Appropriazione Indebita – Cassazione Penale 08/03/2017 N° 11112

Appropriazione indebita – Cassazione penale 08/03/2017 n° 11112 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione II

Data: 08/03/2017

Numero: 11112

Testo completo della Sentenza Appropriazione indebita – Cassazione penale 08/03/2017 n° 11112:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 2 Num. 11112 Anno 2017
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: DE SANTIS ANNA MARIA
Data Udienza: 14/02/2017

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
STORTONI MARCO n. a Amandola il 2/11/1962
avverso la sentenza emessa dalla Corte d’ Appello di Ancona in data 21/9/2015 che riformava
parzialmente quella resa dal Tribunale di Ascoli Piceno il giorno 11/12/2013
Visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
-letta la memoria difensiva depositata in data 10/2/2017 dal difensore delle parti civili;
Udita nell’udienza pubblica del 14/2/2017 la relazione fatta dal Consigliere Anna Maria De
Santis;
Udita la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale, dott. Franca Zacco , che ha concluso
per il rigetto del ricorso;
Udito il difensore delle pp.cc ., Avv. Francesco Storace, che ha chiesto il rigetto del ricorso e
depositato conclusioni e nota spese;
Udito il difensore del ricorrente, Avv. Paolo Massicci, che si è riportato al ricorso chiedendone
l’accoglimento

RITENUTO IN FATTO
1.Con sentenza resa il giorno 11/12/2013 il Tribunale di Ascoli Piceno dichiarava Stortoni
Marco colpevole dei delitti di appropriazione indebita aggravata e continuata ai danni della
Pascali s.r.I., della quale era amministratore unico e legale rappresentante, nonchè del reato di
cui all’art. 2622 cod.civ. per avere esposto nei bilanci e nelle altre comunicazioni sociali fatti
non corrispondenti al vero al fine di conseguire un ingiusto profitto, e lo condannava, ritenuto il
vincolo della continuazione, alla pena di anni due di reclusione nonché al risarcimento dei danni
in favore delle costituite pp.cc . con assegnazione di una provvisionale pari ad euro 150mila, al
cui pagamento subordinava il beneficio della sospensione condizionale.
La Corte d’Appello d’Ancona in parziale riforma della sentenza di primo grado concedeva allo
Stortoni le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante, riduceva la
pena ad anni uno mesi due di reclusione ed euro 400 di multa ed eliminava la subordinazione
della sospensione condizionale al pagamento della provvisionale.
2. Avverso detto provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione Stortoni Marco a mezzo
del difensore ,deducendo:
2.1 la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. e) cod.proc.pen. sub specie del travisamento
della prova per avere la Corte territoriale ritenuto che gli esiti della perizia disposta in sede di
rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale confortassero la prospettazione d’accusa
nonostante l’indagine peritale attesti una lettura diversa ed alternativa dei fatti. Sottolinea la
difesa come l’incarico peritale concernesse eventuali finanziamenti dell’imputato alla Pascali srl
e i relativi importi, senza estendersi a tutto il compendio contabile di riferimento. Sebbene il
perito abbia potuto accertare finanziamenti per soli 80.500 euro sulla base delle contabili
bancarie non ha tuttavia potuto escludere che i restanti versamenti c.d. indescritti
provenissero dallo stesso imputato mentre ha declinato in termini certi l’inesistenza di
finanziamenti delle pp.cc . o degli altri soci;
2.2 la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione nella parte in cui assume la
carenza di giustificazione delle poste in bilancio e la conseguenza indebita appropriazione degli
importi contestati in maniera incompatibile con le risultanze dell’indagine peritale, dando
acritico credito alle informazioni delle parti civili ( come riguardo ai quattro assegni circolari
per l’importo di euro 30mila che si assumono- contrariamente al vero- non versati né
contabilizzati) ovvero incorrendo in errore come laddove assume che il mutuo acceso dalla
società ammontasse a complessivi euro 774.685,35, comprensivi di oneri ed interessi mentre
la documentazione bancaria conferita in atti prova che il detto importo corrisponde
all’originario mutuo ipotecario cui interessi ed oneri accessori vanno sommati;
2.3 l’erronea applicazione dell’art. 2467 cod.civ. in considerazione dell’assenza dei requisiti per
l’applicazione dell’istituto della postergazione giacchè non vi è prova in atti circa l’esistenza di
creditori diversi dall’imputato;
2.4 l’erronea applicazione della legge penale con riguardo alla ritenuta sussistenza del dolo
richiesto dalle fattispecie incriminatrici , avendo lo Stortoni appreso in buona fede quanto
aveva in precedenza conferito a titolo di finanziamento e al fine di sottrarre la società ad
azioni esecutive sicchè deve escludersi che egli perseguisse e si fosse rappresentato la
retrocessione della somme come ingiusta;
2.5 l’erronea applicazione della legge penale con riguardo al danno asseritamente rilevante ex
art. 2622 cod.pen. Assume la difesa che gli importi in contestazione inerivano ad obbligazioni
passive della società e che le risorse non erano nella sostanza disponibili per i soci in quanto
destinate all’estinzione dei debiti societari con conseguente impossibilità di ravvisare un danno
per la compagine;
2.6 l’erronea applicazione dell’art. 61 n. 11 cod.pen., non potendo la qualità di amministratore
supportare ex sé l’aggravante e non risultando descritto alcun comportamento atto ad
integrarla;
2.7 l’erronea applicazione della legge penale con riguardo alla misura della pena e al
bilanciamento delle circostanze ;
2.8 la manifesta illogicità della motivazione con riguardo alle statuizioni civili rese con
contestuale istanza di sospensione dell’esecuzione della provvisionale concessa alle pp.cc .

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. I primi due motivi che denunziano vizi della motivazione con riguardo agli esiti della perizia
dibattimentale e alle conclusioni- asseritamente erronee- che ne avrebbe tratto la Corte
d’Appello sono inammissibili per manifesta infondatezza.
Invero, il vizio di travisamento della prova è ravvisabile laddove il giudice di merito abbia
fondato il proprio convincimento su una prova inesistente o su un risultato di prova
indiscutibilmente differente da quello reale e, alla stregua della giurisprudenza di legittimità, è
denunziabile a) quanto ricorra l’ipotesi della c.d. “contraddittorietà processuale” (Sez. 6, n.
8342 del 18/11/2010 , P.G. in proc. Greco, Rv. 249583);b) quando si tratti di travisamento di
una prova decisiva (Sez. 4, n. 14732 del 01/03/2011 , Molinario, Rv. 250133); c) quando si
verta in ipotesi di travisamento della prova dichiarativa e questo abbia un oggetto definito e
non opinabile, tale da evidenziare in modo palese la difformità tra il senso intrinseco della
dichiarazione assunta e il significato che il giudice ne abbia tratto mentre il vizio non è
ravvisabile ove si faccia questione di errore nella valutazione del significato probatorio (Sez. 5,
n. 9338 del 12/12/2012 , Maggio, Rv. 255087) .
Nella specie , come esattamente rilevato dalla difesa della parte civile, le doglianze difensive
s’appuntano non già sulla sussistenza del fatto di reato, risultando pacifica ed incontestata
l’esistenza di ingiustificate uscite di cassa per gli importi precisati in incolpazione, sibbene
sulla prova a discarico, cui il ricorrente attribuisce valore esimente, e in particolare sull’entità
dei conferimenti effettuati dallo Stortoni in favore delle società , sull’assunto del legittimo
ristoro degli stessi in assenza di coinvolgimento degli organi sociali.
La Corte di legittimità ha reiteratamente affermato il principio che ai sensi dell’art. 606,
comma primo lett. e) non costituisce vizio della motivazione qualunque omissione valutativa
che riguardi singoli dati estrapolati dal contesto come pure la denunzia di minime incongruenze
argomentative o l’omessa esposizione di elementi di valutazione, che il ricorrente ritenga tali
da determinare una diversa decisione ma che non siano inequivocabilmente muniti di un chiaro
carattere di decisività. Infatti, è solo l’esame del complesso probatorio entro il quale ogni
elemento sia contestualizzato che consente di verificare la consistenza e la decisività degli
elementi medesimi, oppure la loro ininfluenza ai fini della compattezza logica dell’impianto
argomentativo della motivazione ( Cass. n. 18163 del 22/04/2008 ,Rv. 239789).
La Corte territoriale che ha dato ingresso alla perizia sulla base dei documenti conferiti dalla
difesa e nella prospettiva dalla stessa disegnata, ne ha valutato le conclusioni con un percorso
argomentativo che risulta privo di distorsioni e illogicità sicchè esula dal perimetro del
sindacato della Corte adita la rilettura degli elementi di fatto che il ricorrente nella sostanza
invoca.
Deve ulteriormente osservarsi che la Corte d’appello, con apprezzamento corretto e
congruamente motivato , ha rilevato come, a prescindere dall’indimostrata coincidenza
dell’importo dei finanziamenti ( provati esclusivamente per l’importo di euro 80.500,00) con
l’entità delle somme sottratte ( superiori a 230mila euro), il ricorrente non era legittimato a
prelevare le somme anticipate a favore della società in assenza di specifica delibera al riguardo
e senza l’osservanza dell’art. 2467 cod. civ. in tema di postergazione, richiamando altresì il
consolidato insegnamento giurisprudenziale secondo cui il soggetto attivo del reato p. e p. ex
art. 646 c.p. non può ritenere scriminata la condotta contestatagli ,nè invocare un asserito
carattere non ingiusto del profitto, eccependo un credito che non sia certo, liquido ed esigibile
(ex multis Sez. 2, n. 293 del 04/12/2013 , Silvano, Rv. 257317).
Deve, infatti, ritenersi che il profitto che l’agente intenda realizzare in virtù di una pretesa che
avrebbe dovuto far valere, proprio perché non compiutamente definita nelle specifiche
necessarie connotazioni di certezza, liquidità ed esigibilità, soltanto con i mezzi leciti e legali
postigli a disposizione dall’ordinamento giuridico mantenga i connotati dell’ingiustizia perché
l’azione risulta posta in essere per conseguire quello che non è dovuto o non è ancora dovuto .
4. Ad analoghi esiti d’inammissibilità deve pervenirsi con riguardo al terzo motivo che denunzia
in maniera impropria l’ errata applicazione dell’art. 2467 cod.civ. sull’assunto che l’istituto
non dovesse trovare applicazione in assenza di creditori diversi dal ricorrente. Trattasi di
questione già prospettata nell’ambito dei vizi motivazionali dedotti con i primi due motivi e
palesemente eccentrica rispetto ai contenuti precettivi delle norme incriminatrici in esame, il
cui presupposto di fatto, ovvero l’inesistenza di debiti societari diversi da quello vantato dal
ricorrente, è meramente postulato , non risulta oggetto di specifico accertamento
dibattimentale e s’appalesa comunque scarsamente conferente alla luce della motivazione
resa dalla Corte territoriale in ordine ai fatti qualificanti il giudizio di penale responsabilità del
prevenuto.
5. Con il quinto motivo la difesa revoca in dubbio la ricorrenza dell’elemento psicologico del
delitto di appropriazione indebita che pacificamente consiste nella coscienza o volontà di
appropriarsi del denaro o della cosa mobile altrui, posseduta ad un titolo qualsiasi, sapendo di
agire senza diritto e allo scopo di trarre per sè o per altri una qualsiasi illegittima utilità ( ex
multis Sez. 2, n. 27023 del 27/03/2012 , Rv. 253411). Assume il ricorrente che la condotta
ascritta fosse ispirata e finalizzata a rientrare in possesso degli esborsi effettuati in assenza di
rappresentazione circa l’ingiustizia del profitto, eludendo- tuttavia- nella prospettazione il
confronto con l’apparato nnotivatorio della sentenza che sul punto ha reso adeguata
motivazione rimarcando, anche con pertinenti citazioni giurisprudenziali, i caratteri
dell’ingiustizia e gli elementi di giudizio da cui desumerla.
Nella specie, e restando nella stessa prospettiva difensiva che gli esiti dibattimentali non
confortano, giova ribadire che il profitto è ingiusto non solo quando esso sia sostanzialmente
privo di fondamento giuridico ma anche quando sia conseguito prima ancora che la pretesa
creditoria vantata dall’agente sia, per la sua incertezza, illiquidità o inesigibilità, realizzabile .
Né può sconoscersi il portato probatorio in punto di dolo che emerge dal complessivo
apprezzamento della condotta operato dai giudici di merito sulla cui scorta non appare
revocabile in dubbio che lo Stortoni, nella veste di amministratore della compagine, terza
rispetto alle proprie pretese creditorie, era ben consapevole degli adempimenti tecnicocontabili e di bilancio connessi alle movimentazioni finanziarie operate sicchè anche dalla
condotta ( postfattuale) tenuta in occasione dell’approvazione del bilancio 2008 è dato trarre
univoci elementi in ordine alla ricorrenza del coefficiente psicologico postulato dalla fattispecie
appropriativa.
6. Con il quinto motivo si deduce l’erronea applicazione dell’art. 2622 cod.civ. con riguardo
alla ritenuta sussistenza di un danno nei confronti della compagine societaria.
Il reato previsto dall’art. 2622 cod.civ. ( come prefigurato anteriormente alla novella di cui alla
L. 69/2015) configura un reato di danno a tutela degli interessi di soci e creditori (Sez. 5, n.
23449 del 21/05/2002 , Fabbri ed altro, Rv. 221919; n. 27296 del 10/06/2010 , Pantano, Rv.
247891) la cui causazione può anche non essere perseguita in modo diretto dall’autore della
condotta, essendo sufficiente che egli ne abbia previsto ed accettato l’eventualità. (Sez. 5, n.
14759 del 02/12/2011 , Fiorani, Rv. 252302).
La Corte territoriale ha correttamente ravvisato il pregiudizio patrimoniale nella procurata
indisponibilità in capo alla compagine del proprio patrimonio nei tempi e secondo le proprie
necessità con motivazione pertinente, non scalfita dai generici rilievi in ordine alla necessitata
destinazione della somme all’estinzione delle passività costituite dai finanziamenti del
ricorrente per le ragioni ampiamente e persuasivamente illustrate nell’impugnata sentenza.
7. Il sesto motivo che concerne la pretesa insussistenza dell’aggravante ex art. 61 n. 11
cod.pen.è precluso dalla mancata devoluzione in appello oltre che manifestamente infondato.
Infatti, per costante avviso della giurisprudenza di legittimità integra il delitto di appropriazione
indebita aggravato dall’abuso delle relazioni di ufficio la condotta dell’amministratore che si
appropri di denaro della società , distraendolo dallo scopo cui è destinato (Sez. 2, n. 50087 del
14/11/2013 , Biondo e altro, Rv. 257646; Sez. 5, Sentenza n. 10460 del 24/06/1999 ; Rv.
214465).
8. Palesemente infondate s’appalesano anche le doglianze che attengono il trattamento
sanzionatorio praticato e l’operato bilanciamento delle circostanze, avendo la Corte territoriale
fatto corretto governo dei principi che regolano la nnateria,dandone conto con un percorso
argomentativo privo di distorsioni giustificative.
9. Insussistente risulta, infine, il denunziato vizio motivazionale con riguardo alle statuizioni
civili rese , avendo la sentenza impugnata evaso le censure sul punto con motivazione
congrua, con particolare riguardo all’operata quantificazione del danno liquidato a titolo di
provvisionale.
10. Alla declaratoria d’inammissibilità consegue, ex art. 616 cod.proc.pen., la condanna del
ricorrente alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria precisata in dispositivo, non
ravvisandosi ragioni d’esonero. Al ricorrente fanno, inoltre, carico le spese di assistenza e
difesa delle parti civili , liquidate nel complessivo importo di euro 3.920,00 oltre accessori di
legge.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro millecinquecento a favore della Cassa delle Ammende nonché alla
rifusione delle spese sostenute in questo grado dalle parti civili Tiburtini Giovanni, Tiburtini
Mauro,Di Marzio Franco, Innamorati Luisa e Innamorati Franco che liquida in euro 3.920,00
oltre spese generali nella misura del 15%, C.P.A e I.V.A.
Così deciso in Roma il 14/2/2017

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine