Falsità In Atti – Cassazione Penale 07/09/2017 N° 40839

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 07/09/2017

Numero: 40839

Testo completo della Sentenza Falsità in atti – Cassazione penale 07/09/2017 n° 40839:

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Penale Sent. Sez. 5 Num. 40839 Anno 2017
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: MORELLI FRANCESCA
Data Udienza: 06/07/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MAVERNA FRANCO nato il 17/01/1945 a MILANO
avverso la sentenza del 20/10/2016 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere FRANCESCA MORELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIO MARIA
STEFANO PINELLI
che ha concluso per
Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore
Il difensore presente chiede l’accoglimento del ricorso
– a questo punto, alle ore 10.35, l’udienza viene sospesa brevemente.
Alle ore 11.00 si riprende l’udienza.

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di Bologna ha parzialmente
riformato la sentenza del Giudice dell’Udienza preliminare di Parma, che aveva
condannato Maverna Franco in quanto responsabile dei delitti di cui agli artt. 495,
469, 485 c.p. in forma continuata, assolvendolo da quest’ultimo addebito per essere
il fatto non più previsto come reato e rideterminando la pena in ordine al residuo
reato di false dichiarazioni sulla propria identità personale.
1.1. E’ fatto carico a Maverna di avere, in più occasioni, falsamente dichiarato al
Giudice di Pace di Parma, nel verbale di asseveramento di perizia tecnica, di essere
un ingegnere iscritto all’Albo, circostanza non vera.
La Corte d’Appello, pur ammettendo che l’imputato potesse non avere
esplicitamente dichiarato, nell’ambito dei verbali di giuramento, di essere un
ingegnere iscritto all’Albo, ritiene che comunque l’asseverazione non potesse essere
disgiunta rispetto al testo da asseverare, vale a dire la perizia che, almeno
apparentemente, risultava essere redatta da un ingegnere.
2. Propone ricorso il difensore di fiducia censurando la motivazione della sentenza
laddove ha ritenuto rilevante, ai fini di integrare la fattispecie di cui all’art. 495 c.p.,
una dichiarazione “implicita” sulle proprie qualità personali e senza che dette qualità
costituiscano presupposto necessario della dichiarazione resa al pubblico ufficiale,
nel nostro caso l’asseverazione.
Si osserva, infatti, che l’imputato era stato assolto dall’addebito di esercizio abusivo
della professione in quanto si era escluso che le attività in favore del Giudice di Pace
fossero di esclusiva pertinenza degli ingegneri iscritti all’Albo.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
La Corte d’Appello parte da un presupposto corretto e conforme ai criteri
interpretativi dettati dalla giurisprudenza di legittimità: quello per cui il reato di false
dichiarazioni sulla identità o sulle qualità personali proprie o altrui può configurarsi
anche in presenza di dichiarazioni implicite
( in tal senso Sez. 3, n. 30862 del 14/05/2015 Rv. 264329 ).
Tuttavia, così come enunciato nella motivazione della sentenza citata, è necessario
tenere in adeguata considerazione la natura “formale” del reato di cui all’art. 496
c.p., sicchè la possibilità che una dichiarazione “implicita” integri la previsione in
oggetto deve essere circoscritta, onde non violare il principio di legalità di cui all’art.
25 Cost., al solo caso in cui il possesso di determinate qualità personali sia
presupposto necessario della espressa dichiarazione resa al pubblico ufficiale, con un
passaggio logico analogo a quello già evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità
con riguardo al reato di falsità ideologica in atto pubblico, laddove si è detto che
l’ambito attestativo di un atto pubblico non è circoscritto alla sua formulazione
espressa, ma si estende anche alle attestazioni implicite, tutte le volte in cui una
determinata attività del pubblico ufficiale, non menzionata nell’atto, costituisce
indefettibile presupposto di fatto o condizione normativa della attestazione espressa
(Sez. 5, n. 7718 del 13/01/2009, Rv. 242569)
1.1. Nel caso che ci occupa, non risulta che nei verbali di asseverazione delle
perizie, nel declinare le proprie generalità, il ricorrente si sia qualificato come
ingegnere e, d’altro canto, si è escluso che quelle perizie presupponessero
necessariamente il possesso della qualifica di ingegnere abilitato, sicché, per le
ragioni sopra ricordate, appare illegittimo il ricorso, da parte dei giudici di merito,
alla nozione di “dichiarazione implicita”.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.
Così deciso il 6 luglio 2017

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