Cause Di Non Punibilità – Cassazione Penale 13/02/2017 N° 6664

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 13/02/2017

Numero: 6664

Testo completo della Sentenza Cause di non punibilità – Cassazione penale 13/02/2017 n° 6664:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 6664 Anno 2017
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: GIANESINI MAURIZIO
Data Udienza: 25/01/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FERRETTI DANILA nato il 31/01/1961 a COMO
avverso la sentenza del 22/02/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/01/2017, la relazione svolta dal Consigliere
MAURIZIO GIANESINI
Udito il Procuratore Generale in persona del PAOLO CANEVELLI che ha concluso
per l’inammissibilità del ricorso

RITENUTO IN FATTO
1. Il Difensore di Danila FERRETTI ha proposto ricorso per Cassazione contro
la sentenza con la quale la Corte di Appello di MILANO, in parziale riforma della
sentenza di primo grado, ha dichiarato non doversi procedere a carico
dell’imputata per i fatti precedenti al 21 agosto 2008 perché estinti per
prescrizione e ha confermato, per il resto, la sentenza di condanna impugnata.
1.1 La FERRETTI è imputata del reato di cui all’art. 40, 348 cod. pen. perché,
quale Consigliere Delegato responsabile del rispetto della normativa relativa alla
tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro presso la Casa di Riposo per
anziani “Casa dei musicisti”, aveva permesso che Mariya BUSHYLA esercitasse
abusivamente la professione di Infermiera professionale ed è stata condannata
alla pena di 250,00 euro di multa.
2. Il Difensore ha dedotto due motivi di ricorso.
2.1 Con il primo motivo, riferito a inosservanza o erronea applicazione di
legge penale sostanziale, il ricorrente ha segnalato che gli indici individuati dalla
Corte di Milano per affermare lo svolgimento da parte della BUSHYLA di attività
infermieristica non erano in realtà tali, tanto più che quest’ultima operava in un
ambito di adeguata sorveglianza e possibile immediato intervento del personale
propriamente medico.
2.2 Con il secondo motivo, il ricorrente ha lamentato che la Corte milanese
non avesse provveduto sulla istanza presentata in udienza di applicazione della
causa di non punibilità per particolate tenuità del fatto di cui all’art. 131 bis cod,
pen., istanza che non era stato possibile avanzare in sede di motivi di appello.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato e va rigettato, con condanna della ricorrente al
pagamento delle spese processuali.
2. Il primo motivo di ricorso contesta, come si è visto, che le attività
materialmente svolte dalla Bushyla potessero essere considerate come tipiche
della professione infermieristica ma non sembra davvero dubbio che la
somministrazione di farmaci, la misurazione dei parametri vitali e l’effettuazione
di iniezioni intramuscolo costituiscano in effetti atti tipici e caratterizzanti la
professione di infermiere; in questa prospettiva argomentativa, poi, non sfuggirà
che la Corte ha specificamente sottolineato la circostanza che la Bushyla era
stata trovata dai NAS nell’esercizio effettivo e materiale di dette attività e,
dall’altro, che le decisioni di legittimità riportate nel ricorso negano la sussistenza
del reato, pur in presenza di attività tipiche della professione di infermiere, per
assenza del requisito della continuità e professionalità.
2. Anche il secondo motivo di ricorso è infondato.
2.1 Dato atto al ricorrente che in effetti la richiesta di applicazione della
causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis cod. pen.
è stata tempestivamente avanzata in sede di conclusione della udienza di
appello, resta la considerazione che già in questa specifica sede di legittimità è
possibile negare la sussistenza della causa predetta (come affermato da Cass.,
Sez. 3 del 22/4/2015 n. 21474, Fantoni, Rv. 263693) con conseguente inutilità
dell’annullamento con rinvio sostanzialmente sollecitato dal ricorrente (in tal
senso, su questo secondo aspetto, si veda Cass. Sez. 2 del 16/12/2014 n.
10173, Bianchetti, Rv 263157 a mente della quale è inammissibile, per carenza
d’interesse, il ricorso per cassazione contro la sentenza di secondo grado, che
non abbia preso in considerazione un motivo di appello, che risulti ab origine
inammissibile per manifesta infondatezza, in quanto l’eventuale accoglimento
della doglianza non sortirebbe alcun esito favorevole in sede di giudizio di
rinvio).
2.2 Va ricordato infatti che la causa di non punibilità di cui all’art. 131 bis
cod. pen. trova applicazione, unitamente ad altre condizioni, quando il
comportamento risulti non abituale, e la abitualità ricorre, come risulta dal terzo
comma, ultima arte della norma in esame, “nel caso in cui si tratti di reati che
abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate”.
2.3 II reato di cui all’art. 348 cod. pen., come si è accennato più sopra,
richiede, per la realizzazione dell’elemento materiale, una condotta che si dipani
con i necessari caratteri della ripetitività, della continuità e professionalità (Cass.
Sez. 6, 24/10/2005- dep. 2006, n. 7564, Palma Proietti, Rv 233682) o anche
solo della eventuale abitualità (Cass. Sez. 6 del 8/1/2014 n. 15894, Erario, Rv.
260153) ma che si caratterizzi comunque per quella non singolarità e per quella
pluralità di atti tipici che, rientrando sicuramente nel campo semantico e
definitorio descritto nell’art. 131 bis, terzo comma, ultima parte del codice
penale, lo rendono di per sé incompatibile, nella sua stessa struttura oggettiva,
con la causa di non punibilità di cui si è detto.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 25 gennaio 2017.

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