[Argomento] – Cassazione Penale 05/01/2017 N° 572

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione V

Data: 05/01/2017

Numero: 572

Testo completo della Sentenza – Cassazione penale 05/01/2017 n° 572:

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Penale Sent. Sez. 5 Num. 572 Anno 2017
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: SCARLINI ENRICO VITTORIO STANISLAO
Data Udienza: 16/11/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE TRIBUNALE DI ROMA
nei confronti di:
SPENDOLINI MARCO nato il 06/09/1975 a JESI
TOGNI PAOLO nato il 22/06/1963 a .JESI
GIGLI FREDIANO nato il 24/06/1969 a JESI
avverso la sentenza del 11/05/2016 del GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di
ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO VITTORIO STANISLAO
SCARLINI;

RITENUTO IN FATTO
1 – Con sentenza dell’Il maggio 2016 il Giudice per l’udienza preliminare del
Tribunale di Roma dichiarava non luogo a procedere nei confronti di Marco
Spendolini, Paolo Togni e Frediano Gigli in ordine al delitto loro ascritto ai sensi
degli artt. 110 e 648 bis, commi 1 e 2, cod. pen., per avere, tutti quali funzionari
della Banca Popolare di Ancona, filiale di Jesi, sostituito denaro proveniente dal
delitto di bancarotta consumato da Roberto Mancini, richiedendo, lo Spendolini, e
monetizzando, gli altri due, in denaro contante 6 assegni circolari dell’importo
totale di euro 72.000, tratti da valuta della IMG Costruzioni srl (dichiarata fallita
con sentenza del 24 gennaio 2013), così compiendo operazioni idonee ad
ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa anche grazie
all’interposizione nella negoziazione degli stessi della madre e della moglie del
Togni e dei genitori del Gigli; fatti consumati in Jesi nel luglio 2009.
Il Giudice, sulla scorta del principio di diritto fissato da questa Corte con
sentenza n. 23052 del 23 aprile 2015, aveva ritenuto che il delitto contestato
agli imputati potesse configurarsi solo in relazione a condotte poste in essere in
epoca successiva alla declaratoria del fallimento perché, solo in tale data, si
poteva considerare consumato il delitto di bancarotta presupposto.
2 – Propone ricorso avverso la predetta ordinanza il Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Roma censurando la decisione del giudice in
quanto il delitto presupposto non poteva considerarsi inesistente o non
perfezionato posto che, se anche gli elementi costitutivi dell’ipotesi di bancarotta
non si erano tutti avverati non essendo stato ancora dichiarato il fallimento, le
condotte che avevano consentito il lucro oggetto del contestato delitto di
riciclaggio avevano pur sempre rilievo penale, concretando, a danno della società
poi fallita, il delitto di appropriazione indebita aggravata, punibile ai sensi degli
artt. 110, 646, 61 n. 11. cod. pen., un delitto che non poteva, però essere
contestato sotto quella forma, una volta che era subentrata la dichiarazione di
fallimento.
Ricordava poi il ricorrente che, per ritenere consumato il delitto di
riciclaggio, non è neppure necessario che si accerti l’esatta tipologia del delitto
presupposto, essendo sufficiente che emerga che i valori provengano da un
delitto non colposo (Cass. n. 546 del 7 gennaio 2011) posto che, altrimenti, si
dovrebbe concludere per la sussistenza di una sorta di impunità per i fatti
consumati ai danni di società poi fallite se commessi prima della declaratoria
dell’insolvenza.
Il rinvio a giudizio di alcuni imputati e la condanna in sede di rito abbreviato
di un coimputato dimostrava che, secondo lo stesso decidente, il delitto
presupposto si era effettivamente consumato, seppure sotto il titolo di
bancarotta imposto dall’intervenuta sentenza di fallimento.
3 – Il difensore di Frediano Gigli deposita memoria nella quale sviluppa
argomentazioni adesive alla decisione impugnata, ricordando i tempi di
consumazione delle condotte contestate che erano anteriori alla declaratoria di
fallimento e, quindi, alla consumazione degli ipotizzati delitti presupposti di
bancarotta.
Si doveva anche considerare che il delitto di bancarotta per distrazione
avrebbe potuto anche rivelarsi insussistente se, chi aveva prelevato i fondi e li
aveva consegnati all’indagato, li avesse poi riversati, avendoli avuti in
restituzione dal Gigli, nella casse sociali prima della declaratoria di fallimento,
realizzando così una “bancarotta riparata”.
4 – Il difensore di Spendolini ha chiesto, in sede di discussione del ricorso, di
poter produrre la sentenza, non definitiva, di proscioglimento di Roberto Mancini,
assumendone la rilevanza ai fini della prova della sussistenza del delitto
presupposto.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è fondato.
1 – Il più recente arresto di questa Corte è nel senso che i delitti di
ricettazione e riciclaggio riguardanti il provento del reato di bancarotta
fraudolenta sono configurabili anche nell’ipotesi di distrazioni fallimentari
compiute prima della dichiarazione di fallimento, in tutti i casi in cui tali
distrazioni erano “ah origine” qualificabili come appropriazione indebita, ai sensi
dell’art. 646 cod. pen. (Sez. 2, n. 33725 del 19/04/2016, Dessì, Rv. 267497).
Un giudizio, questo, che si condivide in considerazione del rapporto in cui si
trovano il delitto di appropriazione indebita (aggravata ai sensi dell’art. 61 n. 11
cod. pen., in considerazione delle qualità dei soggetti agenti; e quindi anche
procedibile d’ufficio) e il delitto di bancarotta patrimoniale in ragione del quale il
secondo assorbe il primo (ai sensi dell’art. 84 cod. pen., divenendo
l’appropriazione un elemento costitutivo della bancarotta: così Sez. 5, n. 2295
del 03/07/2015, Marafioti, Rv. 266018) quando la società, a danno della quale
l’agente ha realizzato la condotta appropriativa (che diviene distrattiva), venga
dichiarata fallita.
La diversa opinione non tiene, infatti, conto di tale progressione criminosa e
finisce per affermare l’irrilevanza penale delle indicate condotte di appropriazione
indebita solo perché le stesse sono state erroneamente qualificate come
condotte di bancarotta fraudolenta patrimoniale, in contrasto con il potere, ed il
dovere, del giudice di attribuire al fatto storico sottoposto al suo giudizio l’esatta
qualificazione giuridica (con i possibili riflessi sanzionatori derivanti dalla
applicazione al caso concreto dell’attenuante prevista dal comma terzo dell’art.
648 bis cod. pen.).
Del resto questa Corte ha anche affermato che, ai fini della configurabilità
del reato di riciclaggio, non si richiedono l’esatta individuazione e l’accertamento
giudiziale del delitto presupposto, essendo sufficiente che lo stesso risulti, alla
stregua degli elementi di fatto acquisiti ed interpretati secondo logica, almeno
astrattamente configurabile (Sez. 6, n. 28715 del 15/02/2013, Alvaro, Rv.
257206).
2 – Quanto poi alla obiezione da ultimo avanzata dal difensore dello
Spendolini circa il proscioglimento del Mancini dal delitto presupposto con
sentenza non definitiva, accompagnata dalla istanza di produzione del
documento che secondo la difesa avrebbe già dovuto essere presente agli atti, la
Corte non ha, innanzitutto, potuto accogliere l’istanza non essendo consentita,
nella fase di legittimità, la produzione di atti quando questa sarebbe stata
possibile, come affermato dallo stesso difensore, nei precedenti giudizi di merito
(Sez. 5, n. 45139 del 23/04/2013, Casamonica, Rv. 257541) e tale produzione
sarebbe stata comunque irrilevante in considerazione del fatto che il
proscioglimento del Mancini non è definitivo (Sez. 2, n. 10746 del 21/11/2014,
Bassini, Rv. 263156) e che questa Corte avrebbe dovuto operare un non
consentito giudizio di fatto sulla consunzione del delitto presupposto ad esito
della sentenza pronunciata nei confronti del Mancini.
3 – Ne consegue che la sentenza di non luogo a procedere del Giudice per
l’udienza preliminare del Tribunale di Roma va annullata con rinvio al medesimo
ufficio per nuovo esame.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma per nuovo
esame.
Così deciso in Roma, il 16 novembre 2016.

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