Divieto Di Ne Bis In Idem – Cassazione Penale 12/09/2017 N° 41528

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 12/09/2017

Numero: 41528

Testo completo della Sentenza divieto di ne bis in idem – Cassazione penale 12/09/2017 n° 41528:

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Penale Sent. Sez. 3 Num. 41528 Anno 2017
Presidente: RAMACCI LUCA
Relatore: GENTILI ANDREA
Data Udienza: 15/12/2016

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
GALEAZZI Anselmo, nato a Montelabbate (Pu) il 24 gennaio 1961;
avverso la sentenza n. 2754/15 della Corte di appello di Ancona del 2 luglio 2015;
letti gli atti di causa, la sentenza impugnata e il ricorso introduttivo;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Andrea GENTILI;
sentito il PM, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Stefano TOCCI, il
quale ha concluso chiedendo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
La Corte di appello di Ancona, con sentenza emessa in data 2 luglio 2015,
ha confermato la sentenza con la quale il Tribunale di Pesaro aveva
condannato alla pena di giustizia Galeazzi Anselmo, essendo questo stato
riconosciuto colpevole del reato di cui all’art 256, comma 1, lettera a), del
dlgs n. 152 del 2006 per avere, nella qualità di titolare di un’impresa
impegnata nell’attività di recupero di macerie da costruzione e frantumazione
di pietre, esercitato l’attività di recupero di rifiuti non pericolosi senza la
prescritta autorizzazione.
Nel rigettare l’appello proposto dal Galeazzi la Corte marchigiana ha
osservato che a fondare la penale responsabilità dell’imputato stava il dato
obbiettivo che lo stesso aveva proseguito nella sua attività sebbene gli fosse
stata revocata la relativa autorizzazione con delibera dirigenziale nel 23
gennaio 2012, a nulla rilevando che la predetta delibera era stata
successivamente superata da un altro provvedimento del 22 ottobre 2013 con
il quale era stata revocata, ma con efficacia ex nunc, la precedente
determinazione di divieto di prosecuzione dell’attività di recupero dei rifiuti
non pericolosi.
Ha proposto ricorso per cassazione il Galeazzi eccependo, in via
preliminare l’avvenuta violazione del principio del ne bis in idem essendo egli
già stato giudicato per fatti anche del tutto identici a quelli per cui adesso si
procede.
Subordinatamente ha dedotto il vizio di motivazione della sentenza
impugnata nella parte in cui in essa non si è tenuto conto del fatto che la
stessa provincia di Pesaro, che aveva adottato il provvedimento con il quale
aveva vietato al ricorrente di proseguire l’attività di recupero dei residui di
demolizioni edili, aveva successivamente riconosciuto il proprio errore
revocando detto provvedimento.
Aggiunge il ricorrente che egli si trovava comunque in istato di buona
fede, ben potendo egli ignorare la illegittimità della sua condotta ove si
consideri che per altri analoghi comportamenti lo stesso era stato prosciolto in
sede giudiziaria, e ciò era avvenuto in quanto erano in corso di approvazione i
provvedimenti amministrativi che, incidendo sulla destinazione urbanistica
della zona occupata dalla sua impresa, avrebbero reso nuovamente lecita la
sua attività.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile.
Quanto al primo motivo di impugnazione, osserva il Collegio che lo stesso
è a sua volta inammissibile; rileva, infatti il Collegio come, secondo la
giurisprudenza di questa Corte, non sia deducibile per la prima volta davanti
alla Corte di cassazione la violazione del divieto del “ne bis in idem”
sostanziale; ciò in quanto l’accertamento relativo alla identità del fatto
oggetto dei due diversi procedimenti, intesa come coincidenza di tutte le
componenti della fattispecie concreta, implica un apprezzamento di merito,
inconciliabile con il tipo di giudizio svolto di fronte alla Corte di legittimità (da
ultimo in ordine di tempo: Corte di cassazione, Sezione VII penale, 4 ottobre
2016, n. 41572, ord.).
Quanto al secondo motivo, con il quale è dedotto il vizio di motivazione in
relazione alla mancata considerazione del fatto che la stessa Provincia di
Pesaro-Urbino aveva provveduto ad annullare in sede di autotutela la revoca
del provvedimento con il quale il Galeazzi era stato autorizzato a svolgere
l’attività di recupero dei rifiuti non pericolosi, ne rileva la Corte la mancanza di
pregio; invero, mentre il fatto contestato risulta essere avvenuto fino al 23
aprile 2012, il ripristino della autorizzazione rilasciata al Galeazzi, già oggetto
di cancellazione a decorrere dal 23 gennaio 2012, è intervenuto solo in data
23 ottobre 2013.
Posto che siffatto ripristino, per sua natura, è destinato ad operare ex
nunc, è evidente che le condotte ascritte all’imputato nel capo di imputazione,
ampiamente anteriori a detta data e verificatesi allorché questi operava in
regime di assenza di autorizzazione, non possono essere incise in senso
favorevole al Galeazzi dal successivo provvedimento del 23 aprile 2013.
Quanto, infine, alla allegazione della buona fede dell’imputato, essendo
questa fondata sulla condotta della Provincia di Pesaro Urbino, che, come
detto, ha revocato il proprio precedente provvedimento con il quale, a
decorrere dal 23 gennaio 2012 era stata cancellata la precedente iscrizione
del Galeazzi dal registro delle imprese autorizzate alla gestione dei rifiuti non
pericolosi„ osserva la Corte come sia inconferente la allegazione delle
precedenti decisioni assunte da questa Corte di legittimità in materia di
scriminante della buona fede in materia contravvenzionale.
Siffatta scriminante, la quale presuppone la esistenza di un positivo
comportamento della pubblica Amministrazione in atto al momento in cui la
condotta contestata è stata realizzata, infatti, potrebbe operare, quanto ad
una fattispecie del tipo di quella contestata, solo nel caso in cui al momento
della condotta in questione fosse riscontrabile l’esistenza di provvedimenti
della pubblica amministrazione aventi segno e significato opposti rispetto alla
affermazione della illiceità del fatto contestato, sicché il destinatario di essi
potrebbe legittimamente nutrire dubbi in ordine alla effettiva contrarietà
normativa di una condotta che sia consentita alla luce di un atto vigente e
vietata secondo i termini di un altro eventuale provvedimento.
Ma nel caso che interessa non vi è la contemporanea emissione o
comunque vigenza di provvedimenti amministrativi di significato contrastante,
essendoci, semmai, una successione nel tempo di provvedimenti
diversamente orientati; ma il fatto che al momento in cui la condotta è stata
contestata la fattispecie era regolamentata dal solo provvedimento di
cancellazione del prevenuto dal registro delle imprese autorizzate alla
gestione dei rifiuti, esclude che il Galeazzi possa legittimamente vantare un
qualche forma di buona fede in relazione alla prosecuzione da parte sua della
condotta non più autorizzata, buona fede in ammissibilmente argomentata
sulla futura esistenza di un diverso provvedimento non presente al momento
in cui la condotta è stata posta in essere.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue, visto l’art. 616
cod. proc. pen., la condanna del prevenuto al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle
ammende.

PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2016

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