Bancarotta – Cassazione Penale 9/11/2016 N° 46958

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 9/11/2016

Numero: 46958

Testo completo della Sentenza Bancarotta – Cassazione penale 9/11/2016 n° 46958:

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RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza impugnata, la Corte d’Appello di Trieste ha confermato la
sentenza del Tribunale di Gorizia del 20.6.13 che aveva condannato Rossato
Massimo, ritenendolo responsabile di bancarotta semplice ex art 224 co.ln.2 I.fall.
e bancarotta fraudolenta patrimoniale nella sua qualità di amministratore unico
della s.r.l. Marina Immobiliare, previa riqualificazione dell’ipotesi di bancarotta
semplice in quella di bancarotta fraudolenta documentale, così come
originariamente contestato.
1.1. Al Rossato erano stati mossi diversi addebiti, fra cui quello di bancarotta
fraudolenta documentale per avere annotato sul libro giornale la cessione del ramo
di azienda effettuata nel marzo 2005, verso un corrispettivo di 180.000 euro, come
avvenuta nel dicembre 2004, in tal modo rappresentando un utile di esercizio nel
bilancio dell’anno 2004, con l’artifizio di avere retrodadato l’operazione
commerciale.
Rispetto all’operato del Tribunale, che ritiene configurabile un’operazione colposa
destinata ad aggravare il dissesto della società per inosservanza degli obblighi di
legge, la Corte osserva che lo scopo della manovra era quello di alterare il dato
finale del bilancio, così da ingannare i terzi ed esibire un bilancio in attivo,
nonostante l’esercizio 2004 si fosse chiuso con una perdita di oltre 180.000 euro, a
nulla rilevando che gli estremi dell’operazione fossero stati riportati nella nota
integrativa.
Si sostiene, infatti, che in presenza di false registrazioni contabili la nota integrativa
non possa svolgere compiti sostitutivi ed eventualmente neutralizzare il mendacio e
che l’operazione venne effettuata per ingannare i creditori, dal momento che
l’anticipazione del contratto di compravendita era diretta ad occultare la perdita di
esercizio, così essendo configurabile il dolo specifico.
In tal senso, si ritiene, quindi, corretta l’originaria imputazione, pur non essendo
possibile una rideterminazione della pena in senso peggiorativo data la mancata
impugnazione da parte del PM.
1.2. L’altro addebito per il quale è stato pronunciato un giudizio di responsabilità in
esito ai due gradi di giudizio di merito è quello di bancarotta fraudolenta
patrimoniale con riferimento alla distrazione della somma di 180.000 euro,
effettuata mediante lo sconto di tre cambiali di pari importo.
Più precisamente, la somma era stata accreditata sul conto della società, le cambiali
non erano state onorate, tanto che l’istituto di credito si era successivamente
insinuato al passivo fallimentare; la somma era stata ritirata dal conto, prima del
fallimento, e di essa il curatore non aveva trovato traccia.
Parte di tale importo, 120.000 euro, risultava, dai dati contabili, essere stato
utilizzato per rimborsare l’amministratore ed il residuo non era stato rinvenuto dalla
curatela.
La Corte condivide gli argomenti del Tribunale, secondo cui la tesi difensiva, volta a
sostenere che quel denaro fu impiegato per completare opere murarie e pagare i
fornitori, è infondata, dal momento che la società aveva sospeso le proprie attività
nel maggio del 2005 e non vi erano, quindi, opera da completare.
Si osserva, inoltre, che il prospetto che elenca i movimenti del conto corrente con le
relative causali, prodotto dalla difesa allo scopo di provare che parte del denaro
ottenuto attraverso lo sconto delle cambiali fu destinato a pagare opere e fornitori,
non ha valore probatorio, mancando una prova certa della sua provenienza e in
quanto le causali indicate non trovano corrispondenza negli estratti conto in atti.
Peraltro, la somma risultante da tale prospetto sarebbe inferiore rispetto all’importo
distratto.
Si ritiene altresì che l’annotazione contabile secondo cui l’importo di 120.000 euro
sarebbe stato destinato a rimborso soci sia meramente formale e destinata a
giustificare contabilmente l’esborso, posto che non risultava alcun pregresso
prestito in favore della società da parte del socio e amministratore.
2. L’imputato personalmente propone ricorso deducendo, con il primo motivo,
violazione di legge e vizi motivazionali, laddove la Corte d’Appello ha ritenuto
corretta la originaria qualificazione del fatto in termini di bancarotta fraudolenta
documentale, ignorando che la nota integrativa al bilancio 2004 indicava
chiaramente che l’operazione di cessione di ramo di azienda era stata perfezionata
nel 2005 e che solo grazie ad essa il risultato del conto economico doveva ritenersi
positivo.
Mancherebbe quindi l’idoneità a trarre in inganno i creditori e, addirittura, non si
verserebbe nell’ipotesi di cui all’art.217 I.fall. non essendo state tenute in maniera
irregolare o incompleta le scritture contabili, dal momento che l’erroneità della
registrazione avrebbe riguardato una sola operazione.
Difetterebbe, poi, l’elemento soggettivo del reato nella forma del dolo specifico.
2.1. Con il secondo motivo si censura l’apparato argomentativo a sostegno del
giudizio di responsabilità per il reato di bancarotta fraudolenta e si sostiene che
sono stati erroneamente qualificati in termini di bancarotta per distrazione fatti
eventualmente ascrivibili alla bancarotta preferenziale.
2.2. Con il terzo motivo si deducono vizi motivazionali laddove la Corte ha escluso
che vi sia prova dei pagamenti, delle spese e dei finanziamenti del socio.
Si osserva, in proposito, che il documento allegato dalla difesa all’appello, che
elenca le spese sostenute dall’imputato nel periodo di tempo analizzato, destinato a
giustificare l’impiego, per scopi sociali, della somma portata dalle cambiali scontate,
costituisce uno schema riassuntivo dei pagamenti rinvenibili dal libro giornale
( sono allegati al ricorso tanto il prospetto riassuntivo che un estratto del libro
giornale).
Analogamente, quanto all’esistenza di finanziamenti soci di importo ben superiore
alla somma di 120.000 euro, che risulta essere stata rimborsata al Rossato a tale
titolo, la Corte d’Appello avrebbe omesso di considerare che il conto finanziamento
soci, in atti, evidenzia al 31.12.05 un credito da parte del ricorrente, socio unico,
nei confronti della fallita, a fronte di finanziamenti fatti negli anni e pari a oltre
700.000 euro.
Si osserva, peraltro, come dall’esame del curatore emerga che il rimborso soci per
l’importo di 120.000 euro, benchè iscritto nelle scritture contabili, non risulti
effettivo, non essendone stata trovata traccia negli estratti conto.
A ciò si aggiungano le dichiarazioni del commercialista dell’imputato, il quale ha
riferito che l’annotazione del rimborso era avvenuta per errore ed era stata corretta
nel bilancio successivo, sicché nessun rimborso vi era stato.
2.3.Con il quarto motivo si deducono vizi motivazionali laddove la Corte ha escluso
la prevalenza delle attenuanti generiche sulla aggravante contestata.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il primo motivo di ricorso è fondato.
Va premesso che non si può parlare di bancarotta fraudolenta documentale con
riferimento ad annotazioni mendaci contenute nel bilancio, trattandosi di condotta
che rientra nell’ambito della diversa fattispecie di falso in bilancio ( Sez. 5, n. 29336
del 20/04/2007 Rv. 237255 ).
La contestazione formulata nell’imputazione attiene alla falsificazione del dato
contenuto nel libro giornale, attraverso la retrodatazione dell’operazione di cessione
del ramo di azienda, ed il richiamo al bilancio è operato al solo fine di valutare
l’elemento soggettivo, vale a dire se la falsa annotazione fosse destinata a creare
pregiudizio ai creditori.
La risposta data sul punto dalla Corte d’Appello è censurabile, in quanto richiama
una massima giurisprudenziale : Sez. 5, n. 16259 del 04/03/2010 Rv. 247255
“In tema di bancarotta fraudolenta societaria, in presenza di diffusa alterazione del
dato non percepita dal sistema bancario e dal ceto creditorio, ai fini della esclusione
della falsa comunicazione sociale non è sufficiente un limitato segnale contenuto
nella nota integrativa per redimere da mendacio il prospetto contabile, infatti la
nota integrativa, per sua natura, non può svolgere compiti sostitutivi rispetto al
veicolo principale della comunicazione” che mal si adatta al caso in esame,
essendo relativa alla diversa ipotesi di una “alterazione diffusa” del dato contabile,
in presenza, addirittura, di una confessata volontà di falsificazione, come si legge in
motivazione.
Il precedente giurisprudenziale richiamato evidenzia, quindi, l’insufficienza della
nota integrativa in quanto segnale isolato e contraddittorio rispetto a diversi altri di
contenuto contrario emergenti nella contabilità. Nel caso in esame, invece,
l’appostazione al bilancio, di per sè astrattamente suscettibile di eventuale
chiarimento sui criteri adottati per attribuire una voce ad un esercizio piuttosto che
ad altro, riceve tale chiarimento dalla nota integrativa, che non dà, pertanto, luogo
ad una contraddittorietà fra annotazioni contrastanti, ma sostanzialmente ad una
illustrazione contabile unitaria della vicenda.
1.1. In tema di bancarotta fraudolenta documentale, per la configurazione dell’
ipotesi di reato di falsificazione di scritture contabili prevista dall’articolo 216,
