[Argomento] – Cassazione Penale 23/01/2017 N° 2661

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 23/01/2017

Numero: 2661

Testo completo della Sentenza – Cassazione penale 23/01/2017 n° 2661:

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Penale Sent. Sez. 2 Num. 2661 Anno 2017
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: DI PISA FABIO
Data Udienza: 21/12/2016

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Brufani Fiorenzo, nato ad Assisi (PG) il 10/04/1926 e Betti Maria nata ad Assisi (PG) il
20/02/1929 entrambi in persona dell’ amministratore di sostegno avv. Sara Carmeli
avverso l’ ordinanza del 03/06/2016 del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di
Perugia
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Fabio Di Pisa;
vista la memoria del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Perla
Lori la quale ha chiesto l’ annullamento senza rinvio, con trasmissione degli atti al Tribunale di
Perugia per l’ ulteriore corso.

RITENUTO IN FATTO

12 avv. Sara Carmeli, sia nella qualità di amministratore di sostegno di Fiorenzo Brufani che di
amministratore di sostegno di Maria Betti, a mezzo difensore, ha presentato ricorso per
Cassazione avverso il provvedimento di archiviazione del Giudice delle indagini preliminari del
Tribunale di Perugia in data 03/06/2016 lamentando:
– che la decisione era affetta da nullità per violazione del contraddittorio ai sensi dell’ art. 127
cod. proc. pen. in relazione all’ art. 409 comma 6 cod. proc. pen. in quanto la ricorrente, nella
dispiegata qualità, non aveva avuto comunicazione alcuna della richiesta di archiviazione del
Pubblico Ministero, della proposta opposizione nonché dell’ udienza camerale;
– la erronea qualificazione della fattispecie da configurare quale truffa aggravata (per minorata
difesa ed entità rilevante del danno economico) e non già come ipotesi di circonvenzione di
incapace come ritenuto dal Giudice delle indagini preliminari il quale aveva escluso la
sussistenza dei presupposti di cui all’ art. 643 cod. pen.
2. Il difensore di fiducia di Laci Gentian, indagato nell’ ambito del detto procedimento per il
reato di cui all’ art. 643 cod. pen., ha depositato memoria con la quale ha chiesto il rigetto del
ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 ricorsi devono ritenersi inammissibili.
2. L’ avv. Sara Carmeli, premesso di essere stata designata, in data 31/03/2014,
amministratore di sostegno sia di Fiorenzo Brufani che di Maria Betti, lamenta che il
provvedimento impugnato sarebbe nullo per violazione degli artt. 127 e 409 comma 6 cod.
proc. pen.
Assume, in particolare, che poiché il procedimento in questione era stato aperto presso la
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, a seguito di segnalazione ad opera del
Giudice Tutelare del medesimo tribunale, il quale aveva ravvisato la possibile configurabilità dei
reati di circonvenzione e truffa in danno dei signori Fiorenzo Brufani e Maria Betti, e che l’
autorità giudiziaria competente era a conoscenza della circostanza che i due soggetti
beneficiavano di un amministratore di sostegno, la richiesta di archiviazione del Pubblico
Ministero, la proposta opposizione nonché il decreto di fissazione dell’ udienza camerale ex art.
409 cod. proc. pen. dovevano essere comunicate ad essa ricorrente” quale amministratrice in
senso sostanziale dei due predetti amministrati”, con conseguente nullità del provvedimento
impugnato “per violazione del contraddittorio”.
3. La questione che si pone, quindi, è quella di verificare se nel sistema vigente, nell’ ipotesi in
cui nell’ ambito di un procedimento penale la persona offesa sia un soggetto sottoposto ad una
procedura ex art. 404 e segg. cod. civ., l’ amministratore di sostegno debba partecipare al
relativo procedimento e ricevere l’ avviso dell’ udienza camerale fissata ex art. 409 comma 2
cod. proc. pen.
4. Invero l’amministrazione di sostegno – introdotta nell’ordinamento dall’art. 3 della legge 9
gennaio 2004, n. 6 – ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o
temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi
nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione,
dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l’interdizione e l’inabilitazione, non soppressi, ma
solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli artt. 414 e 427 del codice
civile. Rispetto ai predetti istituti, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va
individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di
impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto
alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in
relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa.
Appartiene all’apprezzamento del giudice di merito la valutazione della conformità di tale
misura alle suindicate esigenze, tenuto conto essenzialmente del tipo di attività che deve
essere compiuta per conto del beneficiario e considerate anche la gravità e la durata della
malattia, ovvero la natura e la durata dell’impedimento, nonchè tutte le altre circostanze
caratterizzanti la fattispecie. ( Cass. Civ. Sez. 1, Sentenza n. 22332 del 26/10/2011, Rv.
619848).
4.1. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 440/2005, ha avuto, in particolare, modo di
chiarire che «la complessiva disciplina inserita dalla legge n. 6 del 2004 sulle preesistenti
norme del codice civile affida al giudice il compito di individuare l’istituto che, da un lato,
garantisca all’incapace la tutela più adeguata alla fattispecie e, dall’altro, limiti nella minore
misura possibile la sua capacità; e consente, ove la scelta cada sull’amministrazione di
sostegno, che l’ambito dei poteri dell’amministratore sia puntualmente correlato alle
caratteristiche del caso concreto. Solo se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare
all’incapace siffatta protezione, il giudice può ricorrere alle ben più invasive misure
dell’inabilitazione o dell’interdizione, che attribuiscono uno status di incapacità, estesa per
l’inabilitato agli atti di straordinaria amministrazione e per l’interdetto anche a quelli di
amministrazione ordinaria».
4.2. La persona beneficiaria non è, quindi, considerata dal legislatore incapace di intendere e di
volere, essendo estranea in linea di principio all’istituto dell’amministrazione di sostegno
specifiche situazioni di infermità mentale che rendano la persona totalmente incapace.
L’art. 409 cod. civ. ha, infatti, cura di precisare che il beneficiario “conserva” la capacità di
agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza
necessaria dell’amministratore di sostegno. Questo significa che la capacità di agire residua
della persona con disabilità consta di una semplice “limitazione”, escludendosi dalla stessa
solamente gli atti che, a tenore di decreto, possono essere compiuti unicamente
dall’amministratore di sostegno. In ogni caso, la nomina dell’amministratore di sostegno non
richiude il beneficiario nello status di amministrato di sostegno.
4.3. È opportuno osservare che la valutazione della congruità e conformità del contenuto
dell’amministrazione di sostegno alle specifiche esigenze del beneficiario appartiene
all’apprezzamento del giudice il quale deve tenere conto essenzialmente del tipo di attività che
deve essere compiuta per conto dell’interessato, della gravità e durata della malattia o della
situazione di bisogno in cui versa l’interessato, nonché di tutte le altre circostanze
caratterizzanti la fattispecie (v. Cass. Civ. nn. 13584/2006, 22332/2011); fermo restando che
l’ambito dei poteri dell’amministratore deve puntualmente correlarsi alle caratteristiche del
caso concreto (v. Corte cost. n. 440/2005 cit.).
Vi è, quindi, un onere di valutare l’eventuale conformità dell’amministrazione di sostegno alle
esigenze del destinatario, alla stregua della peculiare flessibilità del nuovo istituto, della
maggiore agilità della relativa procedura applicativa, nonché della complessiva condizione
psico-fisica del soggetto e di tutte le circostanze caratterizzanti il caso di specie.
5. Dal momento che l’ amministratore di sostegno può essere autorizzato al compimento di atti
sia in rappresentanza esclusiva del soggetto sia in sua assistenza, non può, invero, non
considerarsi che nella fattispecie in esame, secondo quanto si evince da entrambi i decreti di
nomina in atti, a parte alcune attribuzioni che esulano dal procedimento conclusosi con il
suddetto decreto di archiviazione, l’ amministratore di sostegno Avv. Carmeli è stata, soltanto,
genericamente incaricata di “curare” gli interessi di entrambi i beneficiari “compiendo tutti gli
atti ed i negozi giuridici opportuni”.
6. Tenuto, quindi, conto della normativa vigente – la quale indica in modo specifico e tassativo
i soggetti che prendono parte al procedimento di archiviazione ai sensi dell’ art. 409 cit. ed agli
artt. 90 e segg. cod. pen. individua il soggetto qualificabile come “persona offesa dal reato” –
ed in considerazione delle previsioni di cui ai richiamati decreti di nomina (quanto ai poteri dell’
amministratore dei sostegno), posto che nel caso in esame il giudice tutelare, trasmessa la
denunzia, nulla ha previsto quanto alle attribuzioni dell’ amministratore di sostegno con
riferimento ai fatti in questione non può ritenersi viziato il provvedimento adottato dal Giudice
per le indagini preliminari in assenza di un avviso della fissazione dell’ udienza camerale all’
amministratore di sostegno (non previsto dalla disposizioni del codice di rito), con la
conseguenza che il giudice, del tutto correttamente e ritualmente, si è pronunziato sulla
richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero.
7. Atteso che secondo quanto è dato desumere dal tenore del ricorso i sig.ri Fiorenzo Brufani e
Maria Betti, parti offese, muniti di un proprio difensore hanno partecipato al suindicato
procedimento, non può, quindi, ritenersi condivisibile l’ affermazione del Procuratore Generale
secondo cui «nello specifico procedimento – correlato ad una ridotta capacità delle persone
offese rilevanti per il concreto – l’ amministratrice doveva ritenersi la “naturale” destinataria
delle comunicazioni rilevanti per il concreto esercizio del diritto di difesa, sotto l’ egida del
Giudice Tutelare che ha condiviso, ratificandola, la proposizione del ricorso».
8. Sulla scorta del tenore letterale dell’ art. 409 cit. – il quale prevede esclusivamente l’ avviso
alla “persona offesa” – e tenuto conto che i sig.ri Fiorenzo Brufani nonché di Maria Betti, i quali
hanno certamente mantenuto la loro capacità di agire hanno partecipato al procedimento a
mezzo di un loro difensore di fiducia mentre nulla è stato stabilito dal Giudice Tutelare nè nel
decreto di nomina originario né per effetto di una successiva modifica e/o integrazione (sempre
possibile) a seguito della denunzia inviata all’ autorità giudiziaria (giudice tutelare che, invero,
ben avrebbe potuto prendere uno specifica determinazione in proposito), deve escludersi che il
provvedimento impugnato possa ritenersi nullo “per violazione del contraddittorio”, essendo
state, comunque, avvisate tutte le “parti” del procedimento.
9. Occorre, del resto, osservare che sebbene l’ amministratore di sostegno Avv. Sara Carmeli,
in difetto di specifici provvedimenti autorizzativi del giudice tutelare, non abbia potuto
rappresentare gli interessi dei beneficiari nell’ ambito del suindicato procedimento, qualora
dovessero emergere anomalie o nuovi profili, anche connessi ad un non corretto esercizio del
patrocinio da parte del difensore dei signori Fiorenzo Brufani nonché di Maria Betti nel
procedimento suddetto come paventato, ben potrà lo stesso, previi necessari provvedimenti
autorizzativi da parte del giudice tutelare, richiedere la riapertura delle relative indagini e
partecipare al procedimento a tutela dei predetti soggetti.
10. Sulla scorta delle considerazioni che precedono non essendo l’ Avv. Sara Carmeli, nella
dispiegata qualità, parte del procedimento e legittimata ad impugnare l’ ordinanza di
archiviazione del 03/06/2016 del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Perugia, i
ricorsi vanno dichiarati inammissibili, rimanendo assorbito il secondo motivo di gravame.
11. Alla declaratoria d’inammissibilità consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la
condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali; trattandosi di questione di
particolare rilevanza in ragione della novità e della peculiarità della stessa (v. Sez. U, n. 43055
del 30/09/2010 – dep. 03/12/2010, Dalla Serra, Rv. 24838001) non va emessa la condanna
dei ricorrenti al pagamento dell’ ammenda a favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 21 Dicembre 2016.

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