Carceri E Sistema Penitenziario – Cassazione Penale 07/04/2017 N° 17861

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione I

Data: 07/04/2017

Numero: 17861

Testo completo della Sentenza Carceri e sistema penitenziario – Cassazione Penale 07/04/2017 n° 17861:

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Penale Sent. Sez. 1 Num. 17861 Anno 2017
Presidente: VECCHIO MASSIMO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO
Data Udienza: 24/01/2017

SENTENZA
Sul ricorso proposto dal Procuratore generale della Repubblica presso la
Corte di appello di Potenza nel procedimento contro:
1) Santarsiero Donato, nato il 10/02/1975;
Avverso l’ordinanza n. 740/2015 emessa il 10/02/2016 dal Tribunale di
sorveglianza di Potenza;
Sentita la relazione svolta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;
Lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Stefano
Tocci, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

RILEVATO IN FATTO
1. Con ordinanza emessa il 14/05/2014 il Tribunale di sorveglianza di
Potenza, in accoglimento dell’istanza di sostituzione dell’attività lavorativa svolta
da Donato Santarsiero in regime di semilibertà, autorizzava l’istante a svolgere,
in prosecuzione della misura alternativa di cui beneficiava, l’attività di ingegnere
libero professionista, presso il suo studio, ubicato a Potenza in contrada Macchia
Marcone n. 10.
Tale autorizzazione si rendeva necessaria per effetto del licenziamento,
disposto nei confronti del Santarsiero, per contingenti difficoltà economiche,
dalla società SINCOS s.r.I., presso cui il condannato aveva lavorato dopo essere
stato ammesso al regime della semilibertà con ordinanza del Tribunale di
Potenza del 14/05/2014.
2. Avverso questa ordinanza il Procuratore generale della Repubblica presso
la Corte di appello di Potenza ricorreva per cassazione, deducendo violazione di
legge e vizio di motivazione del provvedimento impugnato, in riferimento all’art.
50 Ord. Pen., conseguenti alla ritenuta sussistenza dei presupposti per
l’autorizzazione alla sostituzione dell’attività lavorativa del Santarsiero, che erano
stati valutati dal Tribunale di sorveglianza di Potenza con un percorso
argomentativo incongruo, che non teneva conto della genericità delle indicazioni
fornite dall’istante sull’attività professionale che avrebbe dovuto svolgere, anche
tenuto conto della sua natura privatistica.
Queste ragioni imponevano l’annullamento dell’ordinanza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è infondato
2. In via preliminare, deve rilevarsi che, secondo quanto previsto dall’art. 50
Ord. Pen., il regime della semilibertà è concedibile in presenza di progressi
compiuti dal condannato durante il trattamento penitenziario, che consentano di
ritenere che vi siano le condizioni per il suo graduale reinserimento sociale.
Occorre, dunque, che vi siano elementi concreti dai quali desumere
un’evoluzione positiva del percorso rieducativo avviato dal condannato durante
l’esecuzione della pena, tale da formulare un giudizio prognostico favorevole in
ordine al suo reinserimento sociale (cfr. Sez. 1, n. 16641 del 21/09/2012,
Ucciero, dep. 2013, Rv. 255681).
In questa cornice, deve rilevarsi che la sostituzione dell’attività lavorativa
autorizzata dal Tribunale di sorveglianza di Potenza è stata effettuata sulla base
di una corretta valutazione del percorso rieducativo compiuto dal Santarsiero,
peraltro già favorevolmente vagliato in sede di ammissione al regime della
semi li bertà.
Nell’autorizzare la sostituzione, invero, il Tribunale di sorveglianza si
atteneva ai criteri indicati dall’art. 50 Ord. Pen., osservando che vi erano stati
significativi progressi nel trattamento penitenziario del Santarsiero e che tale
impegno professionale potesse agevolare il suo reinserimento sociale, anche alla
luce delle informazioni favorevoli fornite dall’UEPE di Potenza con la relazione del
26/11/2015, in cui si evidenziava l’adesione incondizionata del condannato al
progetto trattarnentale attivato nei suoi confronti.
Né poteva rilevare in senso contrario all’accoglimento dell’istanza in esame
la natura privatistica dell’impegno lavorativo del Santarsiero, in ragione del fatto
che l’ammissione al regime della semilibertà prescinde dalla tipologia
dell’impegno professionale svolto, con la conseguenza che, in presenza di
condizioni preordinate a favorirne il graduale reinserimento sociale, il condannato
può essere ammesso al regime in questione anche nelle ipotesi in cui l’attività
svolta non sia retribuita (cfr. Sez. 1, n. 47130 del 25/11/2009, De Stasio, Rv.
245724).
3. Per queste ragioni il ricorso proposto dal Procuratore
generale della Repubblica presso la Corte di appello di Potenza deve essere
dichiarato inammissibile.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso.
Così deciso il 24/01/2017.

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