Condominio – Cassazione Penale 12/04/2017 N° 18416

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione VI

Data: 12/04/2017

Numero: 18416

Testo completo della Sentenza Condominio – Cassazione Penale 12/04/2017 n° 18416:

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI PENALE

Sentenza 15 marzo – 12 aprile 2017, n. 18416

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. ROTUNDO Vincenzo – Presidente –
Dott. COSTANZO Angelo – Consigliere –
Dott. DI STEFANO Pierluigi – Consigliere –
Dott. VILLONI Orlando – rel. Consigliere –
Dott. CAPOZZI Angelo – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze;
avverso la sentenza n. 2364/16 Tribunale di Firenze del 05/04/2016 nel procedimento nei confronti di:
B.M.;
esaminati gli atti e letti il ricorso e il provvedimento decisorio impugnato;
udita in pubblica udienza la relazione del Consigliere, Dr. O. Villoni;
udito il pubblico ministero in persona dell’Avvocato Generale, Dr. ROSSI A., che ha concluso per il rigetto;
sentito il difensore del resistente, avv. Aghib Ilan Zion (d’ufficio), che si associa alla richiesta del pubblico ministero, depositando (tardivamente) memoria difensiva.
Svolgimento del processo
Con la sentenza impugnata il Tribunale di Firenze ha mandato assolto B.M. dalle accuse di resistenza a pubblico ufficiale ( art. 337 c.p. , capo A) e di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone ( art. 659 c.p. , capo B) con la formula perchè il fatto non sussiste.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso diretto per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, che deduce assenza e illogicità della motivazione per avere il giudice ritenuto la condotta di cui al capo A “deprecabile” ma non finalizzata ad una resistenza diretta ad impedire il compimento dell’atto d’ufficio, argomentazione che reputa apodittica.
Il PM deduce, inoltre, violazione di legge riguardo alla contravvenzione di cui al capo B, la cui sussistenza il giudice avrebbe fatto erroneamente dipendere dal numero delle lamentele espresse dai vicini di casa dell’imputato.
Motivi della decisione
1. Il primo motivo del ricorso riguarda la motivazione del provvedimento impugnato ed è pertanto improponibile per violazione del disposto dell’art. 569 c.p.p., comma 3; né si verte in ipotesi di conversione del ricorso in appello, dal momento che la motivazione censurata appare congrua rispetto a fattispecie del tutto peculiare, correttamente apprezzata dal giudice come “condotta isolata, d’istinto e non finalizzata ad una resistenza diretta ad impedire il dell’atto di ufficio”.
2. Il secondo motivo d’impugnazione è, invece, infondato, poiché il giudice ha correttamente evocato l’assenza di diffusività del rumore in ipotesi cagionato dall’imputato per escludere la ricorrenza della contravvenzione di cui all’art. 659 c.p., comma 2 e in tal senso va letto il riferimento all’omessa specificazione da parte del pubblico ufficiale denunziante se la segnalazione di rumori molesti fosse venuta da uno solo o da più abitanti della zona.
“La rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede” infatti “l’incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare” (Sez. 1, sent. n. 47298 del 29/11/2011, Iori, Rv. 251406 e conf. con precisazioni Sez. 1, sent. n. 45616 del 14/10/2013, Virgillito e altro, Rv. 257345).

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso.
Motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, il 15 marzo 2017.
Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2017

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