[Argomento] – Cassazione Penale 26/01/2017 N° 3871

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 26/01/2017

Numero: 3871

Testo completo della Sentenza – Cassazione penale 26/01/2017 n° 3871:

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Penale Sent. Sez. 5 Num. 3871 Anno 2017
Presidente: LAPALORCIA GRAZIA
Relatore: DE GREGORIO EDUARDO
Data Udienza: 04/10/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE TRIBUNALE DI BARI
nei confronti di:
LAQUALE NUNZIATA nato il 02/06/1953 a SANTERAMO IN COLLE
avverso l’ordinanza del 13/05/2016 del TRIB. LIBERTA di BARI
sentita la relazione svolta dal Consigliere EDUARDO DE GREGORIO;
lette/sentite le conclusioni del PG FRANCESCO SALZANO

RITENUTO IN FATTO
Con l’ordinanza impugnata il Tribunale del riesame di Bari ha annullato il provvedimento del Gip
di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti della ricorrente
Laquale, per i reati di cui all’art 110 cp, 1 e 2 legge 475/1925, capo a); 110,56, 48, 479 cp,
capo b); 110, 48, 479 cp, capo c), per avere, in concorso con i componenti della commissione
degli esami di avvocato, redatto e consegnato ai partecipanti elaborati scritti da esperti di
materie giuridiche, essendone conseguita in un caso l’abilitazione alla professione, nonché del
delitto di cui all’art 640 cpv cp, per essersi allontanata arbitrariamente dal servizio presso il
dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Bari mediante l’uso fraudolento del proprio
badge da parte di terzi, anche per commettere gli illeciti precedenti.
1.Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso il PM, che l’ha censurata solo sul punto dell’errata
applicazione dell’art 15 cp e della norma incriminatrice della legge speciale. Secondo il ricorrente
il bene giuridico tutelato dalle due disposizioni sarebbe diverso, poiché la legge del 1925
tutelerebbe la genuinità degli elaborati presentati alla commissione mentre la norma codicistica
la veridicità delle attestazioni dei pubblici ufficiali.
1.1 I fatti sotto il profilo naturalistico sarebbero, inoltre, diversi, trattandosi, da un lato,della
presentazione di lavoro altrui in un determinato contesto di spazio e di tempo alla commissione
e, dall’altro, del rilascio di un’abilitazione ideologicamente falsa a distanza di anni e da parte di
un pubblico ufficiale diverso da quello al quale l’elaborato era stato presentato.
In data 29.9.2016 è pervenuta in Cancelleria breve nota di replica a firma dell’avvocato
Chíariello.
All’odierna udienza il Pg dr Salzano ha concluso per l’annullamento con rinvio e l’avvocato
Greco, per delega dell’avvocato Chiariello ha chiesto il rigetto del ricorso del PM.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è infondato.
1. Quanto al profilo di ricorso relativo all’ipotizzata diversità di oggetto giuridico, va ricordato il
solido orientamento espresso da questa Corte, anche nella sua composizione più autorevole,
secondo il quale oggetto della tutela dei reati contro la fede pubblica è l’interesse pubblico alla
genuinità materiale ed alla veridicità ideologica di determinati atti. In tal senso : Sez. U,
Sentenza n. 46982 del 25/10/2007 Cc. (dep. 18/12/2007 ) Rv. 237855 : I delitti contro la
fede pubblica tutelano direttamente non solo l’interesse pubblico alla genuinità materiale e alla
veridicità ideologica di determinati atti, ma anche quello del soggetto privato sulla cui sfera
giuridica l’atto sia destinato a incidere concretamente, con la conseguenza che egli, in tal caso,
riveste la qualità di persona offesa dal reato e, in quanto tale, è legittimato a proporre
opposizione alla richiesta di archiviazione. In senso conforme ex multis, Sez 5 Sent. 7187 del
9.12.2008 Ud. Rv 243154 (dep.19.2.2009); Sez. 3, Sentenza n. 2511 del 16/10/2014
Ud. (dep. 21/01/2015 ) Rv. 263416.
1.1 Alla luce di tale chiaro principio, che deve essere qui ribadito, la distinzione che il PM ha
proposto tra la genuinità degli elaborati presentati alla commissione e la veridicità delle
attestazioni dei pubblici ufficiali componenti la commissione di esame, che individuerebbe due
beni/interessi differenti protetti dall’una e dall’altra norma in discussione, risulta soltanto
apparente e non sembra riferirsi ad un effettivo contenuto di diversità.
2. Quanto alla dedotta differenza di fatti storici sub 1.1 presunta dal PM, cioè la presentazione
dell’elaborato falso ed in seguito il rilascio dell’abilitazione all’esercizio della professione
forense, deve, in contrario, chiarirsi che le fattispecie descritte nei capi di imputazione sub b) e
c) – inerenti i delitti di falso in atto pubblico, anche in forma tentata, mediante inganno
costituito dalla presentazione di elaborati falsi in quanto non propri dei candidati,
conseguendone l’abilitazione all’esercizio della professione forense, nonché le condotte per
come accertate dal processo, sono uguali alle fattispecie ed alle condotte descritte nel capo di
imputazione sub a), ex art 1 legge 475/1925 e, pertanto, la prospettazione del ricorrente
appare non aderente agli atti.
2.1 Tanto premesso/va osservato che i Giudici della cautela, con ragionamento in diritto
corretto e logicamente ineccepibile, hanno ritenuto che il delitto di cosiddetto plagio letterario,
previsto dalla legge speciale del 1925, ricomprenda sia la condotta di presentazione di un
elaborato falso, prevista dal primo comma dell’art 1 legge 475/1925, sia l’evento del
conseguimento dell’abilitazione, considerato dal secondo comma dell’art 1, quest’ultimo
strutturato come circostanza aggravante. Pertanto hanno giudicato che il reato previsto dalla
legge speciale non potesse concorrere con quello di falso ideologico mediante inganno, avendo
entrambe le norme incriminanti lo stesso oggetto giuridico e coprendo la legge del 1925 l’intera
fattispecie concreta, intesa nella sua materialità storica, oggetto del procedimento, ivi
compreso il conseguimento del titolo abilitativo fasullo, in quanto fondato su prove d’esame
falsificate.
2.2 Tale esatta interpretazione letterale e sistematica è coerente con la pronuncia di questa
Corte già citata in ricorso, secondo la quale l’ipotesi criminosa prevista dall’art. 1 della legge 19
aprile 1925 n. 475 (che commina la pena della reclusione anche a danno degli aspiranti
all’abilitazione all’esercizio di una professione i quali presentino in sede di esame, come propri,
lavori che siano opera di altri), ancorché finalizzata alla produzione di un evento – nella specie,
abilitazione all’esercizio professionale, che, se conseguita, assume il ruolo di circostanza
aggravante – è strutturata come reato di mera condotta, e, come tale, non esclude la
configurabilità del tentativo. Questo è ravvisabile qualora il soggetto agente ponga in essere –
con giudizio “ex ante” – atti caratterizzati dalla loro idoneità ed univocità rispetto alla
produzione dell’evento voluto. Nel tentativo, infatti, l’idoneità degli atti va considerata in
concreto con riferimento all’evento da raggiungere mentre l’univocità degli atti va desunta dal
modo in cui essi sono stati compiuti e da tutto il comportamento del soggetto agente. Così,
Sez. 6, Sentenza n. 9489 del 22/02/1995 Ud. (dep. 08/09/1995) Rv. 202286.
3. Sulla base delle suindicate giuste premesse il Collegio barese ha poi fatto applicazione del
principio generale di specialità ai sensi dell’art 15 cp, potendo aggiungersi – per rispondere
completamente alle osservazioni del ricorrente – che l’art 1 della legge 475/1925 prevede
ipotesi di falsificazione di atti pubblici specificamente ed analiticamente indicati, ( dissertazioni,
studi, progetti tecnici ed in genere lavori o elaborati che siano opera di altri, indicati nella
norma), in occasioni delimitate ( partecipazione a concorsi per il conferimento di titoli scolastici
o accademici per l’abilitazione all’esercizio di professioni ed altre simili indicate nella norma) e
punisce, altresì, il conseguimento del risultato, concretizzato, all’evidenza, in un titolo pubblico
ottenuto tramite l’inganno dei soggetti deputati ad esprimere le necessarie valutazioni,
concepito come aggravante.
3.1 Pertanto ben può affermarsi che la normativa dell’art 1 legge 475/1925 sia una legge
speciale rispetto alla norma ex art 479 cp, poiché comprende tutti i suoi elementi, nel caso
concreto anche in riferimento ai pubblici ufficiali destinatari dell’attività decettiva, e contiene,
inoltre, le suddette caratteristiche specializzanti rispetto alla norma codicistica, che ha
carattere generale.
3.2 L’ordinanza impugnata, in relazione all’applicazione dell’art 15 cp risulta, altresì, in
armonia con più pronunce rese da questa Corte su casi, come quello in esame, di concorso
apparente di norme. Così Sez. 5, Sentenza n. 12644 del 14/01/2016 Ud. (dep. 25/03/2016 )
Rv. 266874 : Il reato di abbandono di persone minori o incapaci è in rapporto di specialità
rispetto a quello di omissione di soccorso, in quanto, a differenza di quest’ultimo che punisce
chiunque si trovi occasionalmente a contatto diretto con una persona in stato di pericolo,
sanziona la violazione di uno specifico dovere giuridico di cura o di custodia, che incombe su
determinate persone o categorie di persone, da cui derivi una situazione di pericolo, anche
meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo. (In applicazione del
principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata con la quale i giudici avevano
qualificato come “omissione di soccorso”, anziché “abbandono di persona incapace”, la
condotta dell’imputato che, rientrato a casa e trovata la moglie in gravissime condizioni di
salute, aveva omesso di prestarle assistenza e di chiedere soccorso). Sez. 3, Sentenza n.
41821 del 15/09/2015 Ud. (dep. 19/10/2015 ) Rv. 265497 : La previsione di cui all’art. 404,
comma secondo, cod.pen. (come modificato dalla legge 24 febbraio 2006, n. 85) è norma
speciale rispetto al delitto di deturpamento e imbrattamento di cose di interesse storico o
artistico, di cui all’art. 639, comma secondo, cod. pen., essendo il primo reato integrato da
ogni forma di offesa che si estrinsechi sulle cose di culto ed a danno di queste, attraverso la
loro distruzione, ovvero il loro deterioramento o imbrattamento. (In motivazione, la Corte ha
chiarito che le due disposizioni incriminatrici differiscono per la diversa “ratio”, individuata – per
il reato di cui all’art. 404, comma secondo, cod. pen. – nel fatto che tali condotte siano
strumento di offesa alle confessioni religiose).
Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso deve essere rigettato.

PQM
Rigetta ii ricorso del PM.
Così deciso il 4.10.2016

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