnare la predetta sentenza.

Esprime il proprio consenso al trattamento dei dati personali ai sensi della L. n. 675/1996 e successive integrazioni e modificazioni.

…, li …

(Tizio)

per accettazione dell’incarico e autentica della firma

(Avv. …)

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine