Circolazione Stradale – Cassazione Penale 04/08/2017 N° 32114

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione IV

Data: 04/08/2017

Numero: 32114

Testo completo della Sentenza Circolazione stradale – Cassazione penale 04/08/2017 n° 32114:

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 32114 Anno 2017
Presidente: BLAIOTTA ROCCO MARCO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO
Data Udienza: 13/04/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
FAKIR Hassan, n. il 11/3/1980
avverso la sentenza del 28/6/2016 Corte di appello di Milano;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandro Ranaldi;
udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale Luca Tampieri, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 28.6.2016 la Corte di appello di Milano ha confermato la
sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Fakir
Hassan in ordine al reato di cui all’art. 189, commi 1, 6 e 7 cod. strada, per non
essersi fermato e non aver prestato assistenza alle vittime di due distinti
incidenti stradali da lui causati alla guida della vettura Renaul Clio tg. CC958LV.
2. Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il difensore di fiducia
dell’imputato, lamentando (in sintesi giusta il disposto di cui all’art. 173, comma
1, disp. att. c.p.p.) violazione di legge e vizio di motivazione come di seguito
indicato.
I) Mancata disamina dei motivi di appello e travisamento della prova in
merito all’ipotesi di “omissione di soccorso”.
Deduce che la fattispecie incriminatrice in disamina presuppone l’effettività
del bisogno di soccorso dell’investito, che viene meno nel caso di assenza di
lesioni o se altri vi abbiano già provveduto e non risulti più necessario.
Lamenta che la Corte di merito non ha adeguatamente ponderato in merito
alla effettiva necessità di assistenza dei soggetti incidentati, né in merito alla
presenza sul luogo del primo incidente di un terzo soggetto (Montessori) che
intervenne, così sollevando l’autore dell’incidente da eventuali responsabilità.
Rileva che il teste Montessori dichiarò – in sede di s.i.t. acquisite agli atti del
fascicolo – di aver notato due persone di sesso maschile, di nazionalità
probabilmente africana, parlare con le due ragazze che si trovavano a bordo
della vettura Fiat; ciò che smentirebbe l’assunto della Corte di appello secondo
cui, dopo il primo incidente, non ci fu nessuna discussione fra l’imputato e le
persone investite.
II) Mancata disamina dei motivi di appello e travisamento della prova in
merito all’ipotesi di “fuga dopo l’incidente”.
Deduce che la norma in contestazione sanziona colui che si sia allontanato
dal luogo dell’incidente da lui cagionato ed in conseguenza del quale si siano
prodotti danni alle persone coinvolte.
Lamenta la carenza in sentenza di qualsivoglia valutazione in punto di
consapevolezza da parte del prevenuto del danno alle persone.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato.
2. Le censure dedotte in relazione alla ritenuta colpevolezza del prevenuto
per le plurime condotte criminose di omissione di soccorso e di fuga attengono
sostanzialmente a valutazioni probatorie ed apprezzamenti di merito. In
proposito, si osserva che le doglianze relative ad asserite carenze argomentative
sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale degli episodi e dell’attribuzione
degli stessi alla persona dell’imputato non sono proponibili nel giudizio di
legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella
specie, da un percorso motivazionale che risulti comunque esteso a tutti gli
elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare
la rilettura del quadro probatorio al fine di dimostrare l’assenza di
consapevolezza da parte dell’imputato e, con essa, il riesame nel merito della
sentenza impugnata.
Le argomentazioni svolte dal ricorrente, in chiave di puro merito, non
valgono a scalfire la motivazione fornita dalla Corte territoriale in punto di
responsabilità, dovendosi a tal fine rammentare che, trattandosi di c.d. “doppia
conforme”, le argomentazioni delle sentenze dei due gradi di merito possono
vicendevolmente integrarsi in quanto riconducibili ad unità.
2.1. Ed invero i giudicanti non hanno mancato di richiamare espressamente
gli elementi acquisiti a carico dell’imputato, ed in particolare le dichiarazioni delle
persone offese nei due incidenti che si sono susseguiti a distanza ravvicinata di
tempo l’uno dall’altro.
Nel primo, la Renault Clio condotta dall’imputato, a causa di una brusca
accelerazione, ruotando di 90 gradi rispetto al suo senso di marcia, finiva con
l’urtare violentemente la parte posteriore del veicolo Fiat Palio, nel cui interno
erano presenti Francesca Rabito (al posto di guida) e Giulia Irene Boschi
(passeggera). La Boschi riusciva ad annotare la targa del veicolo che le aveva
urtate. Entrambe le donne riportavano lesioni. Dalla Renault scendevano due
giovani di origine nordafricana (uno dei quali, il soggetto alla guida,
successivamente identificato per l’odierno imputato), visibilmente alterati da
sostanze stupefacenti o alcoliche. I due, dopo aver raccolto la targa anteriore
della loro vettura, staccatasi a causa dell’urto, risalivano sul veicolo e si
allontanavano a gran velocità, nonostante i danni subiti e le lesioni inferte alle
due donne.
Nel secondo, avvenuto poco dopo il primo, la stessa Renault Clio andava a
tamponare violentemente una Ford Focus ferma al semaforo, causando a
Gabriella Vaninka Andreotti, passeggera della stessa, una contusione al ginocchio
destro. Il guidatore della Renault, lungi dal fermarsi per prestare soccorso,
invertiva il senso di marcia con una brusca manovra e si allontanava, facendo
perdere le proprie tracce.
2.2. La consapevolezza (dolo) del prevenuto di aver causato sinistri idonei a
cagionare danno alle persone è stata adeguatamente e plausibilmente ricavata
dai giudici di merito dalle dichiarazioni delle persone offese e dalla stessa
dinamica degli incidenti, estremamente violenti, anche tenuto conto dei danni
riportati dalla stessa Renault Clio condotta dall’imputato, tanto che un teste
oculare (Montessori) riferiva che la detta vettura era ripartita con difficoltà a
causa dei danni riportati.
In sostanza la gravità degli incidenti e dei danni causati, l’accertata
sussistenza di lesioni in danno delle vittime, la fuga repentina del prevenuto in
entrambi gli episodi, hanno indotto i giudici di merito a ritenere configurabile la
consapevolezza da parte dell’imputato della necessità di prestare assistenza,
quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale. In tal senso si deve rammentare
che nel reato di “fuga”, previsto dall’art. 189, commi sesto e settimo, cod. strad.,
il dolo deve investire non solo l’evento dell’incidente, ma anche il danno alle
persone e, conseguentemente, la necessità del soccorso, che non costituisce una
condizione di punibilità; tuttavia, la consapevolezza che la persona coinvolta
nell’incidente ha bisogno di soccorso può sussistere anche sotto il profilo del dolo
eventuale, che si configura normalmente in relazione all’elemento volitivo, ma
che può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente
consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei
quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso
l’esistenza (Sez. 4, n. 34134 del 13/07/2007, Agostinone, Rv. 23723901). Nella
specie l’accertamento del dolo è stato correttamente compiuto in relazione alle
circostanze concretamente rappresentate e percepite dall’agente al momento
della condotta, in quanto univocamente indicative del verificarsi di incidenti
idonei ad arrecare danno alle persone (Sez. 4, n. 16982 del 12/03/2013,
Borselli, Rv. 25542901).
3. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 13 aprile 2017

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