Costruzione Abusiva – Cassazione Penale 06/02/2017 N° 5454

costruzione abusiva – Cassazione penale 06/02/2017 n° 5454 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 06/02/2017

Numero: 5454

Testo completo della Sentenza costruzione abusiva – Cassazione penale 06/02/2017 n° 5454:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 3 Num. 5454 Anno 2017
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: RENOLDI CARLO
Data Udienza: 06/10/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da
De Cecco Filippo Antonio, nato a San Valentino in Abruzzo Citeriore in data
13/06/1944;
avverso l’ordinanza del 26/01/2016 del Tribunale di Pescara;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Carlo Renoldi;
letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del sostituto
Procuratore generale dott. Paolo Canevelli, che ha concluso chiedendo
l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del Tribunale di Pescara Filippo Antonio De Cecco fu
condannato per reati in materia edilizia, con emissione, quale sanzione
amministrativa accessoria, dell’ordine di demolizione dei manufatti abusivi.
2. Con successiva istanza, formulata in executivis, lo stesso De Cecco chiese
la sospensione dell’ordine di demolizione; istanza respinta con ordinanza in data
26/01/2016 dal Tribunale di Pescara, in qualità di giudice dell’esecuzione.
Dopo avere premesso che il perito, nominato nel procedimento di
esecuzione, aveva rassegnato le sue conclusioni relativamente “alle modalità
esecutive anche con riferimento al ripristino dei luoghi ed alla necessità di un
piano esecutivo e di sicurezza”, il tribunale abruzzese affermò che le questioni
relative alla “eseguibilità della pronuncia” dovevano, allo stato, considerarsi
“risolte”. Quindi, il giudice dell’esecuzione rilevò che l’istante si era limitato a
prospettare, a supporto della richiesta di sospensione, la probabile approvazione
di una recente richiesta di rilascio di permesso a costruire, da valutare anche alla
luce di pianificazione in corso di approvazione.
Pertanto, rilevando l’insussistenza di alcuno dei casi per i quali il
procedimento esecutivo avrebbe potuto essere sospeso, non essendo emersa
alcuna situazione di incompatibilità dell’esecuzione dell’ordine di demolizione con
atti nel frattempo adottati dalla pubblica amministrazione, il tribunale, “approvati
i progetti redatti dall’arch. D’Andreamatteo”, dichiarò la chiusura dell’incidente di
esecuzione, mandando al Pubblico ministero per quanto di competenza.
3. Avverso l’ordinanza in esame, De Cecco propone ricorso per cassazione, a
mezzo dei difensori fiduciari, deducendo due distinti motivi di impugnazione.
Con il primo vengono dedotti, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e),
cod. proc. pen., i vizi di mancanza di motivazione e di vizio di violazione di legge
per avere la decisione omesso di vagliare alcune acquisizioni procedimentali.
Dopo aver ricordato l’obbligo di motivazione incombente sull’ordinanza
emessa in executivis, il ricorrente denuncia la mancata disamina di una serie di
deduzioni, prospettate in esordio dell’udienza del 18/12/2015, in relazione alla
possibile sanatoria delle cd. “opere minori”, previste come necessarie al ripristino
delle originarie tramezzature al piano terra ed al primo piano e della
tamponatura di n. 3 finestre al primo piano. Opere che secondo la difesa
avrebbero dovuto essere escluse dall’intervento di demolizione in quanto sanabili
in via ordinaria a norma dell’art. 36 del DPR n. 380/2001, come indicato dalla
sentenza n. 121/2013 del T.A.R. Abruzzo, Sezione di Pescara, essendo già stata
inoltrata la richiesta di un permesso di costruire a sanatoria, avendo lo stesso
Comune di Pescara attestato la sanabilità delle opere in questione ed essendo
stata rilasciata l’autorizzazione paesaggistica da parte della Sovrintendenza
BB.AA. della Regione Abruzzo in vista della sanatoria delle stesse. Epperaltro,
sulla base del progetto esecutivo depositato dal perito, che si era espresso a
favore della effettiva sanabilità delle “opere minori”, era stata sollecitata la
ripresa dell’iter procedimentale delle richieste in questione.
Non rispondendo sulle questioni poste, il giudice dell’esecuzione avrebbe
omesso di pronunciarsi su un profilo potenzialmente decisivo, dovendo farsi
luogo alla sospensione del’esecuzione quando sia ragionevolmente prevedibile il
