Furto – Cassazione Penale 10/04/2017 N° 18089

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione IV

Data: 10/04/2017

Numero: 18089

Testo completo della Sentenza Furto – Cassazione Penale 10/04/2017 n° 18089:

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 18089 Anno 2017
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: DI SALVO EMANUELE
Data Udienza: 12/01/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
D’ELIA ALESSANDRO N. IL 26/09/1980
avverso la sentenza n. 1067/2015 CORTE APPELLO di TRIESTE, del
17/12/2015
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/01/2017 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. EMANUELE DI SALVO

RITENUTO IN FATTO
1. D’Elia Alessandro ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe
indicata, con la quale è stata confermata la pronuncia di condanna emessa in
primo grado, in ordine al reato di cui agli artt. 56- 624 bis cod. pen.
2. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, poiché l’unico
elemento di prova a carico dell’imputato è la testimonianza del Vuattolo, il quale
sostiene di aver visto il D’Elia frugare nelle tasche degli indumenti dei ragazzi
che erano in palestra, per un allenamento di basket, essendosi convinto che le
intenzioni del D’Elia erano delittuose, in quanto quest’ultimo era reduce da un
arresto, che aveva avuto un certo rilievo sui giornali locali. Il Vuattolo, infatti,
dalla posizione in cui si trovava non poteva vedere cosa stesse facendo il D’Elia,
che era entrato nella palestra soltanto per recarsi in bagno. E infatti l’operante di
polizia giudiziaria ha dichiarato di non aver verificato se dal punto in cui il
Vuattolo diceva di essersi fermato si potesse vedere all’interno degli spogliatoi.
2.1.Ad ogni modo la palestra di una scuola non è assimilabile a un luogo di
privata dimora, onde esula il reato di cui all’art. 624-bis cod. pen.
Ingiustificatamente, d’altronde, la Corte d’appello dà per scontato che l’imputato
fosse entrato in palestra appositamente per commettere il reato. Ricorre
pertanto esclusivamente il reato di furto semplice, improcedibile per mancanza di
querela.
2.2. La Corte d’appello ha erroneamente respinto la doglianza inerente alla
ravvisabilità dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 4 cod. pen, essendo del tutto
verosimile che negli zainetti dei ragazzi non fosse possibile rinvenire che beni di
scarso valore.
2.3. Le condizioni economiche e lo stato di tossicodipendenza del ricorrente
avrebbero inoltre giustificato un giudizio di bilanciamento delle circostanze in
termini di prevalenza delle attenuanti e una più favorevole dosimetria della pena.
Si chiede pertanto annullamento della sentenza impugnata.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.La doglianza formulata con il primo motivo di ricorso è infondata. Costituisce
infatti ius receptum, nella giurisprudenza della suprema Corte, il principio
secondo il quale, anche alla luce della novella del 2006, il controllo del giudice
di legittimità sui vizi della motivazione attiene pur sempre alla coerenza
strutturale della decisione, di cui saggia l’oggettiva “tenuta”, sotto il profilo
logico-argomentativo, e quindi l’accettabilità razionale, restando preclusa la
rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l’autonoma
adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti
(Cass., Sez. 3, n. 37006 del 27 -9-2006, Piras, Rv. 235508; Sez. 6 , n. 23528
del 6-6-2006, Bonifazi, Rv. 234155). Ne deriva che il giudice di legittimità, nel
momento del controllo della motivazione, non deve stabilire se la decisione di
merito proponga la migliore ricostruzione dei fatti né deve condividerne la
giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia
compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di
apprezzamento, atteso che l’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen non
consente alla Corte di cassazione una diversa interpretazione delle prove. In altri
termini, il giudice di legittimità, che è giudice della motivazione e dell’osservanza
della legge, non può divenire giudice del contenuto della prova, non
competendogli un controllo sul significato concreto di ciascun elemento
probatorio. Questo controllo è riservato al giudice di merito, essendo consentito
alla Corte regolatrice esclusivamente l’apprezzamento della logicità della
motivazione (cfr., ex plurimis, Cass., Sez. 3, n. 8570 del 14-1-2003, Rv.
223469; Sez. fer. , n. 36227 del 3-9-2004, Rinaldi; Sez. 5, n. 32688 del 5-
7-2004, Scarcella; Sez. 5, n.22771 del 15-4-2004, Antonelli).
1.1. Nel caso in disamina, l’impianto argomentativo a sostegno del decisum è
puntuale, coerente, privo di discrasie logiche, del tutto idoneo a rendere
intelligibile l’iter logico-giuridico seguito dal giudice e perciò a superare lo
scrutinio di legittimità, avendo i giudici di secondo grado preso in esame tutte
le deduzioni difensive ed essendo pervenuti alle loro conclusioni attraverso un
itinerario logico-giuridico in nessun modo censurabile, sotto il profilo della
razionalità, e sulla base di apprezzamenti di fatto non qualificabili in termini di
contraddittorietà o di manifesta illogicità e perciò insindacabili in questa sede.
Ciò si desume dalle considerazioni formulate dal giudice a quo alle pagine 6-7
della sentenza impugnata, in particolare laddove il giudice a quo ha posto in
rilievo l’attendibilità delle dichiarazioni del teste Vuattolo, che non aveva mai
visto l’imputato prima dei fatti e dunque non poteva essere animato da alcun
pregiudizio nei suoi confronti e che ha riferito di aver visto il D’Elia frugare nelle
tasche del giubbotto di suo figlio; la compatibilità dello stato dei luoghi
interessati dall’evento con quanto riferito dal Vuattolo, che ha precisato di aver
visto l’imputato all’interno del secondo spogliatoio, in quanto la porta era aperta;
l’inattendibilità della versione resa dal D’Elia, il quale non ha neppure ammesso
di essere entrato all’interno dello spogliatoio.
2. Nemmeno il secondo motivo di ricorso può essere accolto. Per luogo destinato
a privata dimora, nell’ottica delineata dalla norma incriminatrice di cui all’art.
624- bis cod. pen, deve infatti intendersi qualsiasi luogo, non pubblico, in cui
una persona si trattenga, in modo permanente oppure transitorio e contingente,
per compiere atti di vita privata o attività lavorative (Cass., Sez. 4, n. 20022 del
16-4-2008, Rv. 239980). Integra, pertanto, come correttamente evidenziato dal
giudice a quo, gli estremi del reato in esame il fatto commesso nello spogliatoio
di un circolo sportivo (Cass., Sez. 5, n. 12180 del 1011-2014, Rv. 262815). Il
che è agevolmente comprensibile, ove si consideri che gli utenti, recandosi nei
locali di una palestra, per effettuare attività sportiva, lasciano negli spogliatoi i
propri abiti e i propri effetti personali.
3. Anche il terzo motivo di ricorso è infondato. Per la sussistenza dell’attenuante
di cui all’art. 62 n. 4 cod. pen, occorre infatti che il danno patrimoniale sia, in
concreto, particolarmente tenue (Cass., Sez. 5, n. 43342 del 19-10-2005).
Occorre, al riguardo, tener conto, oltre che del valore in sé della cosa sottratta,
anche del pregiudizio complessivamente arrecato con l’azione criminosa,
valutando gli ulteriori danni subiti dalla persona offesa (Cass., Sez. 2, n. 3576
del 23-10-2013, Rv. 260021, che, in riferimento alla targa di un veicolo, ha
escluso l’attenuante in ragione delle spese sostenute dalla persona offesa per il
rilascio di una nuova targa, di nuova documentazione e di un nuovo tagliando
assicurativo; Cass., Sez. 5, n. 24003 del 14-1-2014, Rv. 260201, che ha escluso
la ravvisabilità dell’attenuante nel caso di furto di una borsa contenente le chiavi
di casa). La predetta circostanza è applicabile anche al delitto tentato, allorchè
sia possibile stabilire con certezza, sulla base delle modalità del fatto, che, se il
reato fosse stato portato a compimento, il danno patrimoniale, per la persona
offesa, sarebbe stato di particolare tenuità (Sez U., n. 28243 del 28-3-2013,
Zonni, Rv. 255528). Ciò che non è dato riscontrare nel caso in esame, non
risultando dalla motivazione della sentenza impugnata alcun elemento per
stabilire il valore dei beni custoditi nello spogliatoio della palestra e costituendo,
d’altronde, massima di esperienza, come evidenziato dal giudice a quo, che gli
utenti lascino in loco anche portafogli, documenti, chiavi di casa, orologi ed altri
beni di un certo valore.
4. Le determinazioni del giudice di merito in ordine al giudizio di valenza e, più in
generale, al trattamento sanzionatorio sono insindacabili in cassazione ove siano
sorrette da motivazione esente da vizi logico-giuridici. Nel caso di specie, la
motivazione della sentenza impugnata è senz’altro da ritenersi adeguata, avendo
la Corte territoriale fatto riferimento ai precedenti penali specifici da cui è
gravato l’imputato.
5.11 ricorso va dunque rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali.

PQM
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 12-1-2017.

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