Appello Penale – Cassazione Penale 04/05/2017 N° 21262

Appello penale – Cassazione penale 04/05/2017 n° 21262 leggi la sentenza gratuitamente su leggesemplice.com

Cassazione penale

Consulta tutte le sentenze della cassazione penale

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine

Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione III

Data: 04/05/2017

Numero: 21262

Testo completo della Sentenza Appello penale – Cassazione penale 04/05/2017 n° 21262:

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine 

Penale Sent. Sez. 3 Num. 21262 Anno 2017
Presidente: ROSI ELISABETTA
Relatore: SOCCI ANGELO MATTEO
Data Udienza: 19/07/2016

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PASSUELLO CLAUDIO nato il 17/09/1956 a TREVISO
avverso la sentenza del 16/07/2015 della CORTE APPELLO di GENOVA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/07/2016, la relazione svolta dal Consigliere
ANGELO MATTEO SOCCI
Udito il Procuratore Generale in persona del dott. PASQUALE FIMIANI
che ha concluso per: “Inammissibile”.

RITENUTO IN FATTO
1. La Corte di appello di Genova con sentenza del 16 luglio 2015,
riformava la decisione del Tribunale di La Spezia, su appello del
Procuratore della Repubblica, e condannava Passuello Claudio alla pena
di C 1.000,00 di multa, per il reato di cui all’art. 517 cod. pen. per avere
nella qualità di legale rappresentante della Luck s.r.l. importato
dall’Indonesia n. 2100 borse recante l’etichetta con la dicitura Ghetto Fab
– Born in Brooklyn – made in Italy, e dunque, un’indicazione idonea a
trarre in inganno il consumatore sulla provenienza delal merce (in quanto
le borse sono fabbricate in Indonesia e non in Italia). Accertato in La
Spezia, il 5 marzo 2009.
2. L’imputato ha proposto ricorso, tramite il difensore, per i motivi
di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione,
come disposto dall’art 173, comma 1, disp. att., cod. proc. pen.
2. 1. Mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della
motivazione. Art. 606, comma 1, lettera E del cod. proc. pen.
La sentenza della Corte di appello condannando il ricorrente dopo
una sentenza di assoluzione necessitava di una motivazione rafforzata, in
considerazione dell’assoluzione in primo grado.
La Corte di appello e pervenuta ad una condanna esclusivamente
dando una diversa lettura degli elementi già valutate dal tribunale.
Nessuna motivazione esaustiva, rafforzata, è stata data dalla sentenza
della corte di appello.
2. 2. Mancanza della motivazione violazione dell’articolo 533 del
codice di rito.
La condanna deve avvenire al di là di ogni ragionevole dubbio. Nel
nostro caso invece la Corte di appello si limita con una motivazione poco
esaustiva e non convincente nei suoi scarne articolati a formulare dei
giudizi ipotetici. Più precisamente si limita ad ipotizzare delle versioni
alternative degli accadimenti che, però, in spregio a quelle che sono gli
insegnamenti della Cassazione non hanno alcun riscontro nella realtà
processuali. Di qui l’assoluta carenza di motivazione.
Ha chiesto pertanto l’annullamento della decisione impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso risulta fondato.
Nel giudizio di appello, per la riforma della sentenza assolutoria, in
assenza di elementi sopravvenuti, non basta una diversa valutazione del
materiale probatorio acquisito in primo grado, che sia caratterizzata da
pari plausibilità rispetto a quella operata dal primo giudice, occorrendo
invece una forza persuasiva superiore, tale da far venir meno ogni
ragionevole dubbio. (Sez. 1, n. 12273 del 05/12/2013 – dep.
14/03/2014, Ciaramella e altro, Rv. 262261; Sez. 3, n. 6817 del
27/11/2014 – dep. 17/02/2015, S, Rv. 262524). In tema di motivazione
della sentenza, il giudice di appello che riformi totalmente la decisione di
primo grado ha l’obbligo di delineare le linee portanti del proprio,
alternativo, ragionamento probatorio e di confutare specificamente i più
rilevanti argomenti della motivazione della prima sentenza, dando conto
delle ragioni della relativa incompletezza o incoerenza, tali da giustificare
la riforma del provvedimento impugnato. (Sez. U, n. 33748 del
12/07/2005 – dep. 20/09/2005, Mannino, Rv. 231679).
Nel nostro caso il giudice di primo grado aveva assolto il ricorrente
ritenendo “improbabile che il Passuello abbia acquistato gli articoli già
confezionati attraverso supporto fotografico ammesso e non concesso che
in tal caso abbia potuto rendersi conto della presenza del rettangolo
made in Italy”.
Invece l’appello ha condannato ritenendo – con lo stesso materiale
probatorio del giudizio di primo grado – che “L’unica spiegazione possibile
è che i beni siano stati così commissionati, dall’imputato, che aveva
interesse alla falsa etichetta, dovendoli vendere in Italia”.
La motivazione, della decisione della Corte di appello, non ha una
forza persuasiva superiore tale da vincere i dubbi prospettati nella
sentenza di primo grado. La Corte di appello utilizza una congettura non
verificabile, ovvero che l’imputato abbia lui commissionato gli articoli con
l’etichetta falsificata, ma ciò non risulta da nessun elemento probatorio e
quindi il ragionamento congetturale non è idoneo a vincere il diverso
giudizio del giudice di primo grado.
Questa Corte, infatti, ha ritenuto viziata la motivazione che utilizza
congetture astratte non verificabili (“È affetta dal vizio di illogicità e di
carenza della motivazione la decisione del giudice di merito che, in luogo
di fondare la sua decisione su massime di esperienza – che sono
caratterizzate da generalizzazioni tratte con procedimento induttivo dalla
esperienza comune, conformemente agli orientamenti diffusi nella cultura
e nel contesto spazio-temporale in cui matura la decisione – utilizzi
semplici congetture, cioè ipotesi fondate su mere possibilità, non
verificate in base all’ “id quod plerumque accidit” ed insuscettibili, quindi,
di verifica empirica”. (Sez. 6, n. 36430 del 28/05/2014 – dep.
01/09/2014, Schembri, Rv. 260813); ed ancora, “È affetta dal vizio di
illogicità e di carenza della motivazione la decisione del giudice di merito
che, anziché basarsi su massime di esperienza – caratterizzate da
generalizzazioni tratte con procedimento induttivo dalla esperienza
comune, conformemente agli orientamenti diffusi nella cultura e nel
contesto spazio-temporale in cui matura la decisione – utilizzi semplici
congetture, cioè ipotesi fondate su mere possibilità, non verificate in base
all’ “id quod plerumque accidit” ed insuscettibili, quindi, di verifica
empirica. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato
un’ordinanza del tribunale della libertà che, dalla mera dichiarazione
dell’indagato circa la finalità di uso personale della droga detenuta, aveva
desunto sia la volontà di non coinvolgere i fornitori, sia l’esistenza di
contatti con la criminalità operante nel settore, che, con le sue
dichiarazioni, dimostrava di non voler recidere)”. (Sez. 6, n. 1686 del
27/11/2013 – dep. 15/01/2014, Keller, Rv. 258135).
La sentenza deve quindi annullarsi con rinvio alla Corte di appello
di Genova, altra sezione, per nuovo esame.

P.Q.M.
Annulla con rinvio la sentenza impugnata ad altra sezione della
Corte di appello di Genova.
Così deciso il 19/07/2016

Le sentenze più lunghe per comodità vengono divise in più pagine