Estinzione Del Reato – Cassazione Penale 02/05/2017 N° 20864

Estinzione del reato – Cassazione penale 02/05/2017 n° 20864 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 02/05/2017

Numero: 20864

Testo completo della Sentenza Estinzione del reato – Cassazione penale 02/05/2017 n° 20864:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 3 Num. 20864 Anno 2017
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: DI STASI ANTONELLA
Data Udienza: 01/03/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FORTI ALBERTO, nato a Corchiano il 25/09/1927
avverso la sentenza del 22/03/2016 della Corte di appello di Roma
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott.ssa Antonella Di Stasi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dott.
Luigi Cuomo che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio per morte
del reo;
udito per la parte civile l’avv. Alberto Bonu, che ha concluso chiedendo la
declaratoria di improcedibilità del ricorso;
udito per l’imputato l’avv. Roberto Matassani, che ha concluso chiedendo
l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza emessa in data 3.4.2013 il Tribunale di Viterbo, sez. dist. di
Civita Castellana assolveva Forti Alberto dal reato di cui agli artt. 589 commi 1 e
2 e 590 cod.pen. ascrittogli al capo a) e dichiarava non doversi procedere in ordine
ai residui reati contestatigli ai capi b),c),d),e),f),g,h,i,j,k) perché estinti per
prescrizione; con sentenza del 20.1.2014, la Corte di appello di Roma dichiarava
la nullità della predetta sentenza; a seguito di ricorsi presentati dal Procuratore
Generale presso la Corte di appello di Roma, dall’imputato e dalle parti civili, con
sentenza n. 11228/2015 della 4 sezione di questa Suprema Corte, in accoglimento
dei ricorsi del PG e dell’imputato si annullava la sentenza impugnata con rinvio alla
Corte di appello di Roma per l’ulteriore corso, dichiarandosi altresì inammissibile il
ricorso delle parti civili; con sentenza del 22.3.2016, a seguito del giudizio di rinvio,
la Corte di appello di Roma dichiarava non doversi procedere nei confronti di Forti
Alberto in ordine al reato di cui all’art. 590 cod.pen. commesso in danno di Stefan
Aurei perché estinto per prescrizione e condannava Forti Alberto, previa
concessione delle circostanze attenuanti generiche equivalenti alla contestata
aggravante di cui all’art. 589, comma 2 cod.pen. alla pena di anni uno di reclusione
in ordine al reato di cui al capo a) commesso in danno di Stefan Stelian nonché al
risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite con liquidazione di
provvisionale.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Forti Alberto, per il
tramite del difensore di fiducia.
Successivamente l’imputato è deceduto in data 29.12.2016 come da
certificato di morte del Comune di Civita Castellana.
In data 20.2.2017 il difensore di parte civile ha depositato memoria difensiva
nella quale chiede rileva l’esistenza di un contrasto in seno alla giurisprudenza di
legittimità in ordine alla formula da adottarsi in casi di morte dell’imputato e chiede
dichiararsi l’improcedibilità del ricorso; in subordine chiede rimettersi la questione
alle Sezioni Unite ovvero sollevarsi questione di legittimità costituzionale per
violazione dell’art. 3 della Cost. in relazione all’art. 578 cod. proc. pen. nella parte
in cui non prevede che il Giudice, in caso di morte del reo, debba comunque
decidere sulle statuizioni civili.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.L’intervenuta morte dell’imputato successivamente alla proposizione del
presente ricorso, come da certificazione prodotta dal difensore, comporta
l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per essersi estinto il reato
per morte del reo.
2. Secondo la giurisprudenza assolutamente pacifica di questa Corte, infatti,
la morte dell’imputato, intervenuta prima dell’irrevocabilità della sentenza,
comporta la cessazione sia del rapporto processuale in sede penale che del
rapporto processuale civile inserito nel processo penale, con la conseguenza che
va dichiarata l’estinzione del reato per morte del reato con conseguente
annullamento della sentenza impugnata e le eventuali statuizioni civilistiche
restano caducate “ex lege” senza la necessità di una apposita dichiarazione da
parte del giudice penale. (Sez.3, n.5870 del 02/12/2011, dep.15/02/2012,
Rv.251981; Sez.2, n.11073 del 17/02/2009, Rv.243865; Sez.4, n.44663 del
14/10/2005, Rv.232620;Sez.4, n.58 del 08/11/2000, dep.09/01/2001,
Rv.219149).
3. In particolare, è stato osservato, per quanto attiene all’azione civile
esercitata nel processo penale, che la esistenza e permanenza in vita
dell’imputato, costituisce il presupposto processuale della sentenza e della
sussistenza del rapporto processuale anche civilistico, essendo certamente
inapplicabili in sede penale gli istituti civilistici della successione nel processo (art.
110 c.p.c.), della interruzione del processo (artt. 299 e seg. c.p.c.) e della sua
estinzione (artt.307 e seg. c.p.c.); cessando, quindi, ogni rapporto processuale nei
confronti dell’imputato nel processo penale (per il suo venir fisicamente meno),
viene a cessare anche quell’elemento di collegamento che consentiva di far
accedere a quello il rapporto processuale civile nei suoi confronti; conseguenza,
questa, che esplica i suoi effetti anche nei confronti del responsabile civile, atteso
che la posizione di questo è intimamente connessa e collegata a quella
dell’imputato(Sez.4, n.58 del 08/11/2000, dep.09/01/2001, Rv.219149, cit).
Ed ancora, si è osservato che il giudice dell’impugnazione penale, anche in
sede di legittimità, non può decidere ai soli effetti civili ex art. 578 cod. proc. pen.
nel caso di morte dell’imputato, atteso che la possibilità di deliberare sulla pretesa
civilistica fatta valere nel processo è limitata soltanto all’estinzione del reato per
amnistia o prescrizione e, per il carattere speciale della disciplina, non può essere
analogicamente estesa ad altre cause estintive (Sez.4, n.31314 del 23/06/2005,
Rv231745).
4. Le sentenze richiamate dalla parte civile nella memoria difensiva, nella
quale, si chiede, a tutela delle statuizioni civili, in via principale la declaratoria di
improcedibilità del ricorso e, in via subordinata, la rimessione della relativa
questione alle Sezioni Unite per rilevato contrasto di giurisprudenza, attengono a
fattispecie diverse da quella in esame e non integrano alcun contrasto
giurisprudenziale.
In particolare, la pronuncia delle Sez. U, n.30 del 25/10/2000, Rv.217245, è
relativa a procedimento incidentale di impugnazione delle misure cautelari reali,
in relazione al quale, si è osservato, che la morte dell’imputato, determinando il
venir meno di uno dei soggetti del rapporto processuale sottostante al
procedimento incidentale, impedisce qualsiasi pronuncia sui motivi
dell’impugnazione, presupponendo la relativa decisione l’esistenza del soggetto
che ha proposto il gravame, del quale pertanto deve essere dichiarata
l’improcedibilità. La pronuncia della Sez.6,n.27309 del 03/06/2010,Rv.247782 è
relativa a ricorsi per cassazione proposti dal Pubblico Ministero e dalla parte civile
avverso una sentenza di assoluzione; tali ricorsi sono stati dichiarati inammissibili
perché l’imputato nelle more era deceduto: si è osservato, quanto al ricorso del
PM che, non potendosi instaurare il contraddittorio tra le parti, conseguiva la
sopravvenuta carenza di legittimazione al gravame, e, quanto al ricorso della parte
civile per i soli effetti civili, che, essendo l’azione civile inserita nel processo penale,
non potevano trovare applicazione le regole processualcivilistiche che disciplinano
l’evento morte.
5. Manifestamente infondata è, poi, l’eccezione di illegittimità costituzionale
sollevata dalla parte civile in relazione all’art. 578 cod.proc.pen per violazione del
disposto dell’art. 3 della Costituzione, sotto il profilo che, statuendo tale norma
che solo in caso di declaratoria di estinzione del reato per amnistia e prescrizione
il giudice decide sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della
sentenza che concernono gli interessi civili, si profilerebbe una disparità di
trattamento rispetto alla ipotesi, non contemplata, di estinzione del reato per
morte dell’imputato, nella quale la parte civile rimarrebbe priva di tale tutela
Deve, infatti, osservarsi che la previsione dell’art 578 cod.proc. risponde ad
una scelta legislativa del tutto legittima e non viola l’art. 3 Cost. sotto il profilo
prospettato, in quanto non comporta disparità di trattamento tra la parte civile in
giudizio nel quale venga dichiarata l’estinzione del reato per prescrizione o per
amnistia e la parte civile in giudizio nel quale venga dichiarata l’estinzione per
morte del reo, per l’ovvio motivo che si tratta di situazioni diverse che il legislatore
aveva il potere di regolare in modo diverso.
Va, innanzitutto, evidenziato che il principio stabilito dall’art. 578 cod.proc.,
secondo cui il giudice penale può occuparsi delle statuizioni civili è correlato al
contestuale accertamento della responsabilità penale dell’autore dell’illecito,
accertamento che non può esplicarsi nella diversa ipotesi di estinzione del reato
per morte dell’imputato.
Inoltre, mentre, nel caso di estinzione del reato per prescrizione o per
amnistia il rapporto processuale civile inserito nel processo penale non cessa,
l’estinzione del reato per morte del reo comporta, invece, anche la cessazione del
rapporto processuale civile.
Va, poi, osservato che anche in caso di estinzione del reato per morte
dell’imputato non v’è difetto di tutela giuridica perché non è precluso iniziare
l’azione davanti al giudice civile, in quanto se la morte del reo estingue il reato
permangono a carico degli eredi le obbligazioni civili nascenti dal reato.
Va, infine, ricordato che il vigente codice di procedura penale ha stabilito con
l’art. 75 il principio, sia pure nell’ambito della riconosciuta unitarietà della
giurisdizione, della separazione delle giurisdizioni civile e penale prevedendo solo
alcune ipotesi tassative nelle quali il giudicato penale ha efficacia nel giudizio civile
su determinati oggetti accertati o soltanto contro determinati soggetti (v. artt. 2,
3, comma 4, 651, 652, 653, 654, cod. proc. pen.); ne consegue che la scelta di
agire in sede penale è rimessa alla scelta discrezionale della parte e l’azione civile
inserita nel processo penale assume carattere eventuale, accessorio e subordinato
rispetto all’azione penale, sicché essa deve subire tutte le conseguenze e gli
adattamenti derivanti dalla funzione e struttura del processo penale, cioè le
esigenze, di interesse pubblico, connesse all’accertamento dei reati ed alla rapida
definizione del processo; ne consegue, da un verso, che l’azione civile mantiene la
sua natura e caratteristiche civilistiche e che, al di fuori di quanto attiene alla
natura “civilistica” dell’azione, i poteri ed i comportamenti processuali della parte
civile sono disciplinati dal codice di procedura penale (in tal senso, Sez.U,n.35599
del 21/06/2012, Rv.253242).

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per
morte del reo.
Così deciso il 01/03/2017

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine