Bacio Non Gradito – Cassazione Penale 22/09/2017 N° 43802

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 22/09/2017

Numero: 43802

Testo completo della Sentenza Bacio non gradito – Cassazione penale 22/09/2017 n° 43802:

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE III PENALE

Sentenza 1° dicembre 2016 – 22 settembre 2017, n. 43802
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. GRILLO Renato – Presidente –
Dott. SOCCI Angelo M. – Rel. Consigliere –
Dott. GENTILI Andrea – Consigliere –
Dott. MACRI’ Ubalda – Consigliere –
Dott. ANDRONIO Alessandro M. – Consigliere –
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
M.R., nato il (OMISSIS);
avverso la sentenza del 28/04/2015 della CORTE APPELLO di BOLOGNA;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Socci Angelo Matteo ;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Dott. Fimiani Pasquale, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito il difensore, Avv. Antonino Tuccari, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo
1. La Corte di appello di Bologna con sentenza del 28 aprile 2015, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Parma (Giudice per l’udienza preliminare) del 20 novembre 2007 revocava la condanna dell’appellante M.R. al rimborso delle spese del giudizio, e confermava la condanna alla pena di anni 1 di reclusione concessa la circostanza attenuante di cui all’art. 609 bis c.p., comma 3, e le circostanze attenuanti generiche, relativamente al reato di cui al capo A, art. 609 bis c.p., perchè con violenza costringeva S.L. a subire atti sessuali; in particolare la immobilizzava spingendola con le spalle contro una ringhiera e cercava di baciarla sulla bocca. In (OMISSIS).
2. M.R. ha proposto ricorso per Cassazione, tramite il difensore, per i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art 173 disp. att. c.p.p., comma 1.
2. 1. Violazione di legge per la non corretta qualificazione del fatto in tentativo con l’immediata declaratoria di estinzione del reato per prescrizione. Mancanza della motivazione sul tentativo.
Sia la difesa e sia la Procura generale avevano concluso relativamente all’ipotesi del tentativo, ma la sentenza della Corte di appello non motiva sul punto. L’imputato ha solo tentato di baciare la parte offesa, non riuscendo nel suo intento per l’intervento di parenti della persona offesa.
La prescrizione del reato tentato è intervenuta alla data del (OMISSIS).
2. 2. Violazione di legge, art. 125 c.p.p., comma 3, e art. 111 Cost.. Mancanza di motivazione, o motivazione apparente, per relationem, violazione dell’art. 192 c.p.p., comma 1, e art. 546 c.p.p., lett. E. La motivazione di rigetto del secondo motivo di appello risulta solo apparente. Nessuna autonoma disamina del materiale probatorio viene compiuta dalla corte di appello.
In ordine alla testimonianza di Sa. nell’atto di appello erano state mosse censure, alle quali la Corte non ha risposto. La testimonianza di Sa. non coincide affatto con la ricostruzione dei fatti della parte offesa.
Neanche le testimonianze degli altri testi, L., G. e Mo. sono state analizzate dalla Corte di appello. E, infine, nemmeno la testimonianza del padre del ricorrente, M.U., è stata analizzata, nella ricostruzione alternativa rappresentata dalla difesa.
Ha chiesto pertanto l’annullamento della decisione impugnata.

Motivi della decisione
3. Il reato configurabile sia in considerazione della descrizione del fatto come contestato nell’imputazione (“… cercava di baciarla sulla bocca…”), e sia dalla motivazione delle due sentenza di merito, che evidenziano come la condotta si è fermata al “tentativo” del bacio e non ha invaso la sfera sessuale della parte offesa, è quello del tentativo ex artt. 56 e 609 bis c.p., e in tal senso deve riqualificarsi la condotta.
“In tema di violenza sessuale, è configurabile il tentativo del reato, previsto dall’art. 609 bis c.p., in tutte le ipotesi in cui la condotta violenta o minacciosa non abbia determinato una immediata e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima, poichè l’agente non ha raggiunto le zone intime (genitali o erogene) della vittima ovvero non ha provocato un contatto di quest’ultima con le proprie parti intime. (Nella fattispecie, la Corte ha accolto il ricorso dell’imputato, ritenendo integrata l’ipotesi di violenza sessuale nella forma tentata e non consumata nella condotta consistita nell’abbassarsi i pantaloni, scoprire il pene, afferrare la nuca della vittima, e cercare con forza di avvicinare la testa della medesima per costringerla ad un rapporto orale, non conseguito in quanto la donna riusciva a divincolarsi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine)” (Sez. 3, n. 17414 del 18/02/2016 – dep. 28/04/2016, F, Rv. 26690001).
Inoltre le parti in appello concludono entrambe relativamente al tentativo, e non per il reato consumato, quindi non risultano necessari ulteriori accertamenti di merito sul punto.
Conseguentemente il reato tentato risultava prescritto alla data del (OMISSIS), prima della decisione della Corte di appello del 28 aprile 2015, per il decorso del termine massimo di anni 8 e mesi 4, ex artt. 157 e 161 c.p..
La sentenza deve quindi annullarsi, senza rinvio, perchè il reato è estinto per prescrizione.

P.Q.M.
Riqualificata la condotta nel reato p. e p. dagli artt. 56 e 609 bis c.p., annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il detto reato estinto per prescrizione.
Così deciso in Roma, il 1° dicembre 2016.
Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017.

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