Esercizio Abusivo Della Professione – Cassazione Penale 06/08/2017 N° 32952

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 06/08/2017

Numero: 32952

Testo completo della Sentenza esercizio abusivo della professione – Cassazione penale 06/08/2017 n° 32952:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 32952 Anno 2017
Presidente: CONTI GIOVANNI
Relatore: CALVANESE ERSILIA
Data Udienza: 25/05/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Favata Giuseppe, nato a Palermo il 09/06/1951
avverso la sentenza del 06/10/2016 della Corte di appello di Palermo
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Ersilia Calvanese;
udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale , che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile.
RITENUTO IN FATTO
1. Avverso la sentenza indicata in epigrafe, che confermava la sua condanna
per il reato di cui all’art. 348 cod. pen., ricorre per cassazione l’imputato
Giuseppe Favata.
All’imputato era stato contestato di aver abusivamente esercitato la
professione forense, nonostante il provvedimento di sospensione assunto dal
Consiglio dell’ordine: in particolare l’imputato aveva redatto un esposto-denuncia
nell’interesse di Giuseppe Piccolo, che veniva dallo stesso depositato presso i
carabinieri. L’atto riguardava la denuncia di presunti illeciti commessi in relazione
alla realizzazione di un pozzo da parte di responsabili comunali.
Secondo la Corte di appello, era irrilevante che l’atto compiuto dall’imputato
integrasse una consulenza legale stragiudiziale, essendo dirimente la spendita
della qualifica di avvocato e di legale dell’esponente. Il riferimento alla esistenza
di una «procura in atti» confermava la natura legale dell’attività espletata a
favore del cliente. Ad avvalorare l’ipotesi accusatoria si aggiungeva inoltre il fatto
che l’imputato aveva accolto il cliente nel suo studio, dove aveva ricevuto
l’incarico difensivo e il relativo compenso professionale.
2. Il ricorrente personalmente ha dedotto un unico motivo di annullamento,
di seguito enunciato, nei limiti dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen.: vizio di
motivazione e violazione di legge in relazione all’art. 348 cod. pen., non avendo
l’imputato svolto alcuna attività giurisdizionale, essendo consentito che
l’avvocato sospeso svolga attività extragiudiziali, purché non si presenti al
cospetto del giudice.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
La legge 31 dicembre 2012, n. 247, recante la «Nuova disciplina
dell’ordinamento della professione forense», all’art. 2, comma 5 stabilisce che
sono attività esclusive dell’avvocato, fatti salvi i casi espressamente previsti dalla
legge, l’assistenza, la rappresentanza e la difesa nei giudizi davanti a tutti gli
organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali, mentre al successivo
comma 6 aggiunge poi che «fuori dei casi in cui ricorrono competenze
espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono
previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l’attività
professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove
connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e
organizzato, e’ di competenza degli avvocati».
La legge viene a sancire un principio già espresso da questa Corte di
legittimità in ordine alla rilevanza, ai fini dell’art. 348 cod. pen., dell’attività di
consulenza legale stragiudiziale.
Si è infatti affermato che «non commette il reato di abusivo esercizio della
professione di avvocato il soggetto che rediga una relazione di consulenza, su
carta intestata studio legale, in ordine ad un procedimento penale», in quanto la
consulenza non rientra tra gli atti tipici per i quali occorre una speciale
abilitazione, ma è un’attività relativamente libera, solo strumentalmente
connessa con la professione forense (Sez. 6, n. 17921 del 11/03/2003, Gava,
Rv. 224959), e sempre che tale attività non venga compiuta con modalità tali,
per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare
indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da
soggetto regolarmente abilitato (Sez. U, n. 11545 del 15/12/2011, dep. 2012,
Cani, Rv. 251819).
Orbene, nel caso di specie all’imputato era stata attribuita una prestazione
isolata che non poteva essere considerata come sintomatica di un’attività svolta
in forma professionale sulla base della sola dizione della carta intestata su cui è
stato redatto il suo parere.
Poiché, né dal capo d’imputazione (limitato alla redazione del solo esposto)
ne’ dalla stessa motivazione della sentenza è minimamente ipotizzabile che
l’imputato abbia esercitato in modo continuativo, sistematico ed organizzato
l’attività di consulenza (essendo del tutto irrilevante che, nei confronti del solo
Piccolo la consulenza sia stata duratura o meno), il reato non è configurabile.
Di conseguenza, la sentenza, sul punto, va annullata senza rinvio perché il
fatto non sussiste.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.
Così deciso il 25/05/2017.

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