Edilizia Ed Urbanistica – Cassazione Penale 22/06/2017 N° 31274

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 22/06/2017

Numero: 31274

Testo completo della Sentenza Edilizia ed urbanistica – Cassazione penale 22/06/2017 n° 31274:

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Penale Sent. Sez. 3 Num. 31274 Anno 2017
Presidente: RAMACCI LUCA
Relatore: SOCCI ANGELO MATTEO
Data Udienza: 09/05/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI PALERMO
dalla parte civile PRO VENZANO FRANCESCO nato il 01/01/1952 a RAVANUSA
nel procedimento a carico di:
GAMBINO ORNELLA MARIA VALERIA nato il 11/12/1973 a CANICATTI’
avverso la sentenza del 13/10/2016 della CORTE APPELLO di PALERMO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO MATTEO SOCCI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore dott. Felicetta
Marinelli, che ha concluso per: “Annullamento con rinvio”.

RITENUTO IN FATTO
1. La Corte di appello di Palermo con sentenza del 17 gennaio
2017 confermava la decisione del Tribunale di Agrigento del 31 marzo
2014, che aveva dichiarato colpevole Ornella Maria Valeria dei reati di cui
agli art. 93 e 95 d. P.R. 380/2001, e aveva assolta la stessa dai reati di
cui agli art. 44, lettera B, 94 e 95 d. P.R. 380/2001 perché il fatto non
sussiste; commessi in Ravanusa il 31 maggio 2012.
2. Ricorre per Cassazione il Procuratore Generale della Repubblica
presso la Corte di appello di Palermo e la parte civile Francesco
Provenzano, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei
limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art
173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
2. 1. Procuratore Generale. Violazione di legge, art. 10, 31 e 34
d.P.R. 380/2001, mancanza e/o insufficiente motivazione.
Pur riconoscendo che l’imputata non era proprietaria del
pianerottolo, abusivamente annesso al suo appartamento, la Corte di
appello ha ritenuto non necessario il permesso di costruire. La sentenza
ritiene che l’annessione del pianerottolo non avrebbe modificato la
destinazione d’uso – di civile abitazione -. Inoltre la decisione ritiene
valida la concessione in sanatoria pur se sottoposta alla condizione
dell’acquisizione della disponibilità condominiale, e comunque di un valido
titolo. Nulla ha però motivato sull’aumento di volume dell’unità
immobiliare, che comportava la necessità del permesso di costruire ai
sensi dell’art. 10 e 31 del d.P.R. 380/2001.
Inoltre il mancato verificarsi della condizione della concessione in
sanatoria, implica l’inefficacia della stessa.
Ha chiesto pertanto l’annullamento della sentenza impugnata.
3. Francesco Provenzano, parte civile. Manifesta illogicità della
motivazione, relativamente agli art. 192 e 526 cod. proc. pen.
La Corte di appello ha qualificato l’intervento edilizio come
ristrutturazione ordinaria pur non ritenendo l’imputata piena proprietaria
del pianerottolo della scala condominiale, dalla quale si accede al suo
stesso appartamento; pianerottolo che è stato inglobato all’immobile
dell’imputata.
L’imputata ha realizzato una tamponatura con forati del
pianerottolo, modificando così la superficie dell’unità immobiliare, e la
modifica di destinazione d’uso del pianerottolo, senza alcun titolo
autorizzativo.
I lavori inoltre hanno cagionato un gravissimo rischio alla
struttura e alla statica dell’edificio (presenti vistose lesioni).
3. 1. Violazione di legge, art. 192 e 526 cod. proc. pen., 44 d.P.R.
380/2001; manifesta illogicità della motivazione.
Ha errato la Corte di appello ritenendo sanabili le opere poste in
essere sui beni di proprietà altrui. La sanatoria era subordinata
all’acquisizione di un valido titolo ad eseguire e/o annettere all’unità
residenziale in questione il pianerottolo d’ingresso al secondo piano della
scala comune. La sanatoria ad una attenta lettura risulta rilasciata per
tutte le opere ad esclusione della tamponatura con forati – laterizi, di una
porzione di pianerottolo. L’aumento di volume o delle superfici imponeva
il permesso per costruire.
3. 2. Contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione sul
danno subito dalla parte civile.
La Corte di appello ha errato nel ritenere solo potenziali le
conseguenze dannose subite dal ricorrente. I danni sono concreti perché
si è persa la disponibilità del bene comune.
3. 3. Contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione
sulla condanna alle spese del giudizio subita dalla parte civile.
In violazione dell’art. 592, comma 1, cod. proc. pen. la parte
civile è stata condannata alle spese; la condanna non è prevista quando
impugnante sia anche il P.M. (Cass. n. 14406/2002).
Ha chiesto pertanto l’annullamento della decisione impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
4. I ricorsi sono fondati, relativamente alla mancanza di
motivazione sull’aumento di volume dell’ abitazione, e alla inefficacia
della sanatoria.
La sentenza impugnata si limita a valutare le opere interne di
ristrutturazione, ma nulla specifica, in fatto, sull’aumento di volume
relativo alla “tompagnatura con forati – laterizi di una porzione di
pianerottolo preesistente dal quale si accede all’unità abitativa”.
La Corte di appello in conformità alla giurisprudenza di questa
Corte di Cassazione ritiene che non ci sia modifica di destinazione d’uso
tra il pianerottolo condominiale e l’abitazione, per la categoria omogenea
dei due immobili: “In tema di reati edilizi, il mutamento di destinazione
d’uso senza opere è assoggettato a D.I.A. (ora SCIA), purché intervenga
nell’ambito della stessa categoria urbanistica, mentre è richiesto il
permesso di costruire per le modifiche di destinazione che comportino il
passaggio di categoria o, se il cambio d’uso sia eseguito nei centri storici,
anche all’interno di una stessa categoria omogenea. (Fattispecie relativa
a sequestro preventivo di locali trasformati mediante opere edilizie da
cantina garage ad abitazione, con conseguente passaggio dalla categoria
d’uso non residenziale alla diversa categoria residenziale)” (Sez. 3, n.
26455 del 05/04/2016 – dep. 24/06/2016, P.M. in proc. Stellato, Rv.
26710601).
Quello che non viene analizzato, nonostante specifici motivi, sia
della Procura e sia della parte civile appellante, è l’aumento di volume
dell’unità abitativa, effettuato con la tamponatura del pianerottolo. Non
risulta analizzata la natura del pianerottolo, ovvero se prima
dell’occupazione relativa all’allargamento dell’unità abitativa dell’imputata
il pianerottolo fosse aperto (e quindi non costituiva volume abitativo) o
fosse chiuso (considerabile quindi volume abitativo). Non risulta pertanto
con chiarezza la natura dell’intervento effettuato dall’imputata,
relativamente all’aumento di volume o no (e quindi alla necessità del
permesso per costruire).
Infine la sanatoria non può avere effetti perché la stessa,
contrariamente a quanto ritenuto nella sentenza impugnata, con
motivazione manifestamente illogica, era sottoposta a condizione: ”
acquisizione del nulla osta del genio civile e all’acquisizione della
disponibilità condominiale ovvero di un valido titolo ad eseguire o
annettere all’unità abitativa residenziale in questione il pianerottolo
d’ingresso al secondo piano della scala comune”.
La sanatoria, infatti, per avere effetti deve essere relativa a tutte
le opere e senza alcuna condizione: “In tema di reati urbanistici, non è
ammissibile il rilascio di una concessione in sanatoria parziale, dovendo
l’atto abilitativo postumo contemplare tutti gli interventi eseguiti nella
loro integrità” (Sez. 3, n. 22256 del 28/04/2016 – dep. 27/05/2016,
Rongo, Rv. 26729001).
La sentenza quindi deve annullarsi con rinvio alla Corte di appello
di Palermo, altra sezione.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della
Corte di appello di Palermo.
Così deciso il 9/05/2017

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