Circolazione Stradale – Cassazione Penale 11/05/2017 N° 23171

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 11/05/2017

Numero: 23171

Testo completo della Sentenza Circolazione stradale – Cassazione penale 11/05/2017 n° 23171:

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 23171 Anno 2017
Presidente: BLAIOTTA ROCCO MARCO
Relatore: SERRAO EUGENIA
Data Udienza: 18/04/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MAZZUCCHELLI BRUNO nato il 06/10/1966 a GALLARATE
avverso la sentenza del 14/09/2016 del TRIBUNALE di MILANO
sentita la relazione svolta dal Consigliere EUGENIA SERRAO;
lette le conclusioni del Procuratore generale dott.ssa GIUSEPPINA CASELLA,
che ha chiesto il rigetto del ricorso e dell’eccezione d’illegittimità costituzionale;

RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Milano, con la sentenza in epigrafe, ha applicato nei
confronti di Mazzucchelli Bruno, ai sensi dell’art.444 cod.proc.pen. la pena
concordata tra le parti in relazione al reato previsto dall’art.186, commi 2,
lett.c), 2-bis e 2-sexies, d. Igs. 30 aprile 1992, n.285, commesso in Legnano il 6
novembre 2012. E’ stata irrogata la sanzione amministrativa accessoria della
revoca della patente di guida.
2. Bruno Mazzucchelli ricorre per cassazione limitatamente al punto
concernente la sanzione accessoria e solleva eccezione di illegittimità
costituzionale dell’art.186, comma 2-bis, cod. strada nella parte in cui rende
obbligatoria la revoca della patente. Sul presupposto che si tratti di sanzione
sostanzialmente penale, ritiene che la norma che ne prevede l’applicazione
obbligatoria contrasti con i principi dettati dagli artt.3 e 27 Cost. in quanto non
consente una valutazione di congruità della sanzione rispetto al caso concreto,
risolvendosi in un’irragionevole presunzione assoluta di pericolosità del
condannato, né un giudizio di proporzionalità della pena, con ciò eludendo i
principi di colpevolezza, di ragionevolezza e di proporzionalità della pena.
Deduce, in ogni caso, violazione di legge per illegittimo contrasto tra il sistema
punitivo generale e la norma applicata in quanto, in caso di applicazione della
pena ai sensi dell’art.444 cod.proc.pen., l’irrogazione della sanzione
amministrativa si rivela deteriore per il condannato rispetto alle sanzioni
accessorie penali ovvero agli effetti penali della condanna.
3. Il Procuratore generale, in persona della dott.ssa Giuseppina Casella,
nella requisitoria scritta ha concluso per il rigetto del ricorso e dell’eccezione
d’illegittimità costituzionale.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Nel ricorso si deduce l’illegittimità costituzionale dell’art.186, comma 2-
bis, cod. strada in relazione agli artt.3 e 27 Cost., per la mancata previsione
della discrezionalità del giudice nell’irrogazione della sanzione amministrativa
della revoca della patente di guida, sollecitandosi la proposizione di una
questione di legittimità costituzionale. La questione, tuttavia, è manifestamente
infondata.
1.2. Presupposto fondante l’eccezione è la tesi della natura
«sostanzialmente penale» della sanzione amministrativa della revoca della
patente di guida, in quanto tale soggetta ai principi costituzionali in materia
penale, proposta sulla base di una pretesa interpretazione «convenzionalmente»
conforme alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Si tratterebbe non già di
una sanzione amministrativa, bensì di una vera e propria «pena», nella
declinazione «sostanzialistica» fornita dalla giurisprudenza della Corte di
Strasburgo (Corte EDU 4/03/2014 Grande Stevens c. Italia), indipendentemente
dal nomen iuris, in quanto è applicata sul presupposto della commissione di un
reato, è applicata dal giudice a conclusione di un procedimento penale e si irroga
contestualmente alla condanna penale ovvero all’applicazione della pena
concordata dalle parti.
1.3. Ma la tesi della natura sostanzialmente penale della revoca della
patente di guida è frutto di un’applicazione acritica del diritto di fonte
convenzionale. Non va, infatti, dimenticato che il concetto di matière pénale