prossimo esaurimento del procedimento amministrativo conseguente alla istanza
di sanatoria.
Con il secondo motivo, il ricorrente deduce di avere chiesto la sospensione
dell’ordine di demolizione e del procedimento di esecuzione alla luce del disposto
dell’art. 5, comma 25 del Piano demaniale marittimo, adottato dalla Regione
Abruzzo con delibera consiliare n. 20/4 del 24 febbraio 2015, in attuazione
dell’art. 2 della legge della Regione Abruzzo 17 dicembre 1997, n. 141 (“Norme
per l’attuazione delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo
con finalità turistiche e ricreative”). In base al piano regionale, l’immobile per cui
è processo sarebbe realizzabile, sul piano urbanistico, nel rispetto delle
prescrizioni date dalla competente Soprintendenza BBCC, sicché la società del
ricorrente avrebbe presentato istanza di permesso a costruire in data
17/12/2015, chiedendo al giudice dell’esecuzione di sospendere il giudizio ove
avesse valutato potenzialmente accoglibile, se del caso previa richiesta al perito
nominato, la domanda di permesso a costruire già proposta. E tuttavia, il giudice
dell’esecuzione, ancora una volta, non avrebbe in alcun modo trattato la
questione posta dal ricorrente, sicché l’ordinanza sarebbe affetta, anche sotto
tale profilo, da grave vizio della motivazione.
4. Con requisitoria scritta depositata il 17/06/2016, il Procuratore Generale
presso questa Corte ha concluso chiedendo l’annullamento della ordinanza
impugnata con rinvio al Tribunale di Pescara, in funzione di giudice
dell’esecuzione, per un nuovo giudizio.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato e, pertanto, deve essere accolto.
2. Il giudice della esecuzione, dopo avere esaminato la relazione prodotta
dal perito, arch. D’Andreamatteo, concernente le modalità esecutive della
disposta demolizione, del ripristino dello stato dei luoghi e della previsione di un
piano esecutivo di sicurezza, ha escluso che sussistesse alcuno dei casi per i
quali il procedimento esecutivo debba essere sospeso, dichiarando “chiuso
l’incidente di esecuzione” e “mandando al P.M. per quanto di competenza”.
Rileva, nondimeno, il Collegio che in caso di condanna per la realizzazione di
manufatti edilizi in assenza di concessione, l’ordine giudiziale di demolizione delle
opere deve essere sempre mantenuto, salvo che non risulti che la demolizione
sia già avvenuta, che l’abuso sia stato sanato sotto il profilo urbanistico o che il
consiglio comunale territorialmente competente abbia deliberato che le opere
devono essere conservate in funzione di interessi pubblici prevalenti sugli
interessi urbanistici ai sensi dell’art. 36, comma 5 del DPR n. 380/2001
Orbene, l’ordinanza gravata, emessa all’esito di un’istruttoria nel corso della
quale è emersa la presentazione di una richiesta di rilascio di permesso di
costruire e di una pianificazione in corso di approvazione, “ha dichiarato chiuso
l’incidente”, con ciò respingendo la richiesta di sospensione dell’ordine di
demolizione, senza in alcun modo motivare sulla questione essenziale prima
evidenziata; ovvero se alla stregua della documentazione amministrativa
acquisita potesse ipotizzarsi la futura adozione di una delibera comunale
incompatibile con la prescritta demolizione delle opere.
In questo modo, la motivazione dell’ordinanza ha totalmente omesso di
esplicitare per quale motivo dovesse escludersi non già l’esistenza di
provvedimenti amministrativi incompatibili con la esecuzione della demolizione,
allo stato da ecludersi, quanto piuttosto l’avvio di una procedura, verosimilmente
destinata ad evolversi nel senso dell’adozione dei citati provvedimenti,
soprattutto considerando che oggetto dell’istanza era non già l’eventuale revoca
dell’ordine di demolizione, quanto piuttosto una semplice sospensione della sua
esecutività, che può essere disposta quando, appunto, sia concretamente
prevedibile l’emissione, entro breve tempo, di atti amministrativi incompatibili
con il provvedimento demolitorio.
3. Alla stregua delle considerazioni che precedono il ricorso deve, pertanto,
essere accolto, con annullamento dell’ordinanza impugnata e rinvio, per nuovo
esame, al Tribunale di Pescara in funzione di giudice dell’esecuzione.

PER QUESTI MOTIVI
Annulla con rinvio l’ordinanza impugnata al Tribunale di Pescara quale
giudice dell’esecuzione.
Così deciso in Roma, il 6/10/2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine