Fuga E Mancato Soccorso – Cassazione Penale 10/03/2017 N° 11751

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 10/03/2017

Numero: 11751

Testo completo della Sentenza fuga e mancato soccorso – Cassazione penale 10/03/2017 n° 11751:

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Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 14 febbraio – 10 marzo
2017, n. 11751
Presidente Ciampi – Relatore Serrao
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
1. La Corte di Appello di Bologna ha confermato la sentenza emessa dal
Tribunale di Modena, che aveva condannato P.A. per il reato di cui all’art. 189,
comma 6, d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, commesso in (omissis) alla pena
sospesa di mesi dieci di reclusione.
2. P.A. ricorre per cassazione censurando la sentenza impugnata per i seguenti
motivi:
a) con un primo motivo deduce manifesta illogicità della motivazione in
relazione all’elemento soggettivo del dolo eventuale. Il ricorrente ritiene che
sia illogico affermare che l’imputato si sia fermato dopo l’impatto ed al
contempo pronunciarne la condanna, posto che il reato si sostanzia nella
condotta di colui che si allontana repentinamente allo scopo di impedire
l’identificazione del veicolo mediante annotazione del numero di targa;
diversamente, egli aveva fatto cenno all’altro conducente che si sarebbe
fermato più avanti per non recare intralcio alla circolazione e si era allontanato
non vedendolo sopraggiungere. Difetta il dolo, anche eventuale, del reato in
mancanza di prova della consapevolezza da parte del ricorrente di aver
provocato lesioni alle persone;
b) con un secondo motivo deduce mancanza di motivazione in ordine alla
richiesta derubricazione del fatto nella sanzione amministrativa prevista
dall’art. 189, comma 5, cod. strada. La non particolare violenza dell’urto, la
velocità ridotta del sinistro e l’assenza di lesioni in capo all’altro conducente
rendevano difficoltoso per il ricorrente ipotizzare che si fossero verificate
lesioni a persone ed avrebbero imposto la derubricazione del fatto nella
suindicata ipotesi di illecito amministrativo.
3. All’odierna udienza la parte civile F.A. ha concluso per l’inammissibilità del
ricorso.
4. Le argomentazioni svolte in entrambi i motivi di ricorso sono infondate. Le
censure non sembrano tenere conto della differente oggettività giuridica
dell’ipotesi di reato in esame rispetto a quella prevista dall’art. 189, comma 7,
cod. strada, essendo la previsione dell’art. 189, comma 6, cod. strada
finalizzata a garantire l’identificazione dei soggetti coinvolti nell’investimento e
la ricostruzione delle modalità del sinistro, mentre la previsione di cui all’art.
189, comma 7, cod. strada è finalizzata a garantire che le persone ferite non
rimangano prive della necessaria assistenza (Sez. 4, n. 3783 del 10/10/2014,
dep. 2015, Balboni, Rv. 26194501; Sez. 4, n.6306 del 15/01/2008, Grosso,
Rv. 23903801).
5. La Corte territoriale ha fornito congrua replica a tutte le doglianze difensive.
Con riguardo alla condotta tipica del reato, ha ritenuto ininfluente la breve
sosta di colui che si allontani senza avere fornito le sue generalità; con
riferimento all’elemento soggettivo del reato, ha rimarcato che l’urto tra i
veicoli non era stato di minima entità e fosse, anzi, tale da provocare probabili
danni alle persone, essendo a tal fine irrilevante che i sintomi delle lesioni non
si fossero manifestati nell’immediatezza.
5.1. Si tratta di motivazione non manifestamente illogica ed implicitamente
idonea a confutare la qualificazione del fatto in termini di illecito
amministrativo. L’art. 189 cod. strada descrive il comportamento che l’utente
della strada deve tenere nel caso di sinistro comunque riconducibile al suo
comportamento di guida, stabilendo una serie di obblighi tra i quali, per quanto
qui interessa, l’obbligo di fermarsi, correlando alla violazione di tale obbligo la
sanzione penale nell’ipotesi in cui dall’incidente sia derivato danno alle
persone. Il bene giuridico tutelato dalla norma attiene alla necessità di
accertare le modalità del sinistro e di identificare coloro che ne siano coinvolti,
conseguentemente ritenendosi idonea ad integrare il reato anche la condotta di
chi effettui sul luogo del sinistro una sosta momentanea, senza consentire la
propria identificazione, né quella del veicolo, dovendo la sosta durare per tutto
il tempo necessario all’espletamento delle prime attività di indagine (Sez. 4, n.
9128 del 2/02/2012, Boffa, Rv.252734; Sez. 4, n. 6306 del 15/01/2008,
Grosso, Rv. 239038; Sez. 4, n.20235 del 25/01/2001, Mischiatti, Rv. 234581).
5.2. Secondo la giurisprudenza della Corte di legittimità, l’elemento soggettivo
del reato previsto dall’art. 189, comma 6, cod. strada è integrato anche in
presenza del dolo eventuale, ravvisabile in capo all’utente della strada il quale,
in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento ed avente
connotazioni tali da evidenziare in termini di immediatezza la concreta
eventualità che dall’incidente sia derivato danno alle persone, non ottemperi
all’obbligo di fermarsi. In altre parole, per la punibilità è necessario che ogni
componente del fatto tipico (segnatamente il verificarsi di un sinistro idoneo ad
arrecare danno alle persone, collegabile al comportamento dell’agente) sia
conosciuta e voluta dall’agente. A tal fine, è però sufficiente anche il dolo
eventuale, che si configura normalmente in relazione all’elemento volitivo, ma
che può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente
consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza
dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso il
rischio: ciò significa che, rispetto alla verificazione del danno alle persone
eziologicamente collegato all’incidente, è sufficiente che, per le modalità di
verificazione di questo e per le complessive circostanze della vicenda, l’agente
si si sia confrontato con la specifica categoria di evento che si è verificata nella
fattispecie concreta aderendo psicologicamente ad essa (Sez. U, n. 38343 del
24/04/2014, Espenhahn, Rv. 26110501; Sez.4, n.17220 del 06/03/2012,
Turcan, Rv. 252374; Sez. 6, n.21414 del 16/02/2010, Casule, Rv. 247369).
5.3. Le circostanze di fatto ritenute accertate dai giudici del merito (pag.3)
rendono del tutto logica la motivazione, laddove si è dedotto dalla dinamica del
sinistro che l’imputato avrebbe potuto ragionevolmente ipotizzare la
sussistenza di un danno fisico al conducente del veicolo antagonista, dunque
che l’agente non si sarebbe trattenuto dalla condotta illecita neppure se avesse
avuto contezza della sicura verificazione dell’evento. Non è, in tale prospettiva,
rilevante ai fini della configurazione dell’elemento soggettivo del reato il fatto
che la natura e la consistenza del danno alla persona siano stati accertati solo
in un secondo momento (Sez. 4, n. 5510 del 12/12/2012, dep. 2013, Meta,
Rv. 254667).
6. Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato; al rigetto segue, ai sensi
dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali, nonché al rimborso delle spese sostenute dalla costituita
parte civile F.A. , liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali,
nonché alla rifusione delle spese sostenute dalla costituita parte civile che
liquida in complessivi Euro 2.500,00 oltre accessori come per legge.

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