inteso in senso sostanzialistico è stato elaborato dalla Corte di Strasburgo al
precipuo fine di estendere l’applicazione del divieto di bis in idem in conformità
all’art.4 prot. n.7 CEDU e che la libertà accordata alla Corte EDU è finalizzata
unicamente all’applicazione del regime garantistico della CEDU, mentre non può
risolversi nell’attribuzione di un potere in grado di annullare le differenze tra le
nozioni europea ed interna di sanzione penale. In proposito, la Corte
Costituzionale (Corte Cost. n.49 del 14 gennaio 2015) ha chiarito che, in
relazione al diritto interno, l’autonomia dell’illecito amministrativo dal diritto
penale attiene al più ampio grado di discrezionalità del legislatore nel configurare
gli strumenti migliori per perseguire l’effettività dell’imposizione di obblighi e
doveri. La Consulta ha, altresì, sottolineato come la giurisprudenza della Corte
EDU abbia elaborato suoi peculiari indici per qualificare una sanzione come pena
ai sensi dell’art.7 CEDU al fine di scongiurare che vasti processi di
decriminalizzazione possano avere l’effetto di sottrarre gli illeciti, così
depenalizzati, alle garanzie sostanziali assicurate dagli artt.6 e 7 della
Convenzione EDU senza voler porre in discussione la discrezionalità dei
legislatori nazionali nell’adottare strumenti sanzionatori ritenuti più adeguati
dell’illecito penale.
1.4. Non si comprende, in particolare, come tale interpretazione della
materia penale in senso sostanzialistico possa essere sic et simpliciter trasposta
per regolare il presente caso al fine di affermare la contrarietà della norma che
impone la sanzione amministrativa accessoria rispetto ai principi sanciti dagli
artt.3 e 27 Cost.; qui non si discute della violazione del principio del ne bis in
idem, posto che l’irrogazione di una sanzione amministrativa accessoria in un
processo definito ai sensi dell’art.444 cod. proc. pen. non equivale a dire che
l’imputato sia sottoposto ad un procedimento amministrativo e ad un
procedimento penale per il medesimo fatto, godendo egli delle garanzie del
giusto processo all’interno del quale viene irrogata la stessa sanzione
amministrativa.
2. La stessa Consulta (Corte Cost. n.49 del 14 gennaio 2015) ha sottolineato
come ci si debba guardare dall’estensione dell’area del penalmente rilevante
«oltre gli apprezzamenti discrezionali dei legislatori». La capacità di scelta in
capo al legislatore sarebbe, altrimenti, limitata dal giudice europeo tutte le volte
in cui questi «attiri» una sanzione formalmente amministrativa nell’alveo della
materia penale, mettendo a rischio il canone della discrezionalità legislativa e del
principio costituzionale della sussidiarietà penale.
2.1. E non va trascurato che l’enunciazione di principio della Corte EDU
avviene sempre in ordine a casi e problemi specifici (case law): con un approccio
pragmatico che non si presta a generalizzazioni concettuali oltre i limiti
dell’oggetto del singolo giudizio; tant’è vero che non risultano affermazioni
teoriche della Corte di Strasburgo nel senso della portata espansiva di singoli
arresti giurisprudenziali.
2.2. Non è, dunque, possibile affermare che dalla pronuncia della Corte EDU
4/03/2014 Grande Stevens c. Italia possa trarsi in termini assoluti ed astratti un
principio di tendenziale equiparazione della sanzione amministrativa a quella
penale, scardinando principi come la riserva assoluta di legge per le norme
penali (art. 25 Cost.), la presunzione di non colpevolezza (pure affermata in
Corte EDU 23/09/2008, Grayson e Barnham c. Regno Unito), che, interpretata in
tutta la sua estensione, renderebbe illegittima la provvisoria esecutività di
condanne pecuniarie anche in materia extrapenale, od anche il divieto assoluto
di retroattività della sanzione amministrativa.
2.3. Al contrario, una corretta applicazione dei principi convenzionali porta,
non già ad un’assimilazione indifferenziata delle sanzioni amministrative alle
sanzioni penali, ma ad un’attenta disamina delle peculiarità del caso concreto in
cui tali principi sono stati enunciati così come del caso concreto in cui essi sono
invocati.
2.4. Nella fattispecie qui in esame, la previsione di una sanzione
amministrativa irrogata all’esito di un giudizio penale, ancorchè definito ai sensi
dell’art.444 cod.proc.pen. con riguardo alla pena principale, vanifica la stessa
preoccupazione, rinvenibile in alcune enunciazioni teoriche della giurisprudenza
CEDU, di una configurazione amministrativa dell’illecito al fine precipuo, se non
esclusivo, di eludere le garanzie proprie del processo penale (cd. «truffa delle
etichette»).
2.5. In sostanza, la ricorrenza di alcuni caratteri comuni non comporta, di
necessità, l’equiparazione della sanzione amministrativa a quella penale a tutti
gli effetti, tanto più qualora, come nel caso che qui interessa, una serie di
sanzioni (detentiva, pecuniaria, interdittiva) siano previste cumulativamente
dalla normativa penale a tutela di interessi generali non omogenei, come tali non
sovrapponibili.
3. Anche ove, in ipotesi, si volesse estendere la portata applicativa dei criteri
interpretativi posti dalla Corte EDU, quanto sopra va letto, in ogni caso,
nell’ambito sanzionatorio penale entro il quale si configura la sanzione
amministrativa di cui si tratta.
3.1. Con riguardo alla guida in stato di ebbrezza, la progressione nella
offensività delle condotte è, infatti, già scandita sia dal passaggio dall’area delle
sanzioni amministrative a quella del penalmente rilevante, sia dal trascorrere da
un’ipotesi di reato ad altra, più gravemente sanzionata, mediante la previsione di
diverse soglie di rilevanza penale all’interno della medesima fattispecie tipica.
3.2. Peraltro, è già stata attuata la scelta legislativa di edificare sul pilastro
della particolare tenuità del reato l’eversione del meccanismo sanzionatorio
(art.131 bis cod. pen. Sez. 4, n. 44132 del 09/09/2015, Longoni, in
motivazione), risultando conseguentemente arduo configurare in termini di
irragionevolezza la previsione di una sanzione accessoria obbligatoria in caso di
accertamento del medesimo fatto reato nella sua forma più offensiva.
3.3. L’obbligatorietà dell’irrogazione della sanzione amministrativa, dunque,
si ritiene derivi da una scelta legislativa rientrante nei limiti dell’esercizio
ragionevole del potere legislativo, più volte considerata dal giudice delle leggi
non sindacabile sotto il profilo della pretesa irragionevolezza, in quanto fondata
su differenti natura e finalità rispetto alle sanzioni penali. Giova richiamare, in
proposito, i casi nei quali la Consulta ha ritenuto trattarsi di sanzione con chiara
finalità preventiva, piuttosto che sanzionatoria (Corte Cost. n.196 del 12 maggio
2010 in cui il criterio dello scopo è stato adoperato in una questione di legittimità
costituzionale che riguardava la possibilità di applicare retroattivamente la
normativa in materia di confisca obbligatoria del veicolo per guida in stato di
ebbrezza).
3.4. Una lettura sistematica della disposizione che impone la revoca della
patente di guida, dunque, consente di ribadirne la natura amministrativa, e la
dimensione accessoria, ancillare, rispetto al procedimento penale, pur quando
ordinata dal giudice penale; tant’è che resta eseguibile ad opera del Prefetto, ai
sensi dell’art.224, comma 3, cod. strada, anche in caso di estinzione del reato
per causa diversa dalla morte dell’imputato.
4. Le ragioni esposte danno conto anche della manifesta infondatezza del
secondo motivo di ricorso, nella lettura sistematica di cui sopra della norma
applicata.
Tenuto conto della sentenza Corte Cost. n.186 del 13 giugno 2000 e rilevato
che non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto ricorso
senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla
declaratoria di inammissibilità segue, a norma dell’art.616 cod.proc.pen., l’onere
delle spese del procedimento e del versamento di una somma alla Cassa delle
ammende, determinata nella misura di euro 2.000,00.

P.Q.M.
Dichiara manifestamente infondata la dedotta questione di legittimità
costituzionale ed inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali ed al versamento di duemila euro alla Cassa delle
ammende.
Così deciso il 18 marzo 2017

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