Difesa E Difensore Nel Processo Penale – Cassazione Penale 12/06/2017 N° 29069

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 12/06/2017

Numero: 29069

Testo completo della Sentenza Difesa e difensore nel processo penale – Cassazione penale 12/06/2017 n° 29069:

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 29069 Anno 2017
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: GIANNITI PASQUALE
Data Udienza: 05/04/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Attanasio Alessio, nato il 16/07/1970
nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze
avverso il decreto n. 1311/2016 del 09/09/2016 del Tribunale di Sorveglianza di
Sassari;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Pasquale Gianniti;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale Fulvio Baldi, che ha concluso chiedendo rigettarsi il ricorso con le
conseguenze di cui all’art. 616 c.p.p.

RITENUTO IN FATTO
1.11 Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Sassari, con l’ordinanza
impugnata ha dichiarato non doversi procedere in relazione all’opposizione
proposta da Attanasio Alessio avverso il decreto 28/06/2016 con il quale quello
stesso Tribunale aveva respinto la sua istanza di ammissione al gratuito
patrocinio. La declaratoria di non doversi procedere veniva motivata sul rilievo
della mancanza di previsione di rimedi legislativi ad hoc avverso l’opposizione,
riproposta al giudice procedente, relativa al diniego dell’istanza di ammissione al
beneficio del gratuito patrocinio.
2.Avverso la suddetta ordinanza propone personalmente ricorso
l’Attanasio, articolando tre motivi. Precisamente:
– nel primo motivo denuncia violazione dell’art. 12 comma 2 r.d.
16/3/1942, n. 262 laddove il Presidente del Tribunale di Sorveglianza ha
affermato che avverso il rigetto della richiesta di ammissione al gratuito
patrocinio emesso dal magistrato procedente – e confermato dal consiglio
dell’ordine forense – non era dato rinvenire alcun rimedio, mentre tale rimedio
andava trovato in via interpretativa (per come per l’appunto indicato dall’ art. 12
delle Preleggi);
-nel secondo motivo lamenta violazione di legge in relazione all’art. 99
comma 1 d.P.R. 115/2002, in quanto quest’ultima disposizione prevede
espressamente il ricorso davanti al Presidente del Tribunale nelle ipotesi di
rigetto dell’istanza da parte del giudice procedente;
-nel terzo motivo denuncia violazione dell’art. 568 comma 5 c.p.p. in
punto di mancata conversione dell’impugnazione in ricorso per Cassazione.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso – che sottende la questione se sia possibile reiterare l’istanza
di ammissione al gratuito patrocinio in pendenza della decisione su quella
proposta nel medesimo procedimento – non è fondato per le ragioni di seguito
precisate.
2. In punto di fatto, dal provvedimento impugnato risulta che: a)
Attanasio ha presentato istanza di ammissione al patrocinio dello Stato alla
Magistratura di sorveglianza di Sassari; b) la richiesta è stata rigettata; c)
avverso il rigetto l’Attanasio ha proposto impugnazione (che viene indicata come
“appello” nel provvedimento qui impugnato); d) nel conseguente procedimento,
trattato nelle forme dell’art. 702 bis c.p.c. dinanzi al Consiglio dell’Ordine degli
Avvocati, l’Attanasio ha presentato una nuova ed autonoma richiesta di
ammissione al patrocinio spese dello Stato; e) detta nuova ed autonoma
richiesta, secondo lo schema procedimentale delineato dall’art. 126 del d.P.R. n.
115/2002, è stata respinta da quel Consiglio forense ed è stata poi delibata dal
Giudice procedente, che non l’ha accolta; f) avverso tale provvedimento di
mancato accoglimento l’Attanasio ha proposto opposizione al Presidente del
Tribunale di Sorveglianza di Sassari; g) quest’ultimo, con l’ordinanza impugnata,
ha dichiarato non doversi deliberare, ritenendo non previsto alcun rimedio
impugnatorio avverso il provvedimento di diniego sopra indicato. In definitiva, in
punto di fatto, occorre qui sottolineare che l’Attanasio ha reiterato l’istanza di
ammissione al patrocinio a spese dello Stato nell’ambito del sub-procedimento
scaturito dalla sua originaria richiesta.
3. Richiamati i presupposti fattuali del caso di specie, alla questione di
diritto sopra richiamata va data risposta negativa per le ragioni di seguito
indicate.
Al riguardo, occorre prendere le mosse dal disposto di cui all’art. 75
comma 1 d.p.r. n. 115/2002, in base al quale l’ammissione al patrocinio è valida
per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure,
derivate ed accidentali, comunque connesse.
Orbene, questa Corte regolatrice, intervenendo in tema di ammissibilità al
beneficio del testimone assistito e del coimputato in procedimento connesso, ha
avuto modo di evidenziare che il beneficio esplica i suoi effetti per ogni grado e
per ogni fase del processo e per le procedure derivate ed accidentali a condizione
che vi sia stata ammissione nel processo principale (Sez. 4, sent. n. 33139 del
11/06/2008, Di Bari e altro, Rv. 24089801). Ed è implicito in tale ricostruzione,
qui integralmente accolta per la sua persuasività, che la relazione tra
procedimento principale e procedimenti derivati non consente, in questi ultimi, la
presentazione di un’istanza autonoma: una nuova istanza può essere proposta
soltanto nel caso di procedimento del tutto autonomo da quello principale (come
ad es. è quello in materia esecutiva, di revisione, di sorveglianza etc.).
Inoltre, la previsione di rimedi impugnatori (quali per l’appunto sono
l’opposizione ex art. 99 ed il ricorso per cassazione), se tendono a garantire
all’interessato un controllo sull’operato del primo giudice, determinano nel
contempo una progressiva stabilizzazione delle decisioni sino alla formazione
della non più controvertibile regola del caso concreto; con la conseguenza che
una nuova istanza – che, ignorando la decisione già emessa, riproponga i
medesimi termini fattuali e giuridici già vagliati – finirebbe con il porsi in
contrasto con la regola allo stato definita per il caso concreto.
Ed ancora, non avrebbe alcun fondamento razionale ritenere reiterabile
l’istanza in pendenza della decisione su quella proposta nel medesimo
procedimento: essendo ancora sub iudice l’esistenza del diritto al beneficio, non
è ragionevole replicare la sequenza procedimentale; invero, dal momento della
presentazione dell’istanza di ammissione e sino al provvedimento che chiude il
sub-procedimento, oggetto delle attività delle parti e del giudice è sempre e
soltanto il diritto dell’istante al beneficio. Sarebbe pertanto del tutto illogico se
nel corso di tale accertamento potesse nuovamente riproporsi la questione
mediante una nuova istanza.
Oltretutto una simile evenienza aprirebbe la strada alla possibilità di
pronunciamenti tra loro contrastanti.
Occorre infine considerare che la soluzione ermeneutica, qui accolta, in
alcun modo pregiudica l’interesse di colui che ha presentato l’istanza di
ammissione al gratuito patrocinio: questi infatti, se risulterà ammesso al
beneficio, secondo quanto previsto dall’art. 75 d.P.R. n. 115/2002 sopra
richiamato, godrà degli effetti conseguenti all’ammissione per ogni segmento di
attività procedimentale svolta, compresa per l’appunto quella svolta nel giudizio
di opposizione all’originario e superato provvedimento di diniego di ammissione.
Peraltro, per quanto attiene all’assistenza legale dell’interessato nel corso
del procedimento, la situazione che si delinea in forza del principio qui formulato
è analoga a quella che si realizza ogniqualvolta l’istanza sia stata rigettata da un
primo provvedimento. Anche in tal caso l’interessato resta privo dello strumento
assicurato dal patrocinio a spese dello Stato; l’ordinamento ha predisposto
l’istituto della difesa d’ufficio per questa e ogni altra ipotesi di assenza di un
difensore di fiducia (perché è proprio il sostegno alla relazione fiduciaria lo scopo
del beneficio disciplinato dal d.P.R. n. 115/2002).
In definitiva, l’art. 75 d.P.R. n. 115/2002 estende gli effetti
dell’ammissione, ma non legittima a ritenere reiterabile l’istanza nelle procedure,
derivate ed accidentali, comunque connesse al procedimento principale.
Tale essendo la cornice ermeneutica nella quale va posto il ricorso in
esame, va qui affermata la correttezza del dispositivo del provvedimento
impugnato, sia pure ad esito di una trama motivazionale, che viene qui
rettificata: il provvedimento impugnato è pienamente conforme a sistema
laddove ha affermato che il provvedimento sull’istanza di ammissione al gratuito
patrocinio non può che essere impugnato con l’ordinanza emessa ai sensi
dell’art. 99 d.p.r. n. 115/2002 (non essendo dunque pertinente il richiamo all’art.
568 c.p.p., operato dal ricorrente); ma va rettificato laddove afferma che nel
sub-procedimento ex art. 99 d.p.r. n. 115/2002 possa essere avanzata una
nuova istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato e che, in ragione di
tale nuova istanza, si apra la sequenza procedirnentale prevista dall’art. 126
d.P.R. n. 115/2002.
Invero, da quanto sopra argomentato consegue che: a) non può essere
proposta una nuova istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato in
seno al sub-procedimento introdotto dall’opposizione al diniego di ammissione;
b) l’istanza, ove presentata, non dà luogo alla sequenza descritta dall’art. 126
d.P.R. n. 115/2002 (la quale, si ribadisce, presuppone la pendenza di un
procedimento principale, quale sede dell’istanza); c) il provvedimento adottato
dal giudice dell’opposizione, in replica all’istanza, non è autonomamente
impugnabile.
Per le ragioni che precedono, il ricorso deve essere rigettato, ma il
ricorrente non va condannato alla rifusione delle spese processuali, in
considerazione della particolarità della vicenda e dell’assenza di precedenti di
orientamento.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso
Così deciso il 05/04/2017.

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