Dibattimento – Cassazione Penale 05/04/2017 N° 17145

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione IV

Data: 05/04/2017

Numero: 17145

Testo completo della Sentenza Dibattimento – Cassazione Penale 05/04/2017 n° 17145:

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 17145 Anno 2017
Presidente: CIAMPI FRANCESCO MARIA
Relatore: BELLINI UGO
Data Udienza: 17/01/2017

sul ricorso proposto da:
GUADAGNA FILIPPO nato il 22/02/1968 a PALERMO
avverso la sentenza del 26/11/2015 del TRIBUNALE di TERMINI IMERESE
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/01/2017, la relazione svolta dal Consigliere
UGO BELLINI
Udito il Procuratore Generale in persona del LUCA TAMPIERI

RITENUTO IN FATTO
Il Tribunale di Termini Imerese con la sentenza impugnata, in parziale riforma
della decisione del Giudice di Pace di Termini Imerese il quale aveva
riconosciuto Guadagna Filippo colpevole del reato di lesioni personali colpose
ai danni di Iannucci Vincenzo, in ragione della omessa custodia di due cani
che avevano aggredito e morso la persona offesa, rideterminava la pena
applicata nei suoi confronti in € 200 di multa, confermando per il resto la
gravata sentenza e in particolare la statuizione di condanna al risarcimento
del danno a favore della parte civile.
2. In particolare il giudice di appello riconosceva la posizione di garanzia in
capo al Guadagna quale custode dei cani, che erano usciti da un varco della
sua abitazione prima di aggredire il passante, nonché quale soggetto che
aveva rassicurato lo Iannuzzi, al momento dell’incrocio, sul fatto che gli
animali erano miti e non aggressivi.
3. Avverso tale pronuncia ricorreva l’imputato denunciando inosservanza
e erronea applicazione della legge penale stante la assenza di qualsivoglia
relazione di appartenenza dei cani al Guadagna, essendo stato rilevato dalla
stessa polizia municipale la condizione di randagismo dei suddetti cani, ai
quali era somministrata una profilassi antirabbica e ne veniva accertata
l’assenza di microchip.
Da tali accertamenti se ne doveva inferire che gli animali erano sotto la
responsabilità del comune che ne avrebbe dovuto disporre la destinazione al
canile municipale, mentre il fatto che gli stessi fossero stati visti uscire dalla
villetta in cui abitava il Guadagna, indicava solo che gli animali vi si erano
introdotti del tutto fortuitamente, anche in ragione del fatto che il prevenuto
li accudiva saltuariamente senza peraltro instaurare con essi nessuna
relazione giuridicamente rilevante. Sul punto deduceva altresì vizio
motivazionale per carenza di struttura argomentativa ridondante anche quale
violazione di legge in punto ad obbligo motivazionale.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. In materia di lesioni colpose è costante l’insegnamento della Corte di
Cassazione la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane
impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni
cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche
all’interno dell’abitazione (sez.IV 16.12.2011 n.18814), laddove la
pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali
feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di
compagnia quali il cane, di regola mansueto così da obbligare il proprietario
ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni
dell’animale (sez.IV, 10.1.2012 n.6393).
D’altro canto i giudici di merito hanno adeguatamente rappresentato
come l’insorgere della posizione di garanzia relativa alla custodia di un
animale prescinde dalla nozione di appartenenza, di talchè risulta
irrilevante il dato della registrazione del cane all’anagrafe canina ovvero
dalla apposizione di un micro chip di identificazione, atteso che l’obbligo di
custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice
detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto l’art. 672 cod. pen.
collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite
cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo
materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in
senso civilistico (sez.IV, 2.7.2010, Vallone, Rv. 248090).
2. Nel caso che ci occupa non emergono pertanto nella struttura
motivazionale carenze e contraddittorietà da cui potersi trarre che nei
confronti dell’imputato potesse essere escluso un potere di controllo
sull’animale e quindi di garanzia, ma al contrario il giudice di appello ha
fornito adeguata giustificazione delle ragioni che lo hanno indotto a ritenere
il Guadagna detentore e custode dei due animali.
Invero, in maniera del tutto coerente alle emergenze processuali, la
corte territoriale ha dato atto che i cani erano fuoriusciti dal cancello
dell’abitazione del prevenuto, da questi aperto; ha inoltre rappresentato
che dall’istruttoria testimoniale era emerso che l’imputato era solito
accudire i due cani, dando loro da mangiare sebbene in maniera
occasionale; risultava ammesso dalla stessa difesa dell’imputato che il
Guadagna aveva rassicurato il pedone sulla indole docile e non mordace
degli animali.
3. Alla stregua di tali circostanze il giudice di appello inferiva, con
ragionamento assolutamente logico e privo di incongruenze che, a
prescindere dall’appartenenza degli animali al Guadagna, si era
inequivocabilmente costituito una relazione di detenzione tra i prevenuto e i
due cani che frequentavano il cortile delimitato della sua abitazione,
trovando ivi ricovero e cibo e rispetto ai quali il ricorrente si era
volontariamente assunto la custodia, facendoli uscire dal cancello della
propria abitazione che immette sulla pubblica via percorsa da pedoni e
rassicurando la persona offesa, timorosa all’approccio, sulla indole non
aggressiva dei cani, determinando pertanto l’affidamento dello IANNUCCI
sulla non pericolosità dell’incrocio.
Il ricorso deve pertanto essere rigettato e il ricorrente va condannato al
pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 17.1.2017.

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