Cause Di Non Punibilità – Cassazione Penale 04/09/2017 N° 39884

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione feriale

Data: 04/09/2017

Numero: 39884

Testo completo della Sentenza Cause di non punibilità – Cassazione penale 04/09/2017 n° 39884:

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SENTENZA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE FERIALE PENALE
04/09/2017, n. 39884
Udienza 31/08/2017
SENTENZA
….
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte d’appello di Lecce ha, con la sentenza impugnata, confermato il giudizio di
responsabilità formulato dal giudice di prima cura a carico di C.C. per il reato di furto di energia
elettrica e – esclusa l’aggravante di cui all’art. 625, comma 1, n. 7, cod. pen. – ha, su appello
dell’imputata, ridotto la pena a lei irrogata.
2. Contro la sentenza suddetta ha proposto ricorso per Cassazione l’imputata dolendosi del
giudizio di responsabilità contro di lei formulato e della ritenuta sussistenza dell’aggravante
dell’art. 625, comma 1, n. 2, cod. pen..
Sotto il primo profilo lamenta che “le condizioni certamente precarie e faticose” dell’imputata –
sfrattata e priva di lavoro, con una figlia incinta – riconosciute dal giudicante, avrebbero dovuto
portare all’assoluzione per mancanza di colpevolezza, in applicazione del principio di cui all’art. 54
cod. pen.. Sotto il secondo profilo, che l’allacciamento abusivo, effettuato senza “rompere o
trasformare la destinazione del cavo”, non è comprensivo dell’aggravante contestata e ritenuta in
sentenza.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è manifestamente infondato. L’esimente dello stato di necessità postula il pericolo
attuale di un danno grave alla persona, non scongiurabile se non attraverso l’atto penalmente
illecito, e non può quindi applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di bisogno
economico, qualora ad esso possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non
criminalmente rilevanti (ex multis, Cass., n. 35590 del 11/5/2016). Nella specie, la mancanza di
energia elettrica non comportava nessun pericolo attuale di danno grave alla persona, trattandosi
di bene non indispensabile alla vita, nel senso sopra specificato (infatti, l’energia elettrica veniva
utilizzata anche per muovere i numerosi elettrodomestici della casa): semmai idoneo procurare agi
ed opportunità, che fuoriescono dal concetto di incoercibile necessità, insito nella previsione
normativa. Quanto all’aggravante del mezzo fraudolento, corretta è la spiegazione fornita dal
giudicante, secondo cui l’allaccio abusivo alla rete, in qualunque modo effettuato, integra la
fraudolenza sanzionata dall’art. 625, n. 2.
Non può accedersi alla conclusione del procuratore generale d’udienza – che ha instato per una
pronuncia di estinzione del reato per prescrizione – in quanto la sentenza d’appello è intervenuta
prima dello spirare del termine prescrizionale (il 28 settembre 2016, laddove la prescrizione
ordinaria – senza tener conto delle sospensioni, pur verificatesi – sarebbe maturata il 20 ottobre
2016). La insuperabile inammissibilità del ricorso impedisce, pertanto, per pacifica giurisprudenza,
di tener conto delle cause estintive maturate dopo la pronuncia impugnata. Consegue, ai sensi
dell’art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una
somma a favore della Cassa delle ammende, che, tenuto conto della natura delle doglianze
sollevate, si reputa equo quantificare in C 2.000.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al
versamento della somma di € 2.000 a favore della Cassa delle ammende. Motivazione
semplificata.
Così deciso il 31/8/2017

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