[Argomento] – Cassazione Penale 09/01/2017 N° 644

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione VI

Data: 09/01/2017

Numero: 644

Testo completo della Sentenza – Cassazione penale 09/01/2017 n° 644:

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Penale Sent. Sez. 6 Num. 644 Anno 2017
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: SCALIA LAURA
Data Udienza: 20/12/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Fois Loris, nato a Sassari il 11/02/1995
avverso la sentenza del 04/05/2016 del Tribunale di Brescia
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Laura Scalia;
letta la requisitoria del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Perla Lori, che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Brescia, con la sentenza in epigrafe indicata, ha
applicato a Loris Fois la pena concordata, ai sensi dell’art. 444 cod. proc.
pen., di otto mesi di reclusione ed euro 1.200,00 di multa, per il reato di cui
all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990, per avere il primo detenuto, ai
fini di cessione, grammi 22,85 circa di marijuana e, nella sua abitazione,
una pianta di marijuana insieme a strumenti per la pesatura ed il
confezionamento dello stupefacente.
Nell’applicata misura il Tribunale, su accordo delle parti, ha ritenuto la
continuazione dei fatti contestati con quelli giudicati con sentenza emessa
dal medesimo ufficio giudiziario il 28 dicembre 2015, irrevocabile il 7 aprile
2016, e non ha concesso il beneficio della sospensione condizionale della
pena.
2. Avverso l’indicata sentenza propone ricorso per cassazione, in
proprio, il prevenuto, articolando tre motivi.
2.1. Con il primo motivo, il ricorrente fa valere violazione di legge per
erronea applicazione dell’art. 444 cod. proc. pen., in relazione all’art. 129
cod. proc. pen.
Il Tribunale aveva mancato di indicare e valutare con precisione gli
elementi di prova contrari ad un’assoluzione nel merito.
2.2. Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia violazione di legge e
pena illegale per erronea applicazione dell’art. 444 cod. proc. pen., in
relazione all’art. 81 cod. pen. ed agli artt. 163, 164, 168 cod. pen.
Riconosciuta la continuazione tra i fatti per i quali si era proceduto e
quelli di cui alla sentenza del Tribunale di Brescia n. 5668 del 28 dicembre
2015, la pena finale sarebbe stata illegale non rispondendo a criteri di legge
l’aumento in continuazione e la diminuente del rito, applicati.
Illegittima sarebbe stata anche la revoca del beneficio della sospensione
condizionale della pena, atteso che il riconoscimento del reato continuato in
sede di cognizione produce un unico e primo giudicato, come tale non
integrativo dei presupposti ai sensi dell’art. 168 cod. pen., per i quali
opererebbe di diritto la revoca della sospensione.
2.3. Con il terzo motivo, il ricorrente deduce violazione di legge in
relazione all’art. 464-quater cod. proc. pen. e manifesta illogicità della
motivazione. Come riportato nel verbale d’udienza il prevenuto aveva
personalmente richiesto la sospensione del procedimento in corso, con
messa alla prova, ed il giudicante aveva rigettato la richiesta sulla sola
mancanza di prognosi favorevole.
3. Il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, con requisitoria
scritta, ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso: nella congruità
della motivazione resa quanto all’art. 129 cod. proc. pen.; nella genericità di
ogni censura portata al calcolo della pena; nell’intervenuto accordo delle
parti anche sulla revoca della sospensione condizionale della pena; nel
carattere discrezionale della concessione del beneficio della sospensione del
procedimento con messa alla prova (art. 168 bis cod. proc. pen.).

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile in quanto generico, manifestamente
infondato ed avente ad oggetto indeducibili censure, per le ragioni che qui di
seguito si espongono.
1.1. Il denunciato omesso controllo ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen.
è del tutto genericamente dedotto in ricorso.
Non si indica per lo stesso infatti la ragione per cui, a fronte di una
richiesta di applicazione di pena finale proveniente dallo stesso imputato,
tale da presupporre rinuncia implicita a qualsiasi questione sulla
colpevolezza e sull’entità della concordata pena, il giudice avrebbe dovuto
eludere la richiesta e giungere ad una decisione liberatoria, dovendo la
richiesta di applicazione pena essere considerata come ammissione del fatto
(Sez. 2, n. 41785 del 06/10/2015, Ayari, Rv. 264595; Sez. U, 5777 del
27/03/1992, di Benedetto, Rv. 191135).
1.2. La censura sulla illegalità della pena resta anch’essa consegnata a
critica del tutto generica non riportandosi neppure in ricorso le norme la cui
violazione integrerebbe la dedotta illegittimità.
La questione poi della illegalità della revoca del beneficio della
sospensione condizionale della pena è superata, come rilevato dallo stesso
P.G., per avere le parti liberamente concordato la revoca del beneficio, nella
piena rinunciabilità dello stesso ad opera dell’imputato, o del difensore di
questi munito di procura speciale, costituendo la rinuncia atto
personalissimo idoneo ad incidere sul profilo sanzionatorio (Sez. 3, n. 11104
del 30/01/2014, Ercolini, Rv. 258701).
La sentenza impugnata riporta espressamente, sul frontespizio, le
conclusioni rassegnate dalle parti che, comprensive della rinuncia al
beneficio, sono riferite all’imputato, presente.
Tanto vale ad integrare la dismissione del beneficio in un contesto in
cui, incidendo la misura della sospensione ai sensi dell’art. 168 cod. pen. sul
trattamento sanzionatorio, la procura speciale conferita per patteggiare, e
quindi per definire la misura della pena, avrebbe peraltro consentito il
riconoscimento di un siffatto potere anche in capo difensore officiato.
1.3. L’ulteriore critica avanzata dal ricorrente sul provvedimento di l
diniego della sospensione del procedimento si presta a plurime valutazioni di
inammissibilità.
1.4. La concessione del beneficio della sospensione del procedimento
con messa alla prova, ai sensi dell’art. 168 bis cod. pen, è rimessa al potere
discrezionale del giudice e postula un gíudizio volto a formulare una
prognosi positiva, negativamente integrata anche da un solo precedente
specifico, che deve confrontarsi con l’efficacia riabilitativa e dissuasiva del
programma di trattamento proposto (Sez. 4, n. 9581 del 26/11/2015
(dep.2016), Quiroz, Rv. 266299).
Nel ricorso, poi, la mancanza di motivazione della concessione viene del
tutto genericamente, e quindi inammissibilmente, dedotta, in alcun modo il
ricorrente facendosi carico di segnalare quale programma, per la censurata
decisione, sia stato disatteso dal giudice del merito nei suoi dedotti effetti
riabilitativi.
2. All’inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.500,00 in favore
della cassa delle ammende, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., nel testo
modificato dalla sentenza della Corte costituzionale 13 giugno 2000, n.186.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 1.500,00 in favore della cassa
delle ammende.
Così deciso, il 20/12/2016

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