Circolazione Stradale – Cassazione Penale 17/10/2016 N° 43894

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 17/10/2016

Numero: 43894

Testo completo della Sentenza Circolazione stradale – Cassazione penale 17/10/2016 n° 43894:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da
VIRDIS Giuseppe, nato a Ozieri il 16/01/1982
avverso la sentenza del 10/11/2015 della Corte d’appello di Cagliari
visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Antonio Corbo;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Felicetta Marinelli, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udite le conclusioni dell’avvocato Soro, difensore dell’imputato, che ha chiesto
l’accoglimento del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza emessa il 10 novembre 2015, la Corte di appello di Cagliari,
in parziale riforma della sentenza pronunciata dal Tribunale di Oristano all’esito
di giudizio abbreviato, per quanto di interesse in questa sede, ha confermato la
condanna alla pena ritenuta di giustizia di Giuseppe Virdis per i reati di
resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza alcolica, con tasso
alcolemico superiore a 1,5 g/I, aggravato quest’ultimo dall’aver provocato un
incidente stradale, fatti entrambi commessi il 28 ottobre 2010.
Il reato di resistenza a pubblico ufficiale è stato ritenuto dai giudici di merito
per avere il Virdis colpito con la mano il brigadiere dei carabinieri Roberto
Cianciotto, provocando allo stesso, che si era interposto per impedirgli di
allontanarsi dall’ospedale dove era trattenuto in osservazione dopo un incidente
stradale, lesioni al labbro guaribili in un giorno.
2. Ha presentato ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di
appello indicata in epigrafe l’avvocato Lorenzo Soro, quale difensore di fiducia
del Virdis, articolando due motivi.
2.1. Nel primo motivo, si lamenta violazione di legge, in riferimento all’art.
337 cod. pen., nonché vizio di motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett.
c) ed e), cod. proc. pen., con riguardo all’affermata sussistenza del reato di
resistenza a pubblico ufficiale.
Si deduce che, nel momento in cui il Virdis tentò di allontanarsi
dall’ospedale, non solo era stato già effettuato il prelievo ematico nei suoi
confronti, ma i relativi campioni erano già nel laboratorio della struttura
sanitaria. Di conseguenza, la condotta del ricorrente era semplicemente
l’estrinsecazione del diritto di sottrarsi a cure mediche, e l’atto del brigadiere
Cianciotto è da qualificarsi come arbitrario ed illegittimo.
2.2. Nel secondo motivo, si lamenta violazione di legge, in riferimento agli
artt. 191 cod. proc. pen. e 186, comma 2, cod. strada, nonché vizio di
motivazione, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. c) ed e), cod. proc. pen., con
riguardo all’affermata sussistenza del reato di guida in stato di ebbrezza alcolica.
Si deduce che il prelievo ematico è stato effettuato senza il consenso
preventivo del Virdis, ed in assenza di necessità sanitarie: il consenso che risulta
prestato dal Virdis nel verbale delle ore 8,06, attiene ad un «prelievo richiesto»,
e quindi futuro, non, invece, al «prelievo già effettuato» alle ore 5,00, quando
l’odierno ricorrente versava in stato comatoso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato con riferimento al primo motivo, mentre è
manifestamente infondato in relazione al secondo motivo.
2. Il primo motivo deduce che l’atto del brigadiere dei Carabinieri Cianciotto
è arbitrario ed illegittimo, perché diretto ad impedire il diritto dell’imputato di
sottrarsi alla prestazione di cure mediche, e quindi giustifica la lieve violenza
fisica esercitata da quest’ultimo per superare un ostacolo illegittimamente
frapposto alla sua decisione.
2.1. La sentenza impugnata, richiamando il verbale di arresto, rappresenta
che il Virdis, contro la volontà degli operatori sanitari, aveva tentato di
allontanarsi dal pronto soccorso «in quanto non voleva sottoporsi ad ulteriori
accertamenti», e che il brigadiere Cianciotto, intervenuto su richiesta dei
secondi, si era posizionato davanti all’imputato sulla porta all’interno della sala
della struttura sanitaria «per impedirne l’uscita». Aggiunge, poi, che a questo
punto, «il Virdis cercò di spostare con contatto fisico dalla porta il militare al fine
di guadagnarne l’uscita. Considerata l’inamovibilità del Brigadiere, il Virdis lo
colpiva con il dorso della mano al volto, instaurando resistenza attiva con la
conseguenza di una breve ma fattiva colluttazione». I giudici della Corte
distrettuale, quindi, osservano che la condotta dell’imputato era finalizzata a
sfuggire ai controlli perché l’avvenuta effettuazione del prelievo ematico «non
esclude che i sanitari lo avessero informato anche dei richiesti controlli per la
ricerca di alcol e sostanze stupefacenti nell’organismo ». Rilevano, inoltre,
che la condotta del militare non può ritenersi arbitraria, perché, a tal fine, non è
sufficiente la mera illegittimità dell’atto, ma occorre un’attività ingiustamente
persecutoria.
2.2. Questa essendo la struttura argomentativa della decisione della Corte
d’appello, coglie nel segno la censura che contesta la manifesta illogicità o
comunque la carenza della motivazione nella parte in cui afferma che il Virdis
intendeva sottrarsi ai controlli: da un lato, infatti, i prelievi erano stati già
effettuati; dall’altro, nessun elemento addotto è chiaramente indicativo della
volontà di sottrarsi ad ulteriori controlli finalizzati alle indagini penali.
In ogni caso, peraltro, la sottoposizione ai controlli finalizzati
all’approfondimento delle indagini penali per i reati di guida sotto l’influenza
dell’alcol e di guida in stato di alterazione per uso di sostanze stupefacenti non
può essere imposta coattivamente, ma solo indirettamente, come confermano gli
artt. 186, comma 7, e 187, comma 8, Codice della strada, posto che entrambi –
rispettivamente l’uno per la prima e l’altro per la seconda fattispecie di reato –
prevedono una sanzione penale in caso di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti.
Deve rilevarsi, allora, che il Virdis poteva essere trattenuto in ospedale solo
se avesse violato specifiche prescrizioni procedurali o formali da osservare prima
di allontanarsi dalla struttura sanitaria; manca però qualunque accertamento in
proposito.
2.3. Qualora si concluda per la illegittimità del trattenimento dell’imputato
presso il pronto soccorso, appare configurabile la reazione legittima del privato
ex art. art. 393-bis cod. pen.
Da un lato, infatti, la condotta posta in essere dal Virdis sembra, per quanto
indicato in sentenza, e salvo ulteriori approfondimenti, limitata allo stretto
necessario per superare l’ostacolo ad allontanarsi. Dall’altro, l’illegittimità
oggettiva della condotta del brigadiere, se accertata, è idonea ad integrare il
presupposto richiesto dall’esimente. Invero, l’aver dato causa al fatto di cui
all’art. 337 cod. pen. eccedendo con atti arbitrari i limiti delle proprie attribuzioni
è situazione che ricorre, secondo un orientamento giurisprudenziale, ogni qual
volta la condotta dello stesso pubblico ufficiale, per lo sviamento dell’esercizio di
autorità rispetto allo scopo per cui la stessa è conferita o per le modalità di
attuazione, risulta oggettivamente illegittima, non essendo di contro necessario
che il soggetto abbia consapevolezza dell’illiceità della propria condotta diretta a
commettere un arbitrio in danno del privato (così Sez. 6, n. 7928 del
13/01/2012, Variale, Rv. 252175, nonché Sez. 6, n. 10773 del 09/02/2004,
Maroni, Rv. 227991). Tale indirizzo interpretativo è condiviso dal Collegio,
almeno allorché la condotta illegittimamente posta in essere impedisce l’esercizio
di diritti soggettivi di rango primario, come quello, desumibile dall’art. 32,
secondo comma, Cost., di non essere sottoposto a trattamenti sanitari, salvo i
casi espressamente previsti dalla legge (ad esempio, ex art. 224-bis e 359-bis
cod. proc. pen.).
Né tale soluzione risulta in radicale contrasto con l’orientamento secondo il
quale presupposto necessario per l’applicazione della causa di non punibilità di
cui all’art. 393-bis cod. pen. è un’attività ingiustamente persecutoria del pubblico
ufficiale, il cui comportamento fuoriesca del tutto dalle ordinarie modalità di
esplicazione dell’azione di controllo e prevenzione demandatagli nei confronti del
privato destinatario (così, per citare le più recenti massimate: Sez. 6, n. 16101
del 18/03/2016, Bonomi, Rv. 266535; Sez. 5, n. 35686 del 30/05/2014, Olivieri,
Rv. 260309; Sez. 6, n. 23255 del 15/05/2012, Negro, Rv. 253043). Trattasi,
invero, per quanto emerge dell’analisi delle specifiche decisioni, di affermazione
di principio enunciata relativamente a fattispecie in cui la condotta del pubblico
ufficiale o è stata posta in essere in presenza dei presupposti di legge e
contestata solo nelle modalità esecutive (è il caso esaminato da Sez. 6, n. 23255
del 15/05/2012, Negro, cit.), o si è verificata sulla base di presupposti legittimi e
con modalità del tutto corrette (è il caso esaminato da Sez. 5, n. 35686 del
30/05/2014, Olivieri, cit.), o comunque è stata realizzata in esecuzione di un
provvedimento amministrativo adottato da altra Autorità competente, e la Corte
ha comunque avvertito la necessità di evidenziare che a tale atto le Forze
dell’Ordine non potevano negare attuazione sindacandone preliminarmente la
legittimità (è il caso esaminato da Sez. 6, n. 16101 del 18/03/2016, Bonomi,
cit.).
Deve perciò concludersi che quando il pubblico ufficiale pone in essere una
condotta oggettivamente illegittima, in assenza dei necessari presupposti
legittimanti, e sulla base di una decisione da lui assunta autonomamente o
comunque al di fuori dell’obbligo di eseguire altrui decisioni, non è punibile, a
norma dell’art. 393-bis cod. pen., una reazione strettamente proporzionata
all’esigenza di esercitare un proprio diritto di rango primario indebitamente
conculcato, e negli stretti limiti in cui ciò sia necessario a tal fine.
2.4. Di conseguenza, la sentenza impugnata deve essere annullata nella
parte in cui ha affermato la responsabilità penale del Virdis in ordine al reato di
resistenza a pubblico ufficiale per il solo fatto che lo stesso abbia esercitato un
minimo di violenza fisica nei confronti del brigadiere dei Carabinieri che voleva
impedirgli di allontanarsi dall’ospedale. In applicazione del principio di diritto
indicato, in vero, nel caso di specie, ai fini della configurabilità del reato di cui
all’art. 337 cod. pe.n., occorre escludere che l’imputato avesse la facoltà di
allontanarsi legittimamente dall’ospedale in quel momento e senza l’onere di
adempiere a precise formalità, ovvero, se invece risulta che avesse tale facoltà,
occorre escludere che la reazione del medesimo sia stata strettamente
proporzionata all’esigenza di esercitare il proprio diritto. E’ pertanto necessario
disporre il rinvio degli atti ad altra sezione della Corte d’appello di Cagliari per un
nuovo giudizio nel quale siano compiuti i necessari accertamenti in proposito.
3. Il secondo motivo deduce l’illegittimità del prelievo ematico dal quale è
stato desunto il tasso alcolemico presente nel sangue, e, quindi, la prova della
sussistenza della fattispecie contravvenzionale, perché compiuto senza il
consenso dell’imputato.
3.1. La sentenza impugnata osserva – sulla base di accertamenti in
relazione ai quali non si pone alcun dubbio di travisamento della prova – che il
prelievo ematico è stato effettuato secondo quanto suggerito dai protocolli
sanitari in considerazione delle condizioni di incoscienza del paziente, ricoverato
in stato comatoso, ed al fine di prestargli le prime cure.
Costituisce orientamento giurisprudenziale ampiamente consolidato, e
condiviso dal Collegio, quello secondo cui in tema di guida in stato di ebbrezza, il
prelievo ematico compiuto autonomamente dai sanitari in esecuzione di ordinari
protocolli di pronto soccorso, in assenza di indizi di reità a carico di un soggetto
coinvolto in un incidente stradale e poi ricoverato, non rientra tra gli atti di
polizia giudiziaria urgenti ed indifferibili ex art. 356 cod. proc. pen., di talché non
sussiste alcun obbligo di avviso all’indagato della facoltà di farsi assistere da un
difensore di fiducia ai sensi dell’art. 114 disp. att. cod. proc. pen. (cfr., in
particolare, Sez. 4, n. 38458 del 04/06/2013, Grazioli, Rv. 257573, nonché, in
precedenza, Sez. 4, n. 10605 del 15/11/2012, dep. 2013, Bazzotti, Rv. 254933,
e Sez. 4, n. 26108 del 16/05/2012, Pesaresi, Rv. 253596).
Il profilo di diritto indicato rende superfluo l’ulteriore accertamento,
comunque compiuto nella sentenza, in ordine alla circostanza della avvenuta
prestazione del consenso (postumo) al prelievo da parte del Virdis.
3.2. La manifesta infondatezza delle ragioni addotte nel motivo in esame,
determina l’inammissibilità dello stesso. Inoltre, l’avvenuta determinazione in via
autonoma della pena con riferimento al reato di guida in stato di ebbrezza
esclude la necessità di qualunque annullamento con rinvio sul punto e determina
il passaggio in giudicato della decisione impugnata in ordine a tale capo.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di resistenza a
pubblico ufficiale di cui al capo B) e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione
della Corte di appello di Cagliari.
Dichiara inammissibile nel resto il ricorso.
Così deciso il 13 settembre 2016

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