Dichiarazione Fraudolenta – Cassazione Penale 24/08/2016 N° 35459

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 24/08/2016

Numero: 35459

Testo completo della Sentenza Dichiarazione fraudolenta – Cassazione penale 24/08/2016 n° 35459:

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SENTENZA sul ricorso proposto da: MOGGI ALESSANDRO, nato a Civitavecchia il 30/11/1972 avverso l’ordinanza del 16/02/2016 del Tribunale di Napoli visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere Dott.ssa Antonella Di Stasi; letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale dr Gabriele Mazzotta che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio limitatamente al profitto illecito conseguente al reato di cui all’ad 8 d.lgs 74/2000 e rigetto nel resto. RITENUTO IN FATTO 1. Con decreto 21.12.2015 il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli disponeva nei confronti di Moggi Alessandro, indagato per i reati di cui agli artt 4 e 8 d.lgs 74/2000 perché, in qualità di procuratore sportivo ed in occasione di trasferimenti di calciatori da una società ad un’altra agendo fittiziamente nell’interesse della società sportiva pur essendo il procuratore dei calciatori interessati a trasferimenti da una società sportiva ad un’altra, emetteva fatture per operazioni inesistenti al fine di consentire alla società di calcio di evadere VIVA e al calciatore di evadere l’IRPEF traendo per sé il vantaggio consistente nella conclusione del contratto di cessione e per aver reso una dichiarazione infedele al fisco non dichiarando quale imponibile la fattura emessa nei confronti del calciatore Ivan Ezequiel Lavezzi in occasione del suo trasferimento dal Napoli al Paris S.G., il sequestro del profitto del reato della complessiva somma di denaro di euro 1.164.223,56 nella sua disponibilità e nel caso in cui tale somma, profitto diretto del reato, non venisse rinvenuta nella sua disponibilità immediata il sequestro per equivalente della somma equivalente al predetto profitto del reato sui beni del valore equivalente nella disponibilità dell’indagato. Con ordinanza del 16.2.2016, il Tribunale di Napoli rigettava l’istanza di riesame proposta dall’indagato e confermava il predetto decreto. 2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso per cassazione Moggi Alessandro, per il tramite dei difensori di fiducia, articolando quattro motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173 comma 1, disp. att. cod. proc. pen. Con il primo motivo deduce violazione di legge in relazione agli artt. 8 e 9 del d.lgs 74/2000. Argomenta che il Tribunale erroneamente accumunava la posizione del soggetto emittente con quella del soggetto utilizzatore delle fatture soggettivamente inesistenti, in quanto al giudice della cautela è normativamente precluso sottoporre a sequestro i beni del soggetto che, in tesi, si sarebbe reso responsabile dell’emissione di fatture solo soggettivamente inesistenti; il Tribunale, pertanto, nell’accomunare la posizione del soggetto emittente con quella del soggetto utilizzatore ha erroneamente applicato il principio solidaristico di cui all’art. 110 cod. pen.; il soggetto emittente risponde del reato di cui all’art. 8 del d.lgs 74/2000 mentre il soggetto utilizzatore risponde del diverso reato di cui all’art. 2 del d.lgs 74/2000 ed il successivo art. 9 esclude espressamente qualsiasi ipotizzabilità del concorso di persone tra questi due soggetti agenti. Con il secondo motivo deduce violazione di legge per omessa motivazione in relazione agli artt. 8 e 9 del d.lgs 74/2000. 2 44, Argomenta che in caso di sequestro preventivo di cui all’art. 321 comma 1 cod.proc.pen. il giudice del riesame deve valutare le concrete risultanze processuali e l’effettiva situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti e non limitarsi alla astratta configurabilità del reato; nella specie il Tribunale, nonostante specifica doglianza della difesa, non offriva alcuna motivazione in ordine al regime di cui all’art. 9 d.lgs 74/2000 che esclude la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette le fatture per operazioni inesistenti e chi se ne avvale. Con il terzo motivo deduce violazione di legge e difetto di motivazione in relazione agli artt. 8 e 9 del divo 74/2000. Argomenta che il Tribunale non indicava in maniera precisa e coerente l’entità del profitto attribuibile al Moggi, elemento necessario per la disposizione di un sequestro finalizzato alla confisca. Con il quarto motivo deduce violazione di legge e difetto di motivazione in ordine all’art. 4 del d.lgs 74/2000 e 7 sexies comma 1 lett. a) del dpr 633/1972. Argomenta che erroneamente il Tribunale riteneva che la prestazione resa dal Moggi in favore del calciatore Lavezzi si connotasse quale mediazione in quanto essa deve, invece, qualificarsi quale prestazione di natura mista in quanto contiene in sé sia le caratteristiche dell’intermediazione pura sia le caratteristiche del mandato; pertanto, essa, pertanto, non rientra nella deroga di cui all’art. 7 sexies comma 1 lett. a) del dpr n. 633/1972. Chiede, pertanto, l’annullamento dell’ordinanza impugnata con restituzione dei beni in sequestro. Il Procuratore Generale II-P-Faculato’ye Ge~presso questa Suprema Corte ha rassegnato ex art. 611 cod. proc. pen. proprie conclusioni, con le quali ha chiesto annullamento con rinvio limitatamente al profitto illecito di cui all’ad 8 d.lgs 74/2000. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Va preliminarmente esaminato il quarto motivo di ricorso, che si profila inammissibile. Il ricorrente, pur deducendo formalmente violazione di legge, propone sostanzialmente censure attinenti il merito delle argomentazioni poste a fondamento del provvedimento impugnato. Va ricordato che il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli errores in iudicando o in procedendo, sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a 3 sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e, quindi, inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico seguito dal giudice (Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692 Sez. 5, n. 43068 del 13.10.2009, Rv. 245093; sez. 6, n. 6589 del 10.1.2013, Rv. 254893). Il ricorso per cassazione per violazione di legge, a norma dell’art. 325, comma 1 cod. proc. pen., quindi, può essere proposto solo per mancanza fisica della motivazione o per la presenza di motivazione apparente, ma non per mero vizio logico della stessa, Sez. 5, n. 35532 del 25/06/2010, Angelini, Rv. 248129). 2. Vanno, quindi, esaminati congiuntamente i primi tre motivi di ricorso in quanto involgono tutti censure afferenti violazioni di legge con riferimento al sequestro disposto in relazione alle imputazioni provvisorie per il reato di cui all’art. 8 d.lgs 74/2000. 2.1. Le censure, come riferite alla individuazione del profitto illecito relativo alle condotte di cui all’artt. 8 divo 74/2000, sono fondate. 2.2. Le Sezioni Unite di questa Corte (Sez.U,n.26654 del 27/03/2008, Rv.239926) hanno affermato che “di fronte ad un illecito plurisoggettivo deve applicarsi il principio solidaristico che informa la disciplina del concorso nel reato e che implica l’imputazione dell’intera azione delittuosa e dell’effetto conseguente in capo a ciascun concorrente. Più in particolare, perduta l’individualità storica del profitto illecito, la confisca di valore può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti anche per l’intera entità del profitto accertato (entro logicamente i limiti quantitativi dello stesso), non essendo esso ricollegato all’arricchimento di uno piuttosto che di un altro soggetto coinvolto, bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell’illecito, senza che rilevi il riparto del relativo onere tra i concorrenti, che costituisce fatto interno a questi ultimi. Il principio solidaristico non trova, però, applicazione nel caso, come quello in esame, relativo alla condotta posta in essere dal soggetto che emette fatture per operazioni inesistenti (art. 8 d.lvo 74/2000) in relazione alla condotta posta in essere di chi si avvale delle stesse fatture (art. 2 divo 74/2000). Il d.lgs. n. 74 del 2000, art. 9, stabilisce, infatti, che “In deroga all’art. 110 del codice penale: a) l’emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’art. 2; b) chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’art. 8”. La condotta posta in essere dal soggetto che emette le fatture per operazioni inesistenti (d.lgs. n. 74 del 2000, art. 8) e quella di chi si avvale di dette fatture (d.igs. n. 74 del 2000, art. 2) sono “autonome” e non danno luogo ad un illecito 4 plurisoggettivo (il concorso nel reato è anzi espressamente escluso dal legislatore), sicché non può trovare applicazione il principio solidaristico (con conseguente irrilevanza del riparto tra i correi del profitto conseguito) affermato dalle Sezioni Unite. Questa Corte ha, quindi, affermato il principio di diritto, secondo cui, in materia di emissione di fatture per operazioni inesistenti, il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente non può essere disposto sui beni dell’emittente per il valore corrispondente al profitto conseguito dall’utilizzatore delle fatture medesime, poiché il regime derogatorio previsto dall’art. 9 D.Lgs. n. 74 del 2000 – escludendo la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette le fatture per operazioni inesistenti e chi se ne avvale – impedisce l’applicazione in questo caso del principio solidaristico, valido nei soli casi di illecito plurisoggettivo. (Sez.3,n.42641 del 26/09/2013, Rv.257419). 2.3. Deve, poi, rilevarsi che la determinazione del profitto del reato in relazione al delitto di cui all’art. 8 divo 74/2000 deve tener conto che l’emissione di fatture per operazioni inesistenti è funzionale all’evasione da parte di terzi e non genera un diretto vantaggio economico a favore dell’emittente in relazione al risparmio di imposta. Questa Corte ha, infatti, affermato che per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, debba farsi riferimento non tanto al profitto quanto al prezzo del reato, venendo in considerazione per l’emittente il compenso pattuito o riscosso per eseguire il delitto, essendo prezzo del reato ciò che è dato o promesso per commetterlo. Solo in mancanza di acquisizioni processuali che consentano di determinare esattamente il prezzo del reato deve ritenersi corretto il sequestro preventivo, anche per equivalente, con riferimento a qualsiasi utilità, economicamente valutabile, immediatamente o mediatamente derivante dalla commissione del reato tributario(Sez.3, n.50310 de/ 18/09/2014, Rv.261517). 3 Nella specie, il Collegio cautelare, nonostante le specifiche censure difensive, nel confermare la legittimità del sequestro, non individua il profitto o il prezzo del reato riferibile alle condotte criminose di cui all’art. 8 divo 74/2000 – se non con riferimento ad un generico vantaggio che sarebbe consistito nella “retribuzione per la conclusione di un affare, che a diverse condizioni non si sarebbe perfezionato”; attribuisce, inoltre, il profitto illecito conseguente alla commissione del reato di cui all’art. 2 divo anche all’autore del reato di cui all’art. 8 divo 74/2000, in violazione della normativa di cui all’art. 9 divo 74/2000 e richiamando erroneamente il principio di diritto espresso dalle Sez.U, n.26654 del 27/03/2008, Rv.239926, posto a base del provvedimento genetico. 5 4. Tali omissioni motivazionali ed errori di diritto viziano l’ordinanza impugnata, che va annullata con rinvio al Tribunale di Napoli che procederà a nuovo esame sul punto, tenendo conto dei rilievi e dei principi di diritto suesposti. Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia al Tribunale dì Napoli. Così deciso il 20/07/2016

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