Circostanze Del Reato – Cassazione Penale 3/12/2018 N° 53981

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 3/12/2018

Numero: 53981

Testo completo della Sentenza Circostanze del reato – Cassazione penale 3/12/2018 n° 53981:

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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
MOLTENI OTTAVIO nato a COMO il 15/10/1972
CASTORINA SALVATORE nato a ACI CATENA il 03/02/1957
TURCI ORNELLA nato a GENOVA il 17/06/1966
avverso la sentenza del 24/11/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO MARIA ANDRONIO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore GIULIO ROMANO
che ha concluso chiedendo
PER MOLTENI: RIGETTO
PER CASTORINA E TURCI: INAMMISSIBILITA’
I DIFENSORI RIPORTANDOSI AI MOTIVI DI RICORSO NE CHIEDONO
L’ACCOGLIMENTO.

RITENUTO IN FATTO
1. – Con sentenza del 24 novembre 2017, la Corte d’appello di Milano ha
confermato – per quanto interessa in questa sede – la sentenza emessa il 6 marzo 2015
dal Gup del Tribunale di Como, all’esito di giudizio abbreviato, nella parte in cui aveva
condannato: gli imputati Molteni e Castorina, per i reati di cui all’art. 416, primo e
secondo comma, cod. pen., per avere promosso e costituito un’associazione per
delinquere volta a commettere più delitti di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni
inesistenti, occultamento e/o distruzione delle scritture contabili, omessa dichiarazione,
falso, contrabbando, attraverso una sistematica rete di “frodi carosello”; l’imputato
Molteni, per i reati di cui a) agli artt. 61, n. 7, 81, secondo comma, 110 cod. pen., 8 d.lgs.
n. 74 del 2000 perché, in concorso con altri imputati giudicati separatamente, in qualità di
professionista e depositario delle scritture contabili della società Larioplastica e
Plasticmetaltech e di rappresentante fiscale della società Plastic Group, consapevole
dell’attività illecita posta in essere dalle stesse società e della loro riconducibilità a Romano
Marcello, al fine di consentire a terzi l’evasione dell’imposta sul valore aggiunto, aveva
emesso, negli anni 2011, 2012, 2013 fatture relative ad operazioni soggettivamente
inesistenti nei confronti di diverse società della stessa rete criminale (capo 1); b) agli artt.
81, secondo comma, 110 cod. pen., 10 del d.lgs. n. 74 del 2000, perché, in concorso con
altri soggetti giudicati separatamente, nella qualità di professionista e depositario delle
scritture contabili della società Larioplastica e Plasticmetaltech e di rappresentante fiscale
della società Plastic Group, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto e
di consentire l’evasione di terzi, aveva distrutto e occultato le scritture contabili e la
documentazione di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la
ricostruzione dei redditi e del volume d’affari (capi 8 e 9); c) agli artt. 61, n. 7), 81,
secondo comma, 110 cod. pen., 8 del d.lgs. n. 74 del 2000 perché, in concorso con altri
soggetti giudicati separatamente, in qualità di professionista e depositario delle scritture
contabili della società Larioplastica e Plasticmetaltech, di rappresentante fiscale della
società Plastic Group, consapevole dell’attività illecita posta in essere dalle stesse società e
della loro riconducibilità a Romano Marcello, a fine di consentire a terzi l’evasione
dell’imposta sul valore aggiunto, aveva emesso, negli anni 2011, 2012, 2013 fatture
relative ad operazioni soggettivamente inesistenti nei confronti di diverse società della
rete criminale (capo 11); d) agli artt. 81, secondo comma, 110 cod. pen., 2 del d.lgs. n.
74 del 2000, perché, in concorso con altri soggetti giudicati separatamente, nelle predette
qualità di rappresentante fiscale e tenutario delle scritture contabili di talune società del
gruppo criminale, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, aveva
indicato nelle dichiarazioni annuali relative a dette imposte per gli anni 2011 e 2012,
elementi passivi fittizi, avvalendosi di fatture relative ad operazioni soggettivamente ed
oggettivamente inesistenti (capo 13); gli imputati Castorina e Turci, per i reati di cui agli
artt. 110 cod. pen., 2 d.lgs n. 74 del 2000 perché in concorso tra loro, Turci Ornella in
qualità di amministratore unico della società Chemical Group e Castorina Salvatore in
qualità di amministratore di fatto della stessa, al fine di evadere l’imposta sul valore
aggiunto, avevano indicato nella dichiarazione annuale relativa a detta imposta, per l’anno
2012, elementi passivi fittizi, avvalendosi di fatture relative ad operazioni soggettivamente
inesistenti (capo 19); l’imputato Castorina Salvatore, per i reati di cui agli artt. 61, n. 7),
81, secondo comma, 110 cod. pen., 8 del d.lgs. n. 74 del 2000 perché, in concorso con
Castorina Giampaolo, giudicato separatamente, al fine di consentire a terzi l’evasione
dell’imposta sul valore aggiunto, aveva emesso, nell’anno 2013, fatture per operazioni
soggettivamente inesistenti per diverse società della rete criminale (capo 12).
La Corte d’appello di Milano ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado,
assolvendo l’imputato Molteni dai reati di cui ai capi 12); 21); 31) dell’imputazione,
dichiarando non doversi procedere nei suoi confronti per il reato di cui al capo 25), per
intervenuta prescrizione, e rideterminando la sanzione all’applicata a quest’ultimo. Ha,
inoltre, rideterminato la pena nei confronti degli imputati Castorina e Turci.
2. – Avverso la sentenza l’imputato Ottavio Molteni ha proposto, tramite il
difensore, ricorso per cassazione, chiedendone l’annullamento.
2. – Con un primo motivo di ricorso si censurano la violazione di legge e il vizio di
motivazione in ordine alla conferma della competenza territoriale del Gup del Tribunale di
Como.
