Dichiarazione Infedele – Cassazione Penale 11/04/2016 N° 14752

Dichiarazione infedele – Cassazione penale 11/04/2016 n° 14752 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 11/04/2016

Numero: 14752

Testo completo della Sentenza Dichiarazione infedele – Cassazione penale 11/04/2016 n° 14752:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
CARRASSI ANTONIO, nato a Bari il 04/01/1964
avverso l’ordinanza del 04/06/2015 del Tribunale di Bari
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott.ssa Antonella Di Stasi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dott.
Ciro Angelillis, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Bari, con ordinanza del 4.6.2015, rigettava l’istanza di
riesame proposta nell’interesse di Carrassi Antonio, avverso il decreto di sequestro
preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari dello stesso Tribunale in
data 4.4.2014, confermando il gravato titolo cautelare.
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, nel provvedimento
impugnato, aveva ritenuto sussistente nei confronti dell’indagato Carrassi Antonio
il fumus dell’imputazione provvisoria del delitto dì cui all’art. 4 d.lgs. 74/2000
perché, al fine di evadere le imposte sui redditi, indicava nelle dichiarazioni annuali
dei redditi elementi attivi inferiori a quelli effettivi, essendo l’imposta evasa
superiore ad euro 50.000,00 e l’ammontare complessivo degli elementi attivi
sottratti superiori al 10% dell’ammontare complessivo(In Bari sino al maggio
2013) ed aveva disposto il sequestro preventivo della somma di euro 100.000,00
ritenuta il profitto derivante da infedele dichiarazione dei redditi.
Il Tribunale confermava la disposta misura cautelare, disattendo la censura
difensiva basata sulla mancata indicazione delle annualità alle quali si riferiva la
somma sequestrata e degli elementi di fatto comprovanti il superamento annuale
della soglia di punibilità e rimarcando come l’importo sequestrato andasse riferito
alla dichiarazione dei redditi del 2013.
2. . Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione Carrasi
Antonio, a mezzo del proprio difensore di fiducia, deducendo il motivo di seguito
enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto
dall’art. 173 comma 1, disp. att. cod. proc. pen: violazione di legge in relazione
all’art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen per motivazione omessa e apparente.
Il ricorrente deduce che il Tribunale del riesame, a fronte di specifiche censure
difensive, offriva una motivazione del tutto apparente in ordine al fumus
dell’imputazione con riferimento alla individuazione del profitto del reato e del
superamento delle soglie di punibilità in relazione alle singole annualità nonché al
requisito del periculum in mora, così incorrendo nel vizio di violazione di legge per
omessa motivazione della decisione.
Chiede, pertanto, l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
2. Va ricordato, in premessa, che l’art. 325 cod. proc. pen. prevede contro le
ordinanza in materia di riesame di misure cautelari reali il ricorso per cassazione
per sola violazione di legge.
La giurisprudenza di questa Suprema Corte, anche a Sezioni Unite, ha più
volte ribadito come in tale nozione debbano ricomprendersi sia gli “errores in
iudicando” o “in procedendo” (art. 606, lett. B e C, c.p.p.), sia quei vizi della
motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno
del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza,
completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario
logico seguito dal giudice (vedasi Sez. U, n. 25932 del 29.5.2008, Ivanov, rv.
239695; conf. Sez. 5, n. 43068 del 13.10.2009, Basi, rv. 245093). E che ancora
più di recente è stato precisato che è ammissibile il ricorso per cassazione contro
ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo, pur consentito solo per
violazione di legge, quando la motivazione del provvedimento impugnato sia del
tutto assente o meramente apparente, perché sprovvista dei requisiti minimi per
rendere comprensibile la vicenda contestata e l'”iter” logico seguito dal giudice nel
provvedimento impugnato, (così sez. 6, n. 6589 del 10.1.2013, Gabriele, rv.
254893).
Va, poi, ricordato che nella valutazione del fumus commissi delicti, quale
presupposto del sequestro preventivo di cui all’art. 321, comma 1 cod. proc. pen.,
il giudice del riesame non può avere riguardo alla sola astratta configurabilità del
reato, ma deve tener conto, in modo puntuale e coerente, delle concrete risultanze
processuali e dell’effettiva situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti,
indicando, sia pure sommariamente, le ragioni che rendono allo stato sostenibile
l’impostazione accusatoria; ciò però non significa che possa sindacare la concreta
fondatezza dell’accusa, ma deve solo accertare la possibilità di sussumere il fatto
in una determinata ipotesi di reato (Sez. 4, n. 15448 del 14/03/2012, Vecchione,
Rv. 253508; Sez. 5, n. 18078 del 26/01/2010, De Stefani, Rv. 247134, Sez.5, n.
49596 del 16/09/2014, Rv.261677).
Va, infatti, ribadito che mentre per la applicazione delle misure cautelari
personali è necessario un giudizio di probabilità di colpevolezza dell’indagato in
relazione ad uno o più reati contestati, fondato su una valutazione di gravita degli
indizi a suo carico, giudizio richiesto dall’art. 273 c.p.p., per l’applicazione delle
misure cautelari reali è sufficiente e necessaria la sussistenza del fumus commissi
delicti, ovvero una verifica delle risultanze processuali che consenta di ricondurre
alla figura astratta del reato contestato la fattispecie concreta e renda plausibile
un giudizio prognostico negativo per l’indagato (Sez. U, n. 920 del 17/12/2003 –
19/01/2004, Montella, Rv. 226492).
3. Nella specie, l’ordinanza impugnata è carente della motivazione in ordine
al fumus commissi delicti del reato contestato.
L’imputazione provvisoria a carico di Carrasi Antonio in relazione alla quale è
stato emesso il decreto di sequestro preventivo è stata formulata in maniera
generica: “art. 4 d.lgs. 74/2000 perché al fine di evadere le imposte sui redditi,
indicava nelle dichiarazioni annuali dei redditi elementi attivi inferiori a quello
effettivo, essendo l’imposta evasa superiore ad euro 50.000,00 e l’ammontare
complessivo degli elementi attivi sottratti superiori al 10% dell’ammontare
complessivo. In Bari sino al maggio 2013”.
Va ricordato che gli elementi costitutivi del fatto tipico del reato in esame
sono: a) la condotta di indicazione nelle dichiarazioni annuali (dei redditi o sul
valore aggiunto) di elementi passivi fittizi o di elementi attivi inferiori a quelli
effettivi; b) l’integrazione di due soglie di punibilità, rapportate rispettivamente
all’imposta evasa (il limite, già originariamente indicato in euro 103.291,38 e, poi,
sceso ad euro 50.000,00 per effetto della modifica apportata) ed all’ammontare
degli elementi attivi sottratti ad imposizione anche mediante indicazione di
elementi passivi fittizi (ammontare che deve essere superiore al 10%
dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o,
comunque superiore a euro tre milioni: il limite, già originariamente indicato in
euro 2.065.827,60 e poi abbassato ad euro 2.000.000,00 dall’art. 2, comma 36-
vicies semel lett. d), dal di. n. 138/2011,conv. con modif. dalla legge n. 148/2011,
è stato innalzato ad euro tre milioni dal d.Lgs. 24 settembre 2015 n. 158).
Orbene, nell’imputazione in esame non risultano indicate le dichiarazioni
annuali alle quali si riferisce la condotta criminosa e la soglia di punibilità,
rapportata all’imposta evasa (indicata genericamente come superiore ad euro
50.000,00), non tiene conto che essa, successivamente, è stata elevata dal d.lgs.
24 settembre 2015 n. 158 ad euro 150.000,00.
Posto che la soglia di rilevanza penale suddetta deve ritenersi elemento
costitutivo del fatto di reato, contribuendo la stessa a definirne il disvalore (in tal
senso, tra le altre, oltre a Sez. U., n. 37954 del 25/05/2011, Orlando, Rv. 250975,
da ultimo, Sez. 3, n. 3098/16 del 05/11/2015, Vanni, non ancora massimata),
l’intervenuta modifica legislativa impone una adeguata motivazione in ordine alla
sussistenza del fumus commissi delicti, anche alla luce della nuova soglia di
punibilità.
4. L’ordinanza impugnata, pertanto, va annullata con rinvio al Tribunale di
Bari per nuovo esame sul punto.

P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia al Tribunale di Bari.
Così deciso il 24/02/2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine