Fallimento – Cassazione Penale 14/09/2017 N° 41796

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione feriale

Data: 14/09/2017

Numero: 41796

Testo completo della Sentenza Fallimento – Cassazione penale 14/09/2017 n° 41796:

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Sentenza 14 settembre 2017, n. 41796
Data udienza 22 agosto 2017

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE FERIALE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAVANI Piero – Presidente

Dott. ACETO Aldo – Consigliere

Dott. SCALIA Laura – Consigliere

Dott. SGADARI Giuseppe – Consigliere

Dott. CENTONZE Alessandro – rel. Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
1) (OMISSIS), nato il (OMISSIS);
Avverso la sentenza n. 492/2015 emessa il 22/02/2017 dalla Corte di appello di Bari;
Udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. CENTONZE Alessandro;
Udito il Procuratore generale, in persona del Dott. CANEVELLI Paolo, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
Udito per la parte civile l’avv. (OMISSIS);
Udito per il ricorrente l’avv. (OMISSIS).

RILEVATO IN FATTO
1. Con sentenza emessa il 12/06/2014 il Tribunale di Trani giudicava (OMISSIS) colpevole dei reati di bancarotta semplice e fraudolenta, commessi nella qualita’ di rappresentante legale della societa’ (OMISSIS) s.r.l., condannandolo – esclusa la continuazione, riconosciuta l’aggravante di cui alla L. Fall., articolo 219, comma 2, n. 1, e concesse le attenuanti generiche ritenute equivalenti alle contestate aggravanti – alla pena di anni tre di reclusione.
2. Con sentenza emessa il 22/02/2017 la Corte di appello di Bari, pronunciandosi sull’impugnazione proposta dall’imputato, confermava la decisione appellata, condannando l’appellante al pagamento delle ulteriori spese processuali.
3. Da entrambe le sentenze di merito, pienamente convergenti, sia sotto il profilo della responsabilita’ dell’imputato sia sotto il profilo del trattamento sanzionatorio applicato, emergeva che il (OMISSIS), nella qualita’ di rappresentante legale della societa’ (OMISSIS) s.r.l., dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Trani del (OMISSIS), commetteva le attivita’ di bancarotta oggetto di contestazione, dissipando le risorse economiche della sua azienda e tenendo le scritture contabili obbligatorie in maniera irregolare e incompleta.
Secondo i Giudici di merito, il depauperamento patrimoniale della societa’ (OMISSIS) s.r.l. si concretizzava per effetto di una scelta preordinata del (OMISSIS) che, nell’ultimo biennio di attivita’ della sua impresa, compreso tra il 2008 e il 2009, perseguiva una politica aziendale finalizzata a eseguire sottocosto o in perdita le opere edilizie relative ai contratti di appalto e subappalto che si era aggiudicato. Tale ricostruzione delle operazioni economiche eseguite dal (OMISSIS) veniva compiuta sulla base delle conclusioni alle quali perveniva il consulente tecnico del pubblico ministero, Dott. (OMISSIS), che non consentivano di ipotizzare alcun errore di valutazione imprenditoriale in capo all’imputato.
Si evidenziava, al contempo, che il (OMISSIS), a far data dal 23/03/2007, era il titolare di tutte le quote sociali della societa’ (OMISSIS) s.r.l., in conseguenza dell’acquisto del capitale sociale residuo dell’azienda da parte dei precedenti soci (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS).
In tale ambito, l’assenza di elementi giustificativi della condotta dissipativa posta in essere dal (OMISSIS) si traeva dall’andamento di due operazioni imprenditoriali, costituite dalla risoluzione contrattuale dei lavori di restauro e risanamento conservativo del canale (OMISSIS) eseguita il 31/12/2008, nonche’ dalla risoluzione contrattuale dei lavori di realizzazione di un capannone industriale eseguita nella presumibile data del 19/02/2008.
A fronte della perdita di guadagni derivanti da tali risoluzioni contrattuali, sulla scorta delle verifiche contabili eseguite dal dott. (OMISSIS), si evidenziavano i contratti, regolarmente conclusi dalla ditta del (OMISSIS), la cui esecuzione si rivelava scarsamente proficua per la sua azienda. Tra questi, si richiamavano i contratti conclusi con la societa’ (OMISSIS) s.a.s., con la (OMISSIS) s.a.s. e con la societa’ (OMISSIS).
Parimenti dimostrata si riteneva la bancarotta semplice ascritta al (OMISSIS), conseguente al fatto che l’imputato teneva le scritture contabili della sua impresa in maniera irregolare e incompleta, come attestato nella relazione del consulente tecnico del pubblico ministero che si e’ richiamata, non riportando nel libro degli inventari la consistenza analitica delle rimanenze e delle immobilizzazioni collegate all’attivita’ imprenditoriale svolta dal ricorrente, cosi’ come contestatogli ai sensi della L. Fall., articolo 217.
Sulla scorta di una tale ricostruzione degli accadimenti criminosi il (OMISSIS) veniva condannato alle pene di cui in premessa.
4. Avverso la sentenza di appello il ricorrente, a mezzo dell’avv. (OMISSIS), ricorreva per cassazione, deducendo sei motivi di ricorso.
Con il primo motivo si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione, in riferimento agli articoli 192 e 546 c.p.p., L. Fall., articoli 216 e 223, conseguenti al fatto che la decisione in esame risultava sprovvista di un percorso argomentativo che desse esaustivamente conto, limitatamente alla bancarotta patrimoniale, degli elementi probatori necessari alla configurazione dell’ipotesi di reato contestata, rispetto alla quale la risoluzione dei contratti di appalto stipulati dalla ditta dell’imputato era priva di rilievo processuale.
Con il secondo motivo si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione, in riferimento agli articoli 192, 530 e 546 c.p.p., conseguenti al fatto che la decisione impugnata non teneva conto delle prove dichiarative acquisite su impulso della difesa del (OMISSIS) – tra le quali rilievo decisivo doveva essere attribuita alla deposizione resa dall’ing. (OMISSIS) – che consentivano di ricostruire le operazioni imprenditoriali censurate dai Giudici di merito e le ragioni che le giustificavano.
Con il terzo motivo si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione, in riferimento all’articolo 546 c.p.p., lettera e), L.F. , articoli 216, 223 e 224, conseguenti al fatto che il provvedimento in esame risultava sprovvisto di un percorso argomentativo che desse esaustivamente conto, limitatamente alla bancarotta fraudolenta per dissipazione, della rilevanza delle operazioni imprenditoriali censurate nei sottostanti giudizi, attribuendo rilievo decisivo alla risoluzione dei contratti stipulati dalla ditta dell’imputato e non valutando contestualmente i contratti portati a termine dall’impresa medesima, indispensabili per valutare la condotta illecite del (OMISSIS).
Con il quarto motivo si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione, in riferimento agli articoli 42 e 43 c.p., L. Fall., articoli 216, 223 e 224, conseguenti al fatto che la sentenza impugnata risultava sprovvista di un percorso argomentativo che desse esaustivamente conto, limitatamente alla bancarotta semplice, degli elementi probatori acquisiti, sotto il profilo dell’elemento soggettivo, che si riteneva insussistente alla luce delle conclusioni del consulente tecnico del pubblico ministero, Dott. (OMISSIS), che evidenziava come i proventi delle attivita’ imprenditoriali del (OMISSIS) erano destinati al pagamento dei creditori.
Con il quinto motivo si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione, in riferimento all’articolo 546 c.p.p., lettera e), e L. Fall., articolo 217, conseguenti al fatto che la decisione in esame risultava sprovvista di un percorso argomentativo che desse esaustivamente conto della configurazione della bancarotta documentale semplice, rispetto alla quale il compendio probatorio non consentiva di ipotizzare alcun atteggiamento del (OMISSIS) preordinato a eludere i controlli contabili previsti dalla legge, anche in considerazione del fatto che il Dott. (OMISSIS) ricostruiva integralmente l’attivita’ imprenditoriale del ricorrente.
Con il sesto motivo si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione del provvedimento impugnato, in riferimento all’articolo 546 c.p.p. e L. Fall., articolo 219, conseguenti al fatto che la decisione in esame risultava sprovvista di un percorso argomentativo che desse esaustivamente conto del percorso dosimetrico seguito, che veniva censurato sia sotto il profilo del riconoscimento del danno di rilevante gravita’, sia sotto il profilo del giudizio di equivalenza effettuato tra le attenuanti generiche e le contestate aggravanti.
Queste ragioni imponevano l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Osserva preliminarmente il Collegio che il ricorso proposto da (OMISSIS) e’ fondato limitatamente alla violazione della L. Fall., articolo 216, comma 1, n. 1; mentre, deve essere dichiarato inammissibile relativamente alla bancarotta semplice, contestagli ai sensi della L. Fall., articolo 217, comma 2.
2. Tanto premesso, occorre innanzitutto soffermarsi sulle censure proposte dalla difesa del (OMISSIS) in relazione alla bancarotta semplice, nell’ambito del quarto e del quinto motivo del ricorso in esame, che si ritengono manifestamente infondate.
Con tali doglianze si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione del provvedimento impugnato, conseguenti al fatto che la decisione in esame non dava esaustivamente conto degli elementi costitutivi della bancarotta documentale semplice, cosi’ come contestata al (OMISSIS) ai sensi della L. Fall., articolo 217, comma 2, la cui sussistenza doveva ritenersi smentita dalle emergenze probatorie, sulla base delle quali si riusciva a ricostruire integralmente l’attivita’ imprenditoriale del ricorrente quale rappresentante legale della societa’ (OMISSIS) s.r.l..
Tali censure appaiono manifestamente infondate, atteso che, sulla configurazione della bancarotta semplice, il percorso argomentativo seguito nella sentenza impugnata, al contrario di quanto affermato dalla difesa del (OMISSIS), risulta ineccepibile e corroborato dalle risultanze processuali, che impongono di ritenere sussistenti gli elementi costitutivi dell’ipotesi di reato oggetto di contestazione.
Deve, innanzitutto, ritenersi smentito dalle risultanze processuali l’assunto difensivo secondo cui il consulente tecnico del pubblico ministero – il Dott. (OMISSIS) – riusciva a ricostruire integralmente la situazione contabile della societa’ (OMISSIS) s.r.l., costituendo un dato probatorio incontroverso quello secondo cui, nel libro degli inventari della ditta dell’imputato, non erano state annotate le rimanenze finali e le immobilizzazioni, come evidenziato dallo stesso consulente tecnico nel corso della deposizione resa all’udienza del 09/10/2013.
In questa cornice, prive di pregio appaiono le deduzioni difensive relative alle verifiche eseguite dal Dott. (OMISSIS), atteso che l’irregolare e l’incompleta tenuta delle scritture contabili, peraltro nemmeno contestate dalla difesa del ricorrente, integrano il reato di bancarotta documentale semplice di cui alla L. Fall., articolo 217, comma 2, come costantemente affermato da questa Corte (Sez, 5, n. 24297 dell’11/03/2015, Cutrera, Rv. 265138; Sez. 5, n. 32586 del 10/07/2007, Di Popolo, Rv. 237105).
Nel caso in esame, tali irregolarita’ sono incontrovertibili discendendo dall’inosservanza delle prescrizioni di cui all’articolo 2217 c.c. e Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, articolo 15, conseguenti al fatto che il libro degli inventari depositato presso la sede della societa’ (OMISSIS) s.r.l. non riportava, come si e’ detto, la consistenza analitica delle rimanenze finali e delle immobilizzazioni della ditta sottoposta a verifica.
Ne puo’ rilevare, in senso contrario, l’atteggiamento tenuto dal (OMISSIS), non essendo dubitabile che la condotta contestata all’imputato e’ configurabile sia nell’ipotesi in cui l’agente ometta di tenere le scritture contabili nel rispetto delle prescrizioni normative in modo consapevole sia nelle ipotesi in cui l’obbligato si sottragga ai doveri contabili impostigli normativamente per negligenza o anche solo per ignoranza. Sul punto, non si puo’ che richiamare la giurisprudenza consolidata di questa Corte, secondo cui: “Ai fini dell’integrazione della bancarotta semplice (L. Fall., articolo 217, comma 2), l’elemento soggettivo puo’ indifferentemente essere costituito dal dolo o dalla colpa, che sono ravvisabili quando l’agente ometta, con coscienza e volonta’ o per semplice negligenza, di tenere le scritture, mentre per la bancarotta fraudolenta documentale prevista dalla L. Fall., articolo 216, comma 1, n. 2, l’elemento psicologico deve essere individuato nel dolo generico, costituito dalla coscienza e volonta’ della irregolare tenuta delle scritture con la consapevolezza che cio’ renda impossibile la ricostruzione delle vicende del patrimonio dell’imprenditore” (Sez. 5, n. 06/10/2011, Barbieri, Rv. 251709).
Ne discende che l’esito delle verifiche eseguite dal Dott. (OMISSIS), sotto il profilo dell’elemento soggettivo, appaiono irrilevanti rispetto alla ricorrenza del reato di bancarotta documentale semplice contestato al (OMISSIS), per la cui configurazione e’ sufficiente che l’imprenditore sottoposto a controllo non abbia tenuto o abbia conservati in modo irregolare, analogamente a quanto riscontrabile nel caso in esame, i libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge.
Appaiono, pertanto, pienamente condivisibili le conclusioni alle quali giungeva la Corte territoriale barese, laddove, nel passaggio motivazionale esplicitato a pagina 6 della sentenza impugnata, osservava che il reato contestato al ricorrente “consiste nel mero inadempimento di un precetto formale, integrando un reato di mera condotta, che si realizza anche qualora in concreto non si verifichi danno per i creditori”.
Queste considerazioni impongono di ritenere inammissibili le doglianze in esame.
3. Appare, viceversa, meritevole di accoglimento la doglianza relativa alla configurazione della L. Fall., articolo 216, comma 1, n. 1, proposta quale terzo motivo del ricorso introduttivo del presente procedimento, cui si correlano le censure proposte nell’ambito dei primi due motivi di ricorso, riguardanti il percorso probatorio attraverso il quale si riteneva dimostrata la bancarotta fraudolenta per dissipazione contestata al (OMISSIS).
Osserva, in proposito, il Collegio che costituisce un dato ermeneutico incontroverso quello secondo cui la bancarotta fraudolenta per dissipazione richiede, sotto il profilo oggettivo, l’incoerenza assoluta, nella prospettiva delle esigenze dell’impresa, delle operazioni poste in essere e, sotto il profilo soggettivo, la consapevolezza dell’autore della condotta di diminuire il patrimonio della stessa per scopi del tutto estranei agli interessi aziendali (Sez. 5, n. 5317 del 17/09/2014, dep. 2015, Franzoni, Rv. 262226; Sez. 5, n. 47040 del 19/10/2010, dep. 2011, Presutti, Rv. 251218).
Ricostruita in questi termini la cornice ermeneutica nella quale inserire l’ipotesi di reato contestata al (OMISSIS), deve rilevarsi che su nessuno dei due elementi costitutivi della bancarotta fraudolenta per dissipazione il percorso motivazionale esplicitato dalla Corte territoriale barese appare soddisfacente, limitandosi a richiamare, in termini assertivi, le conclusioni del consulente tecnico del pubblico ministero, senza enucleare, sulla base delle stesse, le ragioni che impongono di ritenere le operazioni imprenditoriali censurate assolutamente incoerenti e il ricorrente consapevole di tale incoerenza.
Alle conclusioni del Dott. (OMISSIS), peraltro, si richiamava espressamente la sola sentenza di primo grado che, nel passaggio motivazionale esplicitato a pagina 6, osservava che, secondo il consulente tecnico, il (OMISSIS), aveva “deliberatamente realizzato ricavi di gran lunga inferiori ai costi sostenuti, afferenti alla esecuzione dei contratti di appalto o subappalto acquisiti, cosi’ dissipando il patrimonio societario”.
Occorreva, invero, che sulle due operazioni imprenditoriali ritenute sintomatiche dell’attivita’ di dissipazione patrimoniale posta in essere dal ricorrente – concretizzatasi nella risoluzione contrattuale dei lavori di restauro e risanamento conservativo del canale (OMISSIS) eseguita il 31/12/2008 e dei lavori di realizzazione di un capannone industriale eseguita nella presumibile data del 19/02/2008 – si enucleassero gli elementi di giudizio idonei a ritenere la condotta del (OMISSIS) connotata da incoerenza assoluta rispetto alle strategie imprenditoriali perseguite dalla societa’ (OMISSIS) s.r.l. In tale ambito, senza effettuare alcuna ricognizione dell’andamento delle due operazioni contrattuali e del contesto imprenditoriale nel quale venivano realizzate, ci si limitava a indicare il valore complessivo dei due contratti di appalto, quantificato in 1.092.464,00 Euro per quello relativo al canale (OMISSIS) e in 1.700.000,00 Euro per quello relativo al capannone industriale.
Ne discende che, nella sentenza impugnata, non veniva effettuata alcuna analisi del rapporto tra costi e ricavi delle due operazioni contrattuali, alla luce della situazione di crisi imprenditoriale che viveva, nell’arco temporale in contestazione, l’impresa edile del (OMISSIS) e delle strategie aziendali perseguite dalla ditta del ricorrente; disamina, questa, preliminare e indispensabile per affermare l’incoerenza assoluta della risoluzione dei due contratti oggetto di vaglio.
Rispetto a tali decisivi profili valutativi i richiami agli esiti degli accertamenti contabili svolti dal Dott. (OMISSIS), espressi nei termini sintetici che si sono richiamati, appaiono privi di pregio processuale, atteso che nulla si dice in proposito sugli elementi di giudizio sulla base dei quali, tenuto conto dell’andamento delle due operazioni contrattuali, la condotta del (OMISSIS) doveva ritenersi non conferente rispetto alle strategie imprenditoriali della sua azienda e distonica rispetto agli interessi aziendali della ditta medesima. Accertamento, quest’ultimo, che costituisce la piattaforma indispensabile per la formulazione di un giudizio di responsabilita’ nei confronti del ricorrente, non essendo dubitabile che il reato di bancarotta fraudolenta per dissipazione presuppone uno sperpero del patrimonio aziendale per finalita’ del tutto estranee all’impresa, per verificare le quali occorreva preliminarmente individuare le dinamiche imprenditoriali nell’ambito delle quali le due operazioni contrattuali censurate si inserivano sia cronologicamente sia economicamente (Sez. 5, n. 5317 del 17/09/2014, Franzoni, cit.).
Occorre, pertanto, ribadire che i richiami alle verifiche contabili eseguite dal Dott. (OMISSIS) – cui ci si riferiva diffusamente ma assertivamente nei giudizi di merito – appaiono privi di collegamento con le dinamiche imprenditoriali proprie della societa’ (OMISSIS) s.r.l., in riferimento alle quali le due operazioni contrattuali sopra richiamate, anche ad ammettere il loro esito economicamente improficuo, apparivano connotate da assoluta incoerenza.
Ne deriva che la mancata individuazione di una destinazione delle risorse aziendali collegate alle due operazioni contrattuali censurate a scopi estranei alla condizione dell’impresa del (OMISSIS) non consente, sulla base del percorso motivazionale esplicitato dalla Corte territoriale barese, di ritenere ricorrenti gli elementi costitutivi indispensabili alla configurazione della bancarotta fraudolenta per dissipazione oggetto di contestazione (Sez. 5, n. 47040 del 19/10/2010, dep. 2011, Presutti, cit.).
In questa cornice, appaiono inconferenti rispetto all’ineludibile accertamento dell’incoerenza assoluta delle operazioni imprenditoriali del (OMISSIS), le affermazioni espresse dalla Corte di appello di Bari, nel passaggio motivazionale esplicitato a pagina 5, secondo cui tali comportamenti “non possono essere considerati razionali ne’ in qualche modo rientrare in alcuna sana e accettabile logica imprenditoriale (…)”.
Su tali indispensabili profili valutativi la Corte di appello di Bari dovra’ nuovamente confrontarsi, enucleando, sulla base di una compiuta disamina del compendio probatorio acquisito nei sottostanti giudizi, censurato nell’ambito dei primi due motivi del ricorso, la ricorrenza dei presupposti, oggettivi e soggettivi, indispensabili alla configurazione della bancarotta fraudolenta per dissipazione contestata al (OMISSIS).
3.1. In questa cornice processuale, la Corte territoriale di rinvio dovra’ rivalutare gli esiti della consulenza tecnica svolta nel corso delle indagini preliminari dal Dott. (OMISSIS), nei termini che si sono esposti nel paragrafo precedente, correlandoli alle ulteriori emergenze probatorie, tra le quali peculiare rilievo deve essere attribuito alla deposizione dell’ing. (OMISSIS) – che era il coordinatore tecnico della societa’ (OMISSIS) s.r.l. – sulla quale la sentenza impugnata ometteva di soffermarsi adeguatamente, a fronte dell’importanza del ruolo aziendale rivestito dal teste in questione.
Osserva, in proposito, il Collegio che le dichiarazioni rese dall’ing. (OMISSIS), tenuto conto della sua peculiare posizione professionale, apparivano indispensabili per inquadrare le condotte del (OMISSIS) nel contesto delle strategie imprenditoriali perseguite dalla societa’ (OMISSIS) s.r.l. nell’arco temporale compreso tra il 2008 e il 2009, rendendo, anche sotto questo ulteriore profilo, lacunoso il percorso motivazionale seguito dalla Corte di appello di Bari per affermare la colpevolezza dell’imputato, nei termini censurati con i primi due motivi del ricorso introduttivo del presente procedimento.
4. Resta assorbita nelle doglianze oggetto di accoglimento la residua censura, proposta quale sesto motivo di ricorso e riguardante il trattamento sanzionatorio irrogato al (OMISSIS), postulando il vaglio di tale doglianza la compiuta ricognizione delle condotte di bancarotta ascritte al ricorrente, su cui, per le ragioni esposte nei paragrafi precedenti, si dovra’ soffermare ulteriormente la Corte territoriale di rinvio nel rispetto dei principi di diritto che si sono enunciati.
5. Per queste ragioni, occorre conclusivamente annullare la sentenza impugnata, limitatamente alla violazione della L. Fall., articolo 216, comma 1, n. 1, con il conseguente rinvio per nuovo esame ad altra Sezione della Corte di appello di Bari.
Il ricorso proposto nell’interesse del (OMISSIS), nel resto, deve essere dichiarato inammissibile, con la conseguente dichiarazione di irrevocabilita’ in merito alla bancarotta semplice.
Deve, infine, rilevarsi che le spese sostenute nel presente procedimento dalla parte civile costituita saranno liquidate all’esito del giudizio di rinvio demandato da questa Corte relativamente all’ipotesi di reato cui alla L. Fall., articolo 216, comma 1, n. 1.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla violazione della L. Fall., articolo 216, n. 1, con rinvio per nuovo esame ad altra Sezione della Corte di appello di Bari.
Dichiara inammissibile nel resto il ricorso, dichiarando irrevocabile le statuizioni di irrevocabilita’ in merito alla bancarotta semplice.

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