In particolare, secondo la prospettazione difensiva, la Corte d’appello avrebbe
errato nel confermare la competenza territoriale del predetto giudice perché, dalla
ricostruzione storico-evolutiva delle frodi contestate, sarebbe emerso con certezza che
l’associazione a delinquere di cui in imputazione sarebbe sorta nel territorio rientrante nel
circondario del Tribunale di Nola, luogo dal quale sarebbe concretamente iniziata la
programmazione e direzione dell’attività della rete fraudolenta. Ciò, a parere della difesa,
sarebbe dimostrato da plurimi elementi: intanto dal fatto che il Romano, dominus effettivo
delle società coinvolte nella rete “carosello”, a decorrere dal 21 settembre 2010 era
titolare di un ‘Ufficio virtuale’ presso il World Trade Center di Lugano, dal cui contratto si
evincerebbe che era rintracciabile ad un numero telefonico campano, aveva un’utenza
italiana e aveva previsto come risposta telefonica la frase “Plastic Group, buongiorno”;
contemporaneamente, lo stesso Romano avrebbe attivato un servizio di rimbalzo
telefonico diretto a rinviare le chiamate ricevute sulle utenze svizzere all’utenza campana
delle società Bioplast s.r.l. e Plastimetaltech. Perciò, secondo la difesa, almeno fino al
2011, Plastic Group non era altro che un semplice ufficio virtuale e, contrariamente a
quanto sostenuto dai giudici di secondo grado, la Bioplast s.r.I., fino al 2011, aveva una
stabile ed organizzata struttura aziendale sita in Napoli, come dimostrerebbero le fatture
della società locataria dell’immobile sito in via dei Tigli n. 76 e la ricezione nella stessa
sede di un avviso dell’Agenzia delle Dogane rivolto alla stessa Bioplast s.r.l. Perciò,
secondo quanto sostenuto dalla difesa, fino al giugno 2011 ci sarebbero state una società
di diritto elvetico (Plastic Group s.a.) priva di collegamenti con il territorio di Como, e una
società di Napoli (nei cui uffici si sarebbero alternate altre società del gruppo), con
struttura operativa piena e funzionante.
Fondamentale per dimostrare il luogo di nascita dell’associazione, secondo la difesa,
risulterebbe l’estratto conto relativo al conto corrente intestato a Bioplast, dal quale si
evincerebbe in modo incontrovertibile che la società, in quel momento storico, operava in
territorio rientrante nella competenza del Tribunale di Noia. Nell’estratto, inoltre, si
rinverrebbero i pagamenti attivi e passivi di quella che, secondo l’assunto accusatorio, è
considerata la prima operazione fraudolenta posta in essere tra Plastic Group, Bioplast e
Plastotrade. Il pubblico ministero, secondo la difesa, avrebbe correttamente individuato
tale operazione come “apripista” delle successive attività fraudolente, ma avrebbe
erroneamente identificato la competenza territoriale in Como, in quanto sede della
“logistica” della società sita in Napoli. Tali assunti risulterebbero confermati dalla
conversazione in cui la dipendente Carla contatta lo studio Molteni e domanda “se è lei a
dover inviare in blocco per tutte le società 2011-2012 e quindi anche Bioplast”, nonché dal
portato investigativo, che declina l’avvenuta attivazione di un centralino virtuale e riferisce
che colei che risponde (da Casalnuovo), presa alla sprovvista non è neppure in grado di
dire dove sia ubicata. Dirimente risulterebbe, altresì, la dichiarazione resa da Alfonso
Petrosino (impiegato di Euromovit) il quale avrebbe affermato di chiamare l’utenza del
centralino virtuale di smistamento Axiatel e parlare con le persone intercettate che si
trovano in quel di Napoli. Secondo la prospettazione difensiva, solo nel 2011, quando il
Romano si era reso irreperibile, aveva preso vita la struttura elvetica con logistica in
territorio Comasco.
2.2. – In secondo luogo, si deducono vizi della motivazione,nonché la violazione
degli artt. 416 cod. pen. e 192 cod. proc. pen., in ordine al reato di cui al capo 1), in cui si
contesta all’imputato di aver partecipato, insieme ad altri, ad un consorzio criminale
finalizzato alla frode fiscale, in particolare all’evasione dell’IVA. Secondo la difesa, la Corte
d’appello ha erroneamente ritenuto che l’imputato, in virtù del ruolo attivo e primario
ricoperto nelle società coinvolte nel “carosello”, fosse consapevole del disegno delittuoso
perseguito da Marcello Romano. La sentenza impugnata conterrebbe, in particolare, una
serie di errori valutativi in ordine, soprattutto, alla posizione effettivamente ricoperta
dall’imputato nelle società contestate, dettagliatamente analizzata, con riferimento a
ciascuna società coinvolta.
2.2.1. – Per quanto attiene alla società Plastic Group s.a., si rileva che l’imputato
avrebbe rivestito il ruolo di suo rappresentante fiscale in Italia, ai sensi dell’art. 17 del
d.P.R. n. 633 del 1972, dal 13 settembre 2010. Secondo l’argomentazione difensiva,
l’attività svolta da Molteni rientrerebbe nel paradigma legale della c.d. “rappresentanza
fiscale leggera”, prevista già dal d.lgs. n. 191 del 2002, secondo il quale, qualora l’imposta
sia dovuta in Italia e il debitore sia un soggetto non residente, non domiciliato o senza
stabile organizzazione in Italia, una delle alternative a sua disposizione per versare
l’imposta consisterebbe nella nomina di un rappresentante fiscale, come accaduto nel caso
di specie. Tale opzione non obbligherebbe il soggetto non residente a far transitare
attraverso il rappresentante tutte le prestazioni effettuate in Italia. Si precisa,
ulteriormente, che, ai sensi dell’art. 44 del d.l. n. 31 del 1993, nel caso in cui un operatore
comunitario (e non) effettui in Italia esclusivamente operazioni attive e passive non
imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta –
come Plastic Group s.a. il rappresentante sarebbe tenuto soltanto ad emettere le fatture
per le operazione effettuate e a presentare i modelli Intrastat, restando quindi escluso
dagli obblighi riguardanti la registrazione e la presentazione della dichiarazione annuale
IVA. Per tali ragioni, si deduce che l’imputato non avrebbe avuto la possibilità di verificare
la contabilità e i registri contabili della Plastic Group s.a., non essendo stati istituiti in
Italia, per effetto della normativa fiscale citata.
2.2.2. – In ordine, invece, alla società B.F. Polimeri s.r.I., si rileva che in essa
l’imputato non avrebbe rivestito alcun ruolo, tanto meno quello di tenutario delle scritture
contabili. Tale assunto difensivo sarebbe stato parzialmente confermato dai giudici di
secondo grado, che avrebbero riconosciuto, visto il relativo estratto dell’Agenzia delle
entrate, l’assenza di elementi idonei a dimostrare che l’imputato fosse il formale
depositario delle scritture contabili. Tuttavia, la Corte d’appello avrebbe desunto la prova
della conoscenza, da parte dell’imputato, della partecipazione della società al sodalizio
criminoso, dalle dichiarazioni rilasciate dalla direttrice del Credito Bergamasco di Como,
che avrebbe riferito che il conto corrente di tale società era stato aperto in base alle
referenze fornite dall’imputato, indicato – da altri testi – quale commercialista della
stessa. Secondo l’argomentazione difensiva, tuttavia, il rilascio di una mera referenza
bancaria rappresenterebbe un’attività del tutto normale nello svolgimento della
professione di commercialista, inidonea a dimostrare la conoscenza dell’imputato delle
attività illecite poste in essere dalla società referenziata. Si aggiunge, inoltre, che
l’imputato non avrebbe mai svolto alcuna operazione bancaria in favore della B.F. Polimeri
s.r.l. e che presso il suo studio non sarebbe stato rinvenuto alcun documento riferito alla
predetta società.
2.2.3. – Analoghi rilievi vengono, poi, avanzati in relazione alla società Bioplast
s.r.I., dal momento che, secondo l’argomentazione difensiva, anche in questo caso,
l’imputato non avrebbe ricoperto alcun ruolo. La Corte d’appello, tuttavia, avrebbe
ricostruito il coinvolgimento di Molteni sulla base della documentazione rinvenuta in sede
di perquisizione locale di cui alla CNR della Guardia di finanza, da cui emergerebbero con
chiarezza il ruolo attivo svolto dall’imputato nell’operazione e le istruzioni da esso ricevute
da parte di Romano. Tale affermazione risulterebbe però, secondo la difesa, in contrasto
con la successiva considerazione relativa alla mancanza di un ruolo formale di Molteni
nella società in questione e all’insufficienza della prova in ordine ad una sua collaborazione
diretta nell’emissione e nell’annotazione delle fatture contestate. Si ricorda, inoltre, a tale
proposito, che l’imputato è stato assolto dai reati-fine di cui ai capi 2 e 3, relativi ai delitti
di cui agli artt. 8 e 10 del d.lgs. n. 74 del 2000 e riguardanti proprio la Bioplast s.r.l.
2.2.4. – Per quanto riguarda, invece, la società Siderplast International s.r.I., si
evidenzia che dal 16 dicembre 2011 l’imputato avrebbe rivestito il ruolo di rappresentante
fiscale in Italia e si sarebbe limitato, in questa veste, a svolgere una sola operazione, ossia
l’acquisto della partecipazione di Bioplast s.r.I., avvenuta il 19 marzo 2012. Si rileva, a tal
fine, che nessuno tra i capi di imputazione formulati nei confronti di Molteni riguarderebbe
l’emissione o l’utilizzo di fatture false da parte di Siderplast International s.r.l. o la
distruzione o l’occultamento della contabilità della società stessa. La Corte d’appello,
nonostante ciò, avrebbe ritenuto che la società fosse, pacificatamente, inserita nella frode
carosello ideata da Romano, titolare dell’intero pacchetto di quote societarie di Bioplast
s.r.I., società, quest’ultima, che la Siderplast avrebbe acquistato dal precedente
intestatario. Tale dato avrebbe rappresentato, secondo la sentenza impugnata, un
ulteriore collegamento tra Molteni e l’associazione, in assenza, tuttavia – secondo la difesa
– di elementi idonei a corroborare la partecipazione del ricorrente al reato associativo.
2.2.5. – In merito alla posizione dell’imputato con riferimento alla società
Plasticgroup Deutschland Gmbh, si sostiene che Molteni abbia ricoperto il ruolo di
rappresentante fiscale in Italia della società tedesca e che, anche in questa ipotesi, si sia
limitato unicamente ad acquistare la partecipazione di Plastimetaltech s.r.l. Analogamente
a quanto affermato in ordine a Siderplast International s.r.I., anche in questo caso, si
rileva che la Corte d’appello avrebbe erroneamente fondato la responsabilità di Molteni sul
rinvenimento, presso il suo studio, di fatture di vendita della società estera; fatture
contenenti una serie di anomalie da cui si sarebbe dedotta l’inesistenza delle operazioni
sottostanti. Secondo la prospettazione difensiva, tuttavia, la Plasticgroup Deutschland,
sprovvista di posizione IVA in Italia, non avrebbe mai emesso né annotato alcunché,
mentre le fatture rinvenute presso lo studio di Molteni si riferirebbero alla contabilità della
diversa società Plastimetaltech s.r.I., di cui l’imputato teneva la contabilità. Ao
2.2.6. – Per quanto attiene, inoltre, alla società Larioplastica s.r.I., si contesta,
anche in questo caso, che l’imputato non avrebbe mai ricoperto alcun ruolo nel suo
ambito, né avrebbe mai tenuto le scritture contabili della stessa. I giudici di merito
avrebbero, a tale proposito, omesso di considerare i documenti presentati dalla difesa,
quali la visura camerale, che conterrebbe unicamente l’indicazione della sede legale e non
il luogo di conservazione delle scritture contabili, e alcune mai!, dalla lettura delle quali si
evincerebbe l’assoluta estraneità di Molteni rispetto alla tenuta della contabilità e degli
adempimenti fiscali della società. In relazione, infine, alla posizione dell’imputato con
riferimento alla società Plastimetaltech s.r.I., si precisa che Molteni risulterebbe tenutario
della contabilità della stessa dal 1° gennaio 2012; contabilità che – come riconosciuto
anche dal pubblico ministero – sarebbe stata sempre tenuta regolarmente.
2.3. – Con un terzo motivo di ricorso, si contestano vizi della motivazione nonché la
violazione degli artt. 2, 8 e 10 del d.lgs. n. 74 del 2000 e 192 cod. proc. pen., in relazione
ai reati di cui ai capi 8 e 9 della rubrica, in ordine ai quali l’imputato è stato ritenuto
responsabile per avere concorso nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti da
parte di Larioplastica s.r.l. e nella distruzione e/o occultamento delle scritture contabili
della società. Si ribadisce, a tale proposito, che Molteni non avrebbe rivestito alcun ruolo
gestorio all’interno della società e si ripropongono, a sostegno di tale tesi, i medesimi
elementi a discarico già esposti nel motivo precedente a proposito dell’effettivo ruolo
svolto dall’imputato. Si lamenta, inoltre, la mancanza di elementi idonei ad affermare la
responsabilità dell’imputato, mancando ogni riscontro in ordine al coinvolgimento di
Molteni negli affari di Larioplastica e all’esistenza di un rapporto continuativo di
prestazione d’opera tra l’imputato e la predetta società. Si deduce, inoltre, l’illogicità della
sentenza nella parte in cui afferma che la prova della tenuta della contabilità di
Larioplastica da parte di Molteni deriverebbe dal fatto che buona parte delle fatture di
acquisto di Plastimetaltech s.r.l. risultassero presso lo studio dell’imputato, non
considerando che Molteni era il commercialista tenutario della contabilità della società
cessionaria, ossia Plastimetaltech. Risulterebbe, dunque, illogico inferire che il
commercialista di una delle parti di un contratto oggetto di una fattura sia, per ciò solo,
automaticamente anche il professionista dell’altra parte. Secondo il ricorrente, inoltre, i
giudici di merito avrebbero omesso di considerare che il reato di distruzione e/o
occultamento delle scritture contabili presuppone la prova dell’istituzione del documento di
cui si contesta la distruzione e la conseguente impossibilità di ricostruire il reddito o il
volume d’affari del soggetto; prova mancante, secondo la prospettazione difensiva, nel
caso in esame.
Si lamenta, inoltre, relativamente ai capi di imputazione 11 e 12 – riferiti
rispettivamente al concorso nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di
Plastimetaltech s.r.l. e all’utilizzo di fatture inesistenti emesse da Bioplast e Larioplastica –
che la sentenza impugnata avrebbe desunto la responsabilità dell’imputato per il delitto di
cui all’art. 8 del d.lgs. 74 del 2000 unicamente dalla mancanza di una struttura aziendale
compatibile con il volume d’affari descritto dalle fatture. Si sarebbero, dunque, trascurati i
rilievi difensivi avanzati in ordine all’effettività della struttura imprenditoriale contestata,
fondati sulla documentazione completa relativa a Plastimetaltech s.r.I., rinvenuta presso lo
studio dell’imputato. Secondo la prospettazione difensiva, da tali atti si evincerebbe,
infatti, che la società aveva avuto sede legale presso lo studio dell’imputato, avrebbe
disposto di tre unità locali, depositi, sul territorio italiano, oltre che di una media di sette
dipendenti e un capitale sociale di C 100.000,00 (a cui aggiungere il contributo fornito
dalla stessa holding capogruppo, ossia la Plastic Group s.a.); elementi sufficienti a
dimostrare una articolata ed effettiva struttura organizzativa.
Si precisa, infine, che le forniture oggetto di contestazione sarebbero state reali ed
eseguite tutte in favore di società effettivamente operanti sul mercato italiano della
plastica, i cui legali rappresentanti non avrebbero mai intrattenuto rapporti con l’imputato.
Con riferimento, invece, al reato di cui al capo 13, concernente l’utilizzo di fatture emesse
da Bioplast, si deduce l’estraneità dell’imputato dai fatti contestati, in quanto, in assenza
di elementi sufficienti a dimostrare un collegamento tra la citata società e Molteni,
quest’ultimo sarebbe già stato assolto dai capi di imputazione 2 e 3. Si ritiene, pertanto,
che giacché l’imputato non aveva avuto contezza della falsità delle fatture al momento
della loro emissione, non avrebbe potuto averne in sede di utilizzo. Per quanto riguarda,
invece, l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da Larioplastica, si lamenta
l’illogicità della motivazione della sentenza impugnata, riproponendo l’argomento difensivo
già avanzato nel motivo precedente, secondo cui sarebbe errato ritenere che il
professionista tenutario delle scritture contabili di una delle parti di un contratto oggetto di
fattura sia, per ciò solo, automaticamente anche il professionista dell’altra parte.
2.4. – Con un quarto motivo di ricorso, si censura la violazione dell’art. 9 del d.lgs.
n. 74 del 2000, per avere la Corte d’appello respinto la tesi difensiva volta ad escludere la
responsabilità dell’imputato per il capo 13), in virtù dell’applicazione della predetta
scriminante.
In particolare, la difesa sostiene di non ignorare la corrente giurisprudenziale
secondo cui la scriminante in questione non si applica laddove l’amministratore delle
società, rispettivamente emittenti ed utilizzatrici delle fatture per operazioni inesistenti, sia
la medesima persona, ma ne sollecita una lettura costituzionalmente orientata, volta a
valorizzare l’esclusione della doppia punibilità di chi sia, a qualunque titolo,
contemporaneamente emittente ed utilizzatore delle medesime fatture, come l’imputato
Molteni, attinto da due diverse condanne quale emittente di fatture di Larioplastica ed
utilizzatore delle medesime in Plastimetaltech.
2.5. – Con un quinto motivo di ricorso si censurano vizi di motivazione nonché la
violazione dell’art. 62 bis cod. pen., in ordine al diniego del riconoscimento delle
circostanze attenuanti generiche.
In particolare, i giudici del gravame avrebbero omesso di considerare gli elementi
dedotti a tale proposito nell’atto di appello (in particolare, il fatto che il Molteni fosse mero
partecipe dell’associazione, fosse incensurato ed avesse sempre condotto una vita
laboriosa) ed avrebbero apoditticamente riproposto le stesse argomentazioni del giudice di
primo grado, giungendo a negare il riconoscimento delle attenuanti generiche sulla base
della reiterazione delle condotte delittuose, del ruolo essenziale svolto dall’imputato nella
rete criminale e dell’assenza di condotte risarcitorie a favore dello Stato.
A parere della difensa, la motivazione risulterebbe, altresì, illogica nel ritenere che il
Molteni avesse svolto un ruolo ‘essenziale’ nell’associazione per delinquere, dal momento
che lo stesso sarebbe stato pacificamente ritenuto un mero partecipe del sodalizio.
2.6. – Con un sesto motivo di ricorso si censura la violazione dell’art. 61, n. 7), cod.
pen., per avere i giudici del gravame erroneamente ritenuto l’aggravante in questione
applicabile ai reati contestati all’imputato. In particolare, secondo le prospettazioni
difensive la circostanza aggravante di cui n. 7) dell’art. 61 cod. pen., sarebbe
incompatibile con il reato di associazione per delinquere perché dalla mera costituzione di
un sodalizio criminoso, ancorché ispirato da motivi di lucro, non deriverebbe un danno
patrimoniale. La predetta aggravante, secondo la difesa, sarebbe, altresì, incompatibile
con i singoli reati-fine, di natura tributaria, da considerarsi non rientranti nel paradigma
dei reati contro il patrimonio.
2.7. – Con un settimo motivo di ricorso, si censura la violazione dell’art. 133 cod.
pen., per avere i giudici del gravame proceduto alla rideterminazione della pena in
conseguenza delle pronunce assolutorie e di non doversi procedere, pur mantenendo
ferma l’impostazione del primo giudice in ordine alla pena base, agli aumenti connessi con
la continuazione e alla contestata aggravante, con conseguente determinazione della
sanzione ben al di sopra del minimo edittale previsto per i reati contestati. Secondo la
difesa, la Corte territoriale, non si sarebbe correttamente attenuta ai parametri previsti
dall’art. 133 cod. pen., che avrebbero imposto di considerare il ruolo di mero partecipe
assunto dal Molteni, l’incensuratezza dello stesso e l’assenza di qualsivoglia monito
professionale proveniente dal proprio Ordine di appartenenza.
3. – Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione, congiuntamente e
tramite il difensore, anche gli imputati Castorina Salvatore e Turci Ornella, chiedendone
l’annullamento.
3.1. – Con un primo motivo di ricorso, si censurano la violazione di legge ed il vizio
di motivazione in ordine alla ritenuta responsabilità dell’imputato Castorina per il reato di
cui all’art. 74 del d.P.R. n. 309 del 1990 (rectius art. 416 cod. pen.).
In particolare, secondo le prospettazioni difensive, i giudici del gravame avrebbero
completamente omesso di considerare le doglianze volte a rilevare che Castorina, quale
amministratore di fatto della società Chemical Group, aveva contatti esclusivamente con la
Plasticmetaltech e non sapeva di acquistare prodotti a prezzi non concorrenziali, tanto che
il ricorrente era solito fissare i prezzi stessi direttamente con il Romano, attività non
necessaria se fosse stato a conoscenza dell’economicità intrinseca della prestazione. Allo
stesso modo, secondo la difesa, il nominativo indicato sulla brochure sequestrata il 24
settembre 2013 presso la S.P. Service s. r. I., non rappresentava altro che l’invito ad una
presentazione dell’organigramma eventualmente operativo e non per questo la prova della
sua partecipazione, come dimostrato dal fatto che nella brochure era indicato anche il
nome del figlio dell’attuale ricorrente, nei confronti del quale non si sarebbe mai proceduto
per il reato associativo. Allo stesso modo, i giudici del gravame non avrebbero considerato
che la società del Castorina aveva avviato i rapporti con il gruppo Romano a partire dal
2012 e non avrebbero vagliato le risultanze del rapporto della guardia di finanza del 2014,
dal quale doveva desumersi la sussistenza di numerosi rapporti commerciali intrattenuti
da varie società con la Plastimetaltech. Di tali società si sarebbero individuati gli agenti
commerciali ed i responsabili delle trattative, nessuno indagato, tranne lo stesso Castorina
che ricopriva il medesimo ruolo per la società Chemical Group. Perciò, a parere della
difesa, la Corte d’appello, limitatasi a ripercorrere la vicenda processuale e i rapporti
intercorrenti tra le varie società, non avrebbe reso una motivazione sufficiente per
dimostrare che tutti i soggetti coinvolti nella rete operassero per raggiungere un fine
comune, con consapevolezza dell’illiceità della propria condotta.
3.2. – Con un secondo motivo di ricorso, si censurano la violazione di legge ed il
vizio di motivazione in ordine alla responsabilità degli imputati per il reato di cui al capo
19).
Si afferma che i giudici del gravame avrebbero ritenuto sussistente il reato
contestato, pur essendo ormai pacifico – secondo la difesa – che l’utilizzazione nella
dichiarazione ai fini delle imposte dirette di fatture soggettivamente inesistenti non integra
una violazione penalmente rilevante, perché non determina alcuna evasione di imposta,
avendo il contribuente effettivamente sostenuto il costo indicato nei documenti, anche se
emessi da soggetti differenti. Allo stesso modo, a parere della difesa, la Turci non
potrebbe ritenersi concorrente nel reato ascritto, data l’assenza di prova che la stessa
abbia fornito disposizioni operative in relazione ai pagamenti o abbia mantenuto contatti
con le banche. D’altronde, proprio il fatto che la stessa fosse la “testa di legno” della
società del Castorina, dimostrerebbe la sua effettiva estraneità rispetto alle vicende della
Chemical Group, non potendosi desumere dal mero controllo che spetta all’amministratore
della società l’effettiva conoscenza degli affari della stessa.
3.3. – Con un terzo motivo di ricorso, si censurano il vizio di motivazione e la
violazione di legge in ordine alla ritenuta responsabilità degli imputati per il reato di cui al
capo 12) dell’imputazione, relativo all’emissione di fatture soggettivamente inesistenti.
A tale proposito, secondo la difesa, sarebbe pacifico che Castorina indirizzava i suoi
clienti direttamente alla Plastilmetaltech, ai cui responsabili giravano gli ordinativi. Era
dunque compito di quest’ultima società mantenere i rapporti commerciali e curare
l’aspetto economico-finanziario. La liceità di tali operazioni sarebbe dimostrata dalla
posizione del figlio dell’attuale ricorrente, assolto dallo stesso reato. La Corte d’appello non
avrebbe preso in considerazione tali evenienze, limitandosi a confermare il giudizio di
responsabilità in capo all’imputato e non considerando, neanche in questo caso, che
nessuno degli amministratori delle società venute a contatto con la Plasticmetaltech era
stato sottoposto a procedimento giudiziario.
3.4. – Con un quarto motivo di ricorso, si censurano vizi della motivazione e la
violazione dell’art. 62 bis cod. pen., in ordine alla mancata concessione delle circostanze
attenuanti generiche. In particolare, la motivazione sul punto sarebbe contraddittoria,
perché da un lato negherebbe il beneficio sulla base dell’assenza di ravvedimento e di
comportamenti riparatori o risarcitori, e dall’altro sottolineerebbe la condotta confessoria
dell’imputato, che, nel corso dell’interrogatorio del 4 luglio 2014, aveva ammesso la
natura obiettivamente fraudolenta di tutte le operazioni a lui contestate. Tale elemento,
unito alla sostanziale incensuratezza di Castorina e al leale comportamento processuale
tenuto dallo stesso, avrebbe giustificato il riconoscimento delle circostanze ex art. 62 bis
cod. pen., come oltretutto sollecitato dal PM in sede di requisitoria nel corso del giudizio di
primo grado.
3.5. – Con un ultimo motivo di ricorso, si contesta il trattamento sanzionatorio,
determinato dal primo giudice e confermato dalla Corte d’appello in misura notevolmente
superiore rispetto al minimo edittale. I giudici del gravame non avrebbero tenuto in
considerazione gli elementi dedotti con l’atto di appello, con cui si sottolineava la positiva
personalità del Castorina, e non avrebbero comunque adeguatamente motivato sul punto.

CONSIDERATO IN DIRITTO
4. – Il ricorso proposto dall’imputato Ottavio Molteni è parzialmente fondato.
4.1. – Il primo motivo di doglianza – volto a censurare la ritenuta competenza del
Gup del Tribunale di Como – risulta manifestamente infondato, perché generico e
comunque inidoneo a scalfire le argomentazioni della Corte territoriale, fondate sulla
corretta applicazione dei principi in materia di competenza territoriale in ordine al reato
associativo.
La competenza del Gup del Tribunale di Como, infatti, è stata correttamente
individuata, ex artt. 12 e 16 cod. proc. pen., avendo riguardo del reato più grave: il reato
di associazione a delinquere ex art. 416 cod. pen., di cui al capo 1) dell’imputazione. E, in
tema di reati associativi la competenza per territorio si determina in relazione al luogo in
cui ha sede la base ove si svolgono la programmazione, l’ideazione e la direzione delle
attività criminose facenti capo al sodalizio; in particolare, considerato che l’associazione è
una realtà criminosa destinata a svolgere una concreta attività, assume rilievo non tanto il
luogo in cui è radicato il pactum sceleris, quando quello in cui si è effettivamente
manifestata e realizzata l’operatività della struttura (ex plurímis Sez. 2, n. 23211 del
09/04/2014; Sez. 2, n. 19177 del 15/03/2013). Orbene, è palese che, nel caso sottoposto
al vaglio di questa Corte, la base della programmazione e direzione dell’attività criminale,
nonché il luogo in cui si è pacificamente svolta la maggior parte dell’opera delittuosa è
risultato il territorio di Como. A tale proposito, risulta pienamente logica la valutazione
svolta dalla Corte d’appello, secondo cui il meccanismo fraudolento posto in essere da
Romano Marcello esigeva che si potesse vendere sistematicamente in Italia attraverso una
società estera in grado di poter acquistare merce senza applicare VIVA; sicché fino a
quando ciò non fosse stato materialmente possibile per l’assenza di una società siffatta,
l’associazione a delinquere non poteva concretamente operare in alcun modo. Pertanto,
solo con la fissazione della sede legale della società svizzera Plastic Group presso
l’abitazione dell’attuale ricorrente – a Como – la rete criminale ha potuto programmare,
dirigere e organizzare le attività fraudolente di cui in imputazione. Tutte le attività
richiamate dalla difesa nel presente ricorso risultano successive rispetto all’elemento
decisivo della collocazione della sede legale della società in territorio comasco e, pertanto,
non rappresentano altro che attività marginali, poste in essere per creare una sorta di
“ponte” territoriale tra il luogo di quotidiana residenza dell’ideatore dell’intero progetto
criminoso – Marcello Romano – e il luogo in cui si è successivamente svolta,
effettivamente e senza alcuna interruzione, l’attività criminale della filiera fraudolenta.
Infatti, mentre l’ingresso di Plastic Group in territorio italiano risale al 13 settembre 2010,
le diverse attività descritte dalla difesa – la creazione di un centralino virtuale con
“rimbalzo” telefonico alla società Bioplastic sita nel territorio di Napoli, nonché la
commissione nella medesima località della prima transazione fraudolenta tra Bioplast,
Plastic Group e Plastotrade – sono avvenute, come pacificamente riconosciuto anche nel
presente ricorso, tra il 21 settembre 2010 e il dicembre 2013 e, soprattutto, hanno
rappresentano un unicum preliminare e non ancora definito nella vita operativa
dell’associazione, che ha operato fraudolentemente nel settentrione, come dimostrato
dalla predisposizione in quella zona di tutti i magazzini di stoccaggio della merce
acquistata e dal trasferimento della sede legale della maggior parte delle cartiere nel
territorio comasco. Gli episodi preliminari richiamati dalla difesa non hanno, dunque,
alcuna rilevanza con riferimento all’individuazione della competenza territoriale. In ogni
caso, seppure si volesse ammettere (e così non è) che il pactum sceleris sia sorto nel
territorio napoletano o che, nel predetto territorio il Romano avesse sostanzialmente
deciso o pensato di creare la rete criminale di cui in imputazione, ciò non avrebbe alcuna
rilevanza in punto di individuazione della competenza territoriale, giacché solo con la
creazione di una struttura permanente, esteriormente percepibile e rivolta alla
commissione di una serie indeterminata di reati si realizza la situazione di pericolo per
l’interesse tutelato dalla norma che giustifica l’incriminazione. Infatti – come visto – si
deve avere riguardo esclusivamente al primo momento di espressa e manifesta
esplicazione dell’attività criminale dell’associazione nuovamente costituita, nonché al luogo
in cui la stessa abbia continuativamente e pacificamente operato: in entrambi i casi, per
quanto detto, il territorio comasco.
4.2. – Il secondo motivo di doglianza – volto a censurare il vizio di motivazione e la
violazione di legge in ordine alla ritenuta partecipazione del ricorrente all’associazione
criminale di cui in imputazione – è inammissibile, perché diretto ad ottenere una
rivalutazione di elementi già presi adeguatamente in considerazione dai giudici di secondo
grado; esso si riduce ad una contestazione delle risultanze emerse dalla motivazione della
Corte d’appello di Milano, che non offre elementi puntuali, precisi e di immediata valenza
esplicativa tali da dimostrare un’effettiva carenza motivazionale su punti decisivi del
gravame.
4.2.1. – E deve ricordarsi che il controllo sulla motivazione operato dal giudice di
legittimità resta circoscritto, per l’espressa previsione normativa dell’art. 606, comma 1,
lettera e) cod. proc. pen., al solo accertamento sulla congruità e coerenza dell’apparato
argomentativo e non può risolversi in una diversa lettura degli elementi di fatto posti a
fondamento della decisione o nella scelta di nuovi e diversi criteri di giudizio in ordine alla
ricostruzione e valutazione dei fatti. Ne consegue che, laddove le censure del ricorrente
non siano tali da scalfire la logicità e linearità del provvedimento impugnato, queste
devono ritenersi inammissibili perché proposte per motivi diversi da quelli consentiti (ex
plurimis Sez. 6, n. 32878 del 20/07/2011; Sez. 1, n. 33028 del 14/07/2011). Per quanto
riguarda, poi, il profilo specifico della carenza di motivazione deve ricordarsi che il giudice
del gravame non è tenuto a rispondere analiticamente a tutti i rilievi mossi con
l’impugnazione, purché fornisca una motivazione intrinsecamente coerente tale da
escludere la fondatezza di tali rilievi (ex plurimis Sez. 4, n. 38824, 17/09/2008; Sez. 6, n.
31080, 14/06/2004); con la conseguenza che, laddove i motivi di ricorso si limitino a
1, k Corte di Cassazione – copia non ufficiale
ricalcare le censure già motivatamente disattese in secondo grado, queste dovranno
essere ritenuti inammissibili perché diretti a sollecitare una rivalutazione nel merito,
preclusa in sede di legittimità (ex plurimis Sez. 3, n. 30464, 18/0372015).
4.2.2. – Svolte queste considerazioni preliminari, si può passare all’analisi degli
specifici rilievi sollevati dal ricorrente in merito alla sua responsabilità, in ordine alla quale
convergono numerosissimi elementi fattuali, come correttamente argomentato dalla
sentenza impugnata. Il ricorrente tenta, infatti, nel proprio motivo di ricorso di svalutare
la propria posizione limitatamente ad ogni società coinvolta nell’operazione delittuosa,
senza mai confrontarsi, tuttavia, con un impianto probatorio solido per quantità e qualità e
tale da dimostrare, non soltanto il legame dell’imputato con ogni società coinvolta, ma
anche la rete di operazioni illecite intercorse tra le stesse società e la piena partecipazione
di Molteni all’associazione in oggetto.
4.2.2.1. – Per quanto attiene la società Plastic Group s.a., è necessario, in primo
luogo, rilevare che l’argomento relativo alla “rappresentanza fiscale leggera” è stato
accolto dai giudici di merito in ordine al capo 31), relativo alla distruzione e/o
occultamento delle fatture emesse e ricevute dalla Plastic Group s.a., considerata la
carenza di prove in ordine all’istituzione stessa dei libri contabili per l’anno contestato. Per
quanto riguarda, invece, l’imputazione di cui al capo 1), risulta chiaramente ricostruito
dalla sentenza impugnata – con motivazione approfondita, logica e coerente – che
l’attività svolta dall’imputato in seno alla Plastic Group s.a., non si è limitata a quella
propria della “rappresentanza fiscale leggera”, ma ha anche riguardato l’unica operazione
di vendita del 2010 effettuata dalla società nei confronti di Bioplast (pag. 8 della sentenza
di primo grado) ossia la prima vera cartiera ad essere impiegata nelle operazioni
contestate. È, inoltre, elemento indiscusso e non contestato l’inattendibilità sostanziale
della contabilità di Plastic Group s.a., emersa inequivocabilmente dall’analisi delle
numerosissime e ingenti fatture di vendita emesse dalla società e rinvenute presso lo
studio dell’imputato. Tali elementi risultano, dunque, coerentemente e ragionevolmente
idonei a dimostrare il ruolo tutt’altro che marginale svolto dall’imputato nella società in
questione e nell’operazione criminosa messa in atto attraverso di essa. Né rilevano in
senso contrario le deduzioni difensive (sub 2.2.3.) riferite all’assoluzione dell’imputato dai
reati-fine di cui ai capi 2 e 3, relativi ai delitti di cui agli artt. 8 e 10 del d.lgs. n. 74 del
2000 e riguardanti proprio la Bioplast s.r.I., perché la Corte d’appello ha ricostruito il
coinvolgimento di Molteni sulla base della documentazione rinvenuta in sede di
perquisizione locale, da cui emergono con chiarezza il ruolo attivo svolto dall’imputato
nell’operazione e le istruzioni da esso ricevute da parte di Romano.
4.2.2.2. – In ordine, poi, alla posizione dell’imputato con riferimento alla BF
Polimeri, i giudici di merito hanno ben evidenziato che gli indizi riportati anche dal
ricorrente – concernenti la testimonianza della direttrice del Credito bergamasco di Como e
degli altri funzionari bancari, che avrebbero indicato l’imputato quale commercialista della
società – appaiono sufficientemente gravi, precisi e concordanti per ricostruire la
partecipazione dell’imputato al sodalizio criminoso e il contributo fornito dallo stesso anche
relativamente alla BF Polimeri, la cui posizione non può essere esaminata in modo
autonomo e avulso rispetto alla rete criminosa posta in essere.
4.2.2.3. – In merito a Siderplast International s.r.I., è sufficiente tenere in
considerazione quanto affermato dallo stesso ricorrente nel motivo di doglianza per
confermare la correttezza e la coerenza delle argomentazioni fornite a riguardo dalla
sentenza impugnata. Sebbene l’imputato affermi, infatti, di aver svolto per conto della
società rumena una sola operazione, ossia l’acquisto di Bioplast s.r.I., omette di
confrontarsi con il fatto che quest’ultima sia – pacificamente – una società cartiera, il cui
intero pacchetto risulta essere intestato a Romano Marcello, ideatore della frode carosello.
4.2.2.4. – Analoghe considerazioni vanno spese in ordine al ruolo svolto
dall’imputato in seno alla Plastic Group Deutschland Gmbh, per la quale Molteni ha
ricoperto il ruolo di rappresentante fiscale in Italia e per la quale avrebbe, unicamente,
acquistato la partecipazione di Plastimetaltech s.r.I., società divenuta operativa nell’ambito
della frode carosello proprio dopo il trasferimento a Como della sua sede sociale,
coincidente proprio con lo studio dell’imputato. Tali elementi risultano, ai fini
dell’accertamento della consapevole partecipazione di Molteni all’associazione delittuosa,
ampiamente sufficienti, soprattutto alla luce dei ruoli decisivi svolti dall’imputato sia nella
società tedesca, di cui era rappresentante fiscale in Italia, sia in Plastimetaltech s.r.I., di
cui teneva la contabilità dal 1° gennaio 2012. La responsabilità dello stesso è, inoltre,
confermata da un’altra circostanza, ossia l’omessa indicazione di Molteni alla Guardia di
finanza della riconducibilità della società a Romano, ricostruita dagli inquirenti proprio
sulla base delle annotazioni, degli appunti trovati in possesso dell’imputato o, comunque,
dalla documentazione contabile e fiscale depositata presso il suo studio.
4.2.2.5. – Per quanto concerne, poi, la società Larioplastica – rispetto a cui
l’imputato afferma la sua totale estraneità – si rileva, in primo luogo, che la doglianza
relativa alla mancata valutazione degli elementi a discarico proposti dalla difesa, quali la
visura camerale e le mail di cui si afferma l’esistenza, risulta non soltanto assolutamente
generica, ma ampiamente superata dagli ulteriori riscontri probatori, fortemente indicativi
della partecipazione dell’imputato anche alle attività di Larioplastica. È sufficiente
richiamare la diffusa motivazione fornita dalla sentenza impugnata, secondo cui –
contrariamente a quanto affermato dal ricorrente – la società aveva sede proprio presso lo
studio di Molteni. Appaiono, inoltre, dati indiscussi, innanzitutto, che Larioplastica fosse
priva di qualsiasi struttura operativa, avendo falsamente dichiarato alla Camera di
commercio la disponibilità di un’unità locale a Como, la medesima unità indicata anche
dalle altre società del gruppo, e inoltre, che la stessa fosse stata costituita da due
prestanome, domiciliati fiscalmente proprio presso l’imputato. Oltre a ciò, si deve
aggiungere che quest’ultimo è stato indicato dai soci fondatori, con procura speciale, per
la costituzione della società, espletando a tal fine tutte le incombenze necessarie presso la
locale CCIA ed occupandosi anche della comunicazione annuale dei dati IVA della società.
Tali elementi appaiono, senz’altro, di per sé, più che sufficienti per ricostruire la
partecipazione dell’imputato al consorzio criminoso anche con riferimento a Larioplastica,
nonché per superare la deduzione difensiva relativa all’esame della documentazione
contabile di Larioplastica, ricostruita dalle fatture accompagnatorie emesse nei confronti
della società-filtro Plastimetaltech. L’imputato, dunque, come correttamente ricostruito
dalla sentenza impugnata, ricopriva ruoli rilevanti in entrambe le società, circostanza
idonea a smentire il rilievo difensivo in ordine alla presunta attribuzione a Molteni di un
ruolo presso Larioplastica, per il solo fatto che lo stesso fosse il tenutario delle scritture
contabili di Plastimetaltech.
4.3. – Inammissibile, per analoghe ragioni, è anche il terzo motivo di ricorso –
relativo a vizi della motivazione e alla violazione degli artt. 2, 8 e 10 del d.lgs. n. 74 del
2000 e 192 cod. proc. pen., in ordine ai reati di cui ai capi 8 e 9 della rubrica – non
essendovi dubbio, per le considerazioni appena svolte, che Molteni, direttamente o
indirettamente, si occupasse della tenuta della contabilità di Larioplastica, valendo per
questa doglianza le medesime considerazioni appena svolte sub 4.2.2.5. Anche i rilievi
riferiti ai capi di imputazione 11 e 12 – relativi al concorso nell’emissione di fatture per
operazioni inesistenti da parte di Plastimetaltech s.r.l. – sono da ritenersi inammissibili, dal
momento che la sentenza impugnata ricostruisce, con motivazione esaustiva e coerente,
la mancanza di struttura della società Plastimetaltech e l’inesistenza delle operazioni
sottostanti alle fatture da essa emesse; inesistenza, in primo luogo, riscontrata dall’esame
della stessa documentazione contabile. Da tale compendio – conservato presso lo studio
dell’imputato – è emerso, infatti, non soltanto che formalmente il principale fornitore della
società Larioplastica – chiaramente una società fittizia, come precedentemente ricordato –
ma anche che le fatture intercorse tra le due società, prive di firma del trasportatore, di
indicazione del mezzo di trasporto, nonché della firma di ricevuta del destinatario,
indicavano come luogo di partenza della merce proprio lo studio dell’imputato; elementi di
per sé già sufficienti per dedurre la carenza strutturale della società in questione e
l’inesistenza delle sue operazioni. Come adeguatamente ricostruito a pag. 28 della
sentenza impugnata, la Plastimetaltech si avvaleva soltanto di logistiche, quali DGF Trans
ed Euromovit Logistica s.r.I., i cui dipendenti hanno, tra l’altro, riferito di aver avuto
rapporti diretti con Plastic Group s.a e mai con la Plastimetaltech. Secondo il meccanismo
posto in essere dall’imputato e dai concorrenti, le merci provenivano dal fornitore estero
alle logistiche citate, e da queste transitavano al cliente di Plastimetaltech, che poteva
essere una società “broker” o il cliente finale. È opportuno aggiungere, inoltre, per
dirimere ogni questione, che l’inesistenza delle operazioni sottostanti alle fatture è stata di
fatto ammessa sia da Molteni che da Romano; circostanza che la difesa ha omesso di
contestare. Anche con riferimento alle doglianze relative al reato di cui al capo 13,
concernente l’utilizzo da parte di Plastimetaltech di fatture per operazioni inesistenti
emesse da Bioplast e Larioplastica, è necessario ribadire che, neanche in questa sede, il
ricorrente ha contestato la natura fittizia delle fatture annotate, ma si è limitato a dedurre
la sua estraneità dai fatti, considerata la ritenuta carenza di elementi idonei a dimostrare
un collegamento tra l’imputato e le società Bioplast e Larioplastica. Tuttavia, come
ricostruito dalla sentenza impugnata, l’imputato ha ricoperto ruoli in tutte le società citate,
tutte coinvolte nel sistema criminoso ideato da Romano ed per cui Molteni esercitava un
ruolo rilevante ed essenziale. In ogni caso, i giudici di secondo grado hanno ben
specificato che le fatture oggetto d’imputazione al capo 13) sono state ascritte all’imputato
soltanto per il ruolo da esso ricoperto in Plastimetaltech e non a titolo di concorso con la
società emittente. In ordine, infine, alla deduzione difensiva secondo cui l’utilizzo di fatture
per operazioni inesistenti emesse da Larioplastica sarebbe stato dedotto da una sorta di
presunzione per cui il professionista di una delle parti di un contratto oggetto di fattura
sia, per ciò solo, il professionista dell’altra, valgono le stesse argomentazioni appena
svolte, fondate sui numerosi riscontri indicativi di un ruolo rilevante dell’imputato in
entrambe le società coinvolte.

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