Affidamento In Prova – Cassazione Penale 22/04/2016 N° 17043

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Cassazione penale

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Tipo: Cassazione penale

Sezione: Sezione I

Data: 22/04/2016

Numero: 17043

Testo completo della Sentenza Affidamento in prova – Cassazione penale 22/04/2016 n° 17043:

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SENTENZA sul ricorso proposto da: MORREALE ROBERTO N. IL 12/10/1951 avverso l’ordinanza n. 244/2015 TRIB. SORVEGLIANZA di CALTANISSETTA, del 13/03/2015 sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANTONIO MINCHELLA; lette/sogtit€ le conclusioni del PG Dott. bí. AIA ao, -P-12- /P112 ,e,k.tAt 1,a/0141A Cconm eA-tiro cw2 cie,,eAzto i (-ì,%-i et,Qtr7 RILEVATO IN FATTO Con decreto in data 13.03.2015 il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Caltanissetta dichiarava inammissibile l’istanza di ammissione all’affidamento in prova al servizio sociale o alla detenzione domiciliare avanzata da Morreale Roberto, detenuto in espiazione della pena di anni quattro e mesi quattro di reclusione di cui alla sentenza in data 21.05.2013 del GUP del Tribunale di Caltanissetta per il delitto di cui all’art. 609 quater cod.pen.; rilevava il decreto che la sentenza di condanna de qua era divenuta definitiva soltanto in data 29.01.2015 e che quindi soltanto da quella data era iniziata l’osservazione scientifica della personalità, per cui non era decorso l’anno di osservazione specifica richiesta dall’art. 4 bis O.P. in relazione al delitto commesso. Avverso detto decreto propone ricorso l’interessato a mezzo del suo difensore, deducendo, ex art. 606, comma 1 lett. b) e c), cod.proc.pen. la violazione di legge: si evidenzia che il condannato aveva patito dapprima custodia cautelare in carcere dal dì 03.12.2011 e, in seguito, arresti domiciliari sino al dì 29.01.2015, quando la condanna era divenuta definitiva; pertanto il periodo di osservazione doveva considerarsi ben superiore all’anno richiesto dalla normativa mentre il decreto impugnato si era limitato a rifarsi alla data di definitività della sentenza di condanna senza considerare il periodo restrittivo già sofferto, nonostante l’equiparazione del regime cautelare alla pena definitiva; si richiamano pronunzie della Corte Suprema, secondo le quali il periodo di osservazione scientifica non poteva farsi decorrere dal mero passaggio in giudicato della sentenza. CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso deve essere accolto, per le ragioni di seguito espresse. Per come visto sopra, il ricorrente aveva richiesto l’ammissione all’affidamento in prova al servizio sociale o alla detenzione domiciliare. La sua istanza è stata, però, dichiarata inammissibile con decreto del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Caltanissetta, ex art. 666, comma 2, cod.proc.pen.: nel provvedimento si affermava che non era decorso ancora l’anno di osservazione particolare richiesto dalla normativa in relazione al peculiare delitto commesso dal Morreale, la cui restrizione è divenuta espiazione definitiva in data 29.01.2015. Il ricorso sostiene, nella sua essenza, che il decreto impugnato contiene in sé una interpretazione violativa di legge laddove identifica l’inizio della particolare osservazione richiesta dall’art. 4 bis O.P. con la data di irrevocabilità della sentenza di condanna, ignorando la consistente restrizione precedente, patita a titolo cautelare. Va precisato che il Morreale risulta in espiazione della pena conseguente alla commissione di un delitto per il quale – ai sensi dell’art. 4 bis O.P. – occorre un’osservazione in Istituto di almeno un anno prima di poter accedere ai benefici penitenziari. 1 In effetti, in origine, la disciplina dei benefici penitenziari non prevedeva particolari presupposti oggettivi, corrispondendo in ciò alla premessa ideologica della permeabilità al trattamento di qualsiasi soggetto e alla scelta di politica penitenziaria consistente nel ritenere conveniente dare a tutti, in modo eguale, la possibilità di accedere ai benefici premiali. La necessità di contrastare più efficacemente i fenomeni di criminalità (soprattutto organizzata) ed il verificarsi di alcuni episodi, denotanti un uso improprio degli istituti, hanno indotto il Legislatore a modificare sensibilmente questa parte della normativa, introducendo alcuni limiti riferiti anche alla natura del reato ascritto al soggetto e così prevedendo nell’art. 4 bis O.P. ulteriori preclusioni, dipendenti da esigenze più spiccatamente ascrivibili alla politica penitenziaria. Ci si intende riferire a quanto dispone l’art. 4 bis 0.P., il quale enumera una serie di delitti ordinariamente indicati come “ostativi”: l’espiazione di una condanna relativa a tali delitti, infatti, non consente la concessione di una serie di benefici penitenziari, a meno che non si superi un determinato sbarramento che, in relazione al detenuto richiedente, per effetto della novella di cui all’art. 3 del d.l. n° 11/2009 convertito nella Legge n° 38/2009, è costituito appunto da un previo periodo di osservazione della personalità condotta collegialmente per almeno un anno anche con la partecipazione di particolari esperti (e cioè quelli di cui al quarto comma dell’art. 80 0.P., ossia professionisti esperti in psicologia, servizio sociale, pedagogia, psichiatria e criminologia clinica). Ne consegue che, in queste ipotesi, non può farsi riferimento all’ordinario trattamento penitenziario, ma deve essere considerata una attività di osservazione scientifica della personalità che tenga presente le peculiarità del delitto commesso e delle condizioni di vita individuale, sociale, familiare e lavorativa del condannato. Tanto premesso, occorre anche rilevare che questa Corte ha più volte affermato – sia pure con riferimento al primo momento di applicazione della riforma normativa di cui al citato art. 3 del d.l. n° 11/2009 – che il periodo di un anno di osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente non può essere fatto decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna (Sez. 1 n° 9110 del 18.02.2010, Rv 246374; Sez. 1 n° 23224 del 11.03.2010, Rv 247574). Pur non ignorando che la prassi esecutiva ordinariamente non è solita attivare la particolare osservazione della personalità, di cui si è detto, anteriormente alla definitività della sentenza di condanna, non può tuttavia escludersi che, specialmente in relazioni a situazioni concrete di prolungata applicazione di una misura cautelare antecedentemente al processo e nel corso del processo medesimo, l’Amministrazione non abbia avviato quella attività condotta collegialmente con l’ausilio degli esperti menzionati. Pertanto, in presenza di una istanza di ammissione a benefici penitenziari, di cui quella osservazione è il presupposto ineliminabile, non può dichiararsi l’inammissibilità dell’istanza medesima sul solo parametro della data di definitività della sentenza di condanna, ma va attivata una apposita istruttoria presso l’Istituto di Pena volta ad 2 , accertare se, prima di quel momento, sia stata attivata la procedura di osservazione della personalità condotta collegialmente con gli esperti di cui al quarto comma dell’art. 80 O.P. All’esito di questa preliminare istruttoria, poi, potranno essere assunte le determinazioni conseguenti. Il decreto impugnato va quindi annullato senza rinvio e gli atti andranno trasmessi al Tribunale di Sorveglianza di Caltanissetta. Annulla senza rinvio il decreto impugnato. Dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza di Caltanissetta. Così deciso in Roma, il 15 marzo 2016.

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