Difensori – Cassazione Penale 18/01/2016 N° 1835

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 18/01/2016

Numero: 1835

Testo completo della Sentenza Difensori – Cassazione penale 18/01/2016 n° 1835:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MOLINARI MARCO N. IL 30/04/1976
avverso la sentenza n. 2903/2013 CORTE APPELLO di BRESCIA, del
14/01/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 11/12/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. UGO BELLINI
Udito il Procuratore Generale in persona

RITENUTO IN FATTO
1. Il GUP del Tribunale di Brescia con sentenza in data 20.6.2013 dichiarava Molinari
Marco colpevole del reato di cui agli art.110, 73 comma 1 e 1 bis DPR 309/90 in ragione
della illecita detenzione di sostanza stupefacente cocaina e hashish ed esclusa la ipotesi
di cui all’art.73 V comma legge stupefacenti, riconosciute le circostanze attenuanti
generiche e la diminuzione per il rito abbreviato ti° condannava alla pena di anni tre di
reclusione ed C 13.000 di multa oltre al pagamento delle spese processuali.
2. Avverso la sentenza del primo giudice era interposta impugnazione dall’imputato Marco
Molinari il quale chiedeva che il fatto venisse sussunto sotto il paradigma dell’art.73
comma V dpr 309/90 con la relativa rideterminazione della pena edittale, che venisse
applicata una riduzione per le circostanze attenuanti generiche nella massima
estensione laddove il primo giudice aveva limitato alla misura di un quarto la riduzione
per il beneficio.
3. La Corte di appello di Brescia, con sentenza a seguito di udienza camerale del
14.1.2014 1 respingeva l’appello confermando integralmente la sentenza impugnata con
condanna dell’appellante al pagamento delle spese processuali.
4. Avverso la detta pronuncia insorgeva la difesa del Molinari deducendo, con un unico
motivo di impugnazione, ipotesi di nullità della sentenza e della relativa ordinanza ai
sensi dell’art. 178 lett. C) e 180 c.p.p. per omesso rinvio della udienza del 14.1.2014 a
seguito di dichiarazione da parte del difensore di adesione all’astensione dalle udienze
proclamata dalla Giunta dell’Unione delle Camere penali per i giorni 13, 14 e 15
Gennaio 2014 e chiedeva contestualmente lo annullamento della sentenza con
rimessione degli atti alla Corte di Appello di Brescia.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il motivo è fondato.
Come ha già avuto modo di osservare recentemente questa Corte (sez.IV 6.3.2015 n.
27153 Contini) con iter argomentativo del tutto da condividere, l’originario e costante
insegnamento del S.C. 1 i1 quale escludeva che potesse essere causa di rinvio della
udienza camerale in grado di appello, ove doveva essere esaminata la impugnazione
proposta avverso la sentenza emessa all’esito di giudizio abbreviato, la intervenuta
adesione del difensore dell’imputato ad una astensione dalle udienze penali proclamata
da associazione di categoria, è stato posto a integrale rivisitazione, sia sotto il profilo
dell’inquadramento di una tale evenienza nell’ambito del legittimo impedimento del
difensore, che trova espressione e tutela in sede di udienza preliminare e
dibattimentale ai sensi dell’art.420 ter c.p.p. ma non nella udienza camerale di cui
all’art.599 cod.proc.pen. istante il richiamo operato da detta norma al procedimento di
cui all’art.127 c.p.p. e al riconoscimento del rinvio solo in ipotesi di legittimo
impedimento dell’imputato, sia in relazione alla coerenza e alla ragionevolezza di una
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
siffatta interpretazione la quale determinerebbe una ingiustificata disparità di disciplina
tra quanto previsto per la udienza preliminare e quanto prescritto per lo svolgimento
della udienza camerate in grado di appello.
2.0sservava la Corte nella pronuncia sopra richiamata che da numerosi arresti
giurisprudenziali era stato escluso che l’adesione del difensore all’astensione dalle
udienze costituisca legittima ragione di rinvio del processo che si svolga in camera di
consiglio essenzialmente sul presupposto che il legittimo impedimento del difensore,
tale dovendosi qualificare la adesione alla astensione, non rileva nei procedimenti
camerali, per i quali è infatti previsto che i difensori, il pubblico ministero e le altre parti
interessate, siano sentiti solo se compaiono (tra le altre, Sez. 1, n. 5722 del
20/12/2012, Morano, Rv. 254807; Sez. 5, n. 36623 del 16/07/2010, Borra e altri, Rv.
248435; Sez. 6, n. 14396 del 19/02/2009, p.o. in proc. Leoni ed altri, Rv. 243263; Sez.
5, n. 16555 del 06/04/2006, Verbi, Rv. 234450; Sez. 2, n. 44357 del 11/11/2005, Vara
ed altri, Rv. 233166; Sez. 1, n. 17312 del 06/04/2004, D’Anca, Rv. 228647; nel
medesimo senso, ma con riferimento a ragioni di impedimento diverse,
tra le altre, Sez. 5, n. 23323 del 23/03/2004, Collini ed altro, Rv. 228867; Sez. 4, n.
33283 del 12/12/2001, Adducd ed altri, Rv. 222497). Nella richiamata pronuncia si è
pure affermato che alcuni arresti del giudice di legittimità hanno anche posto in
evidenza, la non influenza, rispetto a tale quadro della delibera del 13/12/2007 con cui
la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici
essenziali ha valutato idoneo, in attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici
essenziali, il Codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli
avvocati, adottato dagli organismi di categoria il 04/04/2007; in particolare hanno
ritenuto inidoneo a determinare diverse conclusioni il contenuto dell’art. 3, che, affinché
sia considerata come “legittimo impedimento” la mancata comparizione
dell’avvocato “all’udienza o all’atto di indagine preliminare o a qualsiasi altro atto o
adempimento per il quale sia prevista la sua presenza, ancorché non obbligatoria”,
prevede determinate modalità di dichiarazione o comunicazione; infatti, si è detto, tale
previsione “impone semplicemente al difensore, che non intenda aderire alla proclamata
astensione, di darne comunicazione all’autorità procedente e agli altri difensori, e ciò
all’evidente fine di consentire all’una e agli altri di organizzare in maniera ordinata la
propria attività. Nulla invece essa dispone, ne’ potrebbe disporre, circa la rilevanza che
assume la pura e semplice assenza del difensore, in occasione di astensione collettiva,
nei procedimenti camerali…in cui la sua presenza non è obbligatoria”
(Sez. 6, n. 14396 del 19/02/2009, p.o. in proc. Leoni ed altri, Rv. 243263; v. anche
Sez. 2, n. 24533 del 29/05/2009, Fredíani, Rv. 244785).
A fronte di isolate pronunce di senso contrario che ponevano in luce la irragionevolezza
della disparità processuale sopra evidenziata in quanto in contraddizione con la
necessaria uniformità dell’esercizio del diritto di difesa nel doppio grado di giudizio
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
(sez.II, 11.10.2000 n.13033 Matranga), sia pure nell’ambito dell’inquadramento della
fattispecie nel legittimo impedimento a comparire del difensore al cui interno avrebbe
comunque continuato ad essere ricondotta anche l’adesione all’astensione dalle
udienze, solo più recentemente risulta posta in discussione la impostazione tradizionale
della irrilevanza dello “sciopero” del difensore nelle udienze camerali (cfr. Sez. 6,
Sentenza 16/04/2014 n. 18753 Rv. 259199 Sez. 6, Sentenza 24/10/2013, n. 1826
Rv. 258334) soprattutto in relazione ai rapporti tra la disciplina codicistica e quella del
codice di autoregolamentazione e risultano evidenziate le contraddizioni interne alla
giurisprudenza, laddove l’esercizio dell’astensione dalla udienza con contestuale
richiesta di un differimento della udienza nel rispetto della disciplina di
autoregolamentazione della relativa procedura non fosse equiparabile ad un mero
legittimo impedimento partecipativo, ma integrasse espressione del diritto
costituzionale ex art. 18 Cost., di libertà di associazione. Successivamente, anche Sez.
1, n. 14775 del 12/03/2014, Lapresa, Rv. 259438, facendo principalmente leva sulla
decisione delle Sez. U., n. 26711 del 30/05/2013, Uccíero, Rv. 255346 ha concluso,
sempre in fattispecie di giudizio abbreviato in grado d’appello, per la illegittimità del
mancato accoglimento della richiesta di rinvio avanzata dal difensore a fronte della
dichiarata astensione, fino a quando le stesse S.U. della Corte di Cassazione con
sentenza 23.3.2014 n.40187 Lattanzio precisavano, secondo quanto riportato in
massima che il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli
avvocati, dichiarato idoneo dalla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge
sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con deliberazione del 13 dicembre 2007 e
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2008, così come la previgente
Regolamentazione provvisoria dell’astensione collettiva degli avvocati dall’attività
giudiziaria, adottata dalla Commissione di garanzia con deliberazione del 4 luglio 2002,
e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 171 del 23 luglio 2002, costituisce fonte di diritto
oggettivo contenente norme aventi forza e valore di normativa secondaria o
regolamentare, vincolanti “erga omnes”, ed alle quali anche il giudice è soggetto in
forza dell’art. 101, secondo comma, Cost, giudice al quale è rimesso il compito di
accertare soltanto se l’adesione all’astensione sia avvenuta nel rispetto delle regole
fissate dalle competenti disposizioni primarie e secondarie, previa loro corretta
interpretazione.
3. Ritiene allora questo Collegio che conformemente alla più recente giurisprudenza di
questa Corte ed esclusa rilevanza dirimente al riferimento normativo di cui agli art.127
e 599 c.p.p. atteso che l’adesione alla astensione collettiva da parte del difensore
presenta profili di non coincidenza con il concetto di “impedimento a comparire” laddove
quest’ultima è frutto di una opzione discrezionale da parte del fruitore, non imposta da
eventi o cause esterne ma dettata dalla libera volontà di scelta della persona, la facoltà
di astensione dalle attività di udienza costituisca espressione di un diritto come tracciato
Corte di Cassazione – copia non ufficiale
dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 26711 del 30/05/2013, Ucciero,
non massimata sul punto, “un diritto, e non semplicemente un legittimo impedimento
partecipativo” concetto ribadito più recentemente dalla sentenza S.U. Lattanzio con
particolare riferimento alla precettività della fonte normativa che ne regola l’accesso e
le modalità di esercizio, ponendo altresì limiti al suo utilizzo (imputati sottoposti a
misure cautelari) disciplinando altresì gli obblighi in capo agli associati nel partecipare
alle altre parti processuali l’interesse di avvalersene.
4. Ancora più recentemente le Sezioni Unite della Suprema Corte nel richiamare il loro
precedente insegnamento a Sezioni Unite sopra riportato e facendo interpretazione dei
principi normativi offerti dalla disciplina codicistica e di quella offerta dalla
regolamentazione del diritto di sciopero, sono pervenute al seguente principio di diritto
che qui va osservato “In relazione alle udienze camerali, in cui la partecipazione delle parti non è
obbligatoria, il giudice è tenuto a disporre il rinvio della trattazione in presenza di una dichiarazione
di astensione del difensore, legittimamente proclamata dagli organismi di categoria ed effettuata o
comunicata nelle forme e nei termini previsti dall’art. 3, comma 1, del vigente codice di
autoregolamentazione” (sez.U, 30.10.2014 depos 15.4.2015 n.15232, Guerrieri).
Trattandosi di una ipotesi in cui l’assistenza del difensore non è obbligatoria, il mancato
accoglimento della richiesta di rinvio comporta una nullità della sentenza per mancata assistenza
dell’imputato ai sensi degli artt. 178, comma 1,1ett. c), e 180, cod. proc. pen.: nullità da considerarsi a
regime intermedio e non assoluta ex art. 179, primo comma, cod. proc. pen.
5. Nel caso in specie il difensore dell’imputato, come emerge dal verbale di udienza del giorno
14.11.2014 aveva tempestivamente trasmesso alla cancelleria della Corte di Appello comunicazione
di adesione allo sciopero proclamato dalla Unione delle Camere penali, ribadendo alla udienza
camerale di intendere partecipare alla stessa ma di volere altresì esercitare il diritto alla astensione
darattività processuale, chiedendo conseguentemente un rinvio del procedimento. La celebrazione
della udienza in assenza del difensore ha pertanto generato il profilo di nullità sopra evidenziato
tempestivamente dedotto nella presente impugnazione
6. Ne consegue l’annullamento della sentenza stessa con rinvio per nuovo
giudizio ad altra sezione della Corte d’Appello di Brescia.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti alla Corte
d’Appello di Brescia per la celebrazione del giudizio di appello.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 11.12 2015.

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