Dichiarazione Di Fallimento – Cassazione Penale 05/05/2017 N° 21818

dichiarazione di fallimento – Cassazione penale 05/05/2017 n° 21818 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 05/05/2017

Numero: 21818

Testo completo della Sentenza dichiarazione di fallimento – Cassazione penale 05/05/2017 n° 21818:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 5 Num. 21818 Anno 2017
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: MORELLI FRANCESCA
Data Udienza: 15/02/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GALVAN ROBERTO nato il 03/04/1954 a LIMBIATE
avverso la sentenza del 26/06/2015 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 15/02/2017, la relazione svolta dal Consigliere
FRANCESCA MORELLI
Udito il Procuratore Generale in persona del PASQUALE FIMIANI

RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza
del Tribunale di Milano dell’11.7.12 che aveva condannato Galvan Roberto alla pena
di giustizia in quanto colpevole di bancarotta fraudolenta documentale.
1.1. E fatto carico a Galvan, amministratore unico dalla data di costituzione della
società sino al 29.6.05 e successivamente liquidatore, di avere sottratto, distrutto
od occultato i libri e le scritture contabili della s.r.l. Galvan Centro Edile La Fornace,
dichiarata fallita il 26.10.06.
2. Il ricorso, proposto dal difensore di fiducia dell’imputato, si articola su cinque
motivi.
Con il primo motivo si deduce il difetto assoluto della motivazione, in quanto la
sentenza della Corte d’Appello costituisce, a detta del ricorrente, la mera riproduzione
della sentenza di primo grado senza alcuna analisi dei motivi di gravame.
2.2. Con il secondo motivo si deduce la contraddittorietà della motivazione laddove,
da un lato, si è affermata la responsabilità del Galvan quale extraneus mentre,
dall’altro, lo si è ritenuto amministratore di fatto.
2.3. Con il terzo motivo si deducono carenze e contraddittorietà motivazionali in
quanto, pur essendo emerso in dibattimento che i libri e le scritture contabili erano
presenti presso la sede della società e Galvan li aveva consegnati a Bassi Giacinto,
in seguito deceduto, che aveva assunto la carica di amministratore unico della s.r.l.
dopo la revoca dello stato di liquidazione, si era sostenuto che l’imputato avesse
comunque l’obbligo di consegnare la contabilità al curatore, pur non avendo alcun
ruolo all’interno della società.
Si evidenzia, altresì, che la mancata consegna dei libri e delle scritture non ha
impedito al curatore di ricostruire il passivo e l’attivo, grazie ai bilanci depositati sino
a tutto il 2004.
2.3. Con il quarto motivo si deducono violazione di legge e vizi motivazionali con
riguardo all’elemento soggettivo del reato.
Il provvedimento impugnato, a detta del ricorrente, non si sofferma sull’esistenza del
dolo specifico, benchè la sua configurabilità fosse oggetto di contestazione
nell’appello.
Sul punto, la motivazione sarebbe apodittica e, in difetto di prova del dolo specifico,
il reato andrebbe riqualificato in bancarotta semplice.
2.4. Con il quinto motivo ci si duole del difetto assoluto di motivazione con riguardo
alla mancata concessione delle attenuanti generiche ed alla commisurazione della
pena.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato nei termini che seguono.
Il capo d’imputazione ascrive a Galvan il reato di bancarotta documentale, per avere
sottratto, distrutto od occultato le scritture contabili, a titolo di concorso con Bassi
Giacinto, ultimo amministratore della società prima del fallimento.
Correttamente, quindi, il fatto è stato inquadrato nell’ambito della responsabilità
dell’extraneus per concorso nel reato proprio.
In tal senso si è ripetutamente espressa la sentenza di primo grado e le
contraddittorie affermazioni presenti nella motivazione, da cui pare potersi desumere
il diverso convincimento secondo cui Galvan sarebbe stato amministratore di fatto
anche dopo la cessazione delle cariche formali, non hanno alcun rilievo, da un lato
in quanto esulano dall’imputazione e, dall’altro, in quanto determinerebbe un regime
probatorio certamente più sfavorevole per il ricorrente, essendo ben più pregnanti
gli obblighi di tenuta e conservazione delle scritture contabili in capo
all’amministratore di fatto piuttosto che al concorrente esterno privo di tale qualifica.
La sentenza della Corte d’Appello, assai laconica sul punto, non ha comunque mutato
la prospettiva in cui si è mosso il giudice di primo grado.
2. Se così è, appaiono fondate le censure mosse nel ricorso con riferimento alla
omessa motivazione in ordine alle censure, contenute nell’appello, circa la prova del
concorso, da parte del Galvan, nella condotta attribuita a Bassi, soprattutto ove si
consideri che i giudici di merito hanno ritenuto provato che le scritture contabili
furono consegnate a quest’ultimo.
L’unico motivo addotto a sostegno del giudizio di colpevolezza è stato ravvisato
nell’interesse, in capo a Galvan, a sottrarsi alle mire dei creditori, posto che i debiti
erano maturati nel corso della sua gestione della società.
Nulla si dice con riguardo alla condotta che il ricorrente avrebbe posto in essere per
realizzare un contributo causale rispetto al fatto addebitato ( avrebbe aiutato Bassi
ad occultare o distruggere le scritture? lo avrebbe istigato a farlo?).
Nulla si dice neppure in merito all’elemento soggettivo del reato che, come è noto,
si configura in termini di dolo specifico (“In tema di bancarotta fraudolenta
documentale, per la configurazione delle ipotesi di reato di sottrazione, distruzione o
falsificazione di libri e scritture contabili previste dall’articolo 216, primo comma n. 2
prima parte, I. fall. è necessario il dolo specifico, consistente nello scopo di procurare
a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori” Sez. 5, n.
25432 del 11/04/2012 Rv. 252992 e negli stessi termini Sez. 5, n. 1137 del
17/12/2008,dep. 13/01/2009, Rv. 242550; Sez. 5, n. 17084 del
09/12/2014,dep. 23/04/2015, Rv. 263242), con l’ulteriore precisazione che va
dimostrata la volontarietà della condotta dell’extraneus in sostegno a quella
dell’intraneus, con la consapevolezza che essa determina un depauperamento del
patrimonio sociale ai danni dei creditori ( Sez.5 n.1706 del 12.11.13, de.2014,
Rv.258950).
3. Sotto tale profilo, la motivazione della sentenza impugnata è gravemente carente
e non replica alle censure mosse nell’appello e nuovamente introdotte nel terzo e
quarto motivo di ricorso, essendo stato giustamente sottolineato dal ricorrente che
in capo a Galvan, extraneus, non è ravvisabile un obbligo di consegna delle scritture
al curatore ed il concorso, da parte sua, nel fatto ascritto a Bassi non può essere
affermato in base alla semplice constatazione dell’esistenza di un movente, vale a
dire l’interesse a sottrarsi ai creditori.
4. Va quindi disposto l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio ad altra
sezione della Corte d’Appello di Milano perchè esamini i motivi di appello attenendosi
ai principi di diritto sopra enunciati

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della
Corte di Appello di Milano.
Così deciso il 15 febbraio 2017

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine