Esecuzione Penale – Cassazione Penale 28/08/2017 N° 39525

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 28/08/2017

Numero: 39525

Testo completo della Sentenza Esecuzione penale – Cassazione penale 28/08/2017 n° 39525:

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Penale Sent. Sez. 1 Num. 39525 Anno 2017
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: TARDIO ANGELA
Data Udienza: 09/01/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Messineo Salvatore, nato a Termoli il 17/05/1947
avverso l’ordinanza del 23/02/2016 del Tribunale di sorveglianza di Torino
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Angela Tardio;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Felicetta Marinelli, che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso,
con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una
somma alla cassa delle ammende.

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 23 febbraio 2016 il Tribunale di sorveglianza di Torino
ha rigettato l’istanza di differimento della pena ovvero di concessione, in luogo
del differimento, della detenzione domiciliare di cui all’art. 47- ter, comma 1 – ter,
Ord. pen., avanzata, in ragione delle sue condizioni di salute, da Messineo
Salvatore, in atto detenuto presso la Casa circondariale di Torino in espiazione
della pena di cui al provvedimento di cumulo del 30 settembre 2013 della
Procura della Repubblica di Rimini.
Il Tribunale, richiamato il provvedimento del 24 dicembre 2015 del
Magistrato di sorveglianza di Torino e illustrati i principi di diritto pertinenti agli
indicati istituti, rilevava, a ragione della decisione, che non sussistevano i
presupposti per l’accoglimento della richiesta, poiché l’intervento di «ablazione
transcatetere della fibrillazione atriale», cui l’istante era stato sottoposto nel
settembre 2015, seguito da un controllo cardiologico positivo nel gennaio 2016
senza ulteriori ricoveri ospedalieri per episodi di fibrillazione, aveva ridotto
sensibilmente i rischi di natura trombo-embolica ed emorragica paventati dal
consulente di parte, tanto da indurre i sanitari a prevedere, stante la situazione,
la sospensione a breve anche della terapia antiaritmica in corso, senza che fosse
necessario il sollecitato accertamento peritale.
2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione, per mezzo
del suo difensore avv. Roberto Ariagno, l’interessato Messineo, che ne ha chiesto
l’annullamento sulla base di due motivi.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato violazione degli artt. 147
cod. pen e 47-ter Ord. pen. e mancanza e/o illogicità della motivazione con
riferimento al diniego del differimento facoltativo o della detenzione domiciliare
per motivi di salute.
Secondo il ricorrente, che ha rappresentato di avere allegato alla istanza una
corposa relazione medico-legale, che aveva concluso nel senso di un’ampia
afflittività del suo stato detentivo in considerazione delle sue patologie, il presidio
sanitario interno alla Casa circondariale ha inviato due certificazioni contenenti la
mera elencazione delle patologie da lui sofferte e l’esito degli ultimi controlli
cardiologici, senza alcun contenuto valutativo e senza che da essi fossero
inferibili le conclusioni cui il Tribunale è poi pervenuto anche per la presenza di
sigle e acronimi da tradursi in termini comprensibili.
La richiesta di perizia, fatta in udienza, era volta a consentire di fare la
valutazione già svolta dal consulente di parte e il suo diniego si è tradotto in un
difetto di motivazione.
Né i risultati della istruttoria erano univoci rispetto alla ravvisata situazione
di miglioramento sotto il profilo cardiologico, avendo le due certificazioni della
direzione sanitaria del carcere del 22 dicembre 2015 e del 9 febbraio 2016 fatto
esclusivo riferimento all’esito di un medesimo esame ECG Holter del 16
novembre 2015, traendone difformi conclusioni.
Neppure si è indicata la fonte del dato relativo all’assenza di ricoveri
ospedalieri negli ultimi cinque mesi, anche omettendosi ogni apprezzamento
circa la sua rilevanza.
2.2. Con il secondo motivo il ricorrente ha denunciato violazione degli artt.
147 cod. pen e 47-ter Ord. pen. e mancanza e/o illogicità della motivazione con
riferimento alla sua richiesta, del tutto ignorata, di differimento della pena o in
subordine di detenzione domiciliare per avere egli chiesto la grazia ed essere in
attesa di decisione.
Né il Tribunale ha, in ogni caso, verificato anche di ufficio se egli potesse
essere ammesso alla detenzione domiciliare ex art. 47-ter, comma 1-ter, Ord.
pen.
3. Il Sostituto Procuratore generale ha depositato requisitoria scritta,
concludendo per la declaratoria di inammissibilità del ricorso, attenendo le
deduzioni difensive prevalentemente a censure di fatto relative a circostanze già
valutate nel giudizio di merito e non sindacabili in quello di legittimità.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
2. Si premette in diritto che questa Corte ha più volte affermato che, mentre
la detenzione domiciliare, alla pari delle altre misure alternative alla detenzione,
ha come finalità la rieducazione e il reinserimento sociale del condannato, il
rinvio facoltativo della esecuzione della pena per grave infermità fisica, ai sensi
dell’art. 147, primo comma, n. 2 cod. pen., mira a evitare che l’esecuzione della
pena avvenga in contrasto con il diritto alla salute e il senso di umanità,
costituzionalmente garantiti, supponendo che la malattia da cui è affetto il
condannato sia grave, cioè tale da porre in pericolo la vita o da provocare altre
rilevanti conseguenze dannose e, comunque, da esigere cure e trattamenti tali
da non potere essere praticati in regime di detenzione intramuraria, neppure
mediante ricovero in ospedali civili o altri luoghi esterni di cura ai sensi dell’art.
11 Ord. pen., operando un bilanciamento tra l’interesse del condannato a essere
adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività (tra le altre,
Sez. 1, n. 45758 del 14/11/2007, De Witt, P.v. 238140; Sez. 1, n. 28555 del
18/06/2008, Graziano, Rv. 240602; Sez. 1, n. 27313 del 24/06/2008, Commisso
Rv. 240877; Sez. 1, n. 22373 del 08/05/2009, Aquino, Rv. 244132; Sez. 1. n.
972 del 14/10/2011, dep. 2012, Farinella, Rv. 251674; Sez. 1, n. 789 del
18/12/2013, dep. 2014, Mossuto, Rv. 258406), ed esprimendo un giudizio non
soltanto di astratta idoneità dei presidi sanitari e terapeutici, posti a disposizione
del detenuto, ma anche di concreta adeguatezza delle possibilità di cura e
assistenza che nella situazione specifica è possibile assicurargli (tra le altre, Sez.
1, n. 30495 del 05/07/2011, Vardaro, Rv. 251478; Sez. 1, n. 36322 del
30/06/2015, Pavone, Rv. 264468).
2.1. Pertanto, a fronte di una richiesta di rinvio dell’esecuzione della pena
per grave infermità fisica, il giudice deve valutare se le condizioni di salute del
condannato siano, o non, compatibili con le finalità rieducative della pena e con
le possibilità concrete di reinserimento sociale conseguenti alla rieducazione.
Qualora, all’esito di tale valutazione, tenuto conto della natura dell’infermità
e di un’eventuale prognosi infausta quoad vitam, l’espiazione di una pena appaia
contraria al senso di umanità per le eccessive sofferenze da essa derivanti,
ovvero appaia priva di significato rieducativo in conseguenza della impossibilità
di proiettare in un futuro gli effetti della sanzione sul condannato, deve trovare
applicazione l’istituto del differimento previsto dal codice penale.
2.2. Se, invece, nonostante la presenza di gravi condizioni di salute, il
condannato sia in grado di partecipare consapevolmente a un processo
rieducativo, che si attua attraverso i previsti interventi obbligatori del servizio
sociale, e residui un margine di pericolosità sociale che, nel bilanciamento tra le
esigenze del condannato e quelle della difesa sociale, faccia ritenere necessario
un minimo controllo da parte dello Stato, può essere disposta, in luogo del
differimento facoltativo della pena per tutte le ipotesi previste dall’art. 147 cod.
pen, e per il termine di durata stabilito e prorogabile, la detenzione domiciliare ai
sensi dell’art. 47-ter, comma 1-ter, Ord. pen., che espressamente prescinde
dalla durata della pena da espiare e non ne sospende l’esecuzione (tra le altre,
Sez. 1, rh 4326 del 12/06/2000, Sibio, Rv. 216912; Sez. 1, n. 4750 del
14/01/2011, Tinelli, Rv. 249794), e richiede, per l’effetto, una duplice
valutazione del tribunale, che deve dapprima verificare la sussistenza delle
condizioni richieste dalla legge per concedere il differimento e poi disporre,
eventualmente, la detenzione domiciliare in alternativa alla sospensione
dell’esecuzione, qualora ricorrano ragioni particolari, rilevanti sul piano delle
caratteristiche del reo e delle sue condizioni personali e familiari o sul piano della
gravità e durata della pena da scontare (tra le altre, Sez. 1, n. 656 del
28/01/2000, Ranieri, Rv. 215494; Sez. 1, n. 23512 del 08/04/2003, Bisogno,
Rv. 224424; Sez. F, n. 38036 del 28/08/2014, Sibio, Rv. 261235; Sez. 1, n.
25841 del 29/04/2015, Coku, Rv. 263971).
3. Di tali condivisi principi non è stata fatta, nel caso di specie, corretta
applicazione.
4. Il Tribunale ha rimarcato -dopo avere annotato che con l’istanza
depositata il 3 dicembre 2015, in relazione alla quale era stata fissata l’udienza
in camera di consiglio del 23 febbraio 2016, il Messineo aveva rappresentato
proprie condizioni di salute apprezzate in precedenti analoghe richieste già
respinte- che la recente sottoposizione dello stesso a intervento chirurgico, il suo
successivo controllo cardiologico e l’assenza di suoi ulteriori ricoveri ospedalieri
erano fatti apprezzabili positivamente per la sensibile conseguita riduzione dei
rischi trombo-ennbolici ed emorragici paventati dal consulente di parte nella sua
relazione, e, rappresentando che né l’istanza né detta allegata relazione avevano
indicato terapie utilmente esperibili se non al di fuori del circuito penitenziario,
ha richiamato quanto rappresentato nella recente relazione sanitaria, trasmessa
dalla Casa circondariale, per giudicare in termini di superfluità l’accertamento
peritale richiesto.
5. Tale sviluppo motivazionale presenta vuoti e incoerenze argomentative
che non lo sottraggono alle censure difensive.
Il Tribunale, che ha omesso di dare conto degli elementi sopravvenuti
rispetto alle precedenti decisioni contrarie, genericamente enunciate, e dei
contenuti della relazione di parte e di quella sanitaria dell’Istituto penitenziario in
rapporto alla compromessa situazione del ricorrente, descritta come correlata
alla frequente manifestazione di problemi cardiaci e attestata dalla recente
sottoposizione dello stesso a intervento chirurgico e alle connesse conseguenti
terapie, non si è fatto carico di confrontarsi con gli elementi tecnici dedotti dal
medesimo a ragione delle sue rappresentate patologie, di argomentare sulla
inconsistenza ovvero sulla non pertinenza dei rilievi svolti e di dare a essi
puntuali risposte valutative, limitandosi a richiamare la indicata relazione
sanitaria, interna alla struttura penitenziaria, non vagliata specificamente, e
arrogandosi una interpretazione dei referti senza un pertinente conclusivo
apprezzamento tecnico, la cui valenza integrativa della conoscenza giudiziale non
ha escluso con argomenti di ragionevole esaustività.
Né il Tribunale, che nella sintesi conclusiva della decisione ha ritenuto non
integrate le caratteristiche volute dalle norme di riferimento dal quadro descritto,
perché monitorato e oggetto di tempestivi interventi curativi, ha svolto alcuna
riflessione critica individualizzante in relazione alla concreta adeguatezza delle
possibilità di cura e di assistenza assicurabili al ricorrente nella situazione
specifica.
In tale contesto anche la pericolosità sociale del ricorrente, incidentalmente
enunciata nell’operato richiamo ai principi di diritto, deve essere valutata alla
luce degli esiti della disamina delle patologie in atto e della loro natura e
considerando l’intera gamma degli strumenti, anche eventualmente di controllo,
che l’ordinamento pone a disposizione per ovviare alle incompatibilità quoad
vitam e quoad valetudinem mediante un ragionevole bilanciamento di esigenze
retributive e special-preventive da un lato e istanze umanitarie dall’altro.
6. Il provvedimento impugnato, che ha anche pretermesso ogni
considerazione in ordine alla richiesta di rinvio della esecuzione della pena per la
dedotta presentazione di domanda di grazia, deve essere, di conseguenza,
annullato con rinvio al Tribunale di sorveglianza di Torino, che procederà a nuovo
esame delle richieste, tenendo presenti i rilievi prima formulati.

P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di
sorveglianza di Torino.
Così deciso il 09/01/2017

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