Detenzione Domiciliare – Cassazione Penale 22/04/2016 N° 17036

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 22/04/2016

Numero: 17036

Testo completo della Sentenza Detenzione domiciliare – Cassazione penale 22/04/2016 n° 17036:

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SENTENZA sul ricorso proposto da: SCALA SALVATORE N. IL 24/11/1958 avverso l’ordinanza n. 3141/2013 TRIB. SORVEGLIANZA di CATANIA, del 09/04/2014 sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GAETANO DI GIURO; lette/sei-44e le conclusioni del PG Dott. R. o toe,,do Fh e. ek.z. tr, 1,1.~—t-1″.(4 cri o- -e_e: t v, VQ, I” O O Uditi dif nsor Avv.; RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza del 09/04/14 il Tribunale di sorveglianza di Catania revocava la misura alternativa della detenzione domiciliare concessa a Scala Salvatore con ordinanza del 03/10/12 del medesimo Tribunale. 2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione Scala Salvatore, tramite il proprio difensore, lamentando a) che nell’ordinanza impugnata non sia contenuta alcuna valutazione in ordine alla gravità del fatto che ha dato luogo alla revoca della detenzione domiciliare, b) che le condizioni di salute del detenuto siano state laconicamente giudicate non incompatibili con la detenzione in carcere, quando in effetti la misura alternativa era stata concessa non per incompatibilità col regime carcerario, ma in quanto la patologia da cui il suddetto era affetto non poteva essere adeguatamente curata all’interno della struttura carceraria. Sottolinea, infine, il difensore come detta misura alternativa sia stata legislativamente prevista per dare attuazione ai principi costituzionali sanciti dall’art. 27, comma 3, e 32 Cost. e quindi per evitare che l’infermità dia luogo in carcere ad un trattamento contrario al senso di umanità e ad una sostanziale elusione del diritto individuale costituzionalmente garantito alla tutela della salute. 3. Il Procuratore Generale presso questa Corte, con requisitoria scritta, ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza impugnata, con rinvio per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Catania. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è fondato. Invero, come sottolineato, altresì, dal Procuratore Generale presso questa Corte, nell’ordinanza impugnata non solo non è contenuta alcuna valutazione in ordine alla gravità del fatto che ha dato luogo alla revoca (peraltro individuato non nell’abuso edilizio, ma nell’inadempimento dell’ordine di demolizione) e all’incidenza dello stesso ai fini della pericolosità sociale del condannato, ma anche in ordine alle attuali condizioni di salute del detenuto ( che non risultano in alcun modo approfondite od anche solo descritte, venendo lapidariamente giudicate 1 come non incompatibili con la detenzione in carcere ), e soprattutto in ordine alla comparazione tra detti elementi. Per preciso dettato legislativo (art. 47 – ter, comma 6 I. n. 354 del 26.7.1975) la detenzione domiciliare è revocata “se il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appare incompatibile con la prosecuzione della misura”. Detta incompatibilità non deriva, in modo automatico, dal comportamento summenzionato. Tale interpretazione è confortata da precisi dettati legislativi, laddove si prevede che la sospensione dell’esecuzione della misura, provvisoriamente disposta dal magistrato di sorveglianza, perda di efficacia, pur perdurandone la causa genetica, nella ipotesi che il tribunale di sorveglianza non intervenga entro il trentesimo giorno dalla ricezione degli atti (art. 51 – ter ultimo periodo legge 354/1975) e che la sua revoca automatica è prevista soltanto per la condanna per il delitto di evasione ex art. 385 c.p. (art. 47 – sexies co. 3^ legge 354/1975): norme significative della volontà del legislatore di escludere ogni automaticità, al di fuori della ipotesi di condanna per evasione, per la revoca del beneficio. Il che significa che lo specifico comportamento realizzato dal condannato può produrre tale effetto qualora il tribunale di sorveglianza ne accerti l’incompatibilità con la prosecuzione dell’esecuzione della misura alternativa, siccome non più idonea a perseguire i fini ad essa connessi. Previo confronto, nel caso di detenzione domiciliare concessa per ragioni di salute, tra le condizioni di salute del condannato, da sottoporre a specifico e rigoroso esame, e la pericolosità sociale del medesimo, anche alla luce della violazione di legge commessa, al fine di operare un bilanciamento di interessi tra le esigenze di certezza ed indefettibilità della pena, da una parte, e la salvaguardia del diritto alla salute e ad un’esecuzione penale rispettosa dei criteri di umanità, dall’altra, e, quindi, di individuare la situazione cui dare la prevalenza ( si vedano : Sez. Fer., n. 34286 del 21/08/08, Sposato, secondo cui la tutela della salute “può essere sacrificata soltanto in presenza di condotte altamente negative e del tutto incompatibili con una situazione diversa dalla detenzione in carcere”, ed in senso conforme Sez. 1, n.44579 del 09/12/10, Villafranca ). 2. L’ordinanza impugnata, non essendosi attenuta al principio di diritto sopra evidenziato e non avendo dato conto con motivazione compiuta del processo logico-decisionale seguito, deve essere annullata con rinvio degli atti allo stesso giudice, il quale, in diversa composizione 2 soggettiva, provvederà ad esaminare, congruamente motivando sul punto, se nel caso concreto la condotta realizzata dall’odierno ricorrente, sia tale da comportare, anche a fronte delle sue condizioni di salute, la revoca della misura alternativa alla detenzione concessagli. Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza di Catania. Così deciso in Roma il 2 marzo 2016.

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