Disturbo Della Quiete – Cassazione Penale 07/02/2017 N° 5613

Disturbo della quiete – Cassazione penale 07/02/2017 n° 5613 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 07/02/2017

Numero: 5613

Testo completo della Sentenza Disturbo della quiete – Cassazione penale 07/02/2017 n° 5613:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 3 Num. 5613 Anno 2017
Presidente: RAMACCI LUCA
Relatore: MENGONI ENRICO
Data Udienza: 15/12/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Santovito Vincenza, nata a Barcellona Pozzo di Gotto (Me) il 22/8/1951
avverso la sentenza del 12/6/2015 del Tribunale di Barcellona Pozzo di
Gotto;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Enrico Mengoni;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Stefano Tocci, che ha concluso chiedendo dichiarare
inammissibile il ricorso

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 12/6/2015, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto
dichiarava Vincenza Santovito colpevole del reato di cui all’art. 659 cod. pen. e la
condannava alla pena di 200,00 euro di ammenda (Candeloro Siracusa,
coimputato, era invece prosciolto per morte); alla stessa era contestato di aver
provocato disturbo al riposo ed alle occupazioni dei vicini, non impedendo ai
propri due cani di latrare ed abbaiare di giorno e di notte.
2. Propone appello la Santovito, a mezzo del proprio difensore, invocando –
con unico motivo – la declaratoria di assoluzione. La condanna non terrebbe
conto del fatto che le deposizioni assunte provenivano esclusivamente dalle parti
civili o da loro parenti, soggetti tutt’altro che indifferenti alla luce dei pessimi
rapporti di vicinato correnti da anni, anche in forza di altre querele (e con la
precisazione che nessun vicino diverso da questi soggetti si sarebbe mai
lamentato). Ancora, non sarebbe stata verificata l’incidenza dei rumori sulla
pubblica tranquillità (anche alla luce del contesto territoriale), né l’idoneità a
recare disturbo ad un numero indeterminato di persone; al riguardo, infatti, non
sarebbe stata compiuta alcuna verifica tecnica. Infine, nessuno dei testimoni
avrebbe mai visto i cani in esame abbaiare, sì da non potersi confermare che si
trattasse proprio degli animali posseduti dall’imputata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Rileva innanzitutto la Corte che, ai sensi dell’art. 593, comma 3, cod.
proc. pen., sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata
applicata la sola pena dell’ammenda.
Di seguito, deve esser qui ribadito il costante indirizzo di legittimità in forza
del quale, in tema di conversione dell’impugnazione ai sensi dell’art. 568, comma
5, cod. proc. pen., l’appello erroneamente proposto avverso la sentenza di
condanna a pena pecuniaria non si converte automaticamente in ricorso per
cassazione, stante la necessità di avere riguardo – al di là dell’apparente nomen
iuris – alle reali intenzioni dell’impugnante ed all’effettivo contenuto dell’atto di
gravame, con la conseguenza che ove dall’esame di tale atto si tragga la
conclusione che l’impugnante abbia effettivamente voluto ed esattamente
denominato il mezzo di impugnazione non consentito dalla legge, l’appello deve
essere dichiarato inammissibile (Sez. U, n. 16 del 26/11/1997, n. Nexhi, Rv.
209336; Sez. 2, n. 47051 del 25/9/2013, Ercolano, Rv. 257481; Sez. 5, n.
35442 del 3/7/2009, Mazzola, Rv. 245150).
4. Orbene, ciò premesso, ritiene il Collegio che, nel caso di specie, tale
conversione non possa esser compiuta, atteso il carattere eminentemente
fattuale (id est: legato al merito) del presente gravame, con il quale si contesta
l’attendibilità dei testimoni tutti, l’assenza di una affidabile prova di
responsabilità e, in conclusione, si invoca l’assoluzione dell’imputata.
Nessun profilo, quindi, che possa esser ricondotto nell’alveo dell’art. 606
cod. proc. pen..
5. A ciò si aggiunga, peraltro, che la sentenza impugnata ha affermato la
responsabilità della Santovito con logico percorso argomentativo, privo di vizi od
illogicità di sorta.
Ed invero, il Tribunale ha riconosciuto la colpevolezza dell’appellante in
ragione di plurimi elementi istruttori e, in particolare, delle deposizioni rese da
numerosi soggetti che avevano confermato quanto contestato ex art. 659 cod.
pen.; e cioè che i cani di proprietà dell’appellante erano soliti abbaiare di giorno
e di notte, con grande frequenza, sì da disturbare il sonno, reso assai
difficoltoso, e recare evidente disturbo al riposo dei testi, tutti abitanti nelle
immediate adiacenze. La sentenza, di seguito, ha esaminato anche le
dichiarazioni rese dall’imputata medesima, verificando che questa aveva
confermato che il cane (uno solo) abbaiava, ma precisando «non ogni tre
minuti».
6. Orbene, con questa motivazione la sentenza ha di fatto richiamato: 1) il
costante principio secondo cui l’affermazione di responsabilità per la fattispecie
de qua non implica, attesa la natura di reato di pericolo presunto, la prova
dell’effettivo disturbo di più persone, essendo sufficiente l’idoneità della condotta
a disturbarne un numero indeterminato (per tutte, Sez. 3, n. 8351 del
24/6/2014, Calvarese, Rv. 262510); 2) l’ulteriore principio, del pari consolidato,
per cui l’attitudine dei rumori a disturbare il riposo o le occupazioni delle persone
non va necessariamente accertata mediante perizia o consulenza tecnica, di tal
ché il Giudice ben può fondare il proprio convincimento su elementi probatori di
diversa natura, quali le dichiarazioni di coloro che sono in grado di riferire le
caratteristiche e gli effetti dei rumori percepiti, sì che risulti oggettivamente
superata la soglia della normale tollerabilità (per tutte, Sez. 3, n. 11031 del
5/2/2015, Montoli, Rv. 263433, a mente della quale in tema di disturbo delle
occupazioni e del riposo delle persone, l’effettiva idoneità delle emissioni sonore
ad arrecare pregiudizio ad un numero indeterminato di persone costituisce un
accertamento di fatto rimesso all’apprezzamento del giudice di merito, il quale
non è tenuto a basarsi esclusivamente sull’espletamento di specifiche indagini
tecniche, ben potendo fondare il proprio convincimento su altri elementi
probatori in grado di dimostrare la sussistenza di un fenomeno in grado di
arrecare oggettivamente disturbo della pubblica quiete); 3) la piena attendibilità
delle deposizioni assunte, invero non contestata con argomenti concreti neppure
nel presente gravame.
Sì da manifestarsi la piena infondatezza degli argomenti dedotti e, in
particolare, l’invocata necessità di esperire comunque accertamenti di natura
tecnica, nonché di provare il numero indeterminato di soggetti potenzialmente
danneggiati, non risultando a ciò sufficienti numerose persone.
7. Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. Alla luce della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella
fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il
ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché
quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende,
equitativamente fissata in euro 2.000,00.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine