Appello Penale – Cassazione Penale 18/04/2017 N° 18786

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione Penale

Sezione: Sezione IV

Data: 18/04/2017

Numero: 18786

Testo completo della Sentenza Appello penale – Cassazione Penale 18/04/2017 n° 18786:

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Penale Sent. Sez. 4 Num. 18786 Anno 2017
Presidente: BLAIOTTA ROCCO MARCO
Relatore: GIANNITI PASQUALE
Data Udienza: 23/03/2017

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Crisafulli Salvatore, nato il 28/12/1993
avverso la sentenza n. 424/2015 del 23/03/2016 della Corte di appello di
Messina;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Pasquale Gianniti;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Stefano
Tocci, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore del ricorrente, avv. Angela Elisabetta Sindoni, che ha concluso
chiedendo l’inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1.11 Tribunale di Messina con sentenza 25/11/2014 assolveva Crisafulli
Salvatore dal reato ex art. 187 C.d.S., di cui al capo A – per essersi posto, in
Messina il 20 maggio 2012, alla guida di un motociclo, dopo aver assunto
sostanze stupefacenti – e lo dichiarava invece responsabile del reato di cui
all’art. 116, commi 13 e 18 C.d.S., contestato al capo B.
2.La Corte di appello di Messina, a seguito di appello proposto
dall’imputato e dal Procuratore Generale, ha dichiarato il Crisafulli responsabile
del reato di cui al capo A, mentre lo ha assolto dal reato di giuda senza patente,
di cui al capo B, perché, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 8/2016, il
fatto non è più previsto dalla legge come reato.
3.Avverso la sentenza della Corte territoriale, tramite difensore di fiducia,
propone ricorso l’imputato, articolando 3 motivi di doglianza, tutti concernenti
l’imputazione di cui al capo A.
3.1. Nel primo motivo si denuncia vizio di motivazione in punto di
affermazione della responsabilità per il reato di guida sotto l’effetto di sostanze
stupefacenti.
Il ricorrente si lamenta che la Corte d’Appello, contrariamente al
consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, nel riformare
integralmente la sentenza di primo grado, non avrebbe confutato le ragioni poste
a sostegno della medesima e non avrebbe dimostrato l’insostenibilità sul piano
logico e giuridico degli elementi più rilevanti nella stessa contenuti, essendosi
limitato ad affermare che “il quadro probatorio è convincente, dimostra senza
alcun ragionevole dubbio che Crisafulli si pose alla guida del ciclomotore dopo
aver assunto droga”. Si lamenta altresì che la Corte territoriale avrebbe travisato
le risultanze processuali laddove ha sostenuto che i “residui di sostanza
stupefacente”, rinvenuti all’interno del vano portaoggetti del suo ciclomotore,
avvaloravano l’ipotesi accusatoria, dal momento che detti residui non erano stati
repertati e neppure erano stati analizzati a causa della loro quantità esigua degli
stessi. Secondo il ricorrente, infine, la Corte di merito avrebbe in modo illogico
valorizzato la sua fuga: lui era fuggito non perché aveva assunto la droga e
voleva sottrarsi al controllo dei Carabinieri, ma perché, essendo sprovvisto della
patente di guida, voleva evitare la denuncia ed il sequestro del motociclo.
3.2. Nel secondo motivo si denunzia violazione di legge per erronea
applicazione dell’art. 187 C.d.S.
Il ricorrente deduce che la Corte d’Appello lo ha dichiarato responsabile di
essersi messo alla guida del motociclo dopo aver assunto sostanza stupefacente,
senza tuttavia operare alcun riferimento circa lo stato di alterazione psicofisica,
in cui si sarebbe dovuto trovare durante la guida stessa, riferimento che, al
contrario, è necessario ai fini dell’integrazione della condotta tipica del reato
previsto dall’art. 187 C.d.S.
3.3. Nel terzo motivo si denunzia il difetto di motivazione in ordine alla
mancata concessione della sospensione condizionale della pena.
Il ricorrente sottolinea al riguardo che il beneficio della sospensione della
pena era stato già concesso dal primo giudice in relazione al reato di guida senza
patente (per il quale in appello è stata dichiarata la intervenuta
depenalizzazione).

CONSIDERATO IN DIRITTO
La sentenza impugnata – già passata in giudicato per quanto concerne la
intervenuta depenalizzazione per il reato di guida senza patente (di cui al capo
B) – va annullata con riferimento al reato di guida sotto l’effetto di sostanze
stupefacenti (di cui al capo A).
Va preliminarmente richiamato il consolidato orientamento della
giurisprudenza di questa Corte (cfr., in particolare, Sezioni Unite, sent. n. 33748
del 12/7/2005, alla quale si è conformata la successiva giurisprudenza di
legittimità a sezioni semplici), secondo il quale la sentenza di appello, che riformi
totalmente la decisione di primo grado, ha l’obbligo di delineare le linee portanti
del proprio alternativo ragionamento probatorio e di confutare specificatamente i
più rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza, dando conto delle
ragioni della relativa incompletezza o incoerenza tali da giustificare la riforma del
provvedimento impugnato. Essa, dunque, deve essere corredata da una
motivazione che, sovrapponendosi a quella della sentenza riformata, dia ragione
delle scelte operate e della maggiore considerazione accordata ad elementi di
prova diversi o diversamente valutati: il differente esito del giudizio di appello,
invero, in tanto può trovare fondamento, in quanto rappresenti non già la
soluzione preferibile, alla luce delle emergenze dibattimentali, ma l’unica dalle
stesse consentite.
Orbene, nel caso di specie, come correttamente denunciato dal ricorrente
nel primo motivo, tale obbligo di motivazione “rafforzata” non è stato assolto
dalla Corte di appello di Messina, con la conseguenza che il ragionamento
sviluppato dal giudice di primo grado non è stato affatto disarticolato dal giudice
d’appello.
Al riguardo, è sufficiente osservare che la Corte di merito, a sostegno
della operata integrale riforma della sentenza di primo grado, si limita ad
osservare che “Il quadro probatorio articolato è convincente, dimostra senza
alcun ragionevole dubbio che Crisafulli si pose alla guida del ciclomotore dopo
aver assunto della droga”, senza in alcun modo confrontarsi con le articolate
argomentazioni che avevano condotto il giudice di primo grado alla pronuncia
assolutoria (che, anzi, in punto di fatto, i giudici di appello riferiscono
espressamente di voler recepire: p. 3).
In particolare la Corte territoriale omette di confrontarsi sulla circostanza
che il teste Prizzi Luigi (appuntato dei Carabinieri in servizio al Nucleo
Radiomobile di Messina, che, dopo aver intimato l’alt al conducente della Vespa
125, effettuò l’inseguimento e, dopo aver riconosciuto il conducente nell’odierno
ricorrente, si recò, unitamente agli altri militi in servizio, presso l’abitazione dello
stesso, sita nei pressi del luogo dove si era conclusa la fuga) ha riferito stiche
sotto la casa del Crisafulli era stata rinvenuta la Vespa 125 e, all’interno di un
vano porta oggetti, un fazzoletto con all’interno dei residui di sostanza
stupefacente, ma ha anche aggiunto che il Crisafulli per un certo lasso di tempo
era sfuggito al controllo e che lui non era in grado di riferire quando il Crisafulli
avesse in ipotesi assunto sostanza stupefacente.
Ed ancora: la Corte territoriale omette di confrontarsi con la circostanza,
riferita dal Brigadirere Luca Carlo Giuseppe, secondo il quale non era stato
possibile sottoporre ad analisi la sostanza repertata in quanto le tracce erano
insufficienti; e con la considerazione, effettuata dal giudice di primo grado, per la
quale “la condotta tipica del reato previsto dall’art. 187 C.d.S. non è quella di chi
guida dopo aver assunto sostanza stupefacente, bensì di colui che guida in stato
di alterazione psico fisica determinato da tale assunzione”.
Per le ragioni che precedono, la sentenza va annullata e va disposto il
rinvio alla Corte di appello di Reggio Calabria, che procederà a nuovo esame
tenendo presente quanto sopra precisato.

P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui all’art. 187 del
Codice della Strada con rinvio alla Corte di appello di Reggio Calabria.
Così deciso il 23/03/2017.

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