Disturbo Della Quiete Pubblica – Cassazione Penale 15/06/2017 N° 30156

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 15/06/2017

Numero: 30156

Testo completo della Sentenza Disturbo della quiete pubblica – Cassazione penale 15/06/2017 n° 30156:

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Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 11-05-2017) 15-06-2017, n. 30156
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. SAVANI Piero – Presidente –
Dott. GALTERIO Donatella – rel. Consigliere –
Dott. ANDREAZZA Gastone – Consigliere –
Dott. ACETO Aldo – Consigliere –
Dott. CIRIELLO Antonella – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
F.M.G., nata a (OMISSIS);
avverso la sentenza in data 29.11.2016 del Tribunale di Bergamo;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Donatella Galterio;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Stefano Tocci che
ha concluso chiedendo l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio.

Svolgimento del processo
1. Con sentenza in data 29.11.2016 il Tribunale di Bergamo ha condannato F.M. alla pena di Euro
2.000 di ammenda ritenendola colpevole del reato di cui all’art. 659 c.p. per aver, quale condomina
del plesso comunale ubicato a (OMISSIS), provocato deliberatamente ed anche in orario notturno
continui rumori e schiamazzi recando disturbo alle occupazioni e ad al riposo di M.G.B. e degli altri
condomini.
Avverso la suddetta sentenza l’imputata ha proposto per il tramite del proprio difensore, ricorso per
cassazione articolando due motivi di seguito riprodotti nei l
Con il primo motivo deduce in relazione al vizio di violazione di legge riferito all’art. 659 c.p. e al
vizio motivazionale che il Tribunale non ha acquisito alcuna prova dell’effettivo disturbo avente una
diffusività tale da arrecare ad un numero indeterminato di persone, anche se di fatto soltanto talune
abbiano a lamentarsene avendo solo accertato un disturbo potenzialmente nocivo per la quiete ed il
riposo, senza curarsi di verificarne l’idoneità a cagionare in concreto disturbo.
2. Con il secondo motivo deduce in relazione al vizio di violazione di legge riferito all’art. 659 c.p. e
al vizio di illogicità della motivazione che nessuna prova risultava essere stata acquisita in ordine
alla potenzialità diffusiva del disturbo, percepito solo dagli occupanti degli appartamenti
immediatamente confinanti a quello dell’imputata, ovverosia di persone definite. Lamenta in sintesi
la ricorrente che l’accertato “rumore di biglie che rotolano a colpi ripetuti” sia stato percepito dai
soli occupanti gli appartamenti sottostanti il proprio ubicato al quinto piano della scala B (il
denunciante M. e la condomina A., entrambi abitanti al quarto piano in due unità limitrofe) e
accanto, qual è l’appartamento del P., abitante anch’egli al quinto piano però della scala A, con ciò
contrastando l’insegnamento giurisprudenziale secondo il quale perchè sussista la contravvenzione
di cui all’art. 659 in ambito condominiale è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare
disturbo non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione,
ma di una più consistente parte degli occupanti del medesimo edificio.
Motivi della decisione
Il reato di cui all’art. 659 c.p., comma 1 si configura secondo l’univoca interpretazione di questa
Corte come reato di pericolo presunto, occorrendo ai fini del perfezionamento della fattispecie
criminosa che le emissioni sonore siano potenzialmente idonee a disturbare le occupazioni o il
riposo di un numero indiscriminato di persone secondo il parametro della normale tollerabilità,
indipendentemente da quanti se ne possano in concreto lamentare (cfr. Sez. 1, n. 7748, 28 febbraio
2012; Sez. 1, n. 44905, 2 dicembre 2011, Sez. 1, n. 246, 7 gennaio 2008; Sez. 1, n. 40393, 14
ottobre 2004; Sez. 3, n. 27366, 6 luglio 2001; Sez. 1, n. 1284, 13 febbraio 1997; Sez. 1, n. 12418,
17 dicembre 1994). Essendo invero l’interesse tutelato dal legislatore quello della pubblica quiete, la
quale implica di per sè l’assenza di disturbo per la pluralità dei consociati, è necessario che i rumori
abbiano una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo a turbare non già la
tranquillità del singolo soggetto che si dolga della rumorosità prodotta da altri, bensì ad essere
risentito dalla collettività, in tale accezione ricomprendendosi ovviamente il novero delle persone
che si trovino nell’ambiente o comunque in zone limitrofe alla provenienza della fonte sonora,
atteso che la valutazione circa l’entità del fenomeno rumoroso va fatta in relazione alla sensibilità
media del gruppo sociale in cui il fenomeno stesso si verifica (Sez. 3, n. 3678 del 01/12/2005 – dep.
31/01/2006, Giusti, Rv. 233290). In applicazione di tali principi generali si è pertanto ritenuto che
laddove l’attività di disturbo si verifichi all’interno di un edificio condominiale (così come è
accaduto nel caso in esame), perchè possa essere integrato il reato non basta che i rumori arrechino
disturbo o “siano idonei a turbare la quiete e le occupazioni dei soli abitanti gli appartamenti
inferiori o superiori rispetto alla fonte di propagazione, ma occorre una situazione fattuale di rumori
atti a recare disturbo ad una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio, poichè solo
in questo caso può ritenersi integrata la compromissione della quiete pubblica” (così, testualmente,
Sez. 1 45616/13 cit.).
Ciò premesso il ricorso deve ritenersi fondato in relazione ad entrambi i motivi.
In relazione al primo deve osservarsi che quantunque non sia necessario che l’accertamento del
superamento della soglia della normale tollerabilità sia effettuato mediante perizia o consulenza
tecnica, ben potendo il giudice fondare il suo convincimento in ordine alla sussistenza di un
fenomeno in grado di arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete su elementi probatori
di diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le caratteristiche e gli
effetti dei rumori percepiti, (Sez. 1, n. 20954 del 18/01/2011 – dep. 25/05/2011, Torna, Rv.
25041701), occorre ciò nondimeno accertare la diffusa capacità offensiva del rumore e dunque con
riferimento al caso di specie la propagazione effettiva dei rumori, consistiti “nel rumore di biglie
che rotolano e in colpi ripetuti” che affinchè la condotta possa considerarsi penalmente rilevante,
debbono estendersi, se non all’intero stabile condominiale, comunque ad una parte consistente di
esso che vada oltre i soli locali attigui alla fonte da cui dette emissioni provengono. Come precisato
in un recente condivisibile arresto di questa Corte in ipotesi similare concernente emissioni sonore
all’interno di un edificio, è necessario valorizzare, quale dato fattuale rappresentativo della idoneità
offensiva della condotta, la capacità del fenomeno disturbante di propagarsi nell’ambito di un intero
edificio, rispetto alla quale costituiscono concorrenti elementi di accertamento la oggettiva intensità
del fenomeno, le sue conseguenze, la durata nel tempo delle emissioni, le modalità di diffusione del
rumore, il contesto spazio temporale nel quale il fenomeno si manifesta (Sez. 3, n. 23529 del
13/5/2014, Ioniez, Rv. 259194).
Deve pertanto censurarsi la motivazione del Tribunale che si limita ad un accertamento
dell’ascrivibilità dei rumori alla F. in quanto unica occupante dell’appartamento del quinto piano e
ad affermarne la potenzialità nociva delle emissioni sonore provenienti dal medesimo, senza darsi
carico di accertarne l’incidenza e la capacità di propagazione in concreto, indice delle quali non può
essere di per sè ritenuta la percezione degli occupanti degli appartamenti limitrofi, ovverosia dei
due condomini del quarto piano e del condomino dell’unità limitrofa sullo steso piano di quella
dell’imputata. Per quanto attiene al secondo motivo occorre infatti, affinchè possa ritenersi integrata
la compromissione della quiete pubblica, una situazione fattuale di rumori atti a recare disturbo ad
una parte potenzialmente indeterminata e dunque rilevante degli occupanti il medesimo edificio,
restando una diffusività più circoscritta limitata al danno risarcibile in sede civile. E’ stato infatti
affermato, sempre in relazione a rumori e schiamazzi all’interno di edificio che non ricorre il reato
di cui all’art. 659 c.p. allorquando i rumori arrechino disturbo ai soli vicini occupanti un
appartamento limitrofo, all’interno del quale sono percepiti, e non ad altri soggetti abitanti nel
condominio cui è inserita detta abitazione ovvero trovantisi nelle zone circostanti, non
producendosi, in tali ipotesi, il disturbo, effettivo o potenziale, della tranquillità di un numero
indeterminato di soggetti, ma soltanto di quella di definite persone, sicchè il fatto, se del caso, può
costituire illecito civile, come tale fonte di risarcimento di danno, ma giammai assurgere a
violazione penalmente sanzionabile (Sez. 1, n. 1406 del 12/12/1997 – dep. 05/02/1998, Rv. 209694,
Sez. 1, n. 45616 del 14/10/2013 – dep. 13/11/2013, Virgillito e altro, Rv. 257345).
Gravemente carente risulta pertanto la motivazione della sentenza impugnata che non facendo
alcuna menzione della capacità diffusiva dei rumori all’interno dello stabile condominale, del
numero degli appartamenti da cui è costituito, dell’intensità e della ripetitività delle emissioni
sonore non consente di evincere la sussistenza degli elementi costitutivi del reato con riferimento
all’idoneità dei rumori a turbare la pubblica quiete. Se ne impone pertanto l’annullamento con rinvio
al Tribunale di Bergamo perchè proceda accertare se il rumore proveniente dall’appartamento
dell’imputata fosse tale da propagarsi oltre gli appartamenti limitrofi.

PQM
Annulla la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Bergamo per nuovo giudizio.
Così deciso in Roma, il 11 maggio 2017.
Depositato in Cancelleria il 15 giugno 2017

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