Applicazione Della Pena – Cassazione Penale 13/01/2016 N° 982

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 13/01/2016

Numero: 982

Testo completo della Sentenza Applicazione della pena – Cassazione penale 13/01/2016 n° 982:

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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PONZO PAOLO N. IL 04/09/1966
avverso l’ordinanza n. 479/2014 GIP TRIBUNALE di TORINO, del
26/09/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO CAVALLO;
lette/sentite le conclusioni del PG
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza deliberata il 26 settembre 2014 il GIP del Tribunale di
Torino, richiesto dal difensore di Ponzo Paolo di rideterminare, in sede di
esecuzione – per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 2014
che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 4-bis e 4-vicies ter del
decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272 – l’entità della pena (anni 3 di
reclusione ed C 13.000,00 di multa) applicata al predetto condannato con la
sentenza emessa ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen. il 5 ottobre 2012 dal
quello stesso giudice in relazione alla detenzione illegale di plurimi quantitativi
imprecisati, ma non modici, di hashish (fatti commessi dal gennaio al giugno
2010 e dal febbraio al maggio 2011) divenuta irrevocabile il 4 novembre 2013,
riconosciuta la propria competenza ed affermata la non necessità del
raggiungimento di un nuovo accordo delle parti e di contro la sussistenza di
autonomi poteri discrezionali del giudice dell’esecuzione nella rideterminazione
della pena, valutata la continuità della detenzione di sostanza stupefacente,
protrattasi per oltre un anno, ed il non modico quantitativo della stessa,
rideterminava la pena finale in anni 2 e mesi 4 di reclusione ed e 6000,00 di
multa.
2. Per l’annullamento di tale ordinanza il condannato ha proposto ricorso,
per il tramite del suo difensore, denunziando vizio di motivazione
(contraddittorietà o manifesta illogicità) per avere il Tribunale provveduto
discrezionalmente alla rideterminazione, di fatto ignorando il dato relativo
all’accordo raggiunto dalle parti per la sua determinazione in anni 1 e mesi 4 di
reclusione ed C 3000,00 di multa, incongruamente affermando la non necessità
dello stesso, facendo riferimento, del tutto astrattamente, all’impasse che si
determinerebbe nel caso in cui nessun accordo intervenga tra le parti o qualora il
nuovo accordo sia contra legem, eventualità queste non ricorrenti nel caso di
specie, in cui un accordo era stato raggiunto e la pena indicata risultava
adeguata e congrua rispetto ai parametri di cui all’art. 133 cod. pen..
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato laddove denuncia come illegittima la decisione del
giudice dell’esecuzione, nella parte in cui ha escluso, pregiudizialmente, che la
rideterminazione della pena debba avvenire in forza di un nuovo patto sulla pena
raggiunto dalle parti (condannato e pubblico ministero), a seguito della sentenza
della Corte cost. n. 32 del 2014.
Successivamente alla deliberazione del provvedimento impugnato, invero, le
Sezioni Unite della Corte, con sentenza n. 37107 del 26/02/2015, Marcon, hanno
affermato il principio secondo cui, in tema di sostanze stupefacenti, quando,
successivamente alla pronuncia di una sentenza irrevocabile di applicazione di
pena ex art. 444 cod. proc. pen., interviene la dichiarazione d’illegittimità
costituzionale di una norma penale diversa da quella incriminatrice, incidente
sulla commisurazione del trattamento sanzionatorio, il giudicato permane quanto
ai profili relativi alla sussistenza del fatto, alla sua attribuibilità soggettiva e alla
sua qualificazione giuridica, ma il giudice della esecuzione deve rideterminare la
pena, attesa la sua illegalità sopravvenuta, in favore del condannato con le
modalità di cui al procedimento previsto dall’art. 188 disp. att. cod. proc. pen. e
solo in caso di mancato accordo, ovvero di pena concordata ritenuta incongrua,
provvede autonomamente ai sensi degli artt. 132- 133 cod. pen..
Il giudice dell’esecuzione, quindi, piuttosto che escludere, in via pregiudiziale
ed astratta, “la necessità di un accordo tra le parti in executivis”, con
argomentazione per altro incongrua (assenza di una previsione legale), non
considerando l’esistenza nell’ordinamento di uno specifico procedimento in tal
senso (l’art. 188 disp. att. cod. proc. pen.); accordo, per altro, che nel caso in
esame era stato raggiunto (atteso il consenso espresso dal pubblico ministero il
24 settembre 20149, in calce alla richiesta del condannato del 23 settembre
2014), prima di procedere, d’ufficio, ad una rideterminazione della pena,
avrebbe dovuto illustrare più compiutamente le ragioni per cui l’accordo
raggiunto dalle parti, malgrado il mutato quadro normativo, doveva ritenersi
senz’altro incongruo, e non già a limitarsi ad affermare, apoditticamente, senza
cioè indicare le fonti del proprio assunto, che nella determinazione della pena
occorreva considerare la circostanza che l’imputato avrebbe detenuto, nell’arco
di oltre un anno, imprecisate “quantità non modiche di hashish”.
Nel caso di specie, si impone, dunque, l’annullamento dell’ordinanza
impugnata con rinvio per nuovo esame al giudice dell’esecuzione, il quale si
uniformerà al principio di diritto stabilito dalla predetta sentenza della Corte a
sezioni unite e, perciò, procederà, nell’eventualità che intenda disattendere
l’accordo raggiunto dalle parti, ad una compiuta valutazione della congruità della
pena nuovamente concordata dalle parti, alla luce della più favorevole cornice
edittale ripristinata per le droghe leggere dalla sentenza della Corte
costituzionale n. 32 del 2014.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al GIP del Tribunale
di Torino. Così deciso in Roma, il 13 luglio 2015.

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