primo comma n. 2 prima parte, I. fall. è necessario il dolo specifico, consistente
nello scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai
creditori (Sez. 5, n. 17084 del 09/12/2014 dep. 23/04/2015, Rv. 263242 e
giurisprudenza costante).
Pur ammettendo che l’iscrizione dell’operazione nel libro giornale del 2004 sia stata
posta in essere al fine di occultare la perdita di esercizio, così da presentare un
bilancio in attivo, non si può dimenticare che l’intento è stato palesato ai creditori
attraverso la nota integrativa, sicché questi ultimi erano perfettamente in grado di
comprendere quali fosse la reale situazione patrimoniale della società.
1.2. L’eventuale volontà di eludere, attraverso questa operazione, le disposizioni di
cui all’art.2447 c.c. è stata opportunamente valorizzata dal Tribunale, laddove ha
riqualificato i fatti ravvisando un’operazione colposa destinata ad aggravare il
dissesto della società per inosservanza degli obblighi di legge.
Riqualificato il fatto nei termini di cui agli artt.224 co.1 n.2 e 217 I.fall., va
dichiarata la prescrizione del reato, atteso l’intervenuto decorso del termine
prescrizionale di anni sette e mesi sei dalla data di dichiarazione del fallimento
2. Fondato anche il secondo motivo di ricorso.
La sentenza impugnata erroneamente fa riferimento al documento allegato dalla
difesa ai motivi di appello qualificandolo come privo di valore probatorio, essendone
ignota l’origine e non contenendo alcuna indicazione circa la provenienza, la
genuinità e la veridicità.
In realtà, nei motivi di gravame, si fa chiaro riferimento al fatto che si tratta di un
mero elenco ricognitivo dei dati contenuti nel libro giornale, precisando che da
questi ultimi si desume la destinazione, a scopi sociali, degli importi che l’accusa
assume essere stati distratti dal ricorrente.
La Corte di merito è incorsa in errore laddove ha inteso che la prova della
destinazione delle somme asseritamente distratte dovesse essere desunta dal
documento prodotto dalla difesa, mentre, in realtà, si trattava di un prospetto
riepilogativo di dati tratte dalle scritture contabili.
Allegato al ricorso vi è un estratto del libro giornale che rende evidente quanto
sopra affermato.
E’ mancato, quindi, un approfondimento del dato contabile nel senso proposto dalla
difesa.
2.1. Sono ravvisabili carenze e contraddittorietà motivazionali anche in ordine ad
altri punti su cui si sofferma il ricorrente.
Si è affermato, nella sentenza impugnata, che nulla è emerso con riferimento ad un
presunto debito della società verso il socio amministratore Rossato, laddove
l’estratto del conto finanziamento soci allegato al ricorso e le dichiarazioni del teste
Prestento ( pag.18 verbale allegato al ricorso), fanno riferimento ad un prestito del
socio amministratore pari a quasi 700.000 euro.
Evidentemente, ove si ritenesse che la somma portata dalle cambiali scontate e non
rinvenuta dal curatore fosse stata destinata al rimborso del socio, sarebbe
configurabile la diversa ipotesi di bancarotta preferenziale, quantomeno in relazione
alla parte per cui tale destinazione risulti provata ( in tal senso Sez. 5 n. 48017 del
10/07/2015 Rv. 266311 “Risponde di bancarotta preferenziale e non di bancarotta
fraudolenta per distrazione l’amministratore che ottenga in pagamento di suoi
crediti verso la società in dissesto, relativi a compensi e rimborsi spese, una somma
congrua rispetto al lavoro prestato”).
2.2. Peraltro, la sentenza impugnata non chiarisce se risulti effettivamente un
pagamento in favore del socio amministratore ( le deposizioni del consulente della
società e del curatore fallimentare allegate al ricorso pare lo escludano) oppure se
per l’intera somma portata dalle cambiali si debba ritenere carente la giustificazione
offerta dall’imputato circa la destinazione di essa.
2.3. La Corte d’Appello, a cui si rinvia il processo per nuovo esame quanto ai fatti di
cui al capo 2 c) dell’imputazione, dovrà quindi chiarire se la documentazione
richiamata dalla difesa ( quindi i dati contenuti nel libro giornale) dimostri la
destinazione, a scopi sociali, delle somme incassate dal ricorrente attraverso lo
sconto delle cambiali e, in particolare, se parte di esse sia stata trattenuta dal socio
a titolo di rimborso di crediti vantati verso la società; essendo, per tale parte,
eventualmente configurabile il diverso reato di bancarotta preferenziale.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al fatto di cui al capo 1
a), qualificato ex art.224 co.1 n.2 I.fall., perché estinto per prescrizione e, nel resto,
con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d’Appello di Trieste.
Così deciso il 5 ottobre 2